
Un annuncio vergognoso: chiude l'Ufficio postale di Dino - C'erano una volta le
PTT
Sonvico - Cancún
Un voto a sinistra e due firme
Assemblea della Sezione Socialista Sonvico - Dino
UN ANNUNCIO VERGOGNOSO:
CHIUDE L’UFFICIO POSTALE DI DINO
C’erano una volta le PTT…
Riandare con la memoria alla Posta nel nostro Comune forse non è solo un
atteggiamento di nostalgia, ma un modo per riflettere su come sta cambiando
la nostra
società, un modo per aiutarci a decidere se questo cambiamento ci
piace o meno.
La diligenza
Ci sono ancora vecchie fotografie che mostrano una
diligenza trainata dai cavalli che si occupava del trasporto postale tra
Sonvico e Lugano. Nel 1886 veniva messo a concorso “un servizio postale
quotidiano con vettura ad un cavallo tra Lugano-Cadro-Sonvico”. I più
anziani si ricordano ancora dell’ultimo postiglione: Giovanni Anaretti.
Con la realizzazione della Lugano-Cadro-Dino, si recava solo fino al
capolinea della ferrovia per ritirare la posta e far salire i pochi turisti
che si potevano permettere il viaggio in carrozza, gli altri a piedi e
spesso con gli zoccoli in mano per non consumarli inutilmente. Con grande
delusione Giovann venne congedato poco prima di riuscire a maturare
il diritto alla pensione.
Venne poi usata una vettura motorizzata, una Fiat verde,
sembra che fosse una Balilla.
Ur Geo e ur Lino
In paese l’Ufficio postale venne sempre gestito dalla
famiglia Malfanti. Ci si ricorda di Placido, sindaco per più
legislature e poi il figlio Geo, che fino a pochi decenni fa era
presente nell’Ufficio e si occupava anche della distribuzione. In tempi
più recenti Guido gli subentrò per diversi anni, poi arrivo il Pagna,
che concluderà la sua attività nei prossimi mesi. Come non ricordare poi Arialdo
che puntualmente rallegrava le viuzze del paese con il suo fischiettare
perfetto e spensierato. A Dino per lunghi anni l’Ufficio postale ha avuto
sede nella ca’ dar Pep dra pòsta (nell’attuale Piazza Unione)
dove per anni vi ha poi lavorato come buralista anche il figlio Lino,
aiutato nella distribuzione dalla sorella Ilca. Ancora per pochi
mesi, prima della chiusura definitiva, l’Ufficio di Dino è sistemato
nella vecchia stazione della ferrovia Lugano-Cadro-Dino e vi lavora Simona,
che con il suo fuoristrada raggiunge ogni angolo del paese. Sarebbe lungo
ricordare anche tutti gli altri collaboratori (anzi essenzialmente
collaboratrici) che si occupano della distribuzione.
Lavoro e riscatto sociale
Le vecchie regie federali, le petete, come le chiamavamo un tempo,
costituirono anche un importante strumento di miglioramento sociale per
tanti lavoratori del nostro comune. Non furono pochi coloro che poterono
abbandonare l’emigrazione nella Svizzera interna grazie al posto sicuro
(non precari, a ore o su chiamata, tanto amati e sostenuti dai nostri
liberisti nostrani). Molti abbandonarono le professioni manuali
tradizionalmente intraprese dai nostri emigranti (muratore, falegname,
fabbro ferraio, …) per iniziare una nuova carriera lavorativa. Non furono
pochi coloro che riuscirono anche a raggiungere posizioni di rilievo,
coniugando il piacere di poter gestire con larga autonomia il proprio
Ufficio postale e di percepire anche un giusto compenso per le
responsabilità assunte. Altri raggiunsero i vertici dell’Amministrazione
postale di Lugano tramite i più canonici percorsi scolastici. Senza la
pretesa di ricordarli tutti possiamo richiamarli alla memoria
pensandoli nella loro caratteristica divisa: Ur Milcare, Ido,
Piero, Viteo, Gualtiero, Sergio, Arrigo, Adriano, Ezio, Luciano, Edo,
Casimiro, Siro, Elio, Augusto, …
Il piacere e la dignità del lavoro
Lavorare alla posta aveva anche i suoi lati piacevoli. Ci
si chiamava alla mattina presto, aspettando i soliti ritardatari, poi a
corsa al lavoro dandosi una mano quando un collega era assente o in
difficoltà,. Tutti si preoccupavano che gli invii e le commissioni
giungessero con tempi e modalità ben precise. Ci si sentiva solidali e il
proprio mestiere veniva vissuto con senso di responsabilità. Ognuno dava il
meglio di sé per far funzionare a dovere un servizio pubblico che veniva
sentito come un servizio al cittadino. Scambiare due chiacchiere con il
pensionato, attendere con pazienza un’anziana che lentamente apre la
porta, accogliere con piacere chi si rivolge allo sportello, … riuscire a
mettere un po’ di umanità nel proprio lavoro.
