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La
mappa interattiva del “nemico nascosto”,
l'elettrosmog, dell'Osservatorio ambientale della Svizzera
italiana www.ti.ch/oasi
Le
api non ritrovano più l'arnia: colpa dei campi
elettromagnetici?
(leggi1)
- (leggi
2) - (leggi3)
– (leggi4)
- (leggi5)
- (leggi6) – (leggi7) – (leggi8)
I
PICCOLI ESPOSTI A CAMPI MAGNETICI SI AMMALANO TRE VOLTE PIÙ
DEGLI ALTRI (leggi)
(La
Regione,
22
ottobre 2007)
Il
dibattito Un’antenna
che non piace né in Città né nel Borgo
di Raffaello Ceschi, Bellinzona ed Enrico Pedrazzoli,
Giubiasco La Swisscom vuole posare una antenna per la
telefonia mobile sul tetto di una palazzina in via Caratti, al
confine tra i comuni di Bellinzona e di Giubiasco. La
pericolosità di questi impianti che producono elettrosmog,
diffondendo radiazioni non ionizzanti, è affermata
dall’Organizzazione mondiale della salute, ed è
riconosciuta dalla Confederazione e dal Cantone che hanno emanato
ordinanze per limitarne i danni. L’ordinanza federale e
il regolamento cantonale prescrivono per le antenne di
telefonia mobile “una scelta di siti che privilegi zone non
residenziali e che mantenga una certa distanza da edifici dove
soggiornano persone particolarmente sensibili (asili, scuole,
ospedali, case per anziani)”; raccomandano inoltre di non
concentrare le antenne e di evitare l’accumulo di fonti che
producono elettrosmog, come linee ad alta tensione, linee
ferroviarie, cabine di trasformazione. La procedura per la
concessione della costruzione di questi impianti indica che, in
questo caso, si ha il diritto di presentare opposizione fino alla
distanza di metri 508 e mezzo. Questo significa che si riconosce
un raggio di pericolosità all’impianto di almeno
mezzo chilometro. Ora, nel raggio di questo mezzo chilometro
stanno due zone residenziali densamente popolate dei
comuni di Bellinzona e di Giubiasco. Dentro questo raggio stanno
gli edifici a rischio maggiore: a Giubiasco la scuola media con
750 allievi, la casa per anziani e una clinica di prossima
costruzione; a Bellinzona la casa per anziani Paganini Rè,
la Culla San Marco, l’istituto von Mentlen, l’ospedale
San Giovanni. Quanto ad evitare l’accumulo di
elettrosmog di varia origine, si nota che la linea elettrica
della ferrovia corre a 100 metri dall’antenna, e che a 20
metri dall’antenna sta una cabina di trasformazione tuttora
in esercizio. La conclusione si impone con evidenza: è
necessario che la Swisscom cerchi un’altra ubicazione meno
rischiosa. È necessario che i comuni di Bellinzona e di
Giubiasco tutelino la salute delle loro popolazioni e degli
istituti a rischio maggiore e si oppongano alla domanda.
(Corriere
del Ticino, 22 febbraio
2008) Novaggio,
da oggi si vota l’antenna in zona Sciaroni I
contrari: «un impianto del genere sarebbe inconciliabile
con bosco e parco giochi» – Il Municipio: «L’area
e la sua vocazione di svago sono salvaguardate dalla legge»
È tempo di urne a Novaggio. A partire da stasera alle
17 i cittadini dovranno esprimersi sull’iniziativa popolare
per il «mantenimento della zona Sciaroni come zona boschiva
senza ulteriori dissodamenti per proteggere il paesaggio, la
vista del paese e il parco giochi di Bedea» lanciata
nell’aprile dell’anno scorso e sostenuta dalla
raccolta di 194 firme (613 gli aventi diritto al voto di oggi).
