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Facciamo il punto ... per
avanzare
Depurazione ... che confusione
PiErre, ovvero
Piano Regolatore
Apriamo
il dibattito - Usare adeguatamente
un territorio per i bisogni della comunità: un sogno
impossibile?
Aggregazioni comunali:
parliamone
Moderazione del traffico e
sicurezza
Opera
Charitas: una nuova casa per anziani
Neutralità elvetica
Facciamo
il punto … per avanzare
La
gestione finanziaria La
gestione finanziaria di un comune rimane uno dei temi centrali
per qualsiasi amministrazione. L’inizio di quadriennio
prospettava una situazione finanziaria rassicurante e in netta
ripresa, sembrava possibile proporre investimenti attesi da
tempo, poi incerte informazioni preoccupanti hanno posto subito
tutti sull’attenti. Ancora oggi non ci risulta chiara e
definitiva la nostra forza finanziaria, l’incertezza la fa
ancora da padrona. Risulta però chiaro che i “favori”
fiscali ai settori più forti del nostro Cantone, voluti
dalla ministra delle finanze Marina Masoni, e sostenuti da tutti
i partiti borghesi e dalla destra populista, hanno creato non
pochi problemi anche a comuni come il nostro. Abbiamo dovuto
attendere lo scandalo sulle modalità di gestione della
Divisione delle Contribuzioni per renderci conto dei motivi che
non ci hanno permesso di valutare in tempi adeguati e con
sicurezza la nostra reale forza finanziaria. Il mancato
potenziamento dell’ufficio delle contribuzioni ha fatto sì
che anche il nostro comune non disponesse delle tassazioni
definitive di tutti i contribuenti. Diventa poi difficile
prendere delle decisioni sulla base di dati incerti.
Il
Cantone piange … Il
Cantone rimane ancora in grosse difficoltà finanziarie,
l’ha ricordato recentemente Gendotti intervistato da
Fazioli, e questo malgrado si siano bruciati 557 milioni di
franchi provenienti dalla vendita delle eccedenze auree della
Banca Nazionale (in sostanza un regalo ai ricchi del cantone che
hanno pagato meno imposte). L’entrata
in vigore della nuova perequazione dei compiti tra Confederazione
e Cantoni (NPC) si sta rivelando pesante per le casse cantonali.
In un primo tempo, secondo il messaggio del Consiglio federale
del 2001 sul progetto di NPC, il Ticino avrebbe dovuto trarre un
beneficio di 70 milioni all’anno. Le ultime notizie parlano
invece di -28 milioni annui (cfr. Tages Anzeiger del 6 luglio
2006). Insomma, in pochi anni, mentre in Ticino si combatteva su
ogni franco per far quadrare i conti pubblici, questa operazione
ha prodotto un saldo negativo di quasi 100 milioni all’anno.
Un importo ingente, pari alla metà del disavanzo della
gestione corrente del Preventivo 2006. Masoni,
ma anche il presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli, hanno
cercato di “vendere” questa realtà come un
fatto positivo, poiché se siamo passati dallo status di
Cantone beneficiario a quello di Cantone pagante significa che
economicamente siamo migliorati e stiamo meglio di altri in
Svizzera. Sarà, ma il Ticino rispetto alle medie
intercantonali rimane uno dei Cantoni con il reddito pro capite
peggiore della nazione (-23%), con la disoccupazione più
elevata (+29%), con i premi di cassa malattia più cari
(+18%) e con una spesa pro capite cantonale inferiore alla media
(-3,7%).
… il
Comune non ride Questi disastri
finanziari ricadono sulla maggioranza dei cittadini, ma anche sui
comuni. Da un lato si proclamano “regali” ai
contribuenti, dall’altro si scaricano su altri (cittadini,
comuni, case per anziani e istituti sociali, …) spese e
contributi. I comuni si vedono costretti ad aumentare tasse e
imposte per ricuperare i regali fatti da altri. Il bilancio
risulta sempre negativo per i ceti più deboli, ma anche
per il fantomatico “ceto medio”. Anche il nostro
comune ha dovuto seguire questa modalità per gestire
l’incertezza finanziaria: risparmi e aumento di tasse e
imposte.
Risparmi
ad ogni costo? In consiglio
comunale abbiamo ricordato che l’aumento delle tasse
(rifiuti, acqua potabile, fognature, …) colpisce in primo
luogo i cittadini meno ricchi, la stragrande maggioranza dei
nostri abitanti, anche se può essere uno strumento utile
per razionalizzare i consumi, evitare gli sprechi, risparmiare
materie prime, salvaguardare la natura. Non
ci sembrava invece assolutamente il caso di risparmiare in
settori preziosi e delicati per la vita della nostra comunità
come il contributo alle società del paese. Nel nostro
comune l’attività delle associazioni è molto
vivace e contribuisce in modo importante a mantenere le relazioni
tra i cittadini, a favorire la partecipazione e a dare una
identità alla nostra comunità. Perché
penalizzare il lavoro di moltissime persone che con attività
volontaria e gratuita contribuiscono in modo determinante ad
arricchire la nostra comunità? In consiglio comunale la
proposta di non diminuire il già limitato contributo alle
società ha trovato l’appoggio di sette socialisti,
un leghista e un pipidino, contrari gli altri 11 presenti. Ci
auguriamo che per investimenti limitati, ma significativi per il
nostro paese (restauro Casa della Ragione, sistemazione Ponte del
Mulino, …) si trovino le risorse. Investire nella qualità
della vita nel rafforzamento delle relazioni è un
investimento per il presente e per il futuro.
