Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino

Contatti: dicembre 2006, numero 29



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Facciamo il punto ... per avanzare
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Depurazione ... che confusione
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PiErre, ovvero Piano Regolatore
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Apriamo il dibattito - Usare adeguatamente un territorio per i bisogni della comunità: un sogno impossibile?
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Aggregazioni comunali: parliamone
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Moderazione del traffico e sicurezza
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Opera Charitas: una nuova casa per anziani
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Neutralità elvetica



Facciamo il punto … per avanzare

La gestione finanziaria
La gestione finanziaria di un comune rimane uno dei temi centrali per qualsiasi amministrazione. L’inizio di quadriennio prospettava una situazione finanziaria rassicurante e in netta ripresa, sembrava possibile proporre investimenti attesi da tempo, poi incerte informazioni preoccupanti hanno posto subito tutti sull’attenti. Ancora oggi non ci risulta chiara e definitiva la nostra forza finanziaria, l’incertezza la fa ancora da padrona. Risulta però chiaro che i “favori” fiscali ai settori più forti del nostro Cantone, voluti dalla ministra delle finanze Marina Masoni, e sostenuti da tutti i partiti borghesi e dalla destra populista, hanno creato non pochi problemi anche a comuni come il nostro. Abbiamo dovuto attendere lo scandalo sulle modalità di gestione della Divisione delle Contribuzioni per renderci conto dei motivi che non ci hanno permesso di valutare in tempi adeguati e con sicurezza la nostra reale forza finanziaria. Il mancato potenziamento dell’ufficio delle contribuzioni ha fatto sì che anche il nostro comune non disponesse delle tassazioni definitive di tutti i contribuenti. Diventa poi difficile prendere delle decisioni sulla base di dati incerti.

Il Cantone piange …
Il Cantone rimane ancora in grosse difficoltà finanziarie, l’ha ricordato recentemente Gendotti intervistato da Fazioli, e questo malgrado si siano bruciati 557 milioni di franchi provenienti dalla vendita delle eccedenze auree della Banca Nazionale (in sostanza un regalo ai ricchi del cantone che hanno pagato meno imposte).
L’entrata in vigore della nuova perequazione dei compiti tra Confederazione e Cantoni (NPC) si sta rivelando pesante per le casse cantonali. In un primo tempo, secondo il messaggio del Consiglio federale del 2001 sul progetto di NPC, il Ticino avrebbe dovuto trarre un beneficio di 70 milioni all’anno. Le ultime notizie parlano invece di -28 milioni annui (cfr. Tages Anzeiger del 6 luglio 2006). Insomma, in pochi anni, mentre in Ticino si combatteva su ogni franco per far quadrare i conti pubblici, questa operazione ha prodotto un saldo negativo di quasi 100 milioni all’anno. Un importo ingente, pari alla metà del disavanzo della gestione corrente del Preventivo 2006.
Masoni, ma anche il presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli, hanno cercato di “vendere” questa realtà come un fatto positivo, poiché se siamo passati dallo status di Cantone beneficiario a quello di Cantone pagante significa che economicamente siamo migliorati e stiamo meglio di altri in Svizzera. Sarà, ma il Ticino rispetto alle medie intercantonali rimane uno dei Cantoni con il reddito pro capite peggiore della nazione (-23%), con la disoccupazione più elevata (+29%), con i premi di cassa malattia più cari (+18%) e con una spesa pro capite cantonale inferiore alla media (-3,7%).

il Comune non ride
Questi disastri finanziari ricadono sulla maggioranza dei cittadini, ma anche sui comuni. Da un lato si proclamano “regali” ai contribuenti, dall’altro si scaricano su altri (cittadini, comuni, case per anziani e istituti sociali, …) spese e contributi. I comuni si vedono costretti ad aumentare tasse e imposte per ricuperare i regali fatti da altri. Il bilancio risulta sempre negativo per i ceti più deboli, ma anche per il fantomatico “ceto medio”. Anche il nostro comune ha dovuto seguire questa modalità per gestire l’incertezza finanziaria: risparmi e aumento di tasse e imposte.

Risparmi ad ogni costo?
In consiglio comunale abbiamo ricordato che l’aumento delle tasse (rifiuti, acqua potabile, fognature, …) colpisce in primo luogo i cittadini meno ricchi, la stragrande maggioranza dei nostri abitanti, anche se può essere uno strumento utile per razionalizzare i consumi, evitare gli sprechi, risparmiare materie prime, salvaguardare la natura.
Non ci sembrava invece assolutamente il caso di risparmiare in settori preziosi e delicati per la vita della nostra comunità come il contributo alle società del paese. Nel nostro comune l’attività delle associazioni è molto vivace e contribuisce in modo importante a mantenere le relazioni tra i cittadini, a favorire la partecipazione e a dare una identità alla nostra comunità. Perché penalizzare il lavoro di moltissime persone che con attività volontaria e gratuita contribuiscono in modo determinante ad arricchire la nostra comunità? In consiglio comunale la proposta di non diminuire il già limitato contributo alle società ha trovato l’appoggio di sette socialisti, un leghista e un pipidino, contrari gli altri 11 presenti. Ci auguriamo che per investimenti limitati, ma significativi per il nostro paese (restauro Casa della Ragione, sistemazione Ponte del Mulino, …) si trovino le risorse. Investire nella qualità della vita nel rafforzamento delle relazioni è un investimento per il presente e per il futuro.

