Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Contatti: gennaio 1995, Numero 16
Vai... Due no per un voto di libertà
Vai... Socialismo: aspirazione più che mai attuale
Vai... Coop e uffici postali: 500 firme
Vai... La lezioncina di etica dei liberali: da che pulpito!
Vai... Per non tornare al passato
Vai... Libertà (il)liberale


Due no per un voto di libertà

Il prossimo 22 gennaio siamo chiamati a votare sui due referendum elettorali lanciati dal Partito Socialista e dalla Lega dei Ticinesi, e sostenuti anche da diverse sezioni del Partito Liberale Radicale. Chi ha buona memoria si ricorda delle piccole o grandi pressioni a cui si deve sottostare al momento delle elezioni.
Qualche decennio fa alcuni voti a Sonvico venivano acquistati per 20 franchi. Le sollecitazioni a rispettare il voto dei padri erano numerose. Un accompagnamento non richiesto aveva creato un certo trambusto all'Ufficio elettorale di Sonvico nel 1984 e per qualche minuto lo si era chiuso. Niente a che vedere con le pressioni che si dovevano subire all'epoca in cui il materiale veniva recapitato a casa. C'era chi era obbligato a mettere nell'urna la scheda consegnata dal galoppino, con la minaccia di perdere il posto di lavoro. Sistemi incivili che venivano attuati da chi aveva potere. Purtroppo i voti di scambio sono ancora all'ordine del giorno anche in altri paesi. Questi metodi dobbiamo condannarli con forza e chiarezza, da qualsiasi parte essi vengano. Per limitarli dobbiamo mantenere un sistema di voto che sia garanzia di massima segretezza.

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Socialismo: aspirazione più che mai attuale

Il mio padrone chiude la fabbrica e trasferisce la produzione in Asia... Quest'anno non ricevo la tredicesima... La mia banca sta ristrutturando, speriamo che non tocchi a me, per ora devo lavorare anche al sabato... Lo Stato diminuisce le pensioni ai dipendenti... I piccoli negozi Coop non rendono abbastanza, li chiudono tutti... Nelle ferrovie riducono il personale, gli incidenti sono sempre più numerosi... Ora devo lavorare senza contratto e solo quando mi chiamano...
In Portogallo la manodopera costa meno... Dobbiamo ridurre i costi di produzione... Dobbiamo aumentare la nostra offerta con qualsiasi mezzo... Dovete lavorare fino a 65 anni, se non ce la fate più andate in invalidità... Dobbiamo guadagnare di più e non preoccuparci dei bisogni della clientela ... Un incidente al mese ci costa meno che dei controlli più accurati... Io un dipendente lo voglio solo durante quelle ore che ho tanto lavoro...

Le medesime situazioni commentate da due punti di vista diversi: il primo rispecchia le preoccupazioni della gente comune, il secondo rispecchia le strategie economiche che purtroppo guidano la nostra società da diversi anni e che hanno trovato espressione nella politica neoliberista della Thatcher e di Reagan ( idoli di Marina Masoni ). L'aspirazione ad una uguaglianza nelle possibilità di ognuno ad affermare le proprie aspirazioni ed a vivere dignitosamente, sono sopraffatte da uno spirito di dominio teso al massimo profitto. E' chiaro che il capitalismo non é in grado di dare benessere a tutti, anzi, restringe sempre più la protezione verso i più deboli e vuole rendere sempre più precari i rapporti di lavoro. La rivolta zapatista nel Chiapas, che richiede semplicemente giustizia, dignità, terra, lavoro, salute, educazione e democrazia, evidenzia come la politica liberista calpesti senza alcuna remora i diritti ed i bisogni della popolazione. Nei paesi dell'Est il liberismo crea disagi gravissimi.
Anche nel resto della civilizzata Europa i problemi sembrano difficilmente risolvibili e come ricordavamo prima toccano una larga cerchia di persone. In Ticino tutti i partiti borghesi, incalzati dalla Lega, parlano di "meno stato" e di ridimensionamento del suo ruolo. Tutti siamo evidentemente concordi nella necessità di gestire lo Stato con razionalità ed evitare gli sprechi (ma chi lo ha gestito male in questi ultimi decenni?). Noi socialisti purtroppo siamo rimasti i soli a dire che uno stato debole, senza mezzi, ripiegato su se stesso, non avrà la possibilità di sostenere i più deboli e di garantire a tutta la popolazione quei servizi necessari ad una vita dignitosa. Noi socialisti siamo anche convinti che si debba pensare ad un diverso sviluppo economico, dobbiamo ripartire meglio l'orario di lavoro per dare a tutti un'occupazione, dobbiamo pensare ai bisogni e alla qualità della vita. La massima produttività e i profitti non possono essere ottenuti ad ogni costo.

