Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
Contatti: ottobre 2003, Numero 25

Vai... Un annuncio vergognoso: chiude l'Ufficio postale di Dino - C'erano una volta le PTT
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UN ANNUNCIO VERGOGNOSO:
CHIUDE L’UFFICIO POSTALE DI DINO
C’erano una volta le PTT…
Riandare con la memoria alla Posta nel nostro Comune forse non è solo un atteggiamento di nostalgia, ma un modo per riflettere su come sta cambiando la nostra
società, un modo per aiutarci a decidere se questo cambiamento ci piace o meno.

La diligenza
Ci sono ancora vecchie fotografie che mostrano una diligenza trainata dai cavalli che si occupava del trasporto postale tra Sonvico e Lugano. Nel 1886 veniva messo a concorso “un servizio postale quotidiano con vettura ad un cavallo tra Lugano-Cadro-Sonvico”. I più anziani si ricordano ancora dell’ultimo postiglione: Giovanni Anaretti. Con la realizzazione della Lugano-Cadro-Dino, si recava solo fino al capolinea della ferrovia per ritirare la posta e far salire i pochi turisti che si potevano permettere il viaggio in carrozza, gli altri a piedi e spesso con gli zoccoli in mano per non consumarli inutilmente. Con grande delusione Giovann venne congedato poco prima di riuscire a maturare il diritto alla pensione.
Venne poi usata una vettura motorizzata, una Fiat verde, sembra che fosse una Balilla.

Ur Geo e ur Lino
In paese l’Ufficio postale venne sempre gestito dalla famiglia Malfanti. Ci si ricorda di Placido, sindaco per più legislature e poi il figlio Geo, che fino a pochi decenni fa era presente nell’Ufficio e si occupava anche della distribuzione. In tempi più recenti Guido gli subentrò per diversi anni, poi arrivo il Pagna, che concluderà la sua attività nei prossimi mesi. Come non ricordare poi Arialdo che puntualmente rallegrava le viuzze del paese con il suo fischiettare perfetto e spensierato. A Dino per lunghi anni l’Ufficio postale ha avuto sede nella ca’ dar Pep dra pòsta (nell’attuale Piazza Unione) dove per anni vi ha poi lavorato come buralista anche il figlio Lino, aiutato nella distribuzione dalla sorella Ilca. Ancora per pochi mesi, prima della chiusura definitiva, l’Ufficio di Dino è sistemato nella vecchia stazione della ferrovia Lugano-Cadro-Dino e vi lavora Simona, che con il suo fuoristrada raggiunge ogni angolo del paese. Sarebbe lungo ricordare anche tutti gli altri collaboratori (anzi essenzialmente collaboratrici) che si occupano della distribuzione.

Lavoro e riscatto sociale
Le vecchie regie federali, le petete, come le chiamavamo un tempo, costituirono anche un importante strumento di miglioramento sociale per tanti lavoratori del nostro comune. Non furono pochi coloro che poterono abbandonare l’emigrazione nella Svizzera interna grazie al posto sicuro (non precari, a ore o su chiamata, tanto amati e sostenuti dai nostri liberisti nostrani). Molti abbandonarono le professioni manuali tradizionalmente intraprese dai nostri emigranti (muratore, falegname, fabbro ferraio, …) per iniziare una nuova carriera lavorativa. Non furono pochi coloro che riuscirono anche a raggiungere posizioni di rilievo, coniugando il piacere di poter gestire con larga autonomia il proprio Ufficio postale e di percepire anche un giusto compenso per le responsabilità assunte. Altri raggiunsero i vertici dell’Amministrazione postale di Lugano tramite i più canonici percorsi scolastici. Senza la pretesa di ricordarli tutti possiamo richiamarli alla memoria pensandoli nella loro caratteristica divisa: Ur Milcare, Ido, Piero, Viteo, Gualtiero, Sergio, Arrigo, Adriano, Ezio, Luciano, Edo, Casimiro, Siro, Elio, Augusto, …