Servizio per il pubblico o prestazioni per i clienti?
Purtroppo in questi ultimi anni la situazione sta
velocemente cambiando: la posta non è più considerata un servizio
pubblico, ma semplicemente un’azienda che deve fare utili vendendo le
proprie prestazioni a dei clienti, i cittadini sembrano scomparsi. La Posta
vive continue ristrutturazioni. Dopo lo smembramento dei telefoni (chissà
perché c’è sempre qualcuno che vuole privatizzare ciò che rende?) anche
all’interno dell’azienda si susseguono i cambiamenti assurdi.
Massimo profitto
Tutte le attività interne alla posta sono state
suddivise in settori, ognuno dei quali deve fare utili. I lavoratori vengono
messi in concorrenza uno con l’altro, ognuno deve occuparsi del proprio
settore ed è spinto a fregarsene di ciò che succede al vicino o di ciò
che non è più di sua competenza, Nei grossi Uffici postali chi lavora allo
sportello deve indicare per ogni cliente quanti secondi ha dovuto dedicare
ad ogni settore, in modo che possa essere fatturato il proprio impegno. Chi
lavora nella posta perde qualsiasi stimolo a collaborare con i propri
colleghi di altri settori. L’individualismo spinge a irrazionalità,
disguidi e scelte assurde.
La distruzione di un patrimonio culturale
Un tempo chi entrava a lavorare nelle PTT veniva seguito
per un periodo adeguato da colleghi con grande esperienza, disponibili, che
avevano il tempo d’introdurre i nuovi arrivati al funzionamento generale
del servizio. Oggi c’è una spinta al pensionamento dei quadri medio alti,
le cui funzioni vengono eliminate e si introduce nuovo personale con una
preparazione di pochi giorni, buttando alle ortiche un patrimonio culturale
costruito con un serio lavoro durato decenni. Sono già state introdotte in
via sperimentale e solo in piccoli paesi delle bucalettere raggruppate
(delle specie di caselle postali dislocate in pochi punti dei villaggi),
dove il postino in pochi minuti inserisce la corrispondenza senza più dover
“imparare il giro”. I lavoratori incaricati per questa attività perdono
qualsiasi professionalità, saranno pagati pochissimo e potranno essere
chiamati a lavorare a ore solo quando ci sarà l’esigenza.
Dove si eliminano gli Uffici postali (ma la posta ora li
deve garantire solo ad una distanza di 15 minuti di mezzo pubblico, perciò
da Sonvico arriviamo quasi a Lugano) spesso si introduce il servizio su
chiamata. Il giorno precedente il cittadino (pardon “il cliente”) deve
lasciare nella propria bucalettere un avviso scritto di ciò che desidera.
Il giorno seguente, se il cliente avrà la bontà di aspettare
pazientemente, potrà svolgere quanto voluto direttamente con il postino
(pagamenti, acquistare i francobolli, spedire una raccomandata, …).
Privatizzazione, ristrutturazione, liberalizzazione …
Potremmo continuare a lungo parlando della
privatizzazione di altri settori “postali”, la manutenzione dei veicoli,
il servizio degli autopostali, la distribuzione dei pacchi e delle lettere,…
il tutto avviene sostenendo che ci si vuole adeguare alle richieste dei
clienti rendendo le offerte più efficienti.
