Un
risultato storico per la sinistra del nostro Comune!
Le
cose erano molto più semplici quando i politici non apparivano alla
televisione
Un percorso ciclabile tra Pregassona - Dino - Cagiallo
PRIMAVERA : tempo di
giardinaggio, meglio se “verde”
Un risultatto storico
per la sinistra nel nostro Comune
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Le cose erano molto più semplici
quando i politici non apparivano in televisione
di Angelo Rossi -
economista (contributo apparso su “il caffè”, aprile 2004)
Nei tempi passati, quando le cose
erano molto più semplici e i politici non apparivano ancora alla televisione,
la gestione della cosa pubblica si basava su un concetto di buon senso che,
oggigiorno, è oramai scomparso nel dimenticatoio: il concetto di fabbisogno.
Determinato l’ammontare della spesa
che l'ente pubblico doveva affrontare nell'anno successivo, il preventivo
veniva chiuso stimando il gettito di imposta necessario a pareggiare la
stessa. Se la spesa saliva la conseguenza era purtroppo che anche le imposte
dovevano aumentare. Se la spesa diminuiva, ecco che si poteva ridurre il
carico fiscale. Poi le cose si complicarono per effetto di una credenza
conservatrice, importata dagli Stati Uniti, che rovesciando il concetto del
fabbisogno sosteneva che in primo luogo andavano ridotte le imposte perché
questo, anche se non era chiaro come, avrebbe stimolato l'economia. La
crescita dell'economia, poi, sarebbe bastata per assicurare qualunque gettito
si fosse reso necessario per pareggiare la spesa preventivata. Così la
riduzione delle imposte, la crescita economica e, di conseguenza, la crescita
del gettito fiscale andavano di pari passo. Perché non averci pensato prima?
Purtroppo le applicazioni pratiche di questa teoria furono disastrose, negli
Stati Uniti e altrove, disastrose si intende per l'equilibrio dei conti
pubblici. Ma la teoria continua ad essere applicata, anche in Svizzera, anche
in Ticino, con una determinazione che meriterebbe migliori esiti. Per evitare
il peggio, ossia disavanzi colossali, quando l'economia non risponde alla
riduzione delle imposte, o quando la crescita economica non genera risorse
supplementari per lo Stato, i nostri politici hanno inventato un antidoto: il
taglio della spesa pubblica. Facendo così, si ritorna alla situazione
originale, con una differenza: oggi si fissa il fabbisogno fiscale e poi si
cerca di adattargli la spesa. E anche questo può andar bene se il taglio
della spesa pubblica non frena la crescita economica, questione non marginale,
tutta da verificare!
Ma anche accettando questa inversione di posizione nella
preparazione del preventivo dello Stato ancora non si spiega perché non si
possano aumentare le imposte come da qualche settimana va affermando il
presidente del Plr Merlini. Personalmente reputo che vi sono solo tre
argomenti economici che possono essere invocati per non aumentare le imposte
quando diventa necessario chiudere a pareggio un preventivo: il primo è che
si spera che la produttività dell'amministrazione aumenti e che quindi si
possa fare di più spendendo meno. Il secondo è che si teme che l'aumento
delle imposte riduca il potere di acquisto dei ceti meno abbienti che formano
la maggioranza dell'elettorato e il terzo è che si pensa che l'aumento delle
imposte possa sottrarre risorse agli investimenti privati. Nel caso ticinese
nessuno dei tre argomenti tiene. Vi è poi un quarto argomento, probabilmente
altrettanto importante dal profilo politico, che esce però dal campo
dell'economia: non perdere la faccia! Sull'importanza di questo argomento
l'elettorato ticinese si pronuncerà il 16 maggio. Secondo me, in conclusione,
argomenti economici fondati su considerazioni economiche dimostrabili, per non
aumentare le imposte dirette del Cantone, quando prevedono disavanzi, non ne
esistono. Come, è bene precisarlo, non esistono argomenti contro la
diminuzione delle imposte, se lo Stato dispone di eccedenze.
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un percorso ciclabile tra Pregassona - Dino -
Cagiallo
di Fabiano
Piazza
Nel lontano 1904 un gruppo di volenterosi cittadini
della pubblica adunanza di Cadro si riunì per fondare una società che
creasse una linea di tram tra Pregassona – Cadro - Tesserete.