Risparmi
necessari e doverosi Il tema
del risparmio non tocca solo aspetti finanziari. Della situazione
del Consorzio Depurazione delle nostre acque luride ne parliamo a
fianco. Si tratta di investimenti colossali, che possono
solleticare anche l’appetito di molti. Ci si può
anche porre la domanda se non esistano alternative meno costose,
più intelligenti e altrettanto rispettose dell’ambiente.
Viviamo in un sistema che ci propone/impone prodotti problematici
per il loro smaltimento: pochi guadagnano, molti e la natura tra
questi devono pagare. Non sarebbe più semplice permettere
la diffusione di prodotti biodegradabili, controllare
individualmente che l’olio, i capelli, i bastoncini di
plastica per le orecchie, … non finiscano nelle
canalizzazioni e realizzare sistemi di depurazione più
semplici, naturali e meno costosi? È necessario
sicuramente per far ciò pensare ad un sistema produttivo
diverso, impegnarsi e partecipare in prima persona, mettersi in
gioco ogni giorno.
Acqua
potabile … risparmio La
situazione finanziaria della nostra Azienda acqua potabile non è
florida e sembra che anche l’approvvigionamento a medio
termine non sia garantito. Si sta valutando la possibilità
di captare una nuova sorgente “Ra Sorgénte d’Isóna”:
un’investimento milionario. Ma ne abbiamo veramente
bisogno? È possibile limitare lo spreco, promuovere il
risparmio, rivalutare questa materia prima e risparmiare i soldi
dei cittadini? Solo una politica chiara da parte del comune e una
piena collaborazione-partecipazione dei cittadini può
permetterci di raggiungere obiettivi condivisi da tutti (non
forse dagli ingegneri incaricati di sviluppare gli studi).
Smaltimento
dei rifiuti … una scelta di civiltà Anche
in questo campo i costi sono sempre importanti, così come
gli interessi. Anche qui una presa di coscienza e una
partecipazione dei cittadini per affrontare un problema di tutti
è fondamentale. Lo scambio dell’usato, che ormai sta
diventando una consuetudine, è una proposta concreta per
affrontare un problema che crea problemi alla natura, alla salute
dei cittadini (il termovalorizzatore di Giubiasco non è
sicuramente un passo avanti per il Ticino) e alle finanze di noi
tutti. Ci aspettiamo dal Municipio una migliore informazione sul
tema e facciamo un grande plauso a tutte le persone e ai gruppi
che collaborano per affrontare un tema che tocca la nostra
educazione, la nostra civiltà, il nostro buonsenso.
Energia Numerose
le nostre proposte che riguardano un tema di rilevanza mondiale,
ma anche locale e pure individuale. Grandi sono le nostre
aspettative per il prossimo risanamento delle scuole elementari.
Magari un piccolo investimento in più, che verrà
compensato da minori spese, minore consumo, minore inquinamento.
Ci auguriamo che il Municipio … e il Consiglio comunale,
vogliano sfruttare appieno le opportunità offerte per un
edificio che si avvicini a standard ecologici di qualità.
Territorio Anche
di questo tema ne parliamo con un altro contributo. Una visione
lungimirante potrebbe permettere risparmi importanti alla
collettività e favorire insediamenti di grande qualità
sociale, ecologica, a costi contenuti.
Il
nostro futuro Siamo noi ad
avere in mano il nostro futuro, tutto dipende dalle nostre
scelte. E non pensiamo solo alle scelte elettorali, ma a quelle
che facciamo ogni giorno, interessandoci a quanto capita intorno
a noi, informandoci sui prodotti che acquistiamo, sulla fine che
fanno i nostri scarti, sulle relazioni che costruiamo con chi ci
sta vicino, con la partecipazione alla vita della comunità,
con l’esempio che diamo ai nostri figli.
Partecipazione Siamo
ben coscienti che è sempre più difficile trovare il
tempo per fermarsi a riflettere, per informarsi, per partecipare.
Vediamo che anche a livello di partiti e gruppi politici prevale
sempre più spesso il disinteresse e la disillusione. Si
parla di fusioni, ma chi ha la forza di sviluppare un pensiero in
merito? Saremo fagocitati dalla Grande Lugano?
Offerta
informativa Con questo nostro
numero di Contatti offriamo comunque a tutti alcune limitate
pagine informative (anche per noi diventa sempre più
difficile trovare il tempo per elaborarle) rimandando a chi è
interessato ed è intenzionato ad approfondire i temi al
nostro sito www.ps-ticino.ch/sonvico, dove riportiamo le nostre
proposte, gli incontri, i rimandi ad altre pagine, interviste e
filmati su temi di portata globale che riguardano anche la nostra
realtà locale. Anche questo un impegno informativo
quotidiano che molti gruppi in tutto il Cantone guardano con
ammirazione.