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Coop e uffici postali: 500 firme

Massiccio sostegno alla petizione contro la chiusura

La raccolta di firme contro la chiusura di un Ufficio postale e dei negozi Coop nel nostro Comune ha ottenuto un grosso successo. Più di 500 persone hanno sottoscritto la petizione riguardante gli Uffici postali, mentre per le Coop mancavano poche unità per raggiungere il mezzo migliaio. Sono molte le persone che hanno manifestato apprezzamento per questa iniziativa, c'è anche stato chi considera inutile questo tipo di pressione, altri hanno approvato, però hanno voluto manifestare il malcontento verso una insoddisfacente gestione dei piccoli negozi Coop: mancanza di prodotti normalmente reperibili nei grossi centri Coop, assenza a Dino dei prodotti freschi (frutta e verdura, affettati e formaggi), servizio alla clientela non sempre accurato. Indubbiamente ci sembra che la politica di Coop Ticino sia quella di concentrare le proprie cure sui negozi grossi e medi, lasciando andare un po' alla deriva i piccoli negozi che, diventando sempre meno redditizi, devono essere chiusi. Una chiara preoccupazione e stata manifestata in modo corale per la chiusura dell'Ufficio postale di Dino.

Pubblichiamo le risposte che abbiamo ricevuto rispettivamente dal Municipio e dai due Enti sollecitati.

Risposta del Municipio, 16.08.94
Egregi signori,
in allegato vi trasmettiamo copia della corrispondenza inviataci dalla Direzione Coop Ticino inerente al vostro appello, inviato tramite Municipio, all 'attenzione dei signori delegati dell'Assemblea Coop Ticino, svoltasi il 10 giugno scorso a St. Antonino. Vi confermiamo che il Municipio, nella sua seduta del 16 agosto, ha risolto di organizzare, unitamente ai responsabili della direzione Coop Ticino, un pubblico dibattito sull'argomento in questione. Sarà nostra premura, ad accordi intervenuti, darne comunicazione alla popolazione.
A vostra disposizione per ulteriori chiarimenti in merito, cogliamo l'occasione per cordialmente salutarvi.


Risposta di Coop Ticino, 26.7.94
Onorevoli signori,
ci riferiamo alla vostra lettera dell'8 u.s. e vi ringraziamo per l'interessamento dimostrato alla Cooperativa. Il nostro Presidente ha informato l 'Assemblea dei Delegati. Ha inoltre. invitato il Consiglio di Amministrazione a prendere posizione in quanto la pianificazione del fronte di vendita é di sua competenza. E' vero che il consumatore e sempre più attirato dai Centri Commerciali e li visita sempre più frequentemente per i propri acquisti. Questa tendenza non é ormai più una novità dal momento che si verifica da oltre un decennio. Proprio per questo l'allora Cooperativa Medio Cassarate aveva acquistato un terreno nel Comune di Cadro allo scopo di soddisfare le nuove esigenze della popolazione del Comune e degli agglomerati limitrofi. Il Consiglio di Amministrazione di Coop Ticino ritiene che una soluzione pianificatoria nella Valle del Cassarate non sia prioritaria anche per il fatto che come sostenuto nella vostra lettera abbiamo recentemente rinnovato le infrastrutture. Vi segnaliamo tuttavia che l'andamento delle succursali di Sonvico e di Dino ha una tendenza negativa e che il Consiglio di Amministrazione é preoccupato di questa situazione.
Lettere di sostegno o petizioni per il mantenimento dei punti di vendita non sono sufficienti per la loro continuità. Il sostegno deve essere dimostrato giornalmente, acquistando in negozio: solo così Coop potrà assicurare il mantenimento di una filiale. Vi assicuriamo che, qualora I 'Autorità Comunale fosse interessata ad organizzare un incontro informativo con la popolazione, una nostra delegazione é pronta a parteciparvi. Restiamo quindi a disposizione e nel frattempo, vi porgiamo i nostri più distinti saluti.

