Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
Contatti: maggio 2004, Numero 28

Vai... Un risultato storico per la sinistra del nostro Comune!
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Le cose erano molto più semplici quando i politici non apparivano alla televisione
Vai... Un percorso ciclabile tra Pregassona - Dino - Cagiallo 
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PRIMAVERA : tempo di giardinaggio, meglio se “verde”



Un risultatto storico per la sinistra nel nostro Comune

La prima pagina in formato pdf (pagina in allestimento)

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Le cose erano molto più semplici quando i politici non apparivano in televisione

di Angelo Rossi - economista (contributo apparso su “il caffè”, aprile 2004)

Nei tempi passati, quando le cose erano molto più semplici e i politici non apparivano ancora alla televisione, la gestione della cosa pubblica si basava su un concetto di buon senso che, oggigiorno, è oramai scomparso nel dimenticatoio: il concetto di fabbisogno.

Determinato l’ammontare della spesa che l'ente pubblico doveva affrontare nell'anno successivo, il preventivo veniva chiuso stimando il gettito di imposta necessario a pareggiare la stessa. Se la spesa saliva la conseguenza era purtroppo che anche le imposte dovevano aumentare. Se la spesa diminuiva, ecco che si poteva ridurre il carico fiscale. Poi le cose si complicarono per effetto di una credenza conservatrice, importata dagli Stati Uniti, che rovesciando il concetto del fabbisogno sosteneva che in primo luogo andavano ridotte le imposte perché questo, anche se non era chiaro come, avrebbe stimolato l'economia. La crescita dell'economia, poi, sarebbe bastata per assicurare qualunque gettito si fosse reso necessario per pareggiare la spesa preventivata. Così la riduzione delle imposte, la crescita economica e, di conseguenza, la crescita del gettito fiscale andavano di pari passo. Perché non averci pensato prima? Purtroppo le applicazioni pratiche di questa teoria furono disastrose, negli Stati Uniti e altrove, disastrose si intende per l'equilibrio dei conti pubblici. Ma la teoria continua ad essere applicata, anche in Svizzera, anche in Ticino, con una determinazione che meriterebbe migliori esiti. Per evitare il peggio, ossia disavanzi colossali, quando l'economia non risponde alla riduzione delle imposte, o quando la crescita economica non genera risorse supplementari per lo Stato, i nostri politici hanno inventato un antidoto: il taglio della spesa pubblica. Facendo così, si ritorna alla situazione originale, con una differenza: oggi si fissa il fabbisogno fiscale e poi si cerca di adattargli la spesa. E anche questo può andar bene se il taglio della spesa pubblica non frena la crescita economica, questione non marginale, tutta da verificare!

Ma anche accettando questa inversione di posizione nella preparazione del preventivo dello Stato ancora non si spiega perché non si possano aumentare le imposte come da qualche settimana va affermando il presidente del Plr Merlini. Personalmente reputo che vi sono solo tre argomenti economici che possono essere invocati per non aumentare le imposte quando diventa necessario chiudere a pareggio un preventivo: il primo è che si spera che la produttività dell'amministrazione aumenti e che quindi si possa fare di più spendendo meno. Il secondo è che si teme che l'aumento delle imposte riduca il potere di acquisto dei ceti meno abbienti che formano la maggioranza dell'elettorato e il terzo è che si pensa che l'aumento delle imposte possa sottrarre risorse agli investimenti privati. Nel caso ticinese nessuno dei tre argomenti tiene. Vi è poi un quarto argomento, probabilmente altrettanto importante dal profilo politico, che esce però dal campo dell'economia: non perdere la faccia! Sull'importanza di questo argomento l'elettorato ticinese si pronuncerà il 16 maggio. Secondo me, in conclusione, argomenti economici fondati su considerazioni economiche dimostrabili, per non aumentare le imposte dirette del Cantone, quando prevedono disavanzi, non ne esistono. Come, è bene precisarlo, non esistono argomenti contro la diminuzione delle imposte, se lo Stato dispone di eccedenze.