Risparmi necessari e doverosi
Il tema del risparmio non tocca solo aspetti finanziari. Della situazione del Consorzio Depurazione delle nostre acque luride ne parliamo a fianco. Si tratta di investimenti colossali, che possono solleticare anche l’appetito di molti. Ci si può anche porre la domanda se non esistano alternative meno costose, più intelligenti e altrettanto rispettose dell’ambiente. Viviamo in un sistema che ci propone/impone prodotti problematici per il loro smaltimento: pochi guadagnano, molti e la natura tra questi devono pagare. Non sarebbe più semplice permettere la diffusione di prodotti biodegradabili, controllare individualmente che l’olio, i capelli, i bastoncini di plastica per le orecchie, … non finiscano nelle canalizzazioni e realizzare sistemi di depurazione più semplici, naturali e meno costosi? È necessario sicuramente per far ciò pensare ad un sistema produttivo diverso, impegnarsi e partecipare in prima persona, mettersi in gioco ogni giorno.

Acqua potabile … risparmio
La situazione finanziaria della nostra Azienda acqua potabile non è florida e sembra che anche l’approvvigionamento a medio termine non sia garantito. Si sta valutando la possibilità di captare una nuova sorgente “Ra Sorgénte d’Isóna”: un’investimento milionario. Ma ne abbiamo veramente bisogno? È possibile limitare lo spreco, promuovere il risparmio, rivalutare questa materia prima e risparmiare i soldi dei cittadini? Solo una politica chiara da parte del comune e una piena collaborazione-partecipazione dei cittadini può permetterci di raggiungere obiettivi condivisi da tutti (non forse dagli ingegneri incaricati di sviluppare gli studi).

Smaltimento dei rifiuti … una scelta di civiltà
Anche in questo campo i costi sono sempre importanti, così come gli interessi. Anche qui una presa di coscienza e una partecipazione dei cittadini per affrontare un problema di tutti è fondamentale. Lo scambio dell’usato, che ormai sta diventando una consuetudine, è una proposta concreta per affrontare un problema che crea problemi alla natura, alla salute dei cittadini (il termovalorizzatore di Giubiasco non è sicuramente un passo avanti per il Ticino) e alle finanze di noi tutti. Ci aspettiamo dal Municipio una migliore informazione sul tema e facciamo un grande plauso a tutte le persone e ai gruppi che collaborano per affrontare un tema che tocca la nostra educazione, la nostra civiltà, il nostro buonsenso.

Energia
Numerose le nostre proposte che riguardano un tema di rilevanza mondiale, ma anche locale e pure individuale. Grandi sono le nostre aspettative per il prossimo risanamento delle scuole elementari. Magari un piccolo investimento in più, che verrà compensato da minori spese, minore consumo, minore inquinamento. Ci auguriamo che il Municipio … e il Consiglio comunale, vogliano sfruttare appieno le opportunità offerte per un edificio che si avvicini a standard ecologici di qualità.

Territorio
Anche di questo tema ne parliamo con un altro contributo. Una visione lungimirante potrebbe permettere risparmi importanti alla collettività e favorire insediamenti di grande qualità sociale, ecologica, a costi contenuti.

Il nostro futuro
Siamo noi ad avere in mano il nostro futuro, tutto dipende dalle nostre scelte. E non pensiamo solo alle scelte elettorali, ma a quelle che facciamo ogni giorno, interessandoci a quanto capita intorno a noi, informandoci sui prodotti che acquistiamo, sulla fine che fanno i nostri scarti, sulle relazioni che costruiamo con chi ci sta vicino, con la partecipazione alla vita della comunità, con l’esempio che diamo ai nostri figli.

Partecipazione
Siamo ben coscienti che è sempre più difficile trovare il tempo per fermarsi a riflettere, per informarsi, per partecipare. Vediamo che anche a livello di partiti e gruppi politici prevale sempre più spesso il disinteresse e la disillusione. Si parla di fusioni, ma chi ha la forza di sviluppare un pensiero in merito? Saremo fagocitati dalla Grande Lugano?

Offerta informativa
Con questo nostro numero di Contatti offriamo comunque a tutti alcune limitate pagine informative (anche per noi diventa sempre più difficile trovare il tempo per elaborarle) rimandando a chi è interessato ed è intenzionato ad approfondire i temi al nostro sito www.ps-ticino.ch/sonvico, dove riportiamo le nostre proposte, gli incontri, i rimandi ad altre pagine, interviste e filmati su temi di portata globale che riguardano anche la nostra realtà locale. Anche questo un impegno informativo quotidiano che molti gruppi in tutto il Cantone guardano con ammirazione.