A
voi la parola Benvenute saranno
le vostre riflessioni o i vostri contributi che permettano di
arricchire e approfondire il dibattito.
MC
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all'indice...
Questa
parte appare solo sul web per permettere dei veloci rimandi e ci
ripromettiamo di meglio organizzarla prossimamente.
Energia Petizione
per
una scuola ecologica. Serata
pubblica d’informazione sul riscaldamento
a legna.
Interrogazione
per la realizzazione di impianti solari in
collaborazione con gli abitanti del Comune (leggi). Mozione
per il promuovimento energetico (leggi).
Interpellanza riguardante
l'uso del credito cantonale a favore del risparmio energetico e
della promozione di vettori energetici rinnovabili
(leggi).
Iniziative collegate a
“Svizzeraenergia”
Realizzazione
di piccole centrali idrauliche sfruttando le condotte dell'acqua
potabile (leggi).
Rete
di distibuzione, gas e teleriscaldamento.
Ristrutturazione
edificio scolastico ed energie rinnnovabili (leggi)
Traffico
e sicurezza Interpellanza
moderazione traffico e strade pericolose (leggi) Interpellanza
marciapiede Rodénchen – Carégn
(leggi) Interpellanza
moderazione del traffico per le strade di
quartiere a Dino (leggi) Pattugliatori
(leggi)
Gestione
dei rifiuti Mozione
per una nuova gestione
dei rifiuti.
Raccolta
dei rifiuti
ingombranti
Interrogazione
riguardante lo scambio dell'usato (leggi)
Acqua
potabile
(leggi)
Fusioni Interpellanza
sull'esito della petizione per una riflessione sulle fusioni
(leggi) Interpellanza
in merito alla creazione di un Istituto scolastico unico tra i
comuni di Sonvico, Cadro e Villa Luganese del 13 febbraio 2006
(leggi). Incontro
sullo
sviluppo sostenibile in vista di creare sinergie tra comuni
vicini. Una
serata sulle fusioni
con
più di cento persone.
Depurazione
... che confusione
Se
la spesa sanitaria assilla le famiglie, i costi per rifiuti e
depurazione assillano le comunità locali, soprattutto
quelle della nostra regione, anche se poi è sempre il
contribuente che paga. Si sa che i rifiuti sono la telenovela del
cantone, una storia infinita che dura da decenni oramai, la
depurazione sta diventando invece la "storia" del
Cassarate. La depurazione delle acque in Ticino, sin
dagli inizi, attorno agli anni sessanta, non ha brillato per
chiarezza, efficienza e vere priorità. A
tutt'oggi ci sono ancora dei comuni attorno al Ceresio le cui
fognature finiscono nel lago! Lo strumento scelto per
gestire questo importante settore è, quasi dappertutto, il
consorzio, una "macchina" poco democratica, poco
trasparente e poco efficiente... cosa attualmente quasi
unanimemente riconosciuta anche se qualcuno potrebbe dire: col
senno di poi... E' vero, ora però, il nostro e
gli altri comuni del Consorzio, ne fanno le spese. Non
dimentichiamo poi che quando si parla di depurazione si parla
subito di milioni, di parecchi milioni e i milioni fanno gola,
creano appetiti e concorrenza, interessi contrapposti e
complicano ulteriormente le cose. L'alluvione di inizio
luglio 2001 ci ha messo nei guai: ha spazzato via il depuratore,
ci ha lasciato i vecchi debiti, ci sta dissanguando con le spese
supplementari di gestione e finirà per spennarci con i
costi per il nuovo impianto. Piove, governo ladro! E'
il caso di dirlo, perchè, alluvione a parte, la colpa di
questa situazione è di nessuno o meglio nessuno vuole
prendersi o (forse) può prendersi delle colpe... La
Delegazione e il Consiglio consortile sono cambiati in seguito
alle elezioni. Nel caso del Consorzio depurazione acque del medio
Cassarate inoltre, con le fusioni comunali, sono addirittura
cambiati i comuni che aderiscono al Consorzio, insomma
un’aggiunta per complicare ancora di più le cose.
Dopo l'alluvione si è perso tempo? I membri
della "vecchia" delegazione direbbero sicuramente
no. Si è subito iniziato a progettare un nuovo
impianto e nel frattempo si è deciso di far trasportare i
fanghi da depurare da Cadro all'IDA di Bioggio, una fattura
salata, quasi mezzo milioni di franchi all'anno. Una situazione
provvisoria che sarebbe durata pochi anni... Il
Cantone, nell'ottica di razionalizzare le cose, aveva imposto uno
studio per vagliare un possibile allacciamento al depuratore di
Bioggio ma, quattro anni fa, non se ne fece nulla: la cosa era
troppo complicata, troppo costosa e le dimensioni non
permettevano lo smaltimento di altre acque luride all'impianto di
Bioggio e via dicendo. In attesa dello studio “variante
Bioggio”, il progetto del nuovo impianto alla Stampa
subisce ritardi... Poi seguono le elezioni comunali e la
designazione dei nuovi delegati, arrivano le critiche al
progetto, per alcuni comuni il costo è eccessivo,
ulteriori ritardi... La nuova Delegazione prende subito
le cose in mano e fa avanzare gli studi, cerca di chiudere i
conti in sospeso, chiede ed ottiene l’approvazione di
crediti già... spesi, il tutto per accelerare i lavori.
