Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Contatti: settembre 2003, Numero 24

Vai... Un altro mondo è possibile.Un altro Ticino è possibile. Un altro Sonvico è possibile
Vai... Riscaldamento a legna per il nuovo centro scolastico?
Vai... Sviluppo sostenibile: da Rio ... a Sonvico? 
Vai... Del Barachin, dell'ozono e d'altro
Vai... Un'estate pazza?
Vai... Alpine School for Life Sciences. Scuola Alpina delle Scienze della Vita
Vai... Un modo intelligente e solidale per ricordare Bruno Manser anche a Sonvico
Vai... 11 settembre: non dimentichiamo
Vai... Da Sonvico a Cancún



Un altro mondo è possibile
Un altro Ticino è possibile
Un altro Sonvico è possibile

In questi ultimi anni sempre più ci accorgiamo di essere inseriti in un ingranaggio che distrugge le nostre sicurezze, la dignità della persona, la giustizia, l’ambiente e la libertà. La globalizzazione neoliberista non è soltanto un’espressione alla moda di cui troppo spesso si abusa, ma è la realizzazione dei sogni di pochi privilegiati che ritengono che tutto possa essere acquistato e venduto. Purtroppo la globalizzazione neoliberista è anche l’incubo della stragrande maggioranza della popolazione, che si vede defraudata del posto di lavoro, che è obbligata a flessibilizzarsi (lavorare su chiamata o a turni, veder stralciati i propri contratti con perdita di garanzie e sicurezza sociale, affittare la propria forza lavoro ad agenzie di collocamento), che deve riunciare a servizi un tempo considerati sacri (servizio postale, distribuzione capillare delle derrate alimentari tramite negozi cooperativi), che vede tentativi sempre più arroganti e aggressivi di privatizzare i servizi necessari alla popolazione (scuola, elettricità, sanità, …). Tutto ciò avviene con il pieno sostegno dei partiti borghesi e della destra populista (in Ticino l’espressione politica di questa tendenza è fortemente incarnata da Marina Masoni e dal suo collega Marco Borradori) e purtroppo a livello federale ritroviamo anche veri e propri “cavalli di Troia” quali Moritz Leuenberger, utilizzati per applicare le ricette classiche della destra decise dal parlamento. Contro questa tendenza che aspira al trionfo del commercio a scapito di qualsiasi valore umano è possibile opporsi unicamente ripensando i modi tradizionali di far politica, riflettendo e informandosi su cosa succede attorno a noi, vivendo con gioia e piacere l’impegno individuale per creare un mondo più giusto.

Christian Marazzi in un suo intervento di pochi mesi fa diceva che “fare politica è dire al prossimo, all’altro, che non è solo, o almeno che non è più solo nell’ingranaggio disumano di questa società, ma che fa parte di un movimento critico contro la globalizzazione, che ha anche una sua dimensione ‘fisica’ imponente.” La Sezione Socialista di Sonvico-Dino, malgrado le limitate forze, ha voluto essere parte di questo movimento critico verso il neoliberismo montante, con uno sguardo a quanto sta succedendo nel mondo (la guerra contro l’Iraq è l’ultima evidente, preoccupante e tragica espressione di chi vuole imporre i propri interessi economici al di là del rispetto di regole e legalità internazionali), oltre a guardare con attenzione e interesse a quanto succede nel Chiapas, a Seattle, a Genova, a Porto Alègre, a Cancún, ci chiniamo evidentemente su quanto ci è più vicino. I nostri negozi, gli uffici postali, il nostro territorio, la qualità della vita degli abitanti di Sonvico e Dino, i materiali usati nelle nostre costruzioni, la possibilità di far capo ad energie alternative non inquinanti, la riduzione dei rifiuti, l’informazione, il piacere di trovarsi per discutere i temi che riguardano la nostra comunità, la necessità di dare spazio e voce a chi desidera esprimere e far sentire la propria opinione. Chi desidera partecipare a immaginare e costruire un proprio futuro, ricco di relazioni, di giustizia e di dignità, di partecipazione e di piacere nella lotta sarà sicuramente da noi ben accolto.

(m.c.)



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Riscaldamento a legna per il nuovo centro scolastico? 