A voi la parola
Benvenute saranno le vostre riflessioni o i vostri contributi che permettano di arricchire e approfondire il dibattito.

MC

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Questa parte appare solo sul web per permettere dei veloci rimandi e ci ripromettiamo di meglio organizzarla prossimamente.

Energia
Petizione per una scuola ecologica.
Serata pubblica d’informazione sul
riscaldamento a legna.
Interrogazione per la realizzazione di impianti solari in collaborazione con gli abitanti del Comune (
leggi).
Mozione per il promuovimento energetico (leggi).
Interpellanza riguardante l'uso del credito cantonale a favore del risparmio energetico e della promozione di vettori energetici rinnovabili (
leggi).
I
niziative collegate a “Svizzeraenergia

Realizzazione di piccole centrali idrauliche sfruttando le condotte dell'acqua potabile (
leggi).
Rete di distibuzione, gas e teleriscaldamento.
Ristrutturazione edificio scolastico ed energie rinnnovabili (
leggi)

Traffico e sicurezza
Interpellanza moderazione traffico e strade pericolose (leggi)
Interpellanza marciapiede Rodénchen – Carégn (
leggi)
Interpellanza moderazione del traffico per le strade di quartiere a Dino (
leggi)
Pattugliatori (
leggi)

Gestione dei rifiuti
Mozione per una nuova
gestione dei rifiuti.
Raccolta dei rifiuti ingombranti

Interrogazione riguardante lo scambio dell'usato (
leggi)

Acqua potabile
Acqua potabile: bene comune (
leggi)

Fusioni
Interpellanza sull'esito della petizione per una riflessione sulle fusioni (
leggi)
Interpellanza in merito alla creazione di un Istituto scolastico unico tra i comuni di Sonvico, Cadro e Villa Luganese del 13 febbraio 2006 (leggi).
Incontro
sullo sviluppo sostenibile in vista di creare sinergie tra comuni vicini.
Una serata sulle
fusioni con più di cento persone.