Lo scorso autunno il Gran Consiglio vota il sussidio
per il nuovo impianto alla Stampa (meno di 5 milioni su un
preventivo di 18 per la prima tappa), un sussidio che basterà
appena a compensare il costo del trasposto dei fanghi a Bioggio
per tutti questi anni! Nel frattempo però alcuni
Consiglieri comunali di Lugano, in un'interrogazione, sostengono
che l'ipotesi “allacciamento all'IDA Bioggio” è,
non solo tecnicamente fattibile, ma addirittura economicamente
migliore! Si potrebbero risparmiare diversi milioni di
franchi (forse la metà!) evitando la costruzione del nuovo
impianto CMC e altri milioni nella gestione corrente. Si
riparte con un nuovo studio ... , "si scopre" che
l'impianto di Bioggio ha una "riserva di capacità di
depurazione" importante. Infatti l'Impianto depurazione
acque di Bioggio, già alla sua costruzione, era stato
sovradimensionato. Oggi depura le acque di "120mila
equivalenti abitanti" ma la sua capacità è di
ben 160 mila, come dire che potrebbe ricevere non solo anche le
acque luride del bacino del Cassarate, ma tutte quelle del
Luganese! Con lo studio inoltre si scopre che per
l'allacciamento a Bioggio non è necessario passare con
tubazioni sotto la futura galleria Cassarate-Vedeggio e che con
un collettore relativamente breve tra Piano della Stampa - Ponte
di Valle - Cornaredo si potrebbe già entrare direttamente
nel "circuito fognario" di Lugano. Le acque
luride del CMC potrebbero arrivare in un batter d'occhio (si fa
per dire) sotto Piazza indipendenza dove ci sono ad attenderle 6
efficientissime pompe (4 grandi e 2 più piccole,
normalmente ne funzionano solo 2 grandi e 1 piccola) le quali
pomperebbero più che volentieri (secondo la Delegazione
del Consorzio di Bioggio) le nostre acque sul piano del
Vedeggio. Insomma quello che non è stato
possibile quattro anni fa, oggi non solo è praticabile, ma
addirittura auspicabile! Si sceglierà questa
strada? Difficile dirlo, i comuni del Vedeggio, in particolare
Agno, Bioggio e Manno, sono fortemente contrari perchè
sostengono che il Golfo di Agno non può subire ulteriori
"carichi ambientali", dimenticando però che già
ora (e da cinque anni oramai!), depurano, se non le nostre acque,
i nostri fanghi! L'iter per questa scelta sarà
lungo e complicato, tutti i consorzi che aderiscono al depuratore
di Bioggio dovranno pronunciarsi ... I pescatori sono
pure contrari perché sostengono che al Cassarate verrebbe
sottratta acqua preziosa. Secondo il breve studio di massima
sull'ipotesi Bioggio, sembra che questo problema sia irrilevante,
inoltre e fortunatamente, emerge sempre dallo studio, che il
volume di acque da depurare per abitante tende a diminuire. In
realtà la portata del Cassarate potrebbe aumentare se
tutti i comuni del bacino completassero la separazione acque
chiare – acque scure. Continuare ad immettere volumi di
acque "pulite" in un depuratore è un non-senso
oltre che ecologico, anche economico! Alcuni comuni stanno
effettivamente spendendo milioni per separare queste acque. Cosa
succederà? Aspettiamo la fine dell’autunno che
potrebbe essere caldo... In alcune riunioni il
municipale di Lugano Giuliano Bignasca ha affermato più
volte che, con il tempo, la depurazione di tutta la regione sarà
gioco forza un compito delle AIL, le Aziende Industriali di
Lugano, allora perché non studiare subito anche questa
ipotesi? Per il momento ci sono questi benedetti
consorzi con tutti i problemi annessi e connessi. Noi
siamo convinti che l’alluvione, evento straordinario, è
finita quasi interamente (ma ingiustamente) sulle spalle delle
nostre piccole comunità:
- il
contributo del Cantone è stato nettamente insufficiente
rispetto a quanto successo; - il trasposto dei fanghi,
che dissangua la gestione corrente, doveva essere considerato
come una spesa straordinaria e quindi da sussidiare; -
i ritardi accumulati per studi imposti avrebbero dovuto essere
compensati;
I
buoi sono oramai fuori dalla stalla, speriamo che non
scappino. Non dimentichiamo però che Sonvico,
qualsiasi ipotesi verrà scelta, nella complicata e
macchinosa ripartizione di costi e debiti, dovrà comunque
assumersi circa un quinto della fattura del CMC. Una
fattura che sarà sicuramente salata ma che potrebbe anche
diventare salatissima!