Iniziativa che, se accolta, impedirebbe in quell’area la
costruzione di un’antenna di telefonia mobile Swisscom, per
la quale sia il Municipio (cinque voti a zero) sia il Cantone si
sono già espressi favorevolmente. I sostenitori
dell’iniziativa ritengono «inconciliabile l’idea
di una zona di svago con parco giochi con un’antenna UMTS
che la sovrasti» sia per l’impatto paesaggistico
dell’impianto – ricordano che per installarlo sarebbe
necessario dissodare 550 metri quadrati di bosco – sia per
la presunta pericolosità delle radiazioni
elettromagnetiche emesse. Il Municipio, dal canto suo, è
convinto che le leggi attuali siano «sufficienti a
garantire la salvaguardia della vocazione di svago dell’area
in questione », che permettano «la creazione e il
mantenimento del parco giochi o altre attività d’interesse
pubblico collegate alla natura » e che ulteriori normative
di tutela sarebbero costose e dal-l’esito incerto. La palla
passa ora alla popolazione.
Risultati
Iniziativa Popolare "Mantenimento
zona Sciaroni": Iscritti
in catalogo 636 Votanti 331 Schede computabili 325, bianche
5, nulle 1 SI 92 NO 233 L'iniziativa è
stata respinta
(La
Regione,
23 febbraio 2008)
Elettrosmog,
piccoli trucchi per limitare il problema A
Locarno si è svolta una conferenza sulle diverse fonti e
sui rischi fra le mura di casa
«
La scienza non è nient’altro che una perversione
se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni
dell’umanità ». Fu Nikola Tesla a
pronunciare queste parole. Personaggio spesso denigrato e poi
rivalutato, avveniristico, genialmente pazzo... Fu fisico,
inventore (tra i più importanti della storia) e ingegnere.
Serbo di nascita, naturalizzato statunitense nel 1891, è
conosciuto soprattutto per il suo rivoluzionario lavoro e i suoi
numerosi contributi nel campo dell’elettromagnetismo. Questa
sua frase d’inizio c’indica la strada per addentrarci
in un dibattito controverso che oggi anima gli spiriti dei più.
Già perché sull’elettromagnetismo si spendono
fiumi di parole. Ci si chiede se questo mondo d’onde
colonizzato da Tesla abbia portato nelle sue applicazioni
artificiali a un reale crescendo del benessere collettivo. È
semplicistico ridurre il tutto a credenze popolari sugli influssi
negativi dei telefoni cellulari in particolare e degli apparecchi
che producono campi elettromagnetici in genere. Nessuno studio ha
a tutt’oggi dimostrato effetti dannosi sulla salute. Ma
nessuno studio ne ha ancora provato l’innocuità. È
quindi pericoloso lanciarsi in sortite pregiudizievoli. Giovedì
sera, nell’aula del Consiglio comunale a Palazzo Marcacci,
s’è svolta un’interessante conferenza sul
tema. L’ha organizzata l’associazione noelettrosmog
(www.noelettrosmog.ch).
Relatore l’ingegner Ernesto Streit. L’appuntamento è
stato introdotto dalla presidente, avvocato Michela Delcò:
«Il gruppo è nato nel 2005 con l’intento di
riunire tutti coloro che si oppongono all’installazione di
nuove antenne per la telefonia. L’intenso lavoro di
volontariato ha permesso d’espandere il nostro campo di
conoscenze e di considerare altre importanti fonti
d’inquinamento. I cellulari, sei milioni in Svizzera,
possono rivelarsi molto più dannosi delle strutture che ne
gestiscono il traffico. Va però detto che esse hanno avuto
grande evoluzione numerica (da 270 nel 2001 a 470) e tecnologica:
l’Umts ha ulteriormente peggiorato la situazione. A livello
politico, soprattutto cantonale, si può fare ben poco,
anche se sono state avviate da più parti campagne
informative. Testimone dell’impotenza legislativa è
la recente bocciatura della mozione Quadri-Pelossi per la
sospensione della concessione relativa alle licenze per
antenne di telefonia mobile». Considerando impari la
lotta sul piano istituzionale anche perché, va pur detto,
gli interessi delle compagnie sono giganteschi, l’associazione
ha deciso d’organizzare questo ciclo d’incontri per
consigliare il cittadino sulle opportunità d’intervento
casalingo. Le fonti d’elettrosmog sono infatti molteplici.