Depurazione ... che confusione

Se la spesa sanitaria assilla le famiglie, i costi per rifiuti e depurazione assillano le comunità locali, soprattutto quelle della nostra regione, anche se poi è sempre il contribuente che paga. Si sa che i rifiuti sono la telenovela del cantone, una storia infinita che dura da decenni oramai, la depurazione sta diventando invece la "storia" del Cassarate.
La depurazione delle acque in Ticino, sin dagli inizi, attorno agli anni sessanta, non ha brillato per chiarezza, efficienza e vere priorità.
A tutt'oggi ci sono ancora dei comuni attorno al Ceresio le cui fognature finiscono nel lago!
Lo strumento scelto per gestire questo importante settore è, quasi dappertutto, il consorzio, una "macchina" poco democratica, poco trasparente e poco efficiente... cosa attualmente quasi unanimemente riconosciuta anche se qualcuno potrebbe dire: col senno di poi...
E' vero, ora però, il nostro e gli altri comuni del Consorzio, ne fanno le spese.
Non dimentichiamo poi che quando si parla di depurazione si parla subito di milioni, di parecchi milioni e i milioni fanno gola, creano appetiti e concorrenza, interessi contrapposti e complicano ulteriormente le cose.
L'alluvione di inizio luglio 2001 ci ha messo nei guai: ha spazzato via il depuratore, ci ha lasciato i vecchi debiti, ci sta dissanguando con le spese supplementari di gestione e finirà per spennarci con i costi per il nuovo impianto.
Piove, governo ladro! E' il caso di dirlo, perchè, alluvione a parte, la colpa di questa situazione è di nessuno o meglio nessuno vuole prendersi o (forse) può prendersi delle colpe...  La Delegazione e il Consiglio consortile sono cambiati in seguito alle elezioni. Nel caso del Consorzio depurazione acque del medio Cassarate inoltre, con le fusioni comunali, sono addirittura cambiati i comuni che aderiscono al Consorzio, insomma un’aggiunta per complicare ancora di più le cose.
Dopo l'alluvione si è perso tempo? I membri della "vecchia" delegazione direbbero sicuramente no.
Si è subito iniziato a progettare un nuovo impianto e nel frattempo si è deciso di far trasportare i fanghi da depurare da Cadro all'IDA di Bioggio, una fattura salata, quasi mezzo milioni di franchi all'anno. Una situazione provvisoria che sarebbe durata pochi anni...
Il Cantone, nell'ottica di razionalizzare le cose, aveva imposto uno studio per vagliare un possibile allacciamento al depuratore di Bioggio ma, quattro anni fa, non se ne fece nulla: la cosa era troppo complicata, troppo costosa e le dimensioni non permettevano lo smaltimento di altre acque luride all'impianto di Bioggio e via dicendo.
In attesa dello studio “variante Bioggio”, il progetto del nuovo impianto alla Stampa subisce ritardi... Poi seguono le elezioni comunali e la designazione dei nuovi delegati, arrivano le critiche al progetto, per alcuni comuni il costo è eccessivo, ulteriori ritardi...
La nuova Delegazione prende subito le cose in mano e fa avanzare gli studi, cerca di chiudere i conti in sospeso, chiede ed ottiene l’approvazione di crediti già... spesi, il tutto per accelerare i lavori.
Lo scorso autunno il Gran Consiglio vota il sussidio per il nuovo impianto alla Stampa (meno di 5 milioni su un preventivo di 18 per la prima tappa), un sussidio che basterà appena a compensare il costo del trasposto dei fanghi a Bioggio per tutti questi anni!
Nel frattempo però alcuni Consiglieri comunali di Lugano, in un'interrogazione, sostengono che l'ipotesi “allacciamento all'IDA Bioggio” è, non solo tecnicamente fattibile, ma addirittura economicamente migliore!
Si potrebbero risparmiare diversi milioni di franchi (forse la metà!) evitando la costruzione del nuovo impianto CMC e altri milioni nella gestione corrente.
Si riparte con un nuovo studio ... , "si scopre" che l'impianto di Bioggio ha una "riserva di capacità di depurazione" importante. Infatti l'Impianto depurazione acque di Bioggio, già alla sua costruzione, era stato sovradimensionato. Oggi depura le acque di "120mila equivalenti abitanti" ma la sua capacità è di ben 160 mila, come dire che potrebbe ricevere non solo anche le acque luride del bacino del Cassarate, ma tutte quelle del Luganese!
Con lo studio inoltre si scopre che per l'allacciamento a Bioggio non è necessario passare con tubazioni sotto la futura galleria Cassarate-Vedeggio e che con un collettore relativamente breve tra Piano della Stampa - Ponte di Valle - Cornaredo si potrebbe già entrare direttamente nel "circuito fognario" di Lugano.
Le acque luride del CMC potrebbero arrivare in un batter d'occhio (si fa per dire) sotto Piazza indipendenza dove ci sono ad attenderle 6 efficientissime pompe (4 grandi e 2 più piccole, normalmente ne funzionano solo 2 grandi e 1 piccola) le quali pomperebbero più che volentieri (secondo la Delegazione del Consorzio di Bioggio) le nostre acque sul piano del Vedeggio.
Insomma quello che non è stato possibile quattro anni fa, oggi non solo è praticabile, ma addirittura auspicabile!
Si sceglierà questa strada? Difficile dirlo, i comuni del Vedeggio, in particolare Agno, Bioggio e Manno, sono fortemente contrari perchè sostengono che il Golfo di Agno non può subire ulteriori "carichi ambientali", dimenticando però che già ora (e da cinque anni oramai!), depurano, se non le nostre acque, i nostri fanghi!
L'iter per questa scelta sarà lungo e complicato, tutti i consorzi che aderiscono al depuratore di Bioggio dovranno pronunciarsi ...
I pescatori sono pure contrari perché sostengono che al Cassarate verrebbe sottratta acqua preziosa. Secondo il breve studio di massima sull'ipotesi Bioggio, sembra che questo problema sia irrilevante, inoltre e fortunatamente, emerge sempre dallo studio, che il volume di acque da depurare per abitante tende a diminuire. In realtà la portata del Cassarate potrebbe aumentare se tutti i comuni del bacino completassero la separazione acque chiare – acque scure. Continuare ad immettere volumi di acque "pulite" in un depuratore è un non-senso oltre che ecologico, anche economico! Alcuni comuni stanno effettivamente spendendo milioni per separare queste acque.
Cosa succederà? Aspettiamo la fine dell’autunno che potrebbe essere caldo...
In alcune riunioni il municipale di Lugano Giuliano Bignasca ha affermato più volte che, con il tempo, la depurazione di tutta la regione sarà gioco forza un compito delle AIL, le Aziende Industriali di Lugano, allora perché non studiare subito anche questa ipotesi?
Per il momento ci sono questi benedetti consorzi con tutti i problemi annessi e connessi.
Noi siamo convinti che l’alluvione, evento straordinario, è finita quasi interamente (ma ingiustamente) sulle spalle delle nostre piccole comunità:

- il contributo del Cantone è stato nettamente insufficiente rispetto a quanto successo;
- il trasposto dei fanghi, che dissangua la gestione corrente, doveva essere considerato come una spesa straordinaria e quindi da sussidiare;
- i ritardi accumulati per studi imposti avrebbero dovuto essere compensati;

I buoi sono oramai fuori dalla stalla, speriamo che non scappino.
Non dimentichiamo però che Sonvico, qualsiasi ipotesi verrà scelta, nella complicata e macchinosa ripartizione di costi e debiti, dovrà comunque assumersi circa un quinto della fattura del CMC.
Una fattura che sarà sicuramente salata ma che potrebbe anche diventare salatissima!