BB
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PiErre,
ovvero Piano Regolatore
Quando
sentiamo parlare di Piano Regolatore, generalmente, pensiamo a
quello strumento pianificatorio che definisce, in un comune, le
zone edificabili e quelle verdi, le distanze dai confini e le
altezze degli edifici, gli indici di sfruttamento e di
occupazione delle particelle. In realtà il Piano
Regolatore ha anche altre funzioni, ma fondamentalmente è
il mezzo con cui un comune regola l’utilizzo e la
protezione del suo territorio. Il Piano
Regolatore attualmente in vigore risale al 1983. Sono state
approvate delle varianti nel 1991, nel 1994 e nel 1996. Nel 1996
il Municipio ha cominciato a lavorare ad una nuova proposta di
variante, a seguito di una sentenza del Tribunale cantonale
amministrativo. Vi sono infatti delle zone, dette “di
mantenimento”, che costituiscono una sorta di via di mezzo
tra la zona edificabile e quella non edificabile. Si tratta di
zone costruite, ma solo parzialmente infrastrutturate. La
sentenza impone al comune di ridefinire tali zone, decidendo se
renderle edificabili a tutti gli effetti oppure semplicemente
assegnarle alla zona verde. Dopo una procedura lunga e irta di
ostacoli, nel 2004 il Municipio ha potuto presentare un messaggio
chiedente la ridefinizione delle zone di mantenimento e un
ampliamento della zona edificabile quantificabile in 45’000
mq. La Commissione Edilizia ha esaminato il
messaggio e un po’ a sorpresa, all’unanimità,
ha deciso di redigere un rapporto negativo, invitando i
consiglieri comunali a respingere la proposta di variante. La
motivazione di fondo è la necessità di valutare
possibili alternative alla linea pianificatoria adottata negli
ultimi decenni. Non si ritiene infatti più pensabile
espandere a scadenze regolari la zona edificabile per assecondare
o per favorire lo sviluppo demografico. E’ invece
necessario trovare soluzioni innovative che permettano una
gestione più parsimoniosa e razionale del territorio. A
questo punto il Municipio ha deciso di ritirare il messaggio per
cercare, con la Commissione Edilizia, un compromesso che
permettesse di salvare almeno parzialmente la proposta di
variante. Le discussioni hanno avuto un esito positivo ed è
stato presentato ed accettato un nuovo messaggio che si limita ad
espandere la zona edificabile solo laddove è
indispensabile. In particolare viene stralciato il comparto di
Rodàv, che con i suoi 16'000 mq era il principale pomo
della discordia. Il Municipio ha inoltre espresso la sua ferma
intenzione a procedere in tempi brevi ad una revisione completa
dell’attuale Piano Regolatore. La
commissione, con il suo rapporto, ha prolungato di alcuni mesi i
tempi d’attuazione della variante e forse ha creato un po’
di scompiglio nei gruppi politici. Però ha avuto il merito
di far riflettere tutti sul fatto che il nostro territorio non è
una risorsa inesauribile e per salvaguardarlo è necessario
cambiare rotta.
RB
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Apriamo
il dibattito Il tema della revisione
del Piano Regolatore ha portato al nostro interno a numerose
riflessioni e valutazioni. Il tema è particolarmente
complesso e di difficile gestione. Riteniamo utile e doveroso
sollevare un dibattito generale. Accogliamo con piacere questo
primo contributo, augurandoci che altre visioni, altre
sensibilità contribuiscano a sviluppare il
tema. Contributi possono essere inviati a: Sezione
socialista Sonvico – Dino, 6968 Sonvico o
socialisti.sonvico@virgilio.it Nel
caso il tema sollevasse interesse potremmo creare una pagina
speciale nel nostro sito www.ps-ticino.ch/sonvico
Usare
adeguatamente un territorio per i bisogni della comunità:
un sogno impossibile?
Il
confronto delle foto del nostro territorio nel passato con quelle
attuali non lasciano indifferenti.
In
40 anni abbiamo consumato enormemente più territorio di
quanto le generazioni precedenti abbiano utilizzato in migliaia
di anni. La difficoltà di giungere ad una pianificazione
ragionevole è generale. L’apertura di una zona
edificabile crea interessi e appetiti milionari da parte dei
privati e nel contempo richiede alla comunità investimenti
altrettanto costosi e modifiche pesanti del territorio. I comuni
ticinesi ben intenzionati sono riusciti con difficoltà a
proporre modalità accettabili di sfruttamento dello
spazio. Forse uno dei pochi strumenti per gestire una questione
così complessa è quella di realizzare un Piano
particolareggiato delle zone che si vorranno aprire
all’edificazione, salvaguardando sia i diritti del
proprietario, che possa utilizzare il proprio terreno per la
propria abitazione, ma nel contempo che si venga pure incontro
alle esigenze di tutta la Comunità. Considerando
la situazione problematica delle finanze comunali risulta chiaro
che nessuno può permettersi investimenti per allargare
zone edificabili che poi non vengono pienamente sfruttate. Se si
apre una zona all’edificazione, questa dovrà essere
sicuramente edificata sulla base di una programmazione che
permetta di meglio controllare e limitare lo spreco di
territorio, di limitare i danni all’ambiente e di favorire
un accesso sociale all’abitazione.