Streit: «Ci sono dati inquietanti: nel 2000 l’11
per cento della popolazione elvetica soffriva di malesseri
fisici. Oggi il 14 per cento. L’Assicurazione invalidità
denuncia un aumento considerevole degli affiliati, soprattutto
per cause psicosomatiche. Il 55 per cento degli intervistati ha
paura dell’elettrosmog, ma 9 persone su 10 possiedono un
telefono cellulare. Quattro secondi di chiamata corrispondono a
24 ore d’esposizione alle radiazioni d’antenna (1
ora, 900 giorni)». Il telefonino non è però
l’unica bestia nera. Vediamo un curioso esempio: affezioni
come l’oscuramento passeggero della vista, brividi,
emicranie e insonnia sono state causate dalle lampade a risparmio
energetico: «Una tecnologia oggi molto apprezzata, ma
dannosa». Notizie da considerare per i 370 mila
elettrosensibili che vivono in Svizzera. Facciamo un po’
di chiarezza. Esistono tre principali tipi d’elettrosmog: a
bassa frequenza (tra cui linee dell’alta tensione, stazioni
di trasformazione, ferrovie, elettrodomestici, installazioni
elettriche, lampade, alimentatori per i telefonini, alcuni tipi
di riscaldamenti, regolatori d’intensità della luce)
ad alta frequenza (antenne per la telefonia, radar, antenne di
radio e televisione, cellulari, telefoni fissi senza filo,
babyphone, reti e computer wireless) ed elettrosmog statico (ben
conosciuto per le scosse che riceviamo di tanto in tanto). I
presunti sintomi, nei rispettivi campi, vanno dalla depressione
alla leucemia infantile, dalla spossatezza alla cataratta,
dall’iperattività nei bambini ai tumori. Ma
perché non ci sono studi scientifici che provano tutto
ciò? Streit: « Un’analisi sugli effetti
delle antenne necessita d’una decina d’anni. Un lasso
di tempo in cui la tecnologia si evolve non consentendo la
riproducibilità degli esperimenti e la generazione di
risultati similari ». Ecco quindi alcuni consigli per
migliorare la nostra qualità di vita: «Spegnere
gli elettrodomestici e acquistarne solo di quelli muniti di
messa a terra, non utilizzare regolatori di luce, evitare le
prolunghe, rinunciare alle coperte termiche, inserire
correttamente le spine a due poli nelle prese, non utilizzare
radiosveglie collegate alla 220 Volt, far installare dei
disgiuntori di rete, rinunciare a lampade fluorescenti, alogene e
a bassa tensione. Evitare i telefoni portatili con tecnologia
Dect, spegnere la notte o non utilizzare le reti informatiche
senza filo, moderare l’uso dei cellulari (è
preferibile chiamare con l’auricolare), privarsi di taluni
tipi di babyphone». Streit: «Nel nostro
piccolo possiamo fare molto, ed è importante che nelle
stanze da letto, luogo in cui il corpo riposa e abbassa le
difese, si proceda ad un esame accurato. Professionisti del
settore, come i bioarchitetti, possono studiare e proporre
soluzioni per il singolo caso. Se vogliamo migliorare la nostra
qualità di vita dobbiamo essere coerenti ». Già,
peccato che a Palazzo Marcacci, durante la conferenza, i
cellulari degli spettatori sensibili al tema siano suonati due
volte. Ma forse questa è solo questione di buon gusto.
El.Be.