BB

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PiErre, ovvero Piano Regolatore

Quando sentiamo parlare di Piano Regolatore, generalmente, pensiamo a quello strumento pianificatorio che definisce, in un comune, le zone edificabili e quelle verdi, le distanze dai confini e le altezze degli edifici, gli indici di sfruttamento e di occupazione delle particelle. In realtà il Piano Regolatore ha anche altre funzioni, ma fondamentalmente è il mezzo con cui un comune regola l’utilizzo e la protezione del suo territorio.
Il Piano Regolatore attualmente in vigore risale al 1983. Sono state approvate delle varianti nel 1991, nel 1994 e nel 1996. Nel 1996 il Municipio ha cominciato a lavorare ad una nuova proposta di variante, a seguito di una sentenza del Tribunale cantonale amministrativo. Vi sono infatti delle zone, dette “di mantenimento”, che costituiscono una sorta di via di mezzo tra la zona edificabile e quella non edificabile. Si tratta di zone costruite, ma solo parzialmente infrastrutturate. La sentenza impone al comune di ridefinire tali zone, decidendo se renderle edificabili a tutti gli effetti oppure semplicemente assegnarle alla zona verde. Dopo una procedura lunga e irta di ostacoli, nel 2004 il Municipio ha potuto presentare un messaggio chiedente la ridefinizione delle zone di mantenimento e un ampliamento della zona edificabile quantificabile in 45’000 mq.
La Commissione Edilizia ha esaminato il messaggio e un po’ a sorpresa, all’unanimità, ha deciso di redigere un rapporto negativo, invitando i consiglieri comunali a respingere la proposta di variante. La motivazione di fondo è la necessità di valutare possibili alternative alla linea pianificatoria adottata negli ultimi decenni. Non si ritiene infatti più pensabile espandere a scadenze regolari la zona edificabile per assecondare o per favorire lo sviluppo demografico. E’ invece necessario trovare soluzioni innovative che permettano una gestione più parsimoniosa e razionale del territorio.
A questo punto il Municipio ha deciso di ritirare il messaggio per cercare, con la Commissione Edilizia, un compromesso che permettesse di salvare almeno parzialmente la proposta di variante. Le discussioni hanno avuto un esito positivo ed è stato presentato ed accettato un nuovo messaggio che si limita ad espandere la zona edificabile solo laddove è indispensabile. In particolare viene stralciato il comparto di Rodàv, che con i suoi 16'000 mq era il principale pomo della discordia. Il Municipio ha inoltre espresso la sua ferma intenzione a procedere in tempi brevi ad una revisione completa dell’attuale Piano Regolatore.
La commissione, con il suo rapporto, ha prolungato di alcuni mesi i tempi d’attuazione della variante e forse ha creato un po’ di scompiglio nei gruppi politici. Però ha avuto il merito di far riflettere tutti sul fatto che il nostro territorio non è una risorsa inesauribile e per salvaguardarlo è necessario cambiare rotta.

RB



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Apriamo il dibattito
Il tema della revisione del Piano Regolatore ha portato al nostro interno a numerose riflessioni e valutazioni. Il tema è particolarmente complesso e di difficile gestione. Riteniamo utile e doveroso sollevare un dibattito generale. Accogliamo con piacere questo primo contributo, augurandoci che altre visioni, altre sensibilità contribuiscano a sviluppare il tema.
Contributi possono essere inviati a:
Sezione socialista Sonvico – Dino, 6968 Sonvico o
socialisti.sonvico@virgilio.it
Nel caso il tema sollevasse interesse potremmo creare una pagina speciale nel nostro sito www.ps-ticino.ch/sonvico


Usare adeguatamente un territorio per i bisogni della comunità: un sogno impossibile?


Il confronto delle foto del nostro territorio nel passato con quelle attuali non lasciano indifferenti.

In 40 anni abbiamo consumato enormemente più territorio di quanto le generazioni precedenti abbiano utilizzato in migliaia di anni. La difficoltà di giungere ad una pianificazione ragionevole è generale. L’apertura di una zona edificabile crea interessi e appetiti milionari da parte dei privati e nel contempo richiede alla comunità investimenti altrettanto costosi e modifiche pesanti del territorio. I comuni ticinesi ben intenzionati sono riusciti con difficoltà a proporre modalità accettabili di sfruttamento dello spazio. Forse uno dei pochi strumenti per gestire una questione così complessa è quella di realizzare un Piano particolareggiato delle zone che si vorranno aprire all’edificazione, salvaguardando sia i diritti del proprietario, che possa utilizzare il proprio terreno per la propria abitazione, ma nel contempo che si venga pure incontro alle esigenze di tutta la Comunità.
Considerando la situazione problematica delle finanze comunali risulta chiaro che nessuno può permettersi investimenti per allargare zone edificabili che poi non vengono pienamente sfruttate. Se si apre una zona all’edificazione, questa dovrà essere sicuramente edificata sulla base di una programmazione che permetta di meglio controllare e limitare lo spreco di territorio, di limitare i danni all’ambiente e di favorire un accesso sociale all’abitazione.