Il piacere e la dignità del lavoro
Lavorare alla posta aveva anche i suoi lati piacevoli. Ci si chiamava alla mattina presto, aspettando i soliti ritardatari, poi a corsa al lavoro dandosi una mano quando un collega era assente o in difficoltà,. Tutti si preoccupavano che gli invii e le commissioni giungessero con tempi e modalità ben precise. Ci si sentiva solidali e il proprio mestiere veniva vissuto con senso di responsabilità. Ognuno dava il meglio di sé per far funzionare a dovere un servizio pubblico che veniva sentito come un servizio al cittadino. Scambiare due chiacchiere con il pensionato, attendere con pazienza un’anziana che lentamente apre la porta, accogliere con piacere chi si rivolge allo sportello, … riuscire a mettere un po’ di umanità nel proprio lavoro.

Servizio per il pubblico o prestazioni per i clienti?
Purtroppo in questi ultimi anni la situazione sta velocemente cambiando: la posta non è più considerata un servizio pubblico, ma semplicemente un’azienda che deve fare utili vendendo le proprie prestazioni a dei clienti, i cittadini sembrano scomparsi. La Posta vive continue ristrutturazioni. Dopo lo smembramento dei telefoni (chissà perché c’è sempre qualcuno che vuole privatizzare ciò che rende?) anche all’interno dell’azienda si susseguono i cambiamenti assurdi.

Massimo profitto
Tutte le attività interne alla posta sono state suddivise in settori, ognuno dei quali deve fare utili. I lavoratori vengono messi in concorrenza uno con l’altro, ognuno deve occuparsi del proprio settore ed è spinto a fregarsene di ciò che succede al vicino o di ciò che non è più di sua competenza, Nei grossi Uffici postali chi lavora allo sportello deve indicare per ogni cliente quanti secondi ha dovuto dedicare ad ogni settore, in modo che possa essere fatturato il proprio impegno. Chi lavora nella posta perde qualsiasi stimolo a collaborare con i propri colleghi di altri settori. L’individualismo spinge a irrazionalità, disguidi e scelte assurde.

La distruzione di un patrimonio culturale
Un tempo chi entrava a lavorare nelle PTT veniva seguito per un periodo adeguato da colleghi con grande esperienza, disponibili, che avevano il tempo d’introdurre i nuovi arrivati al funzionamento generale del servizio. Oggi c’è una spinta al pensionamento dei quadri medio alti, le cui funzioni vengono eliminate e si introduce nuovo personale con una preparazione di pochi giorni, buttando alle ortiche un patrimonio culturale costruito con un serio lavoro durato decenni. Sono già state introdotte in via sperimentale e solo in piccoli paesi delle bucalettere raggruppate (delle specie di caselle postali dislocate in pochi punti dei villaggi), dove il postino in pochi minuti inserisce la corrispondenza senza più dover “imparare il giro”. I lavoratori incaricati per questa attività perdono qualsiasi professionalità, saranno pagati pochissimo e potranno essere chiamati a lavorare a ore solo quando ci sarà l’esigenza.
Dove si eliminano gli Uffici postali (ma la posta ora li deve garantire solo ad una distanza di 15 minuti di mezzo pubblico, perciò da Sonvico arriviamo quasi a Lugano) spesso si introduce il servizio su chiamata. Il giorno precedente il cittadino (pardon “il cliente”) deve lasciare nella propria bucalettere un avviso scritto di ciò che desidera. Il giorno seguente, se il cliente avrà la bontà di aspettare pazientemente, potrà svolgere quanto voluto direttamente con il postino (pagamenti, acquistare i francobolli, spedire una raccomandata, …).

Privatizzazione, ristrutturazione, liberalizzazione …
Potremmo continuare a lungo parlando della privatizzazione di altri settori “postali”, la manutenzione dei veicoli, il servizio degli autopostali, la distribuzione dei pacchi e delle lettere,… il tutto avviene sostenendo che ci si vuole adeguare alle richieste dei clienti rendendo le offerte più efficienti.