La scelta di Coop Ticino di sopprimere i piccoli negozi viene confermata. L'acquisto di un terreno a Cadro per creare un centro unico che sostituisca i negozi Coop di Sonvico e Dino e già una realtà. La realizzazione di questo progetto non viene attuata principalmente a causa dei recenti grossi investimenti di rinnovo delle nostre due Cooperative, lo sperpero di capitale apparirebbe troppo evidente. Giustamente viene fatto notare che il mantenimento di una filiale può essere assicurata solo se questa viene utilizzata dai consumatori


Risposta delle PTT, 09.08.94
Egregio signor Cerri,
quale primo firmatario dello scritto del 12 luglio 1994, concernente quanto citato in oggetto, Le comunichiamo quanto segue. Come già confermato all 'autorità comunale in data 22 giugno 1994, è nostro compito permanente ottimizzare le strutture organizzative per comprimere i costi d'esercizio, tenendo ovviamente conto delle necessità della clientela. Considerato che, nel caso specifico, il posto di buralista postale a Sonvico é attualmente vacante, stiamo verificando l'organizzazione globale del servizio postale del Suo comune. Per ora non ci é ancora possibile esprimere un giudizio definitivo. In caso di eventuali, sostanziali modiche é comunque nostra abitudine prendere contatto con l'autorità comunale, la quale rappresenta ufficialmente la popolazione locale. La preghiamo di informare in tal senso i Suoi confirmatari e restiamo volentieri a Sua disposizione per eventuali precisazioni in merito. Con la massima stima.

Le PTT ribadiscono l'obiettivo primario, di comprimere i costi d'esercizio. Essendo libero il posto di buralista a Sonvico si manifesta chiaramente la volontà di riorganizzare il servizio postale (sopprimendo il posto di buralista a Dino N.d.R.).



INTERVENTI GIUSTIFICATI?
Purtroppo la logica delle due aziende appare simile: attenzione primaria al profitto, mentre i bisogni della popolazione passano in secondo piano. Questo modo di intervenire sulla società é tragicamente simile a quanto succede a livello mondiale, con l'imporsi di un liberismo sempre più sfrenato. Si produce con macchine migliori lasciando disoccupati i lavoratori, si esportano le fabbriche in paesi dove i salari sono più bassi. Noi riteniamo che una Società Cooperativa come la nostra Coop e un'azienda pubblica come le PTT non debbano seguire questa perversa logica del "profitto a tutti i costi", poiché devono prima di tutto rispettare gli obiettivi per cui sono nati: un servizio generalizzato per tutti, senza creare ulteriori discriminazioni fra la popolazione e fra le varie regioni del paese.

"CHI LOTTA PUÒ PERDERE, CHI RINUNCIA A LOTTARE HA ..GIÀ PERSO"
A seguito dei nostri interventi il Municipio organizzerà prossimamente una serata informativa sui temi in questione. Avremo la possibilità di far sentire il nostro malcontento per queste prospettive. E' evidente che simili interventi non sono sufficienti da soli per modificare una strategia che viene da lontano. Tutti assieme dovremo trovare nuovi mezzi per far rispettare le nostre esigenze. Coop Ticino è una società formata da tutti coloro che desiderano aderire (quota fr.10).
Ancora pochi anni fa, prima delle fusioni, a Sonvico, come in tutti gli altri paesini, si riuniva l'Assemblea dei soci, per discutere e decidere sui problemi della Cooperativa. Oggi si svolgono delle elezioni per eleggere i delegati proposti dai soci per partecipare all'Assemblea di Coop Ticino. Tutti gli interessati dovrebbero aderire alla Cooperativa e proporre ed eleggere dei delegati che si battano anche per il mantenimento, la promozione e il buon funzionamento dei negozi di paese. Il problema delle PTT e simile. Le scelte avvengono prima di tutto a livello politico: nel parlamento e in Consiglio Federale. Sarà bene che alle prossime elezioni federali si valuti bene quali partiti e quali persone sostenere: coloro che vedono nelle PTT il grosso affare per i privati o coloro che le considerano come un servizio per tutta la popolazione.

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La lezioncina di etica dei liberali: da che pulpito!

