Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Contatti: marzo 2000, Numero 22
Vai... Luci ed ombre di un quadriennio
Vai... Dino-Seattle: la medesima battaglia ?
Vai... Marcia mondiale delle donne
Vai... Piano particolareggiato del nucleo
Vai... E se un giorno un viaggiatore... Racconto di Gianni Soldati
Vai... Tutti all'ATTAC


Luci ed ombre di un quadriennio

A metà legislatura abbiamo stilato su Contatti un giudizio assai severo del nostro Municipio, ricordando le molte cose non fatte e quelle fatte male. Con il concludersi del quadriennio non possiamo che mantenere alcuni di quei giudizi, pur sottolineando però anche alcuni aspetti positivi.

Promesse e bilanci
Rispetto alle promesse elettorali di quattro anni fa (chissà se qualcuno avrà il coraggio di allestire un bilancio sulla base di quel materiale?) ben poco è stato fatto. Ciò che però ci preoccupa maggiormente sono i problemi concreti riguardanti la gestione amministrativa del comune e i prossimi importanti investimenti che dovremo cominciare ad impostare.

Amministrazione e finanze
Per svariati motivi ci troviamo in difficoltà a capire la nostra reale situazione finanziaria. Il consuntivo del 1998 lo abbiamo approvato con grande ritardo solo nell'ottobre del 1999, ciò a causa di conti non gestiti in modo corretto e a gravi errori di gestione contabile sfociati addirittura nel mancato rinnovo del contratto di lavoro con un impiegato di cancelleria. Malgrado tutto quanto è successo e nonostante i nostri severi richiami ai responsabili della gestione finanziaria, ci troviamo ancora a metà marzo di quest'anno senza nessuna indicazione sulla situazione contabile del 1999 (1). E' sicuro che l'attuale Municipio non riuscirà a concludere la legislatura presentando i conti nei termini di legge, ma soprattutto non riuscirà nemmeno a dare scarico del proprio operato finanziario prima del rinnovo dei poteri comunali.

Accantonamenti inutili?
Sulla pubblicità elettorale dei liberali che ci è giunta nelle case in questi giorni si parla di "accantonamenti inutili" di denaro dei contribuenti. Noi non disponiamo di nessuna comunicazione in merito e nemmeno i commissari della gestione hanno ricevuto informazioni particolari. Sappiamo però a quanto ammonta il debito pubblico del nostro comune, sappiamo quali sono gli investimenti da effettuare (ad ogni preventivo abbiamo criticato il Municipio per la mancanza di prospettive nella realizzazione delle opere necessarie per la nostra comunità), sappiamo che la legge non permette accantonamenti. Qualcuno deve spiegare (il dicastero finanze è in mano liberale si o no?) che cosa si intende per "accantonamenti inutili", a quanto ammontano e a quali voci di bilancio corrispondono. O si tratta delle solite esternazioni a buon mercato?

Non solo parole, bisogna darsi da fare.
La realizzazione di qualsiasi opera richiede grande impegno dei municipali e disponibilità di tutti a collaborare, o perlomeno a non mettere i bastoni fra le ruote. Ci sono fra gli altri ancora grossi temi legati alla pianificazione, alle sottostrutture, alla gestione del personale, agli stabili pubblici, che devono essere affrontati. L'aspetto più preoccupante di questo Municipio, oltre alle difficolta di gestione finanziaria, riguarda proprio la mancanza di prospettive e di ciò se ne deve parlare quando si votano i Preventivi e non solo in campagna elettorale.