… solo danni e disagi per i cittadini e per i lavoratori
La convinzione è invece che senza alcun ritegno si stia distruggendo un servizio pubblico, simbolo anche dell’unità nazionale del nostro paese, che le condizioni di chi lavora alla posta si vadano facendo sempre più difficili e inaccettabili, che i servizi offerti stiano sempre più perdendo il loro carattere universale (i grossi clienti, banche e assicurazioni, saranno privilegiati rispetto al semplice cittadino che non ha nessuna possibilità di contrattare alcunché), il costo per il cittadino comune sarà sempre più caro (sono già stati annunciati gli aumenti dei francobolli, provate a confrontare quanto pagate oggi per spedire un pacco o un espresso rispetto a qualche anno fa). In queste settimane è stata annunciata la chiusura dell’Ufficio postale di Dino, quello di Villa Luganese è già da tempo scomparso, poi toccherà agli altri, in compenso si parla di un moderno centro postale a Cornaredo che potrebbe servire tutta la vallata … “il progresso neoliberista”. Così come è successo con la realizzazione dei grandi centri commerciali, che hanno portato alla chiusura dei piccoli negozi di paese, ora anche “il servizio pubblico” contribuisce ad accrescere il disagio dei cittadini, senza tener conto dei problemi di mobilità, del carico ambientale, dell’inquinamento provocato dagli utenti e dai lavoratori che si devono forzatamente motorizzare per usufruire del servizio postale.

I nostri diritti e la nostra dignità li possiamo difendere solo noi
Ci piace questa prospettiva? Il liberismo, l’eliminazione di ogni limitazione alla legge del mercato, deve essere la guida per la nostra società? Ci sta bene distruggere i valori della solidarietà, del servizio verso gli altri, del principio di uguaglianza, della soddisfazione e del piacere nel proprio lavoro?
Se crediamo sia giusto vivere senza che tutto venga valutato in termini di profitti e di guadagni ci dobbiamo mobilitare, dobbiamo difendere le nostre conquiste. Nessuno lo farà al nostro posto!
  (m.c.)



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Sonvico - Cancún

Incontri e manifestazioni un po’ dappertutto nel mondo contro il vertice WTO (in italiano OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio) di settembre a Cancun, simbolo della globalizzazione che crea povertà e disoccupazione. Anche noi, sabato 14 setttebre, ci siamo trovati a Sonvico, in Piazza del Torchio, presenti Marco Marcozzi, Saverio Lurati e Angelo Zanetti, che ci hanno aggiornati sui recenti sviluppi, con particolare attenzione alle implicazioni nazionali e locali.