(Corriere
del Ticino, 19 febbraio 2008)
Antenne,
ora si informi Bocciata la moratoria il Governo
resta vigile I margini di manovra cantonali in materia sono
esigui, ma per rispondere alle richieste di una maggiore
sensibilizzazione il CdS sottolinea che le iniziative non mancano
Una moratoria sulla costruzione di antenne di telefonia
mobile in Ticino non può essere messa in atto dato che il
Cantone ha limitate competenze in materia (fa infatti stato la
legislazione federale). È una realtà di cui hanno
dovuto prendere atto anche i promotori dell’iniziativa –
il leghista Lorenzo Quadri (e l’ex deputata
socialista Fiamma Pelossi)– che sollecitavano questa
soluzione «fino a quando non sarà garantita
l’affidabilità delle misurazioni delle radiazioni e
del nuovo protocollo stabilito dall’ Ufficio federale
dell’ambiente ». Quadri, in particolare, ha chiesto
che il Governo possa almeno continuare a vigilare sulle
situazioni più critiche. In
alcuni Comuni come Sonvico, ha
osservato, «vi sono antenne di 30-35 metri che si vogliono
far sorgere vicino a zone sensibili, con potenziali rischi per la
salute delle persone». Particolarmente discutibile sarebbe
in questo ambito la costruzione di antenne UMTS, che «nulla
hanno a che fare con il servizio pubblico». Come risolvere
il problema? Bisognerebbe, gli ha fatto eco Pelin Kandemir
Bordoli (PS), intensificare le campagne informative, i
controlli del Cantone e le sanzioni. Il Cantone, ora, sarebbe
tenuto a farsi promotore di una «vasta campagna sui rischi
per la salute delle nuove tecnologie ». Francesco Maggi
(Verdi) ha lamentato lo scarso interesse per la salute sulle
persone e quello ambientale «quando ci sono di mezzo
interessi economici». In questo ambito, sarebbe anche
sicuramente vantaggioso approfondire se nell’ambito del
Registro dei tumori possa essere considerato il
fattore-esposizione alle radiazioni
non-ionizzanti. Un’esortazione a «non abbassare la
guardia» è giunta anche da Luca Pagani (PPD),
che ha rimarcato come sia indispensabile che nuove antenne non
vengano installate vicino ad abitazioni, scuole, parchi-gioco,
case per anziani e ad altre strutture sensibili. Il direttore
del Territorio Marco Borradori, ha assicurato che la
Sezione protezione aria e acque applica «con estremo
rigore» le normative federali e che intende continuare a
farlo. La trasparenza in materia del Ticino sarebbe del resto
nota. Nei prossimi giorni il Governo si chinerà anche
sulle riflessioni del Gruppo di coordinamento ad hoc, dopo di che
partiranno altre iniziative. Il relatore Werner Carobbio
(PS), in linea con Carlo Luigi Caimi (PPD) ha esortato l’
Autorità a vigilare anche su altri tipi di elettrosmog. Il
Gran Consiglio si è espresso all’unanimità in
questa direzione.
Attualità –
News – dal sito della RTSI
- Il
telefonino fa soffrire i pomodori (sabato 9 febbraio, ore
23:02)
-
Il telefonino provoca sui
pomodori un disturbo cellulare potenzialmente nocivo. È
il risultato di uno studio condotto dall'Università di
Clermont-Ferrand, che mostra per la prima volta che
l'apparecchio non è neutro. "Non si può dire
con certezza che sia nocivo, ma il telefono mobile spiega uno
dei ricercatori francesi perturba il vegetale facendo apparire
delle molecole che si individuano solo quando la pianta è
ferita o rovinata". I pomodori in esame "soffrono come
farebbero in periodi di gran caldo o di gelo, cioè
interpretano le onde emesse come un pericolo".