Non tutto è da buttare
E' importante però riconoscere quanto di buono è stato fatto. Finalmente è quasi stata portata a termine la strada di Logh (Strada drà Vàl) votata nello scorso quadriennio. La soluzione della piazza di giro è come quella da noi auspicata. C'è voluta l'iniziativa personale del municipale uscente Danilo Castelli per elaborare una proposta meno faraonica e costosa di quella prevista. Ora aspettiamo il sentiero di collegamento fra la piazza di giro e la strada cantonale.
Il Piano particolareggiato è risorto e si è potuto elaborare una buona proposta grazie alla collaborazione di un gruppo di municipali che si è preso a cuore il problema (vedi articolo interno).
Numerosi gli interventi legati all'acqua potabile. Sembra che anche per quanto riguarda la miscelazione delle acque (per affrontare il problema dell'acqua rossa) si stia ora muovendo qualcosa.
Estremamente positiva è stata anche la conclusione del Sentiero storico-naturalistico, coronato dall'ottenimento di un premio cantonale particolarmente significativo per quanto riguarda la pianificazione del territorio (premio ASPAN 1999). La realizzazione dello Stradario è stata possibile grazie al completo finanziamento della Banca Raiffeisen e al buon lavoro svolto dall'apposita commissione. Il nuovo parco giochi a Dino è stato realizzato su stimolo e finanziamento dell'Assemblea Genitori.

Rispetto, competenza e collaborazione
La gestione di un Comune non è cosa facile. Richiede grande impegno e pazienza, capacità e competenze adeguate ad affrontare problemi alle volte di difficile soluzione, disponibilità a capire le ragioni degli altri, capacità a mediare per trovare soluzioni realizzabili. Ci auguriamo che chi non ha voglia di confrontarsi e di mettersi in discussione, chi non è motivato a trovare soluzioni, chi lavora solo per il partito e la vittoria elettorale trovi poco seguito tra la popolazione. La demagogia, il populismo e le facili ricette non servono a niente.

I sogni sono gli ultimi a morire.

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(1) A causa di una svista sull'edizione cartacea abbiamo inserito le date sbagliate anticipando tutto di un anno. Leggendo l'articolo appare evidente che gli anni corretti sono quelli qui indicati.

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Dino-Seattle: la medesima battaglia?

Una conquista buttata alle ortiche
Non trapela più nessuna informazione, ma ormai tutti sanno che la chiusura dell'unico negozio presente nel paese di Dino è imminente. Quella che molti decenni fa era stata una conquista per la comunità di Dino, l'apertura di un negozio che vendesse prodotti di buona qualità a prezzo favorevole, viene ora buttata alle ortiche.

Una piccola mobilitazione, un piccolo risultato
Già nel 1994 ci eravamo mobilitati con una petizione per il mantenimento del negozio a Dino. Con ulteriori lettere, appelli, assemblee, raccolta di nuovi associati, siamo riusciti a mantenere aperto il negozio fino all'inizio di quest'anno. Un risultato non disprezzabile ma che ci lascia l'amaro in bocca.

E il servizio alla comunità?
Le persone più deboli, gli anziani, le donne, coloro che non sono motorizzati avranno ora grosse difficoltà e dovranno andare incontro a grossi disagi per soddisfare i propri bisogni minimi di acquisto dei prodotti quotidiani per l'alimentazione. Ma la Cooperativa non era nata principalmente per soddisfare i bisogni dei propri associati?

Di chi la colpa?
La direzione di Coop Ticino ci ha più volte comunicato che "lettere di sostegno o petizioni non sono sufficienti per mantenere in vita i negozi, solo acquistando giornalmente" è possibile garantirne l'apertura. Sicuramente buona parte dei consumatori si reca sempre più spesso nei grandi negozi dove la scelta e la qualità e molto più variata, ma la politica di Coop Ticino si deve prendere anche tutte le responsabilità di questo cambiamento di abitudini degli abitanti dei piccoli paesi.

Aumenti dei profitti o servizio alla clientela?
Coop Ticino ha adottato una scelta di principio di chiudere i piccoli negozi in favore dell'apertura di grossi punti vendita che garantirebbero un maggior profitto. Gli ideali cooperativi di solidarietà e servizio ai propri membri sono stati completamente abbandonati. Da ormai diversi anni i piccoli negozi vengono discriminati nell'approvigionamento dei prodotti, lo sforzo pubblicitario e d'immagine va tutto a favore dei grossi punti vendita. Sembra di assistere ad una deliberata campagna per la chiusura dei negozi tradizionali.

Neoliberismo e rispetto dei bisogni della popolazione
Evidentemente Coop Svizzera si adegua al modo di pensare e di fare ormai imperante in tutto il mondo: bisogna pensare ai profitti e non al soddisfacimento dei bisogni della popolazione. Razionalizzazione, privatizzazione, diminuzione delle spese, aumento delle entrate: sono questi i nuovi slogans. Bisogna lasciar giocare il libero mercato, non preoccuparsi dei più deboli e delle reali necessità della popolazione.