E’ possibile creare nuove zone edificabili ponendosi obiettivi sociali, economici e ambientali ?
I principi su cui si basa lo sviluppo sostenibile possono stare alla base della riflessione sulle modalità di allargamento della zona edificabile: sostenibilità ambientale, economica e sociale.


A livello ambientale gli obiettivi potrebbero essere:

  • limitato e razionale uso di terreno

  • risparmio energetico

  • uso di materiali non problematici

  • evitare il proliferare di giardini di grandi dimensioni, fonti di lavoro e costi eccessivi, di emissioni nocive, …

  • limitare il traffico interno al quartiere


A livello economico gli obiettivi potrebbero essere:

  • limitare i costi per la comunità

  • creare unità abitative a prezzi contenuti

  • sfruttare tutte le possibili sinergie

  • diminuire i costi di gestione delle abitazioni

  •  …


A livello sociale gli obiettivi potrebbero essere:

  • mettere a disposizione unità abitative a prezzi abbordabili (con un piccolo giardino)

  • curare gli spazi pubblici e creare luoghi che favoriscano la socializzazione, la solidarietà e comportamenti “sostenibili”

  • mettere a disposizione appartamenti piccoli per persone anziane (gestione di spazi adeguati alla loro età, favorire la loro autonomia e facilitare il loro sostegno, liberare appartamenti più grandi da mettere a disposizione delle famiglie)

  • creare spazi gestiti dagli abitanti per meglio soddisfare i loro bisogni (locali per gruppi di acquisto, preasilo, luogo di ritrovo, pranzi comuni, luoghi per l’espressione della propria creatività, …)


L’allargamento della zona edificabile deve essere il risultato di una pianificazione consapevole al servizio della comunità, pur salvaguardando alcuni privilegi dei proprietari. Ecco perciò alcuni punti su cui riflettere:


1 Le nuove zone edificabili devono essere oggetto di un Piano particolareggiato che preveda con precisione le modalità e le caratteristiche costruttive. Possibili varianti devono rispettare la globalità del progetto.

2 Il proprietario del terreno acquisisce la possibilità di poter disporre di uno spazio abitativo in rapporto ad un determinato numero di metri di terreno di cui è proprietario.

3 L’acquisizione del diritto di poter accedere ad uno spazio abitativo per i non proprietari avviene tramite un’indennità risultante dalla superficie dello spazio abitativo di cui diventa proprietario.

4 L’indennità così acquisita viene suddivisa in tre parti (1/3 viene data al vecchio proprietario; 1/3 viene utilizzata dal Comune per la realizzazione delle opere pubbliche – canalizzazioni, acqua potabile, illuminazione, strade, …; 1/3 viene usato per gli interventi costruttivi riguardanti il risparmio energetico (produzione comune di energia, pannelli, …), l’attenzione ai vari aspetti ambientali (risparmio di acqua potabile, gestione delle acque meteoriche, …) e la cura degli spazi pubblici (arredo delle piazze e dei vicoli, spazi comuni, …).

(MC)


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Aggregazioni comunali: parliamone!


Forse qualcuno ricorderà che tempo fa è già apparso su “Contatti” un articolo con lo stesso, identico titolo. Era il mese di marzo del 2004. Provocatoriamente abbiamo voluto ripresentarlo per richiamare l’attenzione su questo importante tema, ma soprattutto per ribadire l’assoluta necessità di parlarne. Una petizione firmata dalla grande maggioranza dei consiglieri comunali, datata 12 novembre 2002, chiedeva ai Municipi di Sonvico, Villa Luganese e Cadro di organizzare un incontro tra i rappresentanti dei dipartimento delle istituzioni, le autorità e la popolazione dei tre comuni. Lo scopo era quello di avviare una riflessione costruttiva su pregi e difetti dei vari scenari ipotizzabili. Simili petizioni erano state consegnate contemporaneamente a Cadro e a Villa Luganese. E’ vero che tra i tre comuni esistono delle collaborazioni in alcuni ambiti specifici, ma a distanza di quasi quattro anni la sensazione è che nessuna riflessione seria sul tema delle aggregazioni comunali sia stata fatta. Nel frattempo a Cadro un gruppo di cittadini ha lanciato un sondaggio in vista di un’aggregazione con Lugano. A Sonvico invece il consigliere comunale PLR Daniele Ghirlanda ha presentato una mozione chiedente l’avvio di trattative per una fusione a tre tra Sonvico, Villa Luganese e Cadro. Come dire: “Se i nostri esecutivi non si smuovono, diamo loro una spintarella!”

Ben vengano, in un certo senso, queste iniziative, perché noi siamo fatti così: quando ci pestano i calli cominciamo a protestare. Quando saremo costretti a prendere una decisione, cercheremo di far valere le nostre argomentazioni. E finalmente si discuterà! Con questo modo di procedere, però, c’è il rischio che la scelta di uno dei tre comuni condizioni o riduca drasticamente le possibilità di scelta degli altri due.