Attualità
– News – dal sito della RTSI Accendere
il computer e navigare in internet senza doversi allacciare ad
una rete. Una realtà sempre più diffusa: i
cosiddetti "wi-fi", i punti d'accesso, si
moltiplicano. Swisscom
mobile dovrà sospendere i test della nuova tecnologia
Wi-Max nell'Oberland bernese. Lo ha deciso il tribunale
amministrativo cantonale esaminando il ricorso inoltrato da
un'associazione di oppositori, che ne denuncia gli alti tassi di
"elettrosmog". Il gigante blu, che si è detto
sorpreso del verdetto, intendeva offrire un buon accesso a
internet senza fili nelle regioni non servite via cavo o tramite
ADSL. I test sarebbero dovuti proseguire fino alla fine del 2007
Importante
è vendere!! Qualche notizia presa qua e là
Azione,
dicembre 2007 QUANDO LA LEGGEREZZA PESA di
Alessandro Zanoli Indignarsi la mattina presto,
mentre si inizia a lavorare, appena acceso il computer, un attimo
prima di entrare a leggere la posta elettronica. Un urlo di
rabbia e dolore. Perché indignarsi fa male alla salute. Fa
male al cuore. E oltretutto fa sentire un po’ cretini, un
po’ bacchettoni (di questi tempi ci si vergogna ad
indignarsi per semplici motivi morali). Ma il troppo è
troppo, accidenti, anche se Internet ci ha abituati al peggio,
abbassando la soglia del cattivo gusto. Il portale della
principale fornitrice di servizi internet svizzera, ad esempio,
da tempo pubblicizza un servizio di finanziamento per giovani che
vogliono sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica («
Un seno nuovo? Una liposuzione? Perché no? Se
non hai i soldi, te li prestiamo noi. Clicca qui »). Ma
stamattina l’ex-azienda di stato mette in bella mostra la
pubblicità di viaggi: « Bellezze asiatiche. Ti
aspettano a poche ore di volo dalla Svizzera ». Non si
tratta però di bellezze naturalistiche o culturali. È
pura e semplice istigazione al turismo sessuale. Come definirla
altrimenti? Intendiamoci: queste cose succedono, eccome. Magari
lo fa anche il nostro vicino di casa. Ma vedere un’offerta
del genere sbattuta in faccia sulla piattaforma di servizi
internet più utilizzata in Svizzera a fianco del banner
che reclamizza una campagna floreale o altre occasioni regalo,
procura un grande fastidio. Ma se noi ci nascondiamo dietro ad un
dito, certo c’è qualcuno che non vede oltre al
proprio naso. Esiste qualche procacciatore di pubblicità
che pensa ancora alle conseguenze dei propri atti? Quanto avrà
fruttato alla Bluewin quell’inserzione? Non se ne poteva
proprio fare a meno? Non si poteva rinunciare a questo profitto?
Magari solo perché è Natale, forse l’unico
periodo dell’anno in cui possiamo giustificare i
soprassalti di coscienza.
la
Repubblica (leggi)
- TECNOLOGIA & SCIENZA Disattivato il wireless nelle
biblioteche Emicrania, nausea, dolori vari per molti utenti A
Parigi panico da WiFi - niente antenne al chiuso dal
nostro inviato ANAIS GINORI
PARIGI
- Il WiFi può far male alla salute? Se lo chiedono i
cittadini di Parigi dopo che un'ondata di allarmismi ha portato
alla chiusura del wireless nelle biblioteche pubbliche. Il comune
prima ha deciso di staccare i collegamenti senza fili in sei sale
della città. Poi, come "misura precauzionale",
ha varato una moratoria del Wi-Fi su tutte le biblioteche. Negli
ultimi tempi, sempre più studenti e ricercatori avevano
segnalato malesseri: emicranie, vertigini, nausee, dolori
muscolari. A loro dire, i disagi erano cominciati dopo
l'installazione delle antenne Wi-Fi dentro alle sale di lettura.