La linea venne inaugurata il 2 gennaio 1911 e
fece il suo servizio fino alla fine di luglio del 1970. Purtroppo
la linea fino a Tesserete non fu costruita per diverse traversie, perciò il
capolinea della piccola ferrovia restò a Dino. Con corse ogni 20 minuti,
dalle 5.30 alle 21.00 di sera, il trenino portava enormi benefici agli
abitanti della regione, nonché a numerosi turisti. Gli alberghi della regione
erano sovente pieni. A Dino per esempio c’era il ristorante Albergo della
Stazione e l’Hotel California. Nel loro itinerario i turisti che giungevano
a Dino, proseguivano a piedi nella campagna e attraversando il Ponte di Spada,
giungevano a Sarone, Cagiallo e Tesserete, dove discendevano dall’altra
sponda con il tram Tesserete – Lugano. Il sentiero si percorreva in circa 1
ora.
Purtroppo dopo quasi 60 anni di servizio il
tram venne sostituito dai bus, che a detta di tanti erano più veloci e
avrebbero offerto un numero di corse maggiori.
Ora sono cambiate molte cose e, nonostante il
servizio dei bus sia più veloce, ma forse un po’ più scomodo, il turismo
non ne ha beneficiato. Tutt’altro, il turismo è quasi scomparso e i soli
turisti che giungono da noi spesso hanno sbagliato strada, … magari dovevano
andare al San Gottardo. C’è però una nicchia
interessante verso la quale ci si potrebbe impegnare di più a favore di
questo settore. Sulle nostre strade si vedono diverse biciclette e rampichini.
Si vedono famiglie che cercano la natura e la tranquillità.
Ho provato a immaginare cosa si poteva fare e
subito ho pensato ad un percorso ciclabile dove le biciclette possano
circolare liberamente e i ciclisti possano godersi allegramente le nostre
favolose campagne. L’idea sarebbe quella di
elaborare uno studio di fattibilità per creare dei percorsi ciclabili
riprendendo i vecchi sedimi della ferrovie.
Il primo percorso partirebbe da Pregassona,
zona Viarnetto, su quello che è rimasto del percorso del tram. Questo
continua in direzione di Soragno, Davesco, Cadro, Dino e qui si potrebbe farlo
continuare verso la campagna di Dino (Roslin) arrivando fino alla zona della
valle dove c’è il famoso Ponte di Spada. Ovviamente la zona adesso è molto
scomoda e, a meno di non essere giovani e sportivi, passare con una bicicletta
è estremamente arduo, dunque bisognerebbe creare una passerella che giunga in
zona Sarone a Cagiallo. Continuando si potrebbe
ridiscendere poi in direzione di Tesserete ed in seguito, sempre sul sedime
del vecchio tram, continuare passando da Lugaggia, Sureggio, arrivando fino a
Canobbio e Lugano.
Naturalmente in diversi punti ci sono delle
difficoltà da superare. Ad esempio a Cossio, dove la strada scende verso
Ponte di Valle, si dovrebbe creare una passerella sul vecchio ponte che giace
diroccato da più di 30 anni. Creare una passerella in quel punto vorrebbe
dire anche risolvere un problema grosso per i pedoni che vogliono passare da
Davesco a Cadro e che devono vedersela con la pericolosità dell’incrocio, e
con la velocità eccessiva delle auto che transitano in quella zona nella
quale non esiste neppure un marciapiede…
Un altro punto delicato è la zona di Resec,
che si trova a Dino appena sotto la chiesa. Qui il problema grosso è che
bisogna scendere un forte dislivello ed in seguito risalirlo. Questo impedisce
a mamme che vorrebbero percorrerlo con un passeggino di transitare attraverso
questa strada, anche gli anziani fanno molta fatica a risalire il pendio.
Secondo me l’idea va studiata e va messa in
pratica al più presto. Ne avrebbero giovamento anche gli abitanti dei paesi
delle due sponde del Cassarate. In pochi minuti si raggiungerebbe Tesserete,
rispettivamente Cadro. I negozi potrebbero beneficiarne e con loro anche altri
servizi: ristoranti, alberghi, bar, ecc.