Due anni or sono c’era ancora il tempo per valutare con calma, serenità e ponderazione tutte le diverse opportunità. Non siamo stati in grado di farlo. Oggi questa valutazione va avviata con la massima urgenza, perché fra due anni Cadro potrebbe anche essere un nuovo quartiere della Grande Lugano e per noi rimarrebbero ben poche ragionevoli alternative!

RB


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Moderazione del traffico e sicurezza pedonale


Non passa un giorno in cui i nostri quotidiani non riportino notizie di incidenti della circolazione e, nella maggior parte dei casi, sono i pedoni ad avere la peggio. L‘incremento del traffico motorizzato registrato negli ultimi anni rende perlomeno difficile tenerne sotto controllo il numero, purtroppo sempre crescente. Si cerca comunque di farlo migliorando le condizioni di sicurezza del taffico pedonale, operando degli interventi nei punti a rischio quali la realizzazione di marciapiedi, isole spartitraffico agli attraversamenti pedonali, sottopassaggi, ecc. Anche nel nostro Comune esistono tratti di strada pedonalmente pericolosi, pensiamo all‘ubicazione della fermata principale dell‘autobus ARL di Sonvico dove non esistono fasce di sicurezza per i pedoni che usufruiscono di questo servizio (non dimentichiamo l‘affluenza di scolari delle Scuole Medie che spesso rende problematico anche il transito dei veicoli) oppure al tratto di strada che da lì prosegue e sale verso la parte alta del nucleo dove i marciapiedi sono inesistenti. Aggiungiamo poi il fatto che le caratteristiche strutturali di questa strada non favoriscono certo la moderazione della velocità dei veicoli (mezzi pesanti compresi).

A una nostra interpellanza del 19 ottobre 2005 relativa alla problematica il Municipio rispondeva di aver contattato l‘Ufficio delle Infrastrutture e dei Trasporti di Bellinzona onde fissare un sopralluogo atto a definire eventuali interventi da attuare nei punti critici. Questo incontro, a detta del Municipio, ha gettato le basi per l‘avvio di un programma volto a „impostare un concetto generale di moderazione e sicurezza che copra l‘intero abitato di Sonvico e Dino“. Le zone prese in considerazione sono le seguenti:

1. Parte alta del paese
2. Entrata verso il nucleo di Sonvico – fermeta ARL
3. Zona autosilo – cimitero – Opera Charitas
4. Zona scuole elementari
5. Zona asilo Dino
6. Zona attraversamento pedonale Dino
7. Aiuola rotonda Dino

Entro il prossimo autunno l‘autorità cantonale svilupperà un concetto di massima che il Comune trasformerà in piano esecutivo per poi attuare gli interventi “secondo le priorità e l‘impegno finanziario”.

La loro realizzazione garantirà in queste zone potenzialmente pericolose maggiore sicurezza ai pedoni, che siamo principalmente noi abitanti del Comune e i nostri figli, ma anche passanti occasionali, che per lavoro o per svago si trovano a percorrere le nostre strade.


ER

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Dall’ultimo consiglio comunale – ottobre 2006
Opera Charitas: una nuova casa per anziani


Premessa
La Fondazione Opera Charitas è un’istituzione che, nel nostro comune, ha svolto e continua a svolgere un ruolo fondamentale nell’assistenza alle persone anziane. Negli anni a venire, con il previsto invecchiamento generale della popolazione, la sua presenza sarà per noi ancora più importante.


Un po’ di storia
I rapporti tra le autorità comunali e la Fondazione sono stati per lungo tempo piuttosto difficili, principalmente a causa di disaccordi sorti in seguito ad alcune scelte pianificatorie, segnatamente lo sbocco a sud della “Strada dra vall”, che avrebbe dovuto attraversare le proprietà di quest’ultima. Lo sbocco a sud è poi stato scartato per tutta una serie di ragioni, ma i dissidi sono rimasti. Il Municipio e la Fondazione hanno però fatto grossi sforzi per eliminare i punti di disaccordo tanto che durante questa legislatura il municipale Charles Bourquin è entrato a far parte del consiglio di Fondazione, in qualità di rappresentante del Municipio. Frutto di questa collaborazione è il messaggio n. 134/2006, che prevede la cessione del sedime comunale precedentemente espropriato e l’accettazione di una convenzione tra il comune e la fondazione. Tale convenzione garantisce la costruzione di un sentiero pubblico di collegamento tra la strada cantonale e la piazza di giro in fondo alla “Strada dra vall”, oltre che un’altra serie di vantaggi per i cittadini (ambulatorio medico, servizio di fisioterapia e radiologia, lavanderia, preparazione di pasti, ...). Consente inoltre alla Fondazione di procedere a importanti lavori di ristrutturazione, che prevedono, tra l’altro, la demolizione dell’edificio principale, la costruzione di una nuova ala e di un autosilo.