… solo danni e disagi per i cittadini e per i
lavoratori
La convinzione è invece che senza alcun ritegno si stia
distruggendo un servizio pubblico, simbolo anche dell’unità nazionale del
nostro paese, che le condizioni di chi lavora alla posta si vadano facendo
sempre più difficili e inaccettabili, che i servizi offerti stiano sempre
più perdendo il loro carattere universale (i grossi clienti, banche e
assicurazioni, saranno privilegiati rispetto al semplice cittadino che non
ha nessuna possibilità di contrattare alcunché), il costo per il cittadino
comune sarà sempre più caro (sono già stati annunciati gli aumenti dei
francobolli, provate a confrontare quanto pagate oggi per spedire un pacco o
un espresso rispetto a qualche anno fa). In queste settimane è stata
annunciata la chiusura dell’Ufficio postale di Dino, quello di Villa
Luganese è già da tempo scomparso, poi toccherà agli altri, in compenso
si parla di un moderno centro postale a Cornaredo che potrebbe servire tutta
la vallata … “il progresso neoliberista”. Così come è successo con
la realizzazione dei grandi centri commerciali, che hanno portato alla
chiusura dei piccoli negozi di paese, ora anche “il servizio pubblico”
contribuisce ad accrescere il disagio dei cittadini, senza tener conto dei
problemi di mobilità, del carico ambientale, dell’inquinamento provocato
dagli utenti e dai lavoratori che si devono forzatamente motorizzare per
usufruire del servizio postale.
I nostri diritti e la nostra dignità li possiamo
difendere solo noi
Ci piace questa prospettiva? Il liberismo, l’eliminazione
di ogni limitazione alla legge del mercato, deve essere la guida per la
nostra società? Ci sta bene distruggere i valori della solidarietà, del
servizio verso gli altri, del principio di uguaglianza, della soddisfazione
e del piacere nel proprio lavoro?
Se crediamo sia giusto vivere senza che tutto venga
valutato in termini di profitti e di guadagni ci dobbiamo mobilitare,
dobbiamo difendere le nostre conquiste. Nessuno lo farà al nostro posto!
(m.c.)
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Sonvico - Cancún
Incontri e manifestazioni un po’ dappertutto nel mondo contro il
vertice WTO (in italiano OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio) di
settembre a Cancun, simbolo della globalizzazione che crea povertà e
disoccupazione. Anche noi, sabato 14 setttebre, ci siamo trovati a Sonvico,
in Piazza del Torchio, presenti Marco Marcozzi, Saverio Lurati e Angelo
Zanetti, che ci hanno aggiornati sui recenti sviluppi, con particolare
attenzione alle implicazioni nazionali e locali.
Fra gli obiettivi del vertice: un passo decisivo nelle
politiche liberiste verso la mercificazione totale dei beni comuni, la
liberalizzazione dei servizi pubblici, la progressiva riduzione degli spazi
e dei diritti collettivi. Privatizzare tutto: le ferrovie, l’elettricità
le poste e telecomunicazioni, la scuola, perfino l’acqua.
Non è la globalizzazione in sé ad essere nefasta,
bensì il modo in cui è gestita: gli scambi commerciali iniqui finora hanno
portato ad un aumento del divario tra paesi poveri e paesi ricchi e alla
riduzione in povertà di una parte sempre più consistente della
popolazione, anche, come sappiamo, all’interno dei paesi ricchi.
Il lavoro è vieppiù precario e si fonda sempre più sul
sistema delle agenzie interinali (oltre 60 in Ticino, alcune quotate in
borsa) con le imprese che in questo modo possono accollare tutti i rischi al
lavoratore e alle casse di disoccupazione: quando l’operaio serve lo fanno
lavorare, quando non è necessario lo lasciano a casa. Per non parlare della
formazione, ormai appannaggio quasi esclusivo della comunità. Queste
agenzie interinali, a cui ci stiamo pian piano abituando (le avevamo pure
accettate in votazione, evidentemente senza sapere molto che cosa ci
avrebbero riservato), non si potrebbe pensare di proibirle?