Reagire, ribellarsi, mobilitarsi
Contro questo modo di pensare bisogna reagire, dobbiamo riappropriarci della "nostra Cooperativa" e non permettere che venga gestita secondo la volontà del Consiglio d'amministrazione. Dobbiamo pensare e riproporre nuove soluzioni per soddisfare i bisogni degli abitanti di Dino.

A Dino come a Seattle
Una grande mobilitazione ha inceppato l'incontro liberista di Seattle dello scorso autunno che voleva imporre sulle spalle dei più deboli la libertà totale dei potentati dell'economia mondiale. E' così utopico pensare che anche nel nostro piccolo sia possibile riuscire a cambiare le scelte impopolari di Coop Ticino o a trovare soluzioni alternative?

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Marcia mondiale delle donne

Nel mondo il 70% delle donne e dei bambini vivono nella povertà assoluta. Le donne forniscono i due terzi del lavoro e ricevono solo un decimo dei redditi mondiali. Alimentano il mondo intero ma solo il 2% delle terre fertili appartiene a loro. In Svizzera un numero crescente di donne sono impegnate nella vita professionale, ma occupano i posti più flessibili e meno remunerati. La persistenza - quando non addirittura il peggioramento - delle ineguaglianze contribuisce direttamente alla concentrazione e all'accumulo di ricchezza a profitto di una minima classe di potenti.

Senza entrare qui nei dettagli delle ingiustizie, soprusi, difficoltà incontrate dalle donne di tutto il mondo quotidianamente, la Marcia mondiale delle donne vuole rivendicare una società basata sul rispetto della dignità di ciascuna e ciascuno.
Questa iniziativa è nata in Quebec, nel 1995, quando il movimento delle donne di quel paese ha organizzato una marcia contro la povertà "pane e rose per cambiare le cose" con un reale successo. E' continuata l'anno seguente a Pechino, con la mobilitazione a livello internazionale per combattere la povertà e le violenze contro le donne.
Oggi la Marcia mondiale delle donne ha l'adesione di 3700 gruppi, ripartiti su 145 paesi.
L'8 marzo 2000, giornata internazionale della donna, a Ginevra ha avuto luogo il lancio europeo della Marcia. Fino al 17 ottobre, giornata internazionale per l'eliminazione della povertà, si terranno un po' ovunque manifestazioni. In Ticino sono previste azioni il 18 marzo, il 1° maggio, il 14 giugno e probabilmente il 13 ottobre, in cui diverse marce convergeranno a Basilea, per poi proseguire il 14 ottobre verso Bruxelles e da lì partire alla volta della sede dell'ONU a New York, dove saranno consegnate le cartoline con le rivendicazioni delle donne dei cinque continenti.<

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Piano particolareggiato del nucleo

Presentato alla popolazione il 24 novembre 1999

Le origini del Piano particolareggiato
Già in occasione dell'adozione del primo Piano regolatore il Consiglio di Stato richiedeva l'adozione di norme più precise per la protezione dei nostri nuclei e particolarmente quello di Sonvico inserito nell'Inventario federale dei nuclei degni di protezione. A seguito della bocciatura da parte del Consiglio comunale di una prima proposta di Piano particolareggiato vennero adottate delle norme provvisorie particolarmente restrittive e poco efficaci per regolamentare i vari interventi edilizi. Per porre rimedio a ciò il Municipio propose un nuovo studio accettato poi dal Consiglio comunale: "è volontà generale di riuscire a disporre di uno strumento pianificatorio costruttivo e non coercitivo, che permetta interventi edificatori, garantendo nel contempo un armonioso sviluppo dei nuclei." (1)

Sensibilità e realismo
Dopo un periodo di pausa lo studio venne ripreso nella primavera dello scorso anno dal nuovo capo-dicastero della pianificazione Marco Morganti (Gruppo socialista), succeduto al dimissionario Christian Castelli (Lega), che in stretta collaborazione con i municipali Lorenza Spinelli (PPD) e Danilo Castelli (PLR), elaborò con il pianificatore incaricato un'innovativa proposta che incoraggiasse il rinnovamento delle case nel rispetto di una visione generale che valorizzasse il nucleo. Le costruzioni esistenti sono state suddivise in diverse categorie a seconda del loro valore. In genere però non si è voluto introdurre delle norme rigide valide per ogni intervento, ma si è scelto di dare delle indicazioni di massima per rendere possibili interventi di risanamento non troppo costosi, che rispondano alle esigenze di chi vuol vivere nel nucleo, ma che mantengano comunque la peculiarità del nostro patrimonio storico-urbanistico.