Energie rinnovabili. Sempre più spesso se ne sente parlare o si leggono trafiletti sui quotidiani. Nuovi impianti di riscaldamento creati con l’intento di limitare al massimo le emissioni nocive,nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che favorisca la qualità di vita e l’ambiente.
Ormai non si tratta più soltanto di un’idea, ma di una realtà sperimentata in diverse località svizzere. Il quartiere Torretta a Bellinzona , entrato in funzione il 14 novembre 2002 è il primo impianto del Canton Ticino ad essere stato progettato, realizzato e ottimizzato rispettando completamente le direttive AQ (Assicurazione Qualità) riscaldamenti a legna, elaborate da Energia legno Svizzera su mandato dell’Ufficio federale dell’energia. Un altro esempio è costituito dal centro scolastico di Faido, dove si è pensato di sostituire il vecchio impianto di riscaldamento elettrico con un nuovo impianto alimentato a trucioli di legna. Anche in questo caso l’impianto garantisce la copertura anche ad altri edifici di proprietà pubblica : le scuole, la casa comunale e la Pretura di Leventina, situati ad un centinaio di metri di distanza. In futuro è previsto l’allacciamento a questa rete dei magazzini comunali, degli spogliatoi della pista del ghiaccio e del rifugio pubblico.
Questi impianti sono abbinati ad una caldaia a olio che copre le punte di carico (per es. con temperature esterne estremamente rigide) ed interviene in caso di emergenza. La priorità per la produzione di calore è sempre affidata alla caldaia a legna ( 80 %), che regola automaticamente la propria potenza in funzione del fabbisogno. L’entrata in esercizio di questo impianto è avvenuta all’inizio dell’anno scolastico 1999-2000.
Un esempio ancora più rappresentativo lo troviamo a Sachseln, dove è stata creata una centrale termica funzionante esclusivamente con cippato di legna allo stato naturale. Grazie ad una rete di teleriscaldamento viene fornito calore a ben 44 edifici privati e 5 edifici pubblici (situazione inizio 2003). Tutto il legname viene fornito dalla locale Associazione di economia forestale e proviene in parte importante dal legname risultante da danni della natura, valanghe, esondazioni, frane ) e dal legname di scarto dei lavori forestali. Il resto del fabbisogno viene coperto con i resti di lavorazione di segherie e con legna dai boschi della regione.
La produzione di calore a partire dalla legna, un vettore energetico rinnovabile e disponibile in grande quantità, non aumenta la quantità di CO2 nell’atmosfera, uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra.
L’incremento dell’uso del legno nella produzione energetica entra a far parte del progetto di sviluppo sostenibile, in quanto limita fortemente l’emissione di gas nocivi sia durante l’impiego diretto (non contribuisce all’effetto serra), sia durante la fornitura (il legname ce l’abbiamo a portata di mano e ciò va a diminuire il carico ambientale riducendo l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto). Adoperando legname indigeno avremmo certamente una maggior pulizia e un ripristino delle condizioni naturali dei nostri boschi. Pensiamo ai danni provocati dalle forti piogge dell’estate scorsa, dove l’incuria da parte nostra ha giocato un ruolo importante. Un bosco sano assolve a molti compiti : offre protezione da frane e valanghe, da piene e scoscendimenti di terreno, filtra l’acqua e depura l’aria dalle sostanze nocive e assorbe il CO2, fornisce legna ed energia. L’equilibrio ecologico del bosco risulta quindi anche finanziariamente conveniente.
E qui il cerchio si chiude : ecologia, economia e socialità si uniscono per dare più qualità di vita ad ogni individuo.

SAPEVATE CHE:

…la quantità di legna utilizzata ogni anno in Svizzera per produrre energia potrebbe essere raddoppiata senza ridurre minimamente la superficie delle foreste?

…il Canton Ticino è il cantone svizzero con il tasso di boscosità più elevato? (più del 50% della superficie)

…la legna è un vettore energetico rinnovabile ed indigeno che non contribuisce all’effetto serra?

…l’indotto economico creato dall’uso della legna rimane praticamente al 100 % nella regione, contrariamente a quanto capita con altre fonti energetiche?

 

Riflettendo su tutto quanto detto finora credo che ognuno di noi debba porsi davanti alla questione cambiando il proprio modo di agire e di pensare. Forse mai come in questi tempi ci siamo accorti che il nostro modo di vivere sta logorando l’ecosistema e la nostra esistenza. Siamo noi individui per primi che dobbiamo “invertire la rotta”. Il punto di partenza è qui nel piccolo comune, dove la gente decide di conservare pulita l’aria che respira, limpida l’acqua che beve e sano il cibo di cui si nutre. Possiamo cominciare?