E la liberalizzazione (= prolungamento) dell’apertura
dei negozi? Certo, sarebbe molto comodo per tutti noi, poter fare gli
acquisti fino alle nove di sera, ma dobbiamo sapere che accettando questo
cambiamento si va decisamente verso un cambiamento di società: sarà presto
il turno degli uffici postali, delle cancellerie comunali, di determinati
uffici statali, … verso un supermercato globale ventiquattr’ore su
ventiquattro, con l’esasperazione dell’individualismo e la scomparsa di
tutti quei momenti di aggregazione sociale, per noi ancora molto importanti.
Com’è avvenuto in America.
E le (ex) PTT?
Azienda pubblica o azienda alla ricerca del profitto?
Nessuna delle due (o tutt’e due): in realtà oggi La Posta è un’azienda
pubblica alla ricerca del massimo profitto.
Forse non tutti ricordano l’ingenuità delle posizioni
dominanti nella sinistra e nei vertici sindacali al momento di prendere le
decisioni che avrebbero portato alla situazione attuale: ci si illudeva di
poter ”controllare il cambiamento”. L’insegnamento da trarre è
questo: attenzione, bisogna pensarci molto bene prima si accettare piccole
“innovazioni”, piccoli aggiustamenti in settori apparentemente marginali
con “conseguenze trascurabili”. (è il caso proprio per la
ristrutturazione della Banca dello Stato, in votazione il medesimo fine
settimana).
E la ristrutturazione in funzione di sempre maggiori
profitti è tutt’ora in atto: la Posta ha oltre 100 progetti in questo
senso (compreso, naturalmente il ricorso alle famigerate agenzie
interinali). L’aumento di 20 milioni rispetto all’anno precedente dei
profitti per il 2002, stando ai manager de La Posta, ancora non basta.
Nella pratica l’Azienda non ha più nulla di pubblico,
pur rimanendo completamente proprietà della Confederazione.
Sono peggiorate le condizioni di lavoro (ve la ricordate
la proverbiale sicurezza del posto di lavoro?), ma anche il servizio, lo
sappiamo tutti molto bene, non è più quello di una volta. La chiusura
degli uffici postali ritenuti non redditizi obbedisce alla logica delle “PPP”
/ “PP” / “P”, come per la Migros. Gli attuali uffici con una sola
“P”, come quello di Sonvico, e altri nella periferia luganese, sono ad
alto rischio di chiusura. La politica aziendale prevede costruzione di
grandi centri (ne faranno uno a Cornaredo?). Già adesso a Lugano il
servizio allo sportello, regolamentato tramite ticket, prevede i tempi di
attesa tra i 35 e i 45 minuti. Ovviamente il sistema dei ticket serve anche
a verificare la redditività dell’impiegato, e l’utente ora viene
designato come “cliente”.
Il futuro non promette niente di buono: dagli uffici
postali appaltati in “franchising”, come fa la Mc Donald’s, ai
privilegi per i clienti importanti (banche, assicurazioni, ecc), fino ad
instaurare un servizio a due velocità.
Che possiamo fare per fermare o almeno limitare tutto
questo?
Per esempio sostenere tutti i movimenti contro e
rifiutarsi di accettare acriticamente tutto ciò che ci viene presentato
come ineluttabile adeguamento ai tempi o come fattore di progresso: quasi
sempre si tratta di specchietti per le allodole, e chi ci guadagna sono
sempre e solo gli stessi: i ricchi.
Dopo lo spuntino (magnifiche torte e altre squisitezze
rigorosamente no global) i bravissimi Confabula si sono esibiti in un’esilarante
rivisitazione della favola di Cappuccetto Rosso, vagamente allusiva nei
confronti dei temi appena trattati. (f.s.)
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Un voto a sinistra e due firme!
Per difendere la lavoratrici e i lavoratori, le donne, la sicurezza
sociale, la solidarietà, la giustizia e l’ambiente: un voto a sinistra
(Lista 3 per il Consiglio nazionale e Marco Maurizio per il Consiglio degli
Stati) e due firme (Cassa malati e AVS).
