Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Contatti: aprile 1983 , Numero 6
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Editoriale

Con questo primo numero del 1983 porgiamo alle nostre compagne ed ai nostri compagni, come pure a tutti i lettori, i migliori auguri di buon anno.

Siamo nell' occhio dal ciclone, per quanto riguarda l'economia ed il problema occupazionale. Basta dare uno sguardo ad un qualsiasi giornale per leggere di operai licenziati, di ditte che chiudono, di società che falliscono. L'alto costo del franco svizzero non rende competitivo il nostro mercato estero, di conseguenza: calo delle ordinazioni, calo della produzione, calo dell'occupazione. Per gli importatori il gioco é al contrario. Merce a buon mercato, importazione conveniente e ottimi affari. C'è chi perde da una parte e c'é chi guadagna dall'altra. A perdere, sempre, in tutti e due i casi é il consumatore, il lavoratore dipendente. A lui si chiedono sacrifici d'ogni genere e la crisi è scaricata sulle sue spalle. I padroni dell'orologeria svizzera chiudono a Bienne e aprono ad Hong Kong, i soldi investiti all'estero rendono di più. Rendono di più dove la mano d'opera è più a buon mercato, dove non ci sono sindacati che rompono, dove non ci sono misure di sicurezza, dove non ci sono oneri sociali da sostenere. E' la ferrea legge dell'economia di mercato. Il lavoratore teme per il suo avvenire, teme per il suo posto di lavoro; il padrone chiede meno stato e più libertà, chiede l'intervento dello Stato per salvare l'economia (la garanzia all'esportazione), chiede di privatizzare i profitti e di collettivizzare i deficit. Il padrone chiacchiera, l'operaio ascolta; é sempre stata così, si dice che ai sette anni delle vacche grasse corrispondono sette anni delle vacche magre.
Questo principio, sbagliato secondo noi, e entrato nella consuetudine, nella mentalità e nel ragionamento della classe lavoratrice, che si rassegna facilmente dicendo "Ormai."

Il benessere, che, vediamo, sta per finire, ha toccato solo di striscio il lavoratore, mentre il padrone ha potuto attingere a piene mani durante il periodo delle vacche grasse.

Il popolo sopporta finché la classe lavoratrice sopporta.
Il benessere dei ricchi è dato dalla facoltà di sopportazione della classe povera, finché questi ultimi saranno pazienti e sapranno sopportare, i primi potranno godere del benessere, della sicurezza, dell'agiatezza e vivere nell'opulenza.
Il resto è tutto chiacchiera, è solo e soltanto parole. Così si invoca l'autorità, il dovere, il sacrificio, la patria e via discorrendo.

Di queste chiacchiere la classe lavoratrice ne è invasa, ne ha fin sopra i capelli, ma non cambia niente perché è così che deve essere, è sempre stata così, bisogna aver fede, bisogna ubbidire, bisogna sperare in una vita migliore in futuro.
Sono parole che invadono la vita del singolo, che si abitua a sentirle, che si abitua ad essere contrapposto a ragionamenti e teorie diverse, fin che non sa più raccapezzarsi nell'intrico di parole, di chiacchiere.

Un ragionamento, una teoria, possono essere basati sulla scorta di un ragionamento e di una teoria sviluppati da altre persone.
Non tutto quello che è scritto è inventato. Abbiamo filosofi che con le loro teorie e ragionamenti hanno fatto ragionare e filosofare migliaia di persone, anzi milioni di persone.
Come sono arrivati a far capire la loro teoria ed il loro ragionamento?
Hanno predicato, parlato, scritto: le loro idee sono state riprese da altri, che a loro volta hanno predicato, parlato, scritto, e così questi ragionamenti e queste teorie sono stati portati a conoscenza di tanti e le idee si sono sviluppate ed hanno fatto presa su tante persone.
L'esempio più calzante è il cristianesimo. La Parola scritta è stata copiata e ricopiata, tante volte quanto era necessario, per anni, per secoli.
Al giorno d'oggi non è cambiato molto come non è mai cambiata l'abitudine alla critica distruttiva, al mormorare, al chiacchierare.
Quando poi la chiacchiera è diretta contro qualcosa o qualcuno, sembra che la gente si ecciti nel chiacchierare.
Non è permesso fare di testa propria, di vivere la vita con una propria scelta, di evitare di confondersi con la maggioranza, di andare contro corrente, di tentare di far capire che un dato sistema non funziona, di tentare il cambiamento.