E’
possibile creare nuove zone edificabili ponendosi obiettivi
sociali, economici e ambientali ? I principi su
cui si basa lo sviluppo sostenibile possono stare alla base della
riflessione sulle modalità di allargamento della zona
edificabile: sostenibilità ambientale, economica e
sociale.
A
livello ambientale gli obiettivi potrebbero essere:
limitato
e razionale uso di terreno
risparmio
energetico
uso
di materiali non problematici
evitare
il proliferare di giardini di grandi dimensioni, fonti di lavoro
e costi eccessivi, di emissioni nocive, …
limitare
il traffico interno al quartiere
…
A
livello economico gli obiettivi potrebbero essere:
limitare
i costi per la comunità
creare
unità abitative a prezzi contenuti
sfruttare
tutte le possibili sinergie
diminuire
i costi di gestione delle abitazioni
…
A
livello sociale gli obiettivi potrebbero essere:
mettere
a disposizione unità abitative a prezzi abbordabili (con
un piccolo giardino)
curare
gli spazi pubblici e creare luoghi che favoriscano la
socializzazione, la solidarietà e comportamenti
“sostenibili”
mettere
a disposizione appartamenti piccoli per persone anziane
(gestione di spazi adeguati alla loro età, favorire la
loro autonomia e facilitare il loro sostegno, liberare
appartamenti più grandi da mettere a disposizione delle
famiglie)
creare
spazi gestiti dagli abitanti per meglio soddisfare i loro
bisogni (locali per gruppi di acquisto, preasilo, luogo di
ritrovo, pranzi comuni, luoghi per l’espressione della
propria creatività, …)
…
L’allargamento
della zona edificabile deve essere il risultato di una
pianificazione consapevole al servizio della comunità, pur
salvaguardando alcuni privilegi dei proprietari. Ecco perciò
alcuni punti su cui riflettere:
1 Le
nuove zone edificabili devono essere oggetto di un Piano
particolareggiato che preveda con precisione le modalità e
le caratteristiche costruttive. Possibili varianti devono
rispettare la globalità del progetto.
2 Il
proprietario del terreno acquisisce la possibilità di
poter disporre di uno spazio abitativo in rapporto ad un
determinato numero di metri di terreno di cui è
proprietario.
3
L’acquisizione del diritto di poter accedere ad uno spazio
abitativo per i non proprietari avviene tramite un’indennità
risultante dalla superficie dello spazio abitativo di cui diventa
proprietario.
4
L’indennità così acquisita viene suddivisa in
tre parti (1/3 viene data al vecchio proprietario; 1/3 viene
utilizzata dal Comune per la realizzazione delle opere pubbliche
– canalizzazioni, acqua potabile, illuminazione, strade, …;
1/3 viene usato per gli interventi costruttivi riguardanti il
risparmio energetico (produzione comune di energia, pannelli, …),
l’attenzione ai vari aspetti ambientali (risparmio di acqua
potabile, gestione delle acque meteoriche, …) e la cura
degli spazi pubblici (arredo delle piazze e dei vicoli, spazi
comuni, …).
(MC)
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Aggregazioni
comunali: parliamone!
Forse
qualcuno ricorderà che tempo fa è già
apparso su “Contatti” un articolo con lo stesso,
identico titolo. Era il mese di marzo del 2004. Provocatoriamente
abbiamo voluto ripresentarlo per richiamare l’attenzione su
questo importante tema, ma soprattutto per ribadire l’assoluta
necessità di parlarne. Una petizione firmata dalla grande
maggioranza dei consiglieri comunali, datata 12 novembre 2002,
chiedeva ai Municipi di Sonvico, Villa Luganese e Cadro di
organizzare un incontro tra i rappresentanti dei dipartimento
delle istituzioni, le autorità e la popolazione dei tre
comuni. Lo scopo era quello di avviare una riflessione
costruttiva su pregi e difetti dei vari scenari ipotizzabili.
Simili petizioni erano state consegnate contemporaneamente a
Cadro e a Villa Luganese. E’ vero che tra i tre comuni
esistono delle collaborazioni in alcuni ambiti specifici, ma a
distanza di quasi quattro anni la sensazione è che nessuna
riflessione seria sul tema delle aggregazioni comunali sia stata
fatta. Nel frattempo a Cadro un gruppo di cittadini ha lanciato
un sondaggio in vista di un’aggregazione con Lugano. A
Sonvico invece il consigliere comunale PLR Daniele Ghirlanda ha
presentato una mozione chiedente l’avvio di trattative per
una fusione a tre tra Sonvico, Villa Luganese e Cadro. Come dire:
“Se i nostri esecutivi non si smuovono, diamo loro una
spintarella!”
Ben
vengano, in un certo senso, queste iniziative, perché noi
siamo fatti così: quando ci pestano i calli cominciamo a
protestare. Quando saremo costretti a prendere una decisione,
cercheremo di far valere le nostre argomentazioni. E finalmente
si discuterà! Con questo modo di procedere, però,
c’è il rischio che la scelta di uno dei tre comuni
condizioni o riduca drasticamente le possibilità di scelta
degli altri due.