Fonti : Associazione per l’energia del legno della Svizzera Italiana - AELSI

(E.R)

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Sviluppo sostenibile: da Rio… a Sonvico?

Nel 1987 la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo presenta il suo rapporto alle Nazioni Unite, nel quale formula una prima interessante definizione di sviluppo sostenibile:

“Lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future possano soddisfare i propri”.

Troppo spesso però l’idea di sviluppo sostenibile viene ancora unicamente associata alla protezione dell’ambiente. In realtà lo sviluppo sostenibile è un concetto molto più ampio e variegato, perché concerne tutto ciò che in qualche modo è legato alla qualità della vita, e in ogni caso non può essere disgiunto dal progresso economico, né da quello sociale.
Nel 1982, a Rio de Janeiro, si tiene la famosa Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, nota anche come “Vertice della terra”, alla quale partecipano 178 paesi, oltre 100 capi di stato e più di 1000 organizzazioni non governative. Nella dichiarazione finale si sottolinea che, per poter realizzare una società migliore, la crescita economica, il progresso sociale e il rispetto dell’ambiente devono procedere di pari passo. Uno dei cinque documenti sottoscritti si chiama “Agenda 21: il programma d’azione per il XXI secolo”. Sappiamo che non tutti hanno dato seguito alle dichiarazioni di questa conferenza, però molti Stati si sono impegnati a predisporre delle strategie nazionali di sviluppo sostenibile.
Un elemento fondamentale per l’attuazione di uno sviluppo sostenibile è l’elaborazione e la realizzazione di un’ “Agenda 21 locale”. Il principio è quello che ogni comunità, anche la più piccola, ha la sua parte di responsabilità e soprattutto ha molte concrete possibilità di contribuire al miglioramento della propria qualità di vita. A livello locale, è vero, le iniziative nell’ottica di uno sviluppo sostenibile sono poco spettacolari e spesso sono delle gocce d’acqua in mezzo al mare. Gli sforzi fatti appaiono assolutamente sproporzionati rispetto ai benefici che ne derivano a livello globale. Quindi è difficile trovare la motivazione per impegnarsi in questa direzione.
Ma in realtà ogni comunità, anche la nostra, fa già molto per preservare o migliorare la propria qualità di vita. I campi d’intervento sono moltissimi: protezione e valorizzazione degli spazi urbani e del paesaggio, approvvigionamento idrico, trasporti e mobilità, energia, gestione dei rifiuti, servizi, posti di lavoro, turismo e tempo libero, agricoltura, salute, educazione, integrazione sociale, cultura, …Ma si può fare di più e lo si può fare meglio, se alla base di ogni decisione c’è una visione lungimirante e rispettosa dell’ambiente e dell’uomo.
Le autorità comunali hanno un ruolo fondamentale nel promuovimento dello sviluppo sostenibile, ma spesso i primi passi possono essere fatti dai cittadini, dalle associazioni o da gruppi di interesse.
Questi ultimi devono quindi essere stimolati e sostenuti nei loro progetti, affinché si diffonda sempre più la consapevolezza che è sano, utile e responsabile “agire localmente, pensando globalmente”.

(r.b.)

Fonti:

Atti del Seminario “Agenda 21 locale, non perdiamo occasioni!” - Bellinzona, aprile 03

“Un inizio locale per un risultato globale” Sviluppo sostenibile nei Comuni - Linee direttrici per un’Agenda 21 locale Berna 2001 - Ed. Associazione Agenda 21 locale


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Del Barachin, dell’ozono e d’altro.

Il negozio di alimentari
Il negozio di alimentari Ur Barachin, a Dino, aperto il 18 dicembre 2002 (come ormai tutti sanno, speriamo) è stato inaugurato ufficialmente il 3 maggio scorso, con una buona partecipazione di popolazione, con l’intervento del sindaco Lorenza Spinelli, e allietato da fisarmonica e clarinetto …

La partenza
La partenza è stata ottima e la tenuta è stata buona anche durante l’estate sotto l’aspetto finanziario, ma anche sotto l’aspetto fisico – l’intervento urgente per installare un condizionatore d’aria è stato provvidenziale vista l’abbondanza di caldo profusa in giugno, luglio e agosto…
Positivo, sotto l’aspetto sociale, è la possibilità di lavoro a tempo parziale (si arriva in totale a un tempo pieno) per due / quattro persone (con le sostitute), tutte domiciliate nel Comune.