Ogni tentativo fatto in questo senso viene chiacchierato, calunniato, mormorato. Non nasce però una critica costruttiva che permetta un confronto o un incontro, per poter migliorare sia nell'intento che nell'azione. Perciò cerchiamo, almeno noi socialisti, di stare attenti e di non lasciarci invischiare nella facile chiacchiera, per censurare chi intende vivere a proprio modo. Troppo facile é Iasciarci prendere la mano dalla polemichetta che nulla ha a che vedere con lo scopo con cui abbiamo iniziato la pubblicazione di "Contatti". II contenuto di "Contatti"' é, e dev'essere, di stimolo alla critica, se possibile anche autocritico, deve seguire il corso voluto dagli ideatori al momento della sua apparizione e non confondersi, o lasciarsi confondere dalla "chiacchiera"; e specialmente non lasciarsi trasformare; venendo così a mancare alla sua stessa ragione di vivere. Stimolare la discussione, almeno per noi, non vuol dire ergersi a giudice, formulare sentenze, giudizi, a trovar soluzioni, specie quando alla base della discussione sta uno scritto che, sia ben chiaro, nessuno voleva vendere come farina del proprio sacco, oppure quando la base della discussione verte su una parola e magari su un errore di stampa o di interpretazione. Sono interventi che non portano nessun contributo alla discussione, anzi sono interventi che vengono usati solo da chi é a corto di argomenti e che per i suoi ragionamenti, che non vogliamo discutere, portano a un trionfalismo inutile, trionfalismo che vorrebbe essere critica ma che critica non é. E' invece una censura, un biasimo dei difetti, veri o presunti, delle persone, delle azioni e delle parole altrui, in poche parole è chiacchiera.
"Critica è l'attività del pensiero impegnata nell'interpretazione e nella valutazione del fatto o del documento storico o estetico o delle stesse funzioni e contenuti dello spirito umano" (G. Devoto e G.C. Oli). Solo a queste condizioni potremo aprire "Contatti" ad un dialogo, ma fin che il dialogo si basa su lettere anonime o su scritti trionfalistici non arriveremo mai a lasciarci coinvolgere nel pantano di sterili polemiche e di inutili chiacchiere.

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Mozione sistemazione piano di Nava

Dopo il voto negativo del consiglio comunale al messaggio municipale chiedente un credito di fr. 453'000.-- per la ristrutturazione dell'attuale edificio scolastico, il nostro Gruppo si faceva promotore di una mozione. Si invitava il Municipio a far allestire un progetto di massima per un razionale sfruttamento del sedime comunale adiacente alle scuole elementari, comprese le parcelle private confinanti destinate ad essere acquistate. In quest'area si sarebbe dovuto trovare una soluzione definitiva al problema "scuole" nonché prevedere la creazione di nuovi spazi necessari in futuro alla popolazione del nostro comune, come ad esempio una biblioteca e un locale multiuso per favorire tutte quelle attività culturali e di svago esistenti e stimolare la nascita di altre.
Nella nostra proposta si auspicava l'emissione da parte del Municipio di un concorso ad inviti aperto a diversi progettisti.
Sembrava che i nostri suggerimenti non facessero una grinza, considerando che il Municipio con una spesa non superiore al costo di un normale progetto di massima, avrebbe disposto di diverse soluzioni per una scelta più meditata. Tanto più che nei progetti sarebbero state specificate le diverse tappe di realizzazione, che si sarebbero concretizzate solamente al momento opportuno, cioè quando le finanze lo avrebbero permesso. Con una pianificazione ben precisa del sedime comunale si escluderebbero lavori poco conciliabili fra di loro; si seguirebbe un filo logico evitando il solito errore di risolvere malamente i problemi solo quando c'è l'acqua alla gola.
Senza dimenticare che un progetto su larga scala sarebbe sicuramente più compatto e unificato anche dal punto di vista architettonico. Ma l'incredibile è capitato. La mozione e stata sottoposta preliminarmente alla commissione edilizia, la quale ha steso un rapporto di maggioranza inteso a respingerla. (Naturalmente é stato fatto un rapporto di minoranza a sostegno della mozione).
I motivi riportati in tale rapporto erano a dir poco ridicoli; si parlava di INTEMPESTIVITA' E INOPPORTUNITA', quando é vero proprio il contrario.

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