Sonvico, settembre 1999, numero 1

Discussione


Bollettino per un dibattito interno alla sinistra del nostro comune

La situazione attuale e i nostri compiti

Lettera agli amici
All'inizio di luglio Luigi Pintor, sulle colonne de "il manifesto", iniziava una riflessione sulla situazione politica italiana alla luce delle ultime sconfitte elettorali nelle elezioni amministrative. Ironicamente, o sconsolatamente, ricordava che un tempo le analisi e le riflessioni sui cambiamenti della società e sulle risposte o le proposte che dovevano essere date dalla classe lavoratrice era un'abitudine ben consolidata e i libelli avevano titoli ben più perentori da quello da lui usato. L'idea di rubare il titolo da lui citato per invitarvi ad una riflessione comune mi ha subito stuzzicato.

Dialogo
Pintor molto semplicemente riteneva necessario iniziare un dialogo tra i gruppi più radicali della sinistra per individuare un comune denominatore su cui lavorare.

Che fare?
Numerose personalità della sinistra, o meglio delle sinistre, hanno risposto all'invito: c'è chi ha sottolineato la necessità di costituire un polo di sinistra chiaramente alternativo al liberismo, distinguendo anche tra socialdemocrazia liberista (oggi al potere in Europa) e sinistra antiliberista; chi ha messo in evidenza l'importanza di trovare elementi unitari tra tutte le componenti della sinistra con proposte riformatrici realmente praticabili così da evitare anche disastri elettorali; altri ancora hanno insistito sulla necessità di capire cosa sta succedendo a livello economico per riuscire a dare delle risposte organizzative che rispondano ai nuovi interessi e ai nuovi bisogni che sono sorti con i nuovi modi di produzione. E' evidentemente impossibile riassumere in poche righe tutti i contributi, ma per iniziare una nostra discussione gli spunti sono già molti.

Politica come momento dell'amicizia
Personalmente ho trovato molto importanti i contributi di Burgio, Revelli e Tortorella, ma mi ha colpito in modo particolare quello di Ivan Della Mea, il quale, seppur con toni un po' lirici, sottolinea che l'impoverimento della politica comporta un impoverimento del "personale", costretto in un individualismo solitario, impotente, privo di ogni slancio solidale, spesso rancoroso e depressivo. Secondo Della Mea per risollevare la sinistra è necessario creare una spinta, senza capi né leader, che sia rivoluzione permanente e che tenda verso l'universo e l'infinito come cose dell'uomo e che così ci rimetta in gioco e in lotta perché vogliamo amore, felicità, amici, salute e generosità, bontà e dolcezza, vogliamo dire e ascoltare, vogliamo il verde sano, cieli puliti e acque linde, vogliamo giocare nelle metropoli e nelle vie e nelle piazze, vogliamo fisicità e non virtualità, vogliamo dire cose intelligenti e sublimi cazzate e imparare a ridere delle une e delle altre, politica come momento dell'amicizia.

Anche da Sonvico uno sguardo sul mondo?
Gli sconforti e le preoccupazioni, i dubbi e le insicurezze, le rabbie e le indignazioni, non sono soltanto dei nostri compagni italiani, ma investono giornalmente anche noi. Ci basta un poco di attenzione per renderci conto che i grossi fenomeni che caratterizzano la storia mondiale e la cronaca di questi anni toccano in modo concreto ognuno di noi. L'amico o il vicino di casa che viene licenziato per la ristrutturazione della propria azienda (delocalizzazione, razionalizzazione), il negozio Coop che chiude fregandosene dei bisogni della popolazione (accentramento della vendita), lo smantellamento dei diritti e delle garanzie dei lavoratori duramente conquistati in questi ultimi decenni, il pollo e il maiale alla diossina che ci troviamo quotidianamente nel nostro piatto (liberalizzazione della produzione per stare al passo con la concorrenza), il consumismo che ci travolge facendoci dimenticare il piacere delle cose più semplici e importanti, le guerre umanitarie, i 40'000 bambini che muoiono di fame quotidianamente, i 3 miliardi di persone che sopravvivono con meno di due dollari al giorno, eccetera, eccetera. Leggendo queste considerazioni probabilmente abbiamo tutti l'impressione di sentire temi retorici sui quali quasi tutti concordano. Conoscete qualcuno che ritenga giusto usare gli olii esausti o le carcasse di animali infetti per produrre mangimi animali? Sicuramente no. Non troverete né una persona comune, né un politico e nemmeno un industriale che considerino giusto questo modo di fare. Malgrado ciò tutto questo avviene.

Liberismo e ricerca del massimo profitto
La ricerca del massimo profitto è il cancro della nostra società, che si esprime politicamente nel liberismo, in chi crede cioè che basta dar spazio alla società civile, diminuendo le leggi, eliminando regolamenti e controlli per razionalizzare la produzione, diminuire i prezzi per creare felicità e benessere per tutti. Evidentemente la realtà è ben diversa da quella qui prospettata.