La gestione
E qui ci complimentiamo con la gestione che ha saputo organizzarsi per le sostituzioni con persone del luogo disponibili, gentili, competenti, creando un buon team - si potrebbe quasi dire interscambiabile - e ad approfittare di questo buona atmosfera sono senz’altro le e i clienti.

Gli abitanti di Dino
Gli abitanti di Dino, in particolare, ma anche alcuni di Sonvico, si sono oramai abituati ad avere il piccolo negozio Ur Barachin a due passi da casa per fare la spesa, per acquistare le cose dell’ultimo minuto, per incontrare conoscenti o amici…perché quanto ipotizzato dai sostenitori dell’apertura di uno spaccio di alimentari si è verificato - complice anche il parco giochi, la posta, il bar - il piazzale ex-stazione di Dino è diventato il punto d’incontro del paese, il piacere di ritrovarsi velocemente per un saluto e sentire “come stai ?” o per un momento di pausa caffè o per una discussione su un argomento – gli spunti di discussione non mancano – se si ha più tempo a disposizione…

Pensare globalmente, agire localmente
Possiamo chiamare tutto questo riappropriarsi del proprio territorio ? Pensiamo di sì e pensiamo anche ai risvolti positivi in termini di chilometri risparmiati con l’auto e quindi rubati all’ozono che con il caldo di quest’estate ci ha tartassato parecchio.
Sono realtà positive, anche se su piccola scala, che sono però importanti nell’ottica di quell’ “agire localmente, pensando globalmente” di cui parliamo anche in altri articoli, e che dovrebbero stimolarci a non fermarci sulle posizioni conquistate, ma a proseguire …

Trasporti ...
Per esempio con l’interessante l’iniziativa attuata dai vicini della Capriasca che hanno concretizzato il trasporto pubblico notturno Lugano-Tesserete, dal 25 luglio al 30 agosto, dal centro di Lugano con fermate a richiesta lungo la tratta predefinita, proposto in fase sperimentale a tariffe vantaggiose Capriasca NightExpress: potremmo anche noi pensare a qualcosa di simile, perché no ?
Oppure sui lunghi percorsi, con i viaggi in treno, vi sono possibilità di avere giornaliere Flexi a prezzi vantaggiosi che bisogna però sollecitare se vi è un interesse non solo da parte delle “solite” 3 persone !

Oppure
Oppure … se avete altre proposte, interesse ad approfondire quelle esposte…siamo tutt’orecchi !

(d.f.)

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Un’estate pazza?
Pardon… un mondo impazzito

Pochi mesi fa, lo scorso autunno, un’alluvione di quelle coi fiocchi, ha causato danni ingenti in diverse località del Ticino, in particolare al confine tra Giubiasco e Bellinzona. Per l’ennesima volta in pochi anni c’è stata la fuoriuscita delle acque del Verbano e in quell’occasione pure del Ceresio, un’esondazione storica visto che quella precedente era del 1951. Non passano nemmeno due stagioni e si assiste ad una primavera ed a un’estate tra le più calde mai registrate, accompagnate da una siccità estremamente pronunciata, una siccità che, ironia della sorte, cade “a fagiolo” in questo anno internazionale dell’acqua .