Il messaggio e la relativa convenzione sono stati licenziati il 28 agosto 2006 e sono stati accettati durante la seduta del consiglio comunale del 4 ottobre 2006 Il tutto in 37 giorni!


Tutto è bene quel che finisce bene?
In un certo senso le cose stanno così, perché la comunità potrà disporre anche in futuro di una struttura d’assistenza agli anziani efficiente e al passo con i tempi.


Però ...
Una convenzione non è cosa semplice da esaminare. Quella in questione tocca aspetti relativi alla proprietà dei sedimi, alle servitù per le canalizzazioni, agli obblighi delle due parti e inevitabilmente sorgono dubbi e osservazioni. La fretta imposta dal Municipio per votare sul messaggio non ha favorito una discussione seria e pacata sull’argomento, né ha favorito la ricerca di un consenso. Non crediamo che un paio di mesi in più avrebbero portato a gravi conseguenze, mentre siamo certi che avrebbero condotto a scelte più ponderate e condivise.

Il rapporto della commissione delle petizioni è stato redatto addirittura prima che alcuni gruppi si riunissero per discutere dell’argomento. Molti dubbi e proposte d’emendamento che avrebbero potuto essere discussi in commissione sono arrivati in consiglio comunale creando non poca confusione.

Il gruppo PPD, con una compattezza e una disciplina di partito degne d’altri tempi, si è opposto per principio a qualsiasi proposta d’emendamento. Quasi a dire “o sei con l’Opera Charitas, o sei contro di lei!”

Alla fine è stato proprio così: i PPD hanno accettato la convenzione col paraocchi (perché comunque l’avrebbero accettata) e nessuno l’ha bocciata (perché probabilmente erano ben pochi coloro che per principio erano contro l’Opera Charitas). Per i molti che avevano qualche dubbio, ma erano preoccupati di pregiudicare la realizzazione di un’importante opera, rimanevano due alternative: dire di sì e tenersi i propri dubbi, oppure astenersi. La convenzione è stata accettata con 20 favorevoli, 0 contrari e 5 astenuti. Mentre per il messaggio nel suo complesso gli astenuti sono saliti a 7.

RB


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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Neutralità elvetica


Forse parlare di un tema così complesso come la neutralità su un foglio locale può anche apparire presuntuoso, ma voglio esprimere comunque alcune riflessioni.
La parola può avere connotazioni diverse: neutralità armata o non, dichiarata estraneità nei rapporti internazionali, ma può significare anche indifferenza o insensibilità.
Praticamente la Svizzera riuscì ad ottenere il riconoscimento della propria neutralità al Congresso di Vienna nel 1815, quando nacque la Confederazione, costituitasi entro i confini ancora oggi esistenti.
Erano anni difficili per la giovane Confederazione, essendo l’unica repubblica del tempo circondata completamente da stati monarchici, ma la neutralità permise alla Svizzera di assumere già allora determinati compiti. Sul suo suolo sorse nel 1863 la Croce Rossa e in seguito l’Unione Postale Universale e l’Unione telegrafica con sede a Berna. All’ingresso della Svizzera nella Società delle Nazioni nel 1920 si ebbe la neutralità differenziata o integrale, per sottrarsi all’obbligo di partecipare alle sanzioni contro i violatori della pace. Dopo essere sopravvissuta alle guerre senza grandi danni si giunse al motto nazionale “neutralità e solidarietà” a cui si aggiunse in tempi più recenti “disponibilità”, come ulteriore qualifica per una Svizzera neutrale e disponibile a prestare i suoi buoni uffici a tutti.
Questa neutralità, “complesso del riccio”, come veniva chiamata a un certo momento è andata via via scomparendo, e soprattutto oggi, dopo l’abbandono negli anni Novanta della parola “integrale”, la Svizzera può partecipare a delle decisioni di notevole importanza, magari facendo parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
La rivendicazione fatta dalla nostra brava ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey per questo seggio ci pare una mossa coraggiosa, che si può anche condividere.
Sarebbe interessante che una piccola Nazione come la Svizzera tenti magari di contrastare certe decisioni degli USA, che con la loro politica si permettono di fare il bello e il brutto, provocando anche guerre non necessarie, probabilmente per svuotare i loro arsenali di bombe e affini accumulatesi negli anni (riuscendo persino in seguito a dispiacersi per i danni “collaterali” quando le azioni mirate falliscono). Queste guerre condizionano di riflesso la vita di molta gente anche da noi, con aumenti dei prezzi a causa del petrolio, con una maggiore insicurezza negli spostamenti, ecc. e riesce anche a far sì che anche noi, che non siamo sostenitori di un certo antiamericanismo, si guardi con molto scetticismo a questa nazione.
Allora sì alla neutralità da usare con acume e intelligenza, non più quindi la chiusura di certi periodi, ma apertura sul mondo. Ben vengano perciò alcune iniziative della nostra ministra degli esteri, sempre in prima fila contro la violenza.

APi


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