Nulla è certo, e tutto si potrebbe archiviare a breve
come un caso di panico collettivo ingiustificato. Ma invece di
rassicurare gli utenti, questo primo blocco della tecnologia
dell'Internet senza fili ha generato ancora più
apprensione. Oltre alle reti Wi-Fi domestiche e professionali,
quasi tutte le grandi città europee hanno ormai i loro
gestori pubblici, che permettono di essere collegati sempre e
ovunque. Parigi ovviamente non fa eccezione. Anzi il suo
sindaco, Bertrand Delanoe, è stato un precursore nel
campo. Il servizio "Paris Wi-Fi" offre 400 postazioni
disseminate nella città, dai parchi ai musei, da cui
collegarsi gratuitamente e senza limiti di tempo. L'allarme
insomma è preso molto seriamente. I Verdi fanno parte
della giunta comunale, nessuno studio scientifico permette di
escludere totalmente i rischi del Wi-Fi. Sulla materia i pareri
rimangono molto discordanti. "Gli effetti genotossici delle
onde a radiofrequenza sono provati" ha detto per esempio
Janine Le Calvez, presidente di un'associazione che milita contro
l'inquinamento elettromagnetico, interrogata dal quotidiano Le
Monde, che oggi dedica una pagina alla nuova minaccia.
"Abbiamo ricerche che dimostrano come le radiofrequenze a
2.450 MHz, utilizzate dal Wi-Fi possano danneggiare il Dna -
continua Le Calvez. E sono risultati che convergono con gli studi
epidemiologici sulla telefonia mobile e sui rischi di sviluppare
tumori". Per gli scienziati, invece, il pericolo è
molto meno evidente. "Sappiamo ancora poco> specifica
Paolo Vecchia, dell'Istituto Superiore di Sanità. Il Wi-Fi
dovrebbe essere comunque meno pericoloso dei telefoni portatili
perché utilizza una frequenza più alta. "L'energia
elettromagnetica penetra meno profondamente se la frequenza
aumenta" aggiunge Vecchia. Inoltre, di solito c'è una
distanza tra modem e computer che provoca un'ulteriore
dispersione delle onde e quindi dell'impatto sull'uomo. Le
associazioni ambientaliste, che già si erano opposte alle
installazioni delle antenne per la telefonia mobile, promettono
nuovi ricorsi. Il sindaco Delanoe ha chiesto un'indagine
all'Agenzia nazionale per l'Ambiente. Nell'attesa, il comune di
Parigi sembra incline a rallentare l'installazione delle antenne
Wi-Fi pubbliche negli spazi chiusi. "All'esterno - racconta
un funzionario - sembra che i rischi siano comunque minori e,
senza muri, possiamo anche mettere una potenza molto bassa".
* * *
Usate
il telefonino e auguratevi che la testa non vi scoppi come un pop
corn (guarda
il filmato)
(18
dicembre 2007) Siti, articoli e altro: La sezione
dedicata all'elettrosmog
del Centro Tutela Consumatori
Utenti Alto Adige. Le
loro schede informative offrono numerosi spunti per una
valutazione critica dei prodotti elettronici più diffusi e
delle relative tecnologie: Il
telefonino, la tua voce?
Accidenti,
se l'avessi saputo! Un'informazione
destinata ai giovani Il
cordless: un ripetitore in casa propria
Le insidie di un
apparecchio apparentemente innocuo [Prossimamente] Bluetooth e
W-Lan. Connessi ovunque o irradiati senza scampo?
La
nostra salute è in pericolo
http://www.alerte.ch/
http://members.aol.com/gotemf/emf/schools.htm
Report
parla di elettrosmog (WI-FI:
un segnale d'allarme di Paul Kenyon) il
filmato non è più disponibile, sul sito della RAI.
Come mai? Nella rete è comunque a disposizione:
guarda). Insonnia
da telefonino, un articolo sul Corriere della Sera in merito
http://www.kompetenzinitiative.de/
TELEPHONIE ET SANTE
http://tempsreel.nouvelobs.com/index.html
Bouygues Telecom condamné à démonter une antenne relais
Le tribunal de Nanterre a
ordonné, "pour la première fois" en France, le démontage d'une
antenne relais de téléphonie mobile au nom du principe de
précaution, estimant qu'il y avait un risque potentiel sur la
santé des riverains. Une décision qui pourrait faire
jurisprudence