Insomma il clima è impazzito?
E’ difficile dirlo, come sempre il tempo fa le bizze come e quanto vuole, i fenomeni atmosferici molte volte si ripetono, altre no.
Una cosa è certa e anche gli specialisti concordano: assistiamo a un’estremizzazione dei fenomeni climatici.
Sempre di più, anche da noi, quando piove…. diluvia…., quando fa caldo… si muore letteralmente….
Che l’uomo, con la gestione sconsiderata delle risorse naturali e la produzione scellerata di inquinamenti, sia la causa principale di questa situazione, è il caso di dirlo, “non ci piove”. Come sempre, fino a quando non siamo toccati direttamente, pensiamo sempre di essere immuni da questi fenomeni.
Due anni fa un tremendo temporale ha distrutto il depuratore della nostra regione provocando un danno di diversi milioni di franchi per le nostre piccole collettività. Lo scorso giugno il Consiglio comunale ha votato un credito di 1 milione e mezzo di franchi per risanare i danni più gravi causati dalle alluvioni degli ultimi due anni. Ci si ricorda della gestione parsimoniosa del territorio solo quando succedono questi disastri.
Generalmente pensiamo che terremoti, inondazioni, uragani e grandi inquinamenti avvengano sempre ad altre latitudini.
Forse mai come quest’anno, proprio nell’anno internazionale dell’acqua, ci stiamo accorgendo di come è prezioso questo elemento che sembrava sgorgasse senza limiti dalle nostre sorgenti. C’è voluta questa pazza estate per mostrarci che anche le nostre sorgenti possono entrare in secca ...
Ma l’estate senza acqua ha rovinato anche l’aria e di conseguenza … i nostri polmoni.
Mai come quest’anno i limiti dell’ozono, in diverse parti della Svizzera italiana hanno superato di due, tre e fino a quasi quattro volte la soglia d’allarme!!
Anche in questo caso ci si è accorti dell’ozono quando ha oltrepassato ... ogni limite. Solo allora si è fatto ricorso al “cerotto” degli 80 chilometri orari sull’autostrada, (anche in questo caso non è più da dimostrare il legame tra velocità ed inquinamento).
Un “cerotto” che i rappresentanti dell’economia hanno accolto con insulti e sberleffi! Una reazione assurda ed “antieconomica” se si pensa solo che una delle nostre risorse economiche maggiori è il turismo e il suo indotto!
E’ chiaro che la gestione razionale e parsimoniosa delle risorse naturali e del territorio deve essere un imperativo prioritario, deve essere vista come un investimento a lungo termine e non come “un costo” o “una spesa” immediata. E’ chiaro che chi ragiona così, che non vede o non vuole vedere al di là del proprio naso, a tutti i livelli di responsabilità (sia individuale ma anche come autorità locale o superiore, cantonale, federale o internazionale), non potrà che assistere al degrado o essere complice nel far peggiorare le cose.
Basti pensare che il presidente americano, George W. Bush, quello che non ha ratificato gli accordi di Kyoto per intenderci, ha detto che per risolvere il problema degli incendi, basta tagliare … gli alberi!
Si sa, gli americani sono strani, però persino in America le scemenze non sempre pagano, almeno, non oltre ogni limite. Questo Bush ne ha fatte e dette talmente tante (molto più gravi di quella degli alberi) che attualmente rischia di non essere rieletto…

(b.b



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Alpine School for Life Sciences
Scuola Alpina delle Scienze della Vita
Un progetto innovativo per i cantoni di montagna svizzeri

Da sempre nel nostro Paese è stato messo l’accento sulla formazione, e non a caso la Svizzera annovera le migliori scuole al mondo. E’ peraltro fuori dubbio che una delle nostre poche risorse a disposizione è la cosiddetta “materia grigia” e che solo un sostegno ed uno sfruttamento oculato e razionale di questa risorsa potrà mantenere la formazione ai livelli odierni. In questo ambito nel nostro Cantone è in fase di creazione la “Scuola Alpina delle Scienze della Vita”, un progetto che mira da una parte a riqualificare un territorio di montagna (la Valle di Blenio) ma che dall’altra vuole proporre il Canton Ticino come luogo ideale per la formazione a tutti i livelli. Il progetto che vede il Dr. Ario Conti ed il Dr. Gianni Soldati come promotori, si avvale dell’esperienza maturata dal Dr. Conti nel progetto COFIT, già presentato nel nostro Comune qualche tempo fa, che servirà come base per la costituzione della Scuola, con sede a Olivone ma a vocazione cantonale. Il progetto, partito nel 1996 ha visto la creazione dell’Istituto Alpino di Fitofarmacologia, dei Corsi di Formazione Continua della Società Cooperativa per le Piante Officinali ed i Fitoprodotti Ticinesi (COFIT) e l’istituzione dei corsi di formazione realizzati con la diretta collaborazione della Divisione della Formazione Professionale del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport [DECS]. La Scuola Alpina delle Scienze della Vita si avvarrà della Certificazione svizzera di qualità per Istituzioni di aggiornamento EDUQUA. L’idea di una Scuola Alpina delle Scienze della Vita ha suscitato un notevole consenso politico ed il progetto, che verrà proposto entro la fine di quest’anno alle autorità competenti di Berna per il finanziamento di progetti Regio-Plus, verrà sviluppato nel corso dei prossimi quattro anni con l’aiuto della Confederazione per raggiungere la completa autonomia entro il 2008.
La formazione prevista nella Scuola Alpina delle Scienze della Vita sarà articolata su più livelli, da quelli che coinvolgeranno le scuole primarie a quelli di formazione post-universitaria e si prefigge i seguenti scopi:.