La Commissione del Nucleo: un aiuto, un consulente:
Le nuove norme sono perciò assai più liberali di quelle precedenti e permettono deroghe maggiori di quanto sia possibile con il più comune regolamento edilizio. Per rendere operativi questi obiettivi il Municipio ha nominato una Commissione del Nucleo che dovrà emanare dei pareri sulle varie richieste edilizie all'indirizzo del Municipio, ma potrà anche fungere da consulente prima della presentazione di una domanda di costruzione definitiva.

Sonvico non è Ballenberg
E' importante sottolineare che quanto proposto con questa regolamentazione entra in parte in contrasto con alcune direttive federali (ISOS) che imporrebbero di salvaguardare le vecchie costruzioni agricole all'interno del nucleo. Come ha chiaramente ribadito il nostro municipale Marco Morganti non si vuole creare un grande museo, un nuovo Ballenberg, ma si vuole garantire la vivibilità del nucleo su standard moderni (art.44 NAPPN). Per questo non è più riproponibile il mantenimento delle numerose vecchie stalle come muta e defunta storia del nostro passato. Anche il capo dell'Ufficio dei Beni Culturali, dr. Giulio Foletti, ha ribadito che il suo Ufficio vuole dare prima di tutto delle indicazioni sul valore storico e artistico di alcune costruzioni, in modo che il Municipio, ma anche il privato, possa valutare come intervenire e cosa valorizzare. E' inutile mettere norme troppo rigide che impediranno poi di fatto una buona conservazione di questo patrimonio.

Un nuovo modo di lavorare
Tra gli aspetti positivi di questo studio teniamo a sottolineare la buona collaborazione stabilita all'interno del Municipio tra i municipali citati, che pur di partiti diversi, sono riusciti a collaborare per elaborare velocemente e con sensibilità uno strumento utile a tutti i privati e anche alla comunità. Ci auguriamo che l'iniziativa possa proseguire senza troppi intoppi e che questo nuovo modo di lavorare trovi sempre più spazio.

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(1) cfr. Rapporto della Commissione della gestione al M.M n.7/95

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E se un giorno un viaggiatore... Racconto di Gianni Soldati