Due
anni or sono c’era ancora il tempo per valutare con calma,
serenità e ponderazione tutte le diverse opportunità.
Non siamo stati in grado di farlo. Oggi questa valutazione va
avviata con la massima urgenza, perché fra due anni Cadro
potrebbe anche essere un nuovo quartiere della Grande Lugano e
per noi rimarrebbero ben poche ragionevoli alternative!
RB
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Moderazione
del traffico e sicurezza pedonale
Non
passa un giorno in cui i nostri quotidiani non riportino notizie
di incidenti della circolazione e, nella maggior parte dei casi,
sono i pedoni ad avere la peggio. L‘incremento del traffico
motorizzato registrato negli ultimi anni rende perlomeno
difficile tenerne sotto controllo il numero, purtroppo sempre
crescente. Si cerca comunque di farlo migliorando le condizioni
di sicurezza del taffico pedonale, operando degli interventi nei
punti a rischio quali la realizzazione di marciapiedi, isole
spartitraffico agli attraversamenti pedonali, sottopassaggi, ecc.
Anche nel nostro Comune esistono tratti di strada pedonalmente
pericolosi, pensiamo all‘ubicazione della fermata
principale dell‘autobus ARL di Sonvico dove non esistono
fasce di sicurezza per i pedoni che usufruiscono di questo
servizio (non dimentichiamo l‘affluenza di scolari delle
Scuole Medie che spesso rende problematico anche il transito dei
veicoli) oppure al tratto di strada che da lì prosegue e
sale verso la parte alta del nucleo dove i marciapiedi sono
inesistenti. Aggiungiamo poi il fatto che le caratteristiche
strutturali di questa strada non favoriscono certo la moderazione
della velocità dei veicoli (mezzi pesanti compresi).
A
una nostra interpellanza del 19 ottobre 2005 relativa alla
problematica il Municipio rispondeva di aver contattato l‘Ufficio
delle Infrastrutture e dei Trasporti di Bellinzona onde fissare
un sopralluogo atto a definire eventuali interventi da attuare
nei punti critici. Questo incontro, a detta del Municipio, ha
gettato le basi per l‘avvio di un programma volto a
„impostare un concetto generale di moderazione e sicurezza
che copra l‘intero abitato di Sonvico e Dino“. Le
zone prese in considerazione sono le seguenti:
1.
Parte alta del paese 2. Entrata verso il nucleo
di Sonvico – fermeta ARL 3. Zona autosilo
– cimitero – Opera Charitas 4. Zona
scuole elementari 5. Zona asilo Dino 6.
Zona attraversamento pedonale Dino 7. Aiuola
rotonda Dino
Entro
il prossimo autunno l‘autorità cantonale svilupperà
un concetto di massima che il Comune trasformerà in piano
esecutivo per poi attuare gli interventi “secondo le
priorità e l‘impegno finanziario”.
La
loro realizzazione garantirà in queste zone potenzialmente
pericolose maggiore sicurezza ai pedoni, che siamo principalmente
noi abitanti del Comune e i nostri figli, ma anche passanti
occasionali, che per lavoro o per svago si trovano a percorrere
le nostre strade.
ER
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Dall’ultimo
consiglio comunale – ottobre 2006 Opera
Charitas: una nuova casa per anziani
Premessa La
Fondazione Opera Charitas è un’istituzione che, nel
nostro comune, ha svolto e continua a svolgere un ruolo
fondamentale nell’assistenza alle persone anziane. Negli
anni a venire, con il previsto invecchiamento generale della
popolazione, la sua presenza sarà per noi ancora più
importante.
Un
po’ di storia I rapporti tra le
autorità comunali e la Fondazione sono stati per lungo
tempo piuttosto difficili, principalmente a causa di disaccordi
sorti in seguito ad alcune scelte pianificatorie, segnatamente lo
sbocco a sud della “Strada dra vall”, che avrebbe
dovuto attraversare le proprietà di quest’ultima. Lo
sbocco a sud è poi stato scartato per tutta una serie di
ragioni, ma i dissidi sono rimasti. Il Municipio e la Fondazione
hanno però fatto grossi sforzi per eliminare i punti di
disaccordo tanto che durante questa legislatura il municipale
Charles Bourquin è entrato a far parte del consiglio di
Fondazione, in qualità di rappresentante del Municipio.
Frutto di questa collaborazione è il messaggio n.
134/2006, che prevede la cessione del sedime comunale
precedentemente espropriato e l’accettazione di una
convenzione tra il comune e la fondazione. Tale convenzione
garantisce la costruzione di un sentiero pubblico di collegamento
tra la strada cantonale e la piazza di giro in fondo alla “Strada
dra vall”, oltre che un’altra serie di vantaggi per i
cittadini (ambulatorio medico, servizio di fisioterapia e
radiologia, lavanderia, preparazione di pasti, ...). Consente
inoltre alla Fondazione di procedere a importanti lavori di
ristrutturazione, che prevedono, tra l’altro, la
demolizione dell’edificio principale, la costruzione di una
nuova ala e di un autosilo.