Fra gli obiettivi del vertice: un passo decisivo nelle politiche liberiste verso la mercificazione totale dei beni comuni, la liberalizzazione dei servizi pubblici, la progressiva riduzione degli spazi e dei diritti collettivi. Privatizzare tutto: le ferrovie, l’elettricità le poste e telecomunicazioni, la scuola, perfino l’acqua.
Non è la globalizzazione in sé ad essere nefasta, bensì il modo in cui è gestita: gli scambi commerciali iniqui finora hanno portato ad un aumento del divario tra paesi poveri e paesi ricchi e alla riduzione in povertà di una parte sempre più consistente della popolazione, anche, come sappiamo, all’interno dei paesi ricchi.
Il lavoro è vieppiù precario e si fonda sempre più sul sistema delle agenzie interinali (oltre 60 in Ticino, alcune quotate in borsa) con le imprese che in questo modo possono accollare tutti i rischi al lavoratore e alle casse di disoccupazione: quando l’operaio serve lo fanno lavorare, quando non è necessario lo lasciano a casa. Per non parlare della formazione, ormai appannaggio quasi esclusivo della comunità. Queste agenzie interinali, a cui ci stiamo pian piano abituando (le avevamo pure accettate in votazione, evidentemente senza sapere molto che cosa ci avrebbero riservato), non si potrebbe pensare di proibirle?
E la liberalizzazione (= prolungamento) dell’apertura dei negozi? Certo, sarebbe molto comodo per tutti noi, poter fare gli acquisti fino alle nove di sera, ma dobbiamo sapere che accettando questo cambiamento si va decisamente verso un cambiamento di società: sarà presto il turno degli uffici postali, delle cancellerie comunali, di determinati uffici statali, … verso un supermercato globale ventiquattr’ore su ventiquattro, con l’esasperazione dell’individualismo e la scomparsa di tutti quei momenti di aggregazione sociale, per noi ancora molto importanti. Com’è avvenuto in America.
E le (ex) PTT?
Azienda pubblica o azienda alla ricerca del profitto? Nessuna delle due (o tutt’e due): in realtà oggi La Posta è un’azienda pubblica alla ricerca del massimo profitto.
Forse non tutti ricordano l’ingenuità delle posizioni dominanti nella sinistra e nei vertici sindacali al momento di prendere le decisioni che avrebbero portato alla situazione attuale: ci si illudeva di poter ”controllare il cambiamento”. L’insegnamento da trarre è questo: attenzione, bisogna pensarci molto bene prima si accettare piccole “innovazioni”, piccoli aggiustamenti in settori apparentemente marginali con “conseguenze trascurabili”. (è il caso proprio per la ristrutturazione della Banca dello Stato, in votazione il medesimo fine settimana).
E la ristrutturazione in funzione di sempre maggiori profitti è tutt’ora in atto: la Posta ha oltre 100 progetti in questo senso (compreso, naturalmente il ricorso alle famigerate agenzie interinali). L’aumento di 20 milioni rispetto all’anno precedente dei profitti per il 2002, stando ai manager de La Posta, ancora non basta.
Nella pratica l’Azienda non ha più nulla di pubblico, pur rimanendo completamente proprietà della Confederazione.
Sono peggiorate le condizioni di lavoro (ve la ricordate la proverbiale sicurezza del posto di lavoro?), ma anche il servizio, lo sappiamo tutti molto bene, non è più quello di una volta. La chiusura degli uffici postali ritenuti non redditizi obbedisce alla logica delle “PPP” / “PP” / “P”, come per la Migros. Gli attuali uffici con una sola “P”, come quello di Sonvico, e altri nella periferia luganese, sono ad alto rischio di chiusura. La politica aziendale prevede costruzione di grandi centri (ne faranno uno a Cornaredo?). Già adesso a Lugano il servizio allo sportello, regolamentato tramite ticket, prevede i tempi di attesa tra i 35 e i 45 minuti. Ovviamente il sistema dei ticket serve anche a verificare la redditività dell’impiegato, e l’utente ora viene designato come “cliente”.
Il futuro non promette niente di buono: dagli uffici postali appaltati in “franchising”, come fa la Mc Donald’s, ai privilegi per i clienti importanti (banche, assicurazioni, ecc), fino ad instaurare un servizio a due velocità.
Che possiamo fare per fermare o almeno limitare tutto questo?
Per esempio sostenere tutti i movimenti contro e rifiutarsi di accettare acriticamente tutto ciò che ci viene presentato come ineluttabile adeguamento ai tempi o come fattore di progresso: quasi sempre si tratta di specchietti per le allodole, e chi ci guadagna sono sempre e solo gli stessi: i ricchi.
Dopo lo spuntino (magnifiche torte e altre squisitezze rigorosamente no global) i bravissimi Confabula si sono esibiti in un’esilarante rivisitazione della favola di Cappuccetto Rosso, vagamente allusiva nei confronti dei temi appena trattati.  (f.s.)



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Un voto a sinistra e due firme!

Per difendere la lavoratrici e i lavoratori, le donne, la sicurezza sociale, la solidarietà, la giustizia e l’ambiente: un voto a sinistra (Lista 3 per il Consiglio nazionale e Marco Maurizio per il Consiglio degli Stati) e due firme (Cassa malati e AVS).