Qualcuno che torna, dopo anni di illusoria peregrinazione verso il luogo che lo ha visto nascere, qualcuno che vola vicino a quel luogo per poi scappare via, qualcuno che passa da turista del terzo millennio, davanti a luoghi, case piazze, fontane, muri antichi, vicoli, odori che non risvegliano nella sua mente alcunché, oppure qualcuno che viaggiatore non è, e nemmeno turista, né ladro, ma semplicemente un prolungamento di quel luogo, al quale rimane appesa la sua mente come un'esca al filo, come una cartella ad un bambino che va a scuola, che scende giù da casa sua, a Rodenchen e che passa, in una giornata di primavera accanto ai filari di uva non ancora in fiore, accanto all'alambicco ancora fumante e odoroso di quell'odore che, se anche lo senti dopo cento anni, risveglia in te qualcosa di potente. E con i suoi pantaloni corti scende la strada verso la casa per anziani, per gli anziani del suo paese, per i suoi anziani, per quelli che sono venuti prima di lui e che hanno in qualche modo illuminato una delle tante strade. La cartella che porta non pesa, perché la sua mente non la sente, perché sa che la mamma lo sta guardando dalla finestra con i suoi occhi di infinita dolcezza che creano attorno a lui un alone di invulnerabilità che lui non può sentire se non come un perfetto adattamento all'ambiente che lo circonda. E con quello sguardo nella mente attraversa la strada che va verso scuola e getta una rapida occhiata al cimitero, luogo di grande serietà, ma non di tristezza perché lui non sa ancora cos'è la morte. Un giorno lo saprà ma per ora lì abitano i fantasmi dei morti, gli scheletri, le luci che si accendono da sole e quando con i compagni, tornando da scuola, passerà di lì, riconoscerà le tombe dei suoi cari e le mostrerà ai suoi amici, i suoi bisnonni, le storie strane raccontate dalla nonna quando, tutti assieme, si ritrovano a mangiare la polenta fatta al fuoco del camino, quando la nonna cercava di mostrargli come si gira la polenta con il lungo mestolo di legno. Ma le sue gambe corte lo hanno già portato su altri sentieri, la madonnina di Lourdes, con il mosaico di San Lucio, fatto con tanta pietre colorate e di fronte, dietro l'inferriata, la madonna in piedi che lo guarda con uno sguardo difficilmente descrivibile. Bisogna proprio passare di lì per vedere quegli occhi, a volte sembrano quelli della mamma, a volte non li vedi nemmeno. E poi il buco dei soldi e dietro la fontanella che spruzza se la tappi con il dito, per spruzzare le ragazze. E l'erba, come una creatura ubiquitaria che permea l'esistenza, quell'erba verdissima vicino a quella fontana e gli scalini che scendono, lunghi ognuno tre passi giù fino ad incrociare ancora una volta la strada, proprio sulla curva e poco più in là, la scuola. Ma prima il gioco, la ricreazione, gli amici, le ragazze, il pallone, le figurine, le biglie, le automobiline, gli alberi, le ginocchia sbucciate, le lacrime, il riso, l'asfalto, i mattoni rossi, la porta grigia, il campanello ed infine, il banco. Ma poi la fine della scuola, e fuori nei campi con l'erba già alta, non ancora tagliata sulla quale scivolare con dei cartoni a mo' di slitte improvvisate, poi le avventure nei fiumi e nei boschi, le paure della notte, le lenzuola bagnate, le vacanze, i compagni, la messa, la corale, le ragazze ancora, la piazza, i grandi sapienti e quelli più violenti, la faccia dura dei lavoratori e la loro ilarità, le case aperte, fresche, le partite di calcio sotto il portico della chiesa, la mamma che chiama, è ora di cena. L'addio più lungo è quello dell'abbandono perché per un bambino non esiste domani e nemmeno ieri, esiste adesso, e adesso si deve andare a casa.
Ebbene se un viaggiatore dovesse passare per caso da Sonvico ed improvvisamente sentire queste cose, allora saprebbe di essere in un posto che potrebbe essere casa sua, saprebbe che in questo posto vale la pena di vivere, saprebbe che non c'è altro posto migliore per morire e forse non lo cambierebbe con nessun altro posto.
Facciamo che Sonvico sia o diventi il nostro posto e quello dei nostri figli. Tutto il resto non conta perché viene da sé.

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Tutti all'ATTAC

In occasione dell'ultima riunione del comitato della nostra Sezione abbiamo deciso di aderire alla neocostituita associazione ATTAC sezione Ticino. Questo movimento, nato nel 1998 in Francia su iniziativa del mensile Le Monde diplomatique e velocemente diffusosi in altri paesi del mondo, si pone quale obiettivo di combattere il dominio del sistema finanziario sulla vita politica, economica, sociale e culturale dei cittadini, di lottare contro la povertà, la miseria e l'emarginazione sociale. ATTAC (associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l'aiuto ai cittadini) combatte l'idea ormai dominante che vede nello sviluppo incontrollato del mercato (neoliberismo) l'unico sviluppo possibile e vuole sfruttare ogni possibilità per costruire una società diversa, solidale, nella quale i bisogni di tutti siano soddisfatti. La nostra Sezione ritrova in questa associazione un vigoroso spirito internazionalista, che si realizza su temi concreti che toccano la stragrande maggioranza della popolazione. La nostra ultima bancarella per la raccolta di firme contro la chiusura degli Uffici postali era un'iniziativa sostenuta anche da ATTAC, così come anche la Marcia delle donne di cui diamo conto in queste pagine.
Lottiamo tutti assieme per un futuro migliore!

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