Il
messaggio e la relativa convenzione sono stati licenziati il 28
agosto 2006 e sono stati accettati durante la seduta del
consiglio comunale del 4 ottobre 2006 Il tutto in 37 giorni!
Tutto
è bene quel che finisce bene? In un
certo senso le cose stanno così, perché la
comunità potrà disporre anche in futuro di
una struttura d’assistenza agli anziani efficiente e al
passo con i tempi.
Però
... Una convenzione non è cosa
semplice da esaminare. Quella in questione tocca aspetti relativi
alla proprietà dei sedimi, alle servitù per le
canalizzazioni, agli obblighi delle due parti e inevitabilmente
sorgono dubbi e osservazioni. La fretta imposta dal Municipio per
votare sul messaggio non ha favorito una discussione seria e
pacata sull’argomento, né ha favorito la ricerca di
un consenso. Non crediamo che un paio di mesi in più
avrebbero portato a gravi conseguenze, mentre siamo certi che
avrebbero condotto a scelte più ponderate e condivise.
Il
rapporto della commissione delle petizioni è stato redatto
addirittura prima che alcuni gruppi si riunissero per discutere
dell’argomento. Molti dubbi e proposte d’emendamento
che avrebbero potuto essere discussi in commissione sono arrivati
in consiglio comunale creando non poca confusione.
Il
gruppo PPD, con una compattezza e una disciplina di partito degne
d’altri tempi, si è opposto per principio a
qualsiasi proposta d’emendamento. Quasi a dire “o sei
con l’Opera Charitas, o sei contro di lei!”
Alla
fine è stato proprio così: i PPD hanno accettato la
convenzione col paraocchi (perché comunque l’avrebbero
accettata) e nessuno l’ha bocciata
(perché probabilmente erano ben pochi coloro che per
principio erano contro l’Opera Charitas). Per i molti che
avevano qualche dubbio, ma erano preoccupati di pregiudicare la
realizzazione di un’importante opera, rimanevano due
alternative: dire di sì e tenersi i propri dubbi, oppure
astenersi. La convenzione è stata accettata con 20
favorevoli, 0 contrari e 5 astenuti. Mentre per il messaggio nel
suo complesso gli astenuti sono saliti a 7.
RB
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Riceviamo
e volentieri pubblichiamo Neutralità
elvetica
Forse
parlare di un tema così complesso come la neutralità
su un foglio locale può anche apparire presuntuoso, ma
voglio esprimere comunque alcune riflessioni. La
parola può avere connotazioni diverse: neutralità
armata o non, dichiarata estraneità nei rapporti
internazionali, ma può significare anche indifferenza o
insensibilità. Praticamente la Svizzera
riuscì ad ottenere il riconoscimento della propria
neutralità al Congresso di Vienna nel 1815, quando nacque
la Confederazione, costituitasi entro i confini ancora oggi
esistenti. Erano anni difficili per la giovane
Confederazione, essendo l’unica repubblica del tempo
circondata completamente da stati monarchici, ma la neutralità
permise alla Svizzera di assumere già allora determinati
compiti. Sul suo suolo sorse nel 1863 la Croce Rossa e in seguito
l’Unione Postale Universale e l’Unione telegrafica
con sede a Berna. All’ingresso della Svizzera nella Società
delle Nazioni nel 1920 si ebbe la neutralità differenziata
o integrale, per sottrarsi all’obbligo di partecipare alle
sanzioni contro i violatori della pace. Dopo essere sopravvissuta
alle guerre senza grandi danni si giunse al motto nazionale
“neutralità e solidarietà” a cui si
aggiunse in tempi più recenti “disponibilità”,
come ulteriore qualifica per una Svizzera neutrale e disponibile
a prestare i suoi buoni uffici a tutti. Questa
neutralità, “complesso del riccio”, come
veniva chiamata a un certo momento è andata via via
scomparendo, e soprattutto oggi, dopo l’abbandono negli
anni Novanta della parola “integrale”, la Svizzera
può partecipare a delle decisioni di notevole importanza,
magari facendo parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La
rivendicazione fatta dalla nostra brava ministra degli esteri
Micheline Calmy-Rey per questo seggio ci pare una mossa
coraggiosa, che si può anche condividere. Sarebbe
interessante che una piccola Nazione come la Svizzera tenti
magari di contrastare certe decisioni degli USA, che con la loro
politica si permettono di fare il bello e il brutto, provocando
anche guerre non necessarie, probabilmente per svuotare i loro
arsenali di bombe e affini accumulatesi negli anni (riuscendo
persino in seguito a dispiacersi per i danni “collaterali”
quando le azioni mirate falliscono). Queste guerre condizionano
di riflesso la vita di molta gente anche da noi, con aumenti dei
prezzi a causa del petrolio, con una maggiore insicurezza negli
spostamenti, ecc. e riesce anche a far sì che anche noi,
che non siamo sostenitori di un certo antiamericanismo, si guardi
con molto scetticismo a questa nazione. Allora
sì alla neutralità da usare con acume e
intelligenza, non più quindi la chiusura di certi periodi,
ma apertura sul mondo. Ben vengano perciò alcune
iniziative della nostra ministra degli esteri, sempre in prima
fila contro la violenza.
APi
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