Quanta volgarità, quanta acredine, quanta mancanza di conoscenza e di rispetto della storia di questi ultimi secoli. Un nostro articolo sull'ultimo numero di Contatti (giugno '94), che spiegava le motivazioni dell'adesione del nostro Gruppo al Partito Socialista Svizzero, ha spinto qualche liberale ad un commento particolarmente duro sulla nostra scelta, richiamandosi ai gravi errori nei regimi dell'Est e agli avvenimenti giudiziari che hanno colpito alcuni partiti socialisti europei. L'articolista concludeva ponendo dei dubbi sulla diversità di comportamento e di pensiero dei socialisti di Sonvico e Dino rispetto a queste esperienze. Ci sembra doveroso fare alcune puntualizzazioni.

1. Se l'estensore dell'articolo ha delle accuse precise su nostri comportamenti disonesti o antidemocratici le faccia in modo chiaro e preciso, senza calunniare in modo generale tutti i socialisti. Purtroppo questo modo di agire prende sempre più piede e a noi non piace.

2. Non ci siamo mai richiamati all'esperienza sovietica, come ad un modello positivo da seguire. Siamo ben coscienti degli errori e degli orrori che essa ha comportato. Il PSS ha d'altra parte preso una chiara posizione in merito da più di settant'anni. Non riteniamo inoltre onesto sorvolare su tutte quelle numerose espressioni di critica e di contestazione avute all'interno di questa esperienza. Chi non vuole ricordare tutto ciò dimostra di avere principi etici poco limpidi e di considerare la politica un'attività di pura speculazione, al fine unico di ingrassare il proprio partito o la propria fazione per mantenere posizioni di potere.

3. Il "mostro" della corruzione e della disonestà lo condanniamo da ogni parte venga. Sia che esso si manifesti sotto le spoglie dell'ex ministro liberale italiano De Lorenzo, che in nome del profitto e della libertà si arricchiva sulle spalle degli ammalati e dello Stato, sia che si manifesti sotto le spoglie della mafia liberale giapponese. Ma tanto per restare a casa nostra potremmo seguire un corso di etica con la ex Consigliera Federale liberale-radicale Elisabeth Kopp.

4. E' necessario ricordare che il socialismo é nato come una necessità di difesa e di affermazione da parte della classe operaia e di tutti i ceti più poveri, per sopravvivere di fronte ai rivolgimenti portati dal pensiero liberale e liberista: l'impiego dei bambini nelle fabbriche, l'orario di lavoro disumano (12-16 ore di lavoro giornaliero), la mancanza di qualsiasi protezione sociale. Quando nel 1918 i socialisti e il movimento operaio scesero nelle strade anche per chiedere delle assicurazioni sociali per gli anziani e gli invalidi, i Radicali al Governo risposero con l'esercito, sparando sulla folla. Il diritto alle vacanze pagate venne introdotto dal Fronte popolare in Francia, mentre i partiti borghesi strepitavano contro questi diritti di tutti i lavoratori. Le forze che si richiamano al liberalismo non si sono mai fatte troppi scrupoli per difendere privilegi e posizioni di potere economico. Il Governo socialista cileno di Salvador Allende, democraticamente eletto dal popolo, é stato barbaramente eliminato dai militari con riconosciute complicità americane. Solo alcuni esempi, fra i numerosissimi possibili, per ricordare che chi pensa di richiamarsi al liberalismo, come ad una pura pulzella apportatrice di pace, giustizia e benessere, farebbe bene ad aprire i propri armadi per rivedere i propri scheletri, così da non semplificare in modo eccessivo quanto succede nel mondo.

Da parte nostra sottolineiamo che non consideriamo il pensiero liberale come apportatore unicamente di aspetti negativi come quelli sopra descritti. Ci sono elementi che ormai consideriamo parte anche del nostro patrimonio storico e culturale. Non è un caso che al socialismo si siano avvicinate persone provenienti da ambienti liberali o cristiani. Tutti costoro hanno in comune l'idea che i più deboli abbiano diritto ad una vita dignitosa e che ci si debba mobilitare per sostenere i propri diritti e tenere viva l'aspirazione ad una società migliore.