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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un percorso ciclabile tra Pregassona - Dino - Cagiallo
di Fabiano Piazza

Nel lontano 1904 un gruppo di volenterosi cittadini della pubblica adunanza di Cadro si riunì per fondare una società che creasse una linea di tram tra Pregassona – Cadro - Tesserete.
La linea venne inaugurata il 2 gennaio 1911 e fece il suo servizio fino alla fine di luglio del 1970. Purtroppo la linea fino a Tesserete non fu costruita per diverse traversie, perciò il capolinea della piccola ferrovia restò a Dino. Con corse ogni 20 minuti, dalle 5.30 alle 21.00 di sera, il trenino portava enormi benefici agli abitanti della regione, nonché a numerosi turisti. Gli alberghi della regione erano sovente pieni. A Dino per esempio c’era il ristorante Albergo della Stazione e l’Hotel California. Nel loro itinerario i turisti che giungevano a Dino, proseguivano a piedi nella campagna e attraversando il Ponte di Spada, giungevano a Sarone, Cagiallo e Tesserete, dove discendevano dall’altra sponda con il tram Tesserete – Lugano. Il sentiero si percorreva in circa 1 ora.
Purtroppo dopo quasi 60 anni di servizio il tram venne sostituito dai bus, che a detta di tanti erano più veloci e avrebbero offerto un numero di corse maggiori.
Ora sono cambiate molte cose e, nonostante il servizio dei bus sia più veloce, ma forse un po’ più scomodo, il turismo non ne ha beneficiato. Tutt’altro, il turismo è quasi scomparso e i soli turisti che giungono da noi spesso hanno sbagliato strada, … magari dovevano andare al San Gottardo. C’è però una nicchia interessante verso la quale ci si potrebbe impegnare di più a favore di questo settore. Sulle nostre strade si vedono diverse biciclette e rampichini. Si vedono famiglie che cercano la natura e la tranquillità.
Ho provato a immaginare cosa si poteva fare e subito ho pensato ad un percorso ciclabile dove le biciclette possano circolare liberamente e i ciclisti possano godersi allegramente le nostre favolose campagne. L’idea sarebbe quella di elaborare uno studio di fattibilità per creare dei percorsi ciclabili riprendendo i vecchi sedimi della ferrovie.
Il primo percorso partirebbe da Pregassona, zona Viarnetto, su quello che è rimasto del percorso del tram. Questo continua in direzione di Soragno, Davesco, Cadro, Dino e qui si potrebbe farlo continuare verso la campagna di Dino (Roslin) arrivando fino alla zona della valle dove c’è il famoso Ponte di Spada. Ovviamente la zona adesso è molto scomoda e, a meno di non essere giovani e sportivi, passare con una bicicletta è estremamente arduo, dunque bisognerebbe creare una passerella che giunga in zona Sarone a Cagiallo. Continuando si potrebbe ridiscendere poi in direzione di Tesserete ed in seguito, sempre sul sedime del vecchio tram, continuare passando da Lugaggia, Sureggio, arrivando fino a Canobbio e Lugano.
Naturalmente in diversi punti ci sono delle difficoltà da superare. Ad esempio a Cossio, dove la strada scende verso Ponte di Valle, si dovrebbe creare una passerella sul vecchio ponte che giace diroccato da più di 30 anni. Creare una passerella in quel punto vorrebbe dire anche risolvere un problema grosso per i pedoni che vogliono passare da Davesco a Cadro e che devono vedersela con la pericolosità dell’incrocio, e con la velocità eccessiva delle auto che transitano in quella zona nella quale non esiste neppure un marciapiede…
Un altro punto delicato è la zona di Resec, che si trova a Dino appena sotto la chiesa. Qui il problema grosso è che bisogna scendere un forte dislivello ed in seguito risalirlo. Questo impedisce a mamme che vorrebbero percorrerlo con un passeggino di transitare attraverso questa strada, anche gli anziani fanno molta fatica a risalire il pendio.
Secondo me l’idea va studiata e va messa in pratica al più presto. Ne avrebbero giovamento anche gli abitanti dei paesi delle due sponde del Cassarate. In pochi minuti si raggiungerebbe Tesserete, rispettivamente Cadro. I negozi potrebbero beneficiarne e con loro anche altri servizi: ristoranti, alberghi, bar, ecc.