Il grimaldello della globalizzazione
Tutti parlano della globalizzazione economica, della scomparsa dei mercati nazionali e del collegamento diretto delle economie di tutti gli stati del mondo, della necessità di adeguare la propria produzione ad un mercato mondiale dove riesce a sopravvivere solo chi sconfigge il proprio concorrente o lo assorbe. E' evidente che in questa lotta tra pescecani le preoccupazioni per le persone, le classi e i paesi più deboli deve essere tralasciata. Il contadino mozambicano sarà libero di competere con l'United Fruit Company, l'impresa meccanica portoghese si confronterà con la "nostra" ABB, e così via. Vincerà il migliore?

Un pericolo per la democrazia e per tutti noi
Il cancro liberista è indubbiamente potente e le connessioni con il potere politico sono evidenti. Lo scandalo della vacca pazza e della carne alla diossina va ricercato negli anni '80 (in piena "era Thatcher") quando le lobby agroindustriali decisero di abbassare in ogni modo i loro costi di produzione liberalizzando il settore della carne bovina. Gli agricoltori stessi dovettero adeguarsi per sopravvivere usando i mangimi a base di farine animali. Questo tema forse più di attualità di altri (lo viviamo maggiormente sulla nostra pelle) non è che uno dei numerosi che potremmo affrontare (lavoro minorile, energia nucleare, distruzione dell'ambiente per produzioni non sostenibili, investimenti finanziari speculativi, commercio di armi, consumo delle risorse, brevetti genetici e immissione incontrollata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, ecc.). Ricordiamoci tra l'altro che nei prossimi mesi a livello mondiale potrebbe essere sottoscritto l'Accordo multilaterale sugli investimenti (Ami), un trattato particolarmente pericoloso che permetterebbe alle multinazionali di poter agire senza nessun controllo da parte degli stati nazionali. Un tema di cui si parla poco, ma che rappresenterebbe un grave attacco alla libertà e alla democrazia. Silvano Toppi, in un breve intervento di alcuni mesi fa sul secondo canale RSI (ascolto 5%?), riferiva ad esempio che una multinazionale americana avrebbe potuto far causa per cifre astronomiche al nostro paese se non avessimo permesso la vendita di un loro prodotto alimentare contenente degli additivi considerati pericolosi e perciò proibiti dalla legge svizzera, ma consentiti dalla ben più liberale legislazione americana. Un sindacato francese ha sottolineato che con l'introduzione di questo accordo "si passerebbe dal diritto dei popoli di disporre di loro stessi, al diritto delle grandi imprese di disporre dei popoli" .

E noi che facciamo?
Questa è anche la nostra realtà di Sonvico e Dino: non viviamo al di fuori del mondo. Ci piace? Ci preoccupa un poco? Oppure non siamo interessati a questi problemi? Vogliamo provare a fare qualcosa per migliorare la situazione?

Scendi dal mirtillo!
-Sono problemi troppo grossi che noi non possiamo affrontare- Questa sicuramente è la prima obiezione che solleva chi ha avuto la pazienza di leggere fino a questo punto. In effetti ci troviamo già in difficoltà a gestire i piccoli problemi della nostra comunità, che potrebbe apparire un poco pretenzioso affrontarne altri. Eppure sono convinto che la sensibilità e il buon senso che mettiamo nel risolvere i piccoli problemi, non possa che corrispondere alla sensibilità e all'attenzione che mostriamo anche per le questioni più grosse. Si tratta di trovare le strategie migliori per affrontare le une e le altre, con modi che possano anche rendere piacevole e stimolante il nostro vivere quotidiano. Evidentemente prima di tutto si tratta di avere la voglia e lo stimolo di pensare ad una società migliore, più giusta.
Uno slogan molto significativo a cui ci siamo spesso richiamati è "Pensare globalmente, agire localmente".

Agire localmente
La maggior parte del nostro impegno lo investiamo nella gestione del nostro Comune. Come realizzare una strada richiede una certa riflessione sul tema del traffico, della sicurezza, della motorizzazione. La gestione dei rifiuti è influenzata dalla visione che ognuno di noi ha sull'uso delle risorse e sulla protezione dell'ambiente. La scelta di un piano particolareggiato presuppone ben precise sensibilità verso il territorio e il suo spazio urbano. La gestione finanziaria pone di fronte a molte possibili scelte legate a privilegi fiscali o a miglioramenti dei servizi.

...ma pensare globalmente
È perciò inevitabile che ogni piccola scelta sia influenzata dalle posizioni sui temi più ampi. Ed è anche certo che è possibile affrontare e risolvere i grossi problemi quando si riesce a coinvolgere molte persone, quando i nostri piccoli interventi individuali acquistano la forza della massa.

Con i socialisti?
La scelta di aderire o di lavorare in un raggruppamento che si richiama al socialismo significa già una scelta di campo ben precisa, una scelta legata ai lavoratori, alle classi più deboli, una scelta di solidarietà e di attenzione verso la qualità della vita e dell'ambiente. D'altra parte la nostra Sezione ha sempre avuto una storia di apertura verso le varie posizioni all'interno del mondo progressista e ha sempre vissuto con insofferenza gli steccati fra i partiti della sinistra e i personalismi . Siamo quasi sempre stati più un movimento che un partito tradizionale.