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Per non tornare al passato

Ogni qualvolta il panorama politico cantonale ha subito qualche mutazione si é posto mano con I'iniziativa popolare alla modificazione della costituzione per meglio garantirsi il ripristino del vecchio panorama: lo si é visto nel 1989 in seguito alla mancata elezione nel 1987 del secondo consigliere di stato PPD. Così ogni qualvolta l'orizzonte elettorale appare foriero di temporali per l'intrusione rumorosa della "Lega" e di altri movimenti che potrebbero rendere vani i calcoli elettorali basati sulla modificazione costituzionale del 1989, ecco apparire non una, ma ben due iniziative popolari, sempre ad opera del PPD, con le quali si chiedono due riforme (si fa per dire) alla legge elettorale: con la prima, la distribuzione del materiale di voto a domicilio - come ai bei tempi del "galoppinaggio" - e con la seconda l'introduzione del voto per corrispondenza generalizzato - così che elettrici ed elettori potranno votare persino in panciolle. In termini ufficiali per facilitare l'esercizio del diritto di voto in tutte le elezioni e votazioni cantonali e comunali'.
Non si è mai visto in questi ultimi anni partito più "servizievole" come il PPD nei confronti dell'elettorato. Et pour cause! La Lega ed eventualmente altri movimenti che concorreranno all'elezione del Consiglio di Stato (questa é la sola posta in gioco! non tanto quella del Gran Consiglio con... 90 membri) turbano i sonni del PPD, il quale paventa la mancata elezione del suo secondo consigliere di stato. Con la distribuzione delle schede a domicilio, la più intima libertà personale del cittadino può essere travolta. Conoscendo per lunga esperienza i costumi elettorali del Cantone, la passionalità politica e partitica che non si arrestano di fronte al principio costituzionale che "il segreto del voto e inviolabile", nessuna protezione della libertà più fondamentale dell'elettore è garantita. Con la distribuzione delle schede a domicilio si dà via libera al controllo e ad ogni altra manovra che rendono illusoria l'indipendenza del cittadino e come conseguenza ineluttabile viene violato il segreto del voto. Si sostiene che il popolo ticinese si é evoluto, i costumi migliorati, la corruzione elettorale scomparsa. Se così é stato, non è tanto per la natura umana, quanto per la legge.
E' la legge che prescrive la consegna delle schede e I'espressione del voto al seggio elettorale e lo spoglio centralizzato che ha garantito e garantisce la massima libertà dell'elettore E' solo in virtù della legge che il malcostume, la corruzione, i condizionamenti personali sono stati eliminati e più nessun processo penale é stato celebrato. Ecco perché combattiamo col referendum questa "nuova" legge, perché fa ritornare al passato, con i controlli, le pressioni, i ricatti e la corruzione, sempre esercitati sui più deboli e indifesi. (Art. di Benito Bernasconi ripreso da "La Sinistra" dell'11 novembre 1994)

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Libertà (il)liberale

Con strana sollecitudine (nostre interrogazioni devono attendere mesi prima di essere evase) il Municipio ha risposto ad una interrogazione di un nostro cittadino, pubblicata sul libello liberale estivo. Nella medesima si afferma, tra l'altro, che una parte della popolazione é sprovveduta a tal punto da firmare di tutto pur di "non mostrare la propria ignoranza" sul tema propostole, e che il Municipio, concedendo il permesso di raccolta di firme davanti all'Ufficio elettorale così come fatto finora, dovrà autorizzare eventuali richieste per "la raccolta di firme anche su oggetti in palese contrasto con gli interessi della comunità". Per quanto ci riguarda vogliamo ricordare che, con uno sforzo non indifferente, abbiamo sempre informato la popolazione, tramite il nostro giornale "Contatti" o con volantini, della nostra presenza e degli oggetti per cui richiedevamo una firma. Non riteniamo i nostri cittadini sprovveduti a tal punto da firmare cose in cui non credono. Come prova possiamo anche ricordare la recente votazione sull'iniziativa fiscale della Lega, che ha ottenuto in consensi all'incirca lo stesso numero di firme raccolte davanti al seggio elettorale. Riteniamo estremamente pericoloso e senz'altro poco liberale, che il Municipio debba concedere dei diritti democratici fondamentali, come la raccolta di firme, sulla base di una propria valutazione del contenuto dell'iniziativa in atto. La democrazia non e solo un termine con cui risciacquarsi la bocca o un concetto praticabile soltanto quando sostiene i propri interessi.

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