- Garantire una corretta e completa formazione continua e pratica quale complemento all’insegnamento scolastico corrente nell’ambito delle scienze della vita coinvolgendo tutte le fasce di età (dalla scuola elementare e media, alla scuola liceale, universitaria e universitaria professionale);

- Coinvolgere altri cantoni svizzeri, con particolare riferimento ai cantoni alpini, attraverso l’offerta di programmi analoghi a livello di contenuto e praticabili nelle rispettive lingue (italiano, francese e tedesco);

- Contribuire in questo modo alla riqualifica del territorio alpino con la presenza sullo stesso di una forma d’attività altamente qualificata che rappresenta la premessa indispensabile per una crescita economica: infatti con l’istituzione della Scuola Alpina delle Scienze della Vita, attraverso la ritenzione sul territorio di competenze specifiche, si garantisce il radicamento nel territorio di una struttura che favorirà la possibilità di formazione di giovani (dagli studenti liceali ai laureati);

- Formare e mantenere nel Cantone e negli altri Cantoni alpini svizzeri del personale altamente qualificato operativo nelle regioni di montagna, contrapponendosi in questo modo alla fuga di cervelli (“Brain drain”) che provoca un impoverimento delle valli di origine dei giovani. Per garantire tutto ciò occorre attirare nelle regioni periferiche nuove attività direttamente correlate, in questo caso, con la formazione in scienze della vita;

- Coinvolgere nella formazione attraverso delle Convenzioni ad hoc, Enti, Università, Scuole Politecniche e Scuole Universitarie Professionali.

La preoccupazione espressa a più livelli dello spopolamento delle valli ma anche della fuga di cervelli dalle zone periferiche raggiunge un punto oltre il quale si genera un riflusso verso queste regioni che hanno il pregio di possedere una tranquillità atta allo sviluppo di attività altrimenti impossibili, di essere raggiungibili facilmente, di essere ormai collegate con le reti elettroniche di comunicazione (internet, e-mail, ecc...) ed in sostanza di essere pronte a ricevere delle nuove attività.

(Gianni Soldati e Ario Conti

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Un modo intelligente e solidale per ricordare Bruno Manser anche a Sonvico

Accettata a grande maggioranza una nostra mozione malgrado il parere contrario del Municipio (Ecco una parte del testo)

Bruno (cittadino svizzero) ha vissuto per molti anni con una popolazione del Borneo, i Penan, che trae tutto quanto necessita per la propria sopravvivenza dalla foresta pluviale tropicale. Una foresta che, oltre ad essere di vitale importanza per le persone che vi abitano, contribuisce alla nostra sopravvivenza, garantendo un equilibrio al nostro sistema ecologico. Queste foreste sono inoltre una immensa e ancora poco conosciuta fonte di ricchezza per tutta l’umanità grazie alla varietà biologica di esseri viventi che la popolano.
Bruno Manser si è battuto contro la distruzione di questo ambiente e contro il genocidio dei Penan, per questo è stato espulso dal paese e dichiarato persona non gradita. Si teme che il ritorno in queste zone da cui è stato espulso gli sia stato fatale.

Per sostenere questa causa di civiltà Bruno ha creato una fondazione e alcuni anni fa ha invitato tutti i comuni della Svizzera a rinunciare all’uso di legname proveniente da tagli rasi. Nel frattempo si è fatta sempre più forte la campagna per l’uso di legname proveniente da foreste tagliate in modo sostenibile, sia utilizzando legname indigeno, sia preferendo prodotti contrassegnati dal marchio FSC (Forest Stewardship Council) che garantisce una particolare attenzione alle esigenze ecologiche e sociali. Cred(iamo) che anche il comune di Sonvico possa ricordare l’impegno di Bruno con una significativa scelta di civiltà.

( … e la proposta)

1. Il Comune di Sonvico rinuncia all’uso di legno proveniente da tagli rasi per la realizzazione di costruzioni pubbliche di propria competenza.

2.      In futuro insieme alle autorizzazioni di costruzione verranno allegati una raccomandazione ed un foglio orientativo che sensibilizzi i privati su questo tema.


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