REFERENDUM
Contro l’11a revisione dell’AVS
Una revisione che colpisce specialmente le donne e che si propone a lungo
termine un vero e proprio smantellamento del diritto alla pensione. Un
attacco non solo al futuro di chi lavora e alla sua dignità, ma al
principio costituzionale stesso che prevede un’AVS adeguata a “coprire i
bisogni vitali in maniera appropriata”.
I contenuti principali della revisione:
Aumento a 65 anni dell’età di pensionamento delle donne
Rallentamento del ritmo d’indicizzazione delle rendite (solo ogni tre
anni)
Riduzione delle rendite per vedove
Ridicolo sostegno al pensionamento anticipato per le donne
Questa revisione è la premessa per proporre una nuova tappa già
annunciata dal ministro della socialità Couchepin (la volpe a guardia del
pollaio) che vuole:
Pensionamento a 67 anni per tutti entro il 2025, portandolo però a 66
anni già entro il 2015
Diminuzione generale del livello delle rendite adattandole solo al
rincaro e non più anche all’indice misto (che tiene conta anche dell’aumento
dei salari)
Intervento sul secondo pilastro (decisione già effettuata dal
Consiglio federale) avallando il modello Winterthur, che prevede la
riduzione delle rendite e contemporaneamente l’aumento dei contributi da
parte degli assicurati
Per ora dobbiamo raccogliere le firme per la riuscita del referendum, ma
poi ci dobbiamo mobilitare per difendere e rafforzare i nostri diritti
sociali, anche con lo sciopero. E’ vergognoso che a pagare gli immorali,
demenziali e fallimentari giochi in borsa dei “capitalisti” nostrani e
internazionali siano sempre e solo chiamati le lavoratrici e i lavoratori.
Diamine, un po’ di dignità! (m.c.)
INIZIATIVA
Per una cassa malati unica e sociale
Da anni assistiamo impotenti al costante aumento dei premi delle casse
malati, i quali incidono in maniera sempre più marcata sul bilancio di ogni
famiglia. Eppure si calcola che il 43% dei premi incassati è dovuto a
provvigioni e riserve. Come assicurati non abbiamo alcuna voce in capitolo e
quindi siamo costretti a mettere mano al portafoglio per permettere agli
assicuratori malattia di mantenere costanti i loro utili. Con l’iniziativa
“per una cassa malati unica e sociale” si chiede alla confederazione di
istituire una cassa unica per l’assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie, che porterebbe indubbi vantaggi, tra i quali:
riduzione dei premi
premi in funzione della capacità economica
soppressione della “caccia ai buoni rischi”
minori costi amministrativi
maggior potere decisionale per gli assicurati
migliore controllo sui costi
Se intendete sostenere l’iniziativa, oppure volete discutere di questo
problema in modo più approfondito, vi aspettiamo presso i seggi elettorali,
in occasione delle elezioni federali del 19 ottobre prossimo. (r.b)
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ASSEMBLEA DELLA SEZIONE SOCIALISTA SONVICO - DINO
mercoledì 5 novembre, ore 20.15, sala
del Consiglio comunale di Sonvico
Dopo un’introduzione generale sulle attività della
Sezione interverrà Daria Lepori, attiva nel Gruppo Agenda 21 Locale
Capriasca, che ci parlerà di sviluppo sostenibile e delle iniziative
concrete che è possibile realizzare anche in una piccola realtà come la
nostra.
Considerato l’interesse generale di quest’ultimo intervento auspichiamo
una partecipazione allargata di tutti coloro che sono interessati ad
approfondire temi concreti legati all’ambiente e alla qualità della vita
al di là di ogni appartenenza politica.
Contemporaneamente allestiremo una
piccola mostra “VIVERE SEMPLICE per un’economia della solidarietà”
promossa da: Gruppo ricerca tecnologie
appropriate, Mani tese,
Riciclaggio e solidarietà, La fierucola,
Centro educazione alla
mondialità, Macro Edizioni
(apertura ore 19.30) (apertura ore 19.30).
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