Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Contatti: marzo 1987, Numero 8
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Il 5 aprile

Con polemiche sempre più dure continua la discordia all'interno della sinistra ticinese. Dopo la decisione del PSA di rientrare nei ranghi del PSS si è creata all'interno dei partiti socialisti ticinesi una rottura dovuta, almeno all'inizio, a motivi personalistici e non ideologici.
Il Gruppo Socialista Sonvico-Dino ha sempre dimostrato concretamente di essere favorevole ad un riavvicinamento dei partiti della sinistra, già all'epoca della rottura tra PST e PSA, lavorando con tutti i compagni disponibili senza chiedere a nessuno professioni ideologiche o tessere di partito.
Questa scelta è stata suffragata anche dall'elettorato che ci ha sempre sostenuto a livello comunale, riversando nel nostra gruppo i voti che a livello cantonale venivano divisi tra i vari partiti della sinistra.
Abbiamo sempre considerato importante lavorare in comune per sostenere quelle proposte da noi considerate valide pur rispettando la diversità di opinino al nostro interno.
A livello cantonale purtroppo i rappresentanti della sinistra non si sono dimostrati capaci di riunificare i due partiti senza creare rotture e lacerazioni, che finiscono unicamente per favorire i partiti borghesi che se la ridono delle disavventure della sinistra. I comunicati, gli articoli, le prese di posizione al riguardo ci lasciano purtroppo spesso l'amaro in bocca. Noi speriamo di lasciare alle nostre spalle al più presto possibile questa situazione per poter ricominciare a costruire un dialogo necessario per la ricomposizione delle forze di sinistra.
All'interno del nostro gruppo ci sono posizioni diverse su come votare per le cantonali, e non poteva essere altrimenti, considerato che il nostro gruppo è aperto a tutti quei compagni che si identificano con gruppi o partiti della sinistra o che credono importante sostenere posizioni progressiste per il rispetto dell'uomo e dell'ambiente. Il Gruppo Socialista, deplorando metodi e modi di discussione all'interno della sinistra, ritiene comunque importante sostenere quei partiti che storicamente si sono sempre battuti in favore delle classi meno abbienti.
Troppo spesso ci dimentichiamo che molte conquiste sociali, di cui oggi giornalmente godiamo, sono state ottenute grazie alla lotta e all'impegno dei partiti della sinistra e delle organizzazioni dei lavoratori. Queste conquiste devono essere non solo migliorate ma anche difese contro le continue pressioni dei partiti borghesi che in nome del meno stato le vogliono ridimensionare.
Vale forse la pena ricordare gli attacchi che vengono quotidianamente portati a una delle istituzioni sociali più importanti del nostro paese: l'AVS. Essa era già una rivendicazione delle classi popolari durante lo sciopero del 1918, ma venne introdotta, dopo molte resistenze, solo nel 1947.
Oggi come allora le forza conservatrici e padronali tentano, con proposte provocatorie, di smantellare questa istituzione. Il Vorort, l'associazione dei padroni ha proposto di portare a 66 anni l'età di pensionamento sia per gli uomini che per le donne. Questo è solo uno dei tanti esempi che dimostrano l'importanza di sostenere quei partiti che difendono gli interessi della maggioranza della popolazione e che considera la solidarietà con i meno favoriti un proposito irrinunciabile.
È per questo motivo che vi invitiamo a votare per quei partiti della sinistra che ritenete possano proporre e sostenere meglio quelle iniziative sociali, economiche, culturali ed ecologiche che permettono una vita migliore su questa nostra terra.

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Tutti contaminati tutti coinvolti