Spero che ci sia qualcuno che apprezzi questa
idea e possa aiutarmi a realizzare questo progetto.
Chissà che la proposta non favorisca poi la
realizzazione di un agriturismo nella campagna tra Dino e Tesserete, con la
possibilità di chi passa di lì di rifocillarsi e magari avere la
possibilità di acquistare prodotti della zona?
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Obiettivo
qualità della vita!
Amate il vostro giardino, quasi fosse una parte di voi
stessi?
Avete un bel giardino e desiderate un orto rigoglioso? Siete fortunati!
Con i tempi che corrono è molto più sano coltivare il proprio orto, …ma
attenzione! … i prodotti che usate sono in linea con l’ambiente e
soprattutto rispettosi della vostra salute e di quella del vostro prossimo?
Ecco alcuni modesti consigli per un orto ecologico, nonché
un promemoria per chi queste cose le sa già!
Preparare il terriccio (detto anche composto)
Si possono compostare quasi tutti i rifiuti della cucina (bucce)
e del giardino (erbacce infestanti annuali, materiale secco), escludendo però
il materiale malato, trattato chimicamente e le malerbe perenni. Sono compresi
invece i cuscini di fibra naturale (piuma), i tappeti (tagliati a pezzetti), le
maglie (fibra naturale) e i giornali tritati o tagliuzzati a strisce.
Concimi naturali oltre al composto
Piselli e fagioli: conviene sempre inserire questi e altri legumi
nella rotazione delle colture. Fanno aumentare il livello di azoto .
Cenere di legna: essa contiene elementi utili soprattutto
solfato di potassio. Gusci d’uovo: mettere uno strato di gusci d’uovo schiacciati
in fondo alla buca in cui si pianta. Ciò costituisce una riserva di calcio e
aiuta il drenaggio.
Concimi fatti in casa
Si può preparare un buon liquido interamente organico con l’ortica.
Il procedimento è semplice: occorre solo un posto in cui conservare la
quantità prodotta di questo concime che è di buona qualità, molto
efficace e non costoso. Aggiungere a 10 litri di acqua minimo 1 kg di ortiche. Coprire
con una pellicola di plastica e rimescolare ogni tanto per alcune settimane. A
decomposizione ultimata colare in un secchio, diluire con acqua prima di
concimare. La parte ormai decomposta può essere messa nel compostaggio.
ATTENZIONE: non concimare mai le piante se c’è mancanza d’acqua.
Come e quando innaffiare, come raccogliere e riciclare
l’acqua
Risparmiare acqua: bagnate la mattina presto e la sera tardi,
poiché durante il giorno oltre a bruciare le colture, l’acqua evapora
rapidamente.
Alcune “idee in più”
Mettere un contenitore pulito sotto un tubo di sgrondo per
raccogliervi l’acqua. Per impedire che foglie o rametti e altri detriti
finiscano nella botte fare un filtro con una vecchia calza di nylon e
fermarla con un elastico su un’estremità del tubo.
Si può utilizzare l’acqua della vasca da bagno (non deve contenere
molta schiuma) e quella del lavandino. Per raccogliere l’acqua attaccare
una canna flessibile al tubo di scolo e dirottarla dentro un contenitore
adatto.
Per stabilire quanto a lungo si deve bagnare una zona con uno
spruzzatore, si metta accanto all’ugello un barattolo. Quando questo ha
raccolto 2,5 cm di acqua spostare lo spruzzatore.
Per bagnare nel sacco da coltura. Tagliare il fondo di una bottiglia
PET, togliere il tappo e inserirla a testa in giù nel terriccio del sacco
da coltura. Bagnare attraverso la bottiglia in modo che l’acqua non
fuoriesca del sacco. Per proteggere le colture dal tubo flessibile trascinato da un
punto all’altro del giardino, infilare dei corti paletti di legno agli angoli
delle aiuole o a brevi intervalli lungo i bordi.
Per finire: non crediate che questa sia tutta “farina del mio
sacco”. Alcuni consigli li ho estrapolati dal libro “Il giardino, segreti e
consigli” di P. Greenwood.
Credo che ogni consiglio sia ben accetto da tutti, basta che ci aiuti a
vivere in modo sano e nel rispetto dell’ambiente.
(p.b.)
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