REFERENDUM

Contro l’11a revisione dell’AVS

Una revisione che colpisce specialmente le donne e che si propone a lungo termine un vero e proprio smantellamento del diritto alla pensione. Un attacco non solo al futuro di chi lavora e alla sua dignità, ma al principio costituzionale stesso che prevede un’AVS adeguata a “coprire i bisogni vitali in maniera appropriata”.

I contenuti principali della revisione:

Aumento a 65 anni dell’età di pensionamento delle donne

Rallentamento del ritmo d’indicizzazione delle rendite (solo ogni tre anni)

Riduzione delle rendite per vedove

Ridicolo sostegno al pensionamento anticipato per le donne

Questa revisione è la premessa per proporre una nuova tappa già annunciata dal ministro della socialità Couchepin (la volpe a guardia del pollaio) che vuole:

Pensionamento a 67 anni per tutti entro il 2025, portandolo però a 66 anni già entro il 2015

Diminuzione generale del livello delle rendite adattandole solo al rincaro e non più anche all’indice misto (che tiene conta anche dell’aumento dei salari)

Intervento sul secondo pilastro (decisione già effettuata dal Consiglio federale) avallando il modello Winterthur, che prevede la riduzione delle rendite e contemporaneamente l’aumento dei contributi da parte degli assicurati

Per ora dobbiamo raccogliere le firme per la riuscita del referendum, ma poi ci dobbiamo mobilitare per difendere e rafforzare i nostri diritti sociali, anche con lo sciopero. E’ vergognoso che a pagare gli immorali, demenziali e fallimentari giochi in borsa dei “capitalisti” nostrani e internazionali siano sempre e solo chiamati le lavoratrici e i lavoratori. Diamine, un po’ di dignità! (m.c.)

INIZIATIVA

Per una cassa malati unica e sociale

Da anni assistiamo impotenti al costante aumento dei premi delle casse malati, i quali incidono in maniera sempre più marcata sul bilancio di ogni famiglia. Eppure si calcola che il 43% dei premi incassati è dovuto a provvigioni e riserve. Come assicurati non abbiamo alcuna voce in capitolo e quindi siamo costretti a mettere mano al portafoglio per permettere agli assicuratori malattia di mantenere costanti i loro utili. Con l’iniziativa “per una cassa malati unica e sociale” si chiede alla confederazione di istituire una cassa unica per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, che porterebbe indubbi vantaggi, tra i quali:

riduzione dei premi

premi in funzione della capacità economica

soppressione della “caccia ai buoni rischi”

minori costi amministrativi

maggior potere decisionale per gli assicurati

migliore controllo sui costi

Se intendete sostenere l’iniziativa, oppure volete discutere di questo problema in modo più approfondito, vi aspettiamo presso i seggi elettorali, in occasione delle elezioni federali del 19 ottobre prossimo.   (r.b)

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ASSEMBLEA DELLA SEZIONE SOCIALISTA SONVICO - DINO

mercoledì 5 novembre, ore 20.15, sala del Consiglio comunale di Sonvico


Dopo un’introduzione generale sulle attività della Sezione interverrà Daria Lepori, attiva nel Gruppo Agenda 21 Locale Capriasca, che ci parlerà di sviluppo sostenibile e delle iniziative concrete che è possibile realizzare anche in una piccola realtà come la nostra.
Considerato l’interesse generale di quest’ultimo intervento auspichiamo una partecipazione allargata di tutti coloro che sono interessati ad approfondire temi concreti legati all’ambiente e alla qualità della vita al di là di ogni appartenenza politica.

Contemporaneamente allestiremo una piccola mostra “VIVERE SEMPLICE per un’economia della solidarietà” promossa da: Gruppo ricerca tecnologie appropriate, Mani tese, Riciclaggio e solidarietà, La fierucola, Centro educazione alla mondialità, Macro Edizioni (apertura ore 19.30) (apertura ore 19.30).

 


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