Spero che ci sia qualcuno che apprezzi questa idea e possa aiutarmi a realizzare questo progetto.
Chissà che la proposta non favorisca poi la realizzazione di un agriturismo nella campagna tra Dino e Tesserete, con la possibilità di chi passa di lì di rifocillarsi e magari avere la possibilità di acquistare prodotti della zona?



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Obiettivo qualità della vita!

Amate il vostro giardino, quasi fosse una parte di voi stessi?
Avete un bel giardino e desiderate un orto rigoglioso? Siete fortunati! Con i tempi che corrono è molto più sano coltivare il proprio orto, …ma attenzione! … i prodotti che usate sono in linea con l’ambiente e soprattutto rispettosi della vostra salute e di quella del vostro prossimo?

Ecco alcuni modesti consigli per un orto ecologico, nonché un promemoria per chi queste cose le sa già!

Preparare il terriccio (detto anche composto)
Si possono compostare quasi tutti i rifiuti della cucina (bucce) e del giardino (erbacce infestanti annuali, materiale secco), escludendo però il materiale malato, trattato chimicamente e le malerbe perenni. Sono compresi invece i cuscini di fibra naturale (piuma), i tappeti (tagliati a pezzetti), le maglie (fibra naturale) e i giornali tritati o tagliuzzati a strisce.

Concimi naturali oltre al composto
Piselli e fagioli: conviene sempre inserire questi e altri legumi nella rotazione delle colture. Fanno aumentare il livello di azoto
. Cenere di legna: essa contiene elementi utili soprattutto solfato di potassio. Gusci d’uovo: mettere uno strato di gusci d’uovo schiacciati in fondo alla buca in cui si pianta. Ciò costituisce una riserva di calcio e aiuta il drenaggio.

Concimi fatti in casa
Si può preparare un buon liquido interamente organico con l’ortica. Il procedimento è semplice: occorre solo un posto in cui conservare la quantità prodotta di questo concime che è di buona qualità, molto efficace e non costoso. Aggiungere a 10 litri di acqua minimo 1 kg di ortiche. Coprire con una pellicola di plastica e rimescolare ogni tanto per alcune settimane. A decomposizione ultimata colare in un secchio, diluire con acqua prima di concimare. La parte ormai decomposta può essere messa nel compostaggio.
ATTENZIONE: non concimare mai le piante se c’è mancanza d’acqua.

Come e quando innaffiare, come raccogliere e riciclare l’acqua
Risparmiare acqua: bagnate la mattina presto e la sera tardi, poiché durante il giorno oltre a bruciare le colture, l’acqua evapora rapidamente.

Alcune “idee in più”
Mettere un contenitore pulito sotto un tubo di sgrondo per raccogliervi l’acqua. Per impedire che foglie o rametti e altri detriti finiscano nella botte fare un filtro con una vecchia calza di nylon e fermarla con un elastico su un’estremità del tubo.
Si può utilizzare l’acqua della vasca da bagno (non deve contenere molta schiuma) e quella del lavandino. Per raccogliere l’acqua attaccare una canna flessibile al tubo di scolo e dirottarla dentro un contenitore adatto.
Per stabilire quanto a lungo si deve bagnare una zona con uno spruzzatore, si metta accanto all’ugello un barattolo. Quando questo ha raccolto 2,5 cm di acqua spostare lo spruzzatore.
Per bagnare nel sacco da coltura. Tagliare il fondo di una bottiglia PET, togliere il tappo e inserirla a testa in giù nel terriccio del sacco da coltura. Bagnare attraverso la bottiglia in modo che l’acqua non fuoriesca del sacco. Per proteggere le colture dal tubo flessibile trascinato da un punto all’altro del giardino, infilare dei corti paletti di legno agli angoli delle aiuole o a brevi intervalli lungo i bordi.

Per finire: non crediate che questa sia tutta “farina del mio sacco”. Alcuni consigli li ho estrapolati dal libro “Il giardino, segreti e consigli” di P. Greenwood.
Credo che ogni consiglio sia ben accetto da tutti, basta che ci aiuti a vivere in modo sano e nel rispetto dell’ambiente.

(p.b.)


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