Ci sono partiti e partiti
Per chi crede nella democrazia e nello stato di diritto il "partito" è uno strumento di partecipazione, di formazione delle idee, di riflessione, di coinvolgimento della popolazione, di lotta. Purtroppo oggi i partiti sono sempre più dei semplici apparati, che si mettono in movimento principalmente per le battaglie elettorali, guidati da figure carismatiche, che privilegiano il rapporto diretto e a senso unico tra leader ed elettori. La discussione interna, le scelte dei temi e delle linee di lotta, rimangono limitate a poche persone e rispondono sempre più ad esigenze televisive e d'immagine e non ai bisogni della popolazione.

Una sinistra in difficoltà
E' vero che oggi la sinistra ha difficoltà a proporre un nuovo modello di società. Ci sono però alcuni temi su cui è ancora possibile mobilitarsi e fare delle cose concrete. Ad esempio ci siamo organizzati per raccogliere firme in collaborazione con organizzazioni nazionali o cantonali (PSS, USS, SEI, WWF, ecc.). Ciò ci permette di far parte di un grosso movimento in grado di raggiungere obiettivi importanti, sia sottoforma di pressione, d'informazione, che di lotta concreta. Tanti piccoli contributi creano una grande lotta.

Quanto riusciamo a contare?
Oltre all'importante lavoro svolto dai nostri municipali, ricordo con piacere alcune nostre iniziative locali che hanno (avuto) un valore ben più ampio: l'elaborazione di un approfondito rapporto per contrastare la proposta della Regioni Valli di Lugano di creare un collegamento stradale Tesserete-Dino (oggi con il Piano dei trasporti del Luganese risulta ben chiaro quale danno siamo riusciti ad evitare); la nostra iniziativa contro la chiusura della Coop di Dino (almeno per quattro anni il negozio è rimasto ancora aperto), la regolare raccolta di firme per iniziative e referendum. Non posso che prendere atto che spesso, nonostante la nostra esigua forza numerica, riusciamo a far passare nostre proposte anche in Consiglio comunale grazie allo studio e all'elaborazione di iniziative ben precise e documentate.

Tutto bene? Avanti così?
Malgrado ciò la nostra forza numerica e la capacità di coinvolgere nuove persone rimane assai limitata. Sono più di dieci anni che presiedo il nostro gruppo politico e devo pur mettere in discussione la mia gestione politica anche con i concreti risultati elettorali. La mia visione del gruppo politico come luogo di incontro, di dibattito e di lotta, elettoralmente non è stata molto pagante. Evidentemente risultano vincenti i partiti all'americana, che si mobilitano solo in occasione delle elezioni e dove tutto è basato solo sull'immagine, sullo slogan. Nell'ultima campagna elettorale a livello comunale ci sono stati esempi da manuale di questo modo di far politica: consulenze di esperti in marketing, slogan martellanti, proposte fantasiose pubblicizzate a tappeto, manifestazioni ricreative con "ricchi premi e cotillon". I voti sono arrivati, ma la gestione del nostro Comune non è stata particolarmente positiva. Ciò mi convince ancora di più della necessità di lavorare per un gruppo politico sempre attivo e impegnato e che non basi la propria attività solo sulla battaglia elettorale. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo però riuscire a coinvolgere un numero maggiore di persone.

...mi piacerebbe
Sono moltissime le cose che potremmo fare, nel campo dell'informazione, delle azioni concrete di solidarietà, del dialogo, di iniziative semplici e facilmente realizzabili. Ma spesso, quando ci troviamo, siamo i soliti 7 o 8 gatti e ci occupiamo principalmente dei temi più urgenti, dell'amministrazione del nostro Comune, alle volte affrontiamo qualche tema più ampio, qualche iniziativa esterna e poi ci fermiamo lì. Sarebbe interessante riuscire a suddividere meglio il lavoro di gestione del Comune da quello più squisitamente politico, dando maggior spazio alle sensibilità e agli interessi di ognuno di noi. Mi sembra necessario partecipare a togliere le numerose carote che cercano di nascondere i problemi quotidiani e a non accettare di mangiare tutto ciò che ci viene messo sul piatto. Sono convinto che lavorare assieme, in amicizia, per obiettivi importanti che possano dare un senso alla nostra vita non può che arricchirci (interiormente!) e migliorarci.
Vi sembra possibile? Che ne pensate? Può essere utile avere a livello locale un gruppo politico che lavori secondo gli intendimenti espressi sopra? Devono essere altri?
Se avete voglia di iniziare un piccolo dibattito tra di noi potete inviarmi le vostre osservazioni scritte sperando che questo primo numero di "Discussione" non rimanga tale.

Cari saluti a tutti.

Maurizio Cerri




Questa pubblicazione è distribuita in doppia copia ad un numero limitato di persone del nostro comune. Vi invitiamo a dare la seconda copia a persone che secondo voi potrebbero essere interessate a seguire o a partecipare alla discussione. Chi desidera ricevere direttamente la pubblicazione è pregato di comunicarcelo.