L'uomo è un animale strano, pur avendo raggiunto la capacità di pensare, riflettere e provare sentimenti, si dimostra spesso troppo poco sensibile alla realtà che lo circonda.
Non abbiamo mai provato grosse emozioni per lo squilibrio Nord-Sud, e per la conseguente situazione nella quale vengono a trovarsi paesi che non riescono a sviluppare la loro economia e i cui abitanti soffrono le miserie più tremende.
La carestia e la fame provocano solo piccoli rimorsi di coscienza, quando vediamo alla televisione immagini di alcuni dei milioni di bambini che annualmente muoiono di fame.
Troppo spesso troviamo giustificazioni per non condannare paesi totalitari in cui sono vietate le più elementari libertà. La minaccia di una guerra che distrugga e renda invivibile ogni angolo di questa terra non ci tocca più di quel tanto; considerato che noi ci illudiamo di poter sopravvivere grazie al nostro piccolo esercito e ai rifugi della protezione civile, vere tombe per sopravvissuti.
Tutti questi problemi, bene o male, possono risultare assai lontani dalla nostra vita di tutti i giorni. Fino a poco tempo fa ce ne potevamo anche disinteressare, ma ora, dopo gli avvenimenti di questi ultimi tempi, non possiamo più farlo.
L'incidente della centrale nucleare di Cernobyl è stato il più clamoroso avvertimento, ci ha fatto capire che nessuno può più disinteressarsi di quanto accade attorno a noi, dentro o fuori i nostri confini.
Milioni e milioni di persone hanno dovuto eliminare per un certo periodo il latte fresco dalla loro alimentazione, per non contaminare con la radioattività se stessi e i propri figli; era sconsigliato mangiare insalata, anche quella cresciuta nel proprio orto. Tutti siamo rimasti contaminati, tutti siamo coinvolti! La distruzione dell'ambiente e il nostro avvelenamento non son cosa di oggi. Ma solo in questi ultimi anni tutto si fa molto chiaro ed evidente, perché solo ora siamo noi, in prima persona, che vediamo e subiamo direttamente le conseguenze di uno sviluppo economico che non tiene in considerazione le vere necessità dell'uomo e della natura.
La moria dei boschi (anche i nostri), l'inquinamento dei fiumi (Reno), l'aria velenosa e irrespirabile (anche nei cantoni svizzeri), la presenza di sostanze tossiche negli acquedotti (anche nel Mendrisiotto), sono tutti fatti che viviamo sulla nostra pelle e che perciò non possono lasciarci indifferenti.

Dobbiamo informarci, discutere, proporre, intervenire, fare tutto ciò che riteniamo giusto e necessario per risolvere questi problemi.

Nella seduta del 26 maggio 1986 il Consiglio comunale di Sonvico, su proposta del nostro Gruppo, ha inviato al Consiglio federale il seguente appello (favorevoli:6 socialisti, 4 PPD, 1 liberale, 2 frazionisti; astenuti 2 PPD, 5 liberali; nessun contrario):

Appello al Consiglio Federale

In questi giorni tutti gli abitanti d'Europa guardano con sgomento agli effetti prodotti dalla centrale nucleare di Cernobyl.
Anche la nostra regione, che si trova a 1600 Km di distanza dal luogo dell'incidente, è stata colpita in modo grave dalle radiazioni fuoriuscite dalla centrale. I nostri bambini non possono più bere il latte fresco e l'assunzione di verdure a foglia larga è sconsigliata. L'incidente di Cernobyl, ultimo di una lunga serie avvenuta nelle centrali nucleari sparse nel mondo, dimostra che gli esperti non sono in grado di padroneggiare con assoluta sicurezza la tecnologia nucleare e che quindi la catastrofe atomica può avvenire da un momento all'altro.
Per questi motivi il Consiglio comunale di Sonvico, contrario a un progresso a qualsiasi costo e preoccupato per la salute e la sopravvivenza della popolazione, chiede al Consiglio federale con il seguente appello: - la revisione immediata del programma nucleare svizzero con il blocco della costruzione della costruzione della progettata centrale di Kaiseraugst e la chiusura a breve termine degli impianti nucleari attualmente in funzione;
- l'attuazione di una politica energetica basata sullo sviluppo delle energie alternative e sulla politica di risparmio energetico;
- la più ampia democrazia nelle scelte di politica energetica e un'informazione immediata su quanto avviene nelle centrali.


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Interventi sulle elezioni cantonali del prossimo aprile

Anche per questo rimango con il PST di Guido Soldati

Abbiamo avuto, noi socialisti, prima di questo pasticcio brutto, alcuni precedenti. Ma uno in particolare che noi tutti ricordiamo con amarezza. Correva l'anno 1969 ed erano stati espulsi dal PST dei giovani, forse impulsivi, ma comunque forze positive che avrebbero potuto, e l'hanno dimostrato, dare molto per la sinistra e il paese. Eravamo presenti a Sonvico nell'Esecutivo comunale, oltre che nel Legislativo e continuamente confrontati con la maggioranza allora conservatrice. Ebbene questa situazione ci è stata più volte fatta pesare con delle decisioni da noi non condivise ma fatteci subire proprio con la pesante maggioranza del 4 a1, tale era infatti il rapporto fra noi socialisti e la maggioranza conservatrice. Questo per dimostrare che l'imperativo per noi era di cercare democraticamente di mutare i rapporti di forza così da permettere maggior incidenza e peso alle nostre idee.
Gli eventi che hanno portato il PST all'attuale situazione sono la prova che la via intrapresa dei fautori della riunificazione frettolosa e ad ogni costo è tortuosa e porta al precipizio. Forse proprio per questo, malgrado i congressi di Chiasso e Lugano, questa situazione non poteva che portare all'autoesclusione dal PST di chi in effetti non rispetta le decisioni della maggioranza, di chi insomma non ha saputo con validi argomenti e non con insulti e libelli, convincere la base ed i relativi delegati ai congressi, della bontà delle loro idee. La fretta nella composizione di quel vaso rotto nel 1969, ha provocato stavolta molti più cocci, sì da rendere ormai problematica la ricomposizione.
Il loro giornale, che più volte ho letto cercando qualche buona disposizione al colloquio costruttivo senza mai trovarne, quel giornale ora potrebbe chiamarsi "Passainsulto" tale è il suo contenuto. Ed era stato creato per far conoscere i compiti della Comunità di lavoro per la riunificazione della Sinistra ticinese! Non è però stato così finora; simili pubblicazioni servono la causa opposta alla riunificazione.
Molti compagni della base, pur essendo in chiaro sulla gravità della situazione della sinistra ticinese, si chiedono come mai da circa un anno la politica Cantonale del PST sia così duramente attaccata dagli uomini della comunità. Questo fatto è solo tatticamente comprensibile e nasconde molto male gli intenti di questi ex compagni. Sarebbe perciò utile analizzare ciò che c'è stato dietro il grande paravento della unificazione: Bervini non piace, non è piaciuto fin dal primo momento della sua elezione e forse la molla che ha provocato la rottura è scattata proprio all'indomani dell'elezione del compagno Bervini in Consiglio di Stato, quando udimmo Luca Bellinelli parlare di oscure manovre per favorire Bervini a suo danno.
Ma le vere manovre le doveva poi compiere Dario Robbiani! La promessa di cedergli quel seggio in Consiglio nazionale, seggio che non potrà più avere dal PST, promessa strappata al PSA ma da questi dura da mantenere in cambio dell'aiuto al rovesciamento del compagno Bervini, è cosa che un ex presidente del PST proprio non ci doveva fare.
Seguo sin da giovane l'attività del PST ed ho pure assunto cariche in seno al Comitato regionale del Luganese, ebbene credo di conoscere coloro che ora dicono: "il PST siamo noi", ma forse il PST non lo sono mai stati.
La voglia di chiarezza , in particolare la chiarezza uscita il 25 gennaio dal congresso di Lugano, unita all'affidabilità del consigliere di stato Rossano Bervini nella legislatura che si sta chiudendo, sono le premesse per un convinto voto di rinnovo nei suoi confronti, così da poter dire da alta voce: IL VERO PST SIAMO NOI.

Appoggiamo la Comunità di Lavoro del PST di Giampiero Bignasca

Nata all'indomani del congresso PST di Chiasso (novembre 1985) come luogo privilegiato per portare a termine l'unificazione dei due partiti socialisti. Unificazione, ricordiamolo, basata su un progetto di accordo fra PST e PSA nell'ambito del Partito Socialista Svizzero, già approvato dalla direzione PST all'unanimità, dal comitato cantonale e dalla stragrande maggioranza delle sezioni.
Tutti sappiamo come l'attuale direzione del PST abbia ostacolato in tutti i modi il lavoro della Comunità in questo senso (venendo meno al mandato affidatole dallo stesso congresso di Chiasso) ed abbia preso a considerare la stessa Comunità (e il PSA) come il principale nemico da combattere. Fra gli aderenti alla comunità citiamo: gli ex presidenti del PST Helios Giorgietti e Dario Robbiani e la maggioranza dei deputati PST in gran Consiglio: Luca Bellinelli, Aldo Bianchi, Pierino Borella, Angelo Frigerio, Giorgio Noseda, Edy Salmina.
Non è nostra intenzione alimentare le polemiche tra socialisti che da oltre un anno fanno la gioia dei partiti borghesi, non possiamo però esimerci dal fare alcune considerazioni.
IL PST (o meglio ciò che ne rimane) ha accettato senza batter ciglio l'appoggio dell'Allenza Liberi e Svizzeri, dell'UDC e di altri esponenti della destra più retriva (ricordiamo en passant che il congresso di Mendrisio del giugno 1979 aveva sancito l'incompatibilità tra PST e ALS).
Francamente non riusciamo a capire come dei socialisti possano anche solo concepire un'aberrazione del genere. Chi poteva prevedere che al momento del rientro del PSA nell'area socialdemocratica il PST si sarebbe sposato su posizioni di centro-destra?
Il nostro invito alle compagne e compagni non può che essere quello di sostenere la parte migliore del PST votando la lista n° 10 (Comunità di Lavoro dei Socialisti Ticinesi) alle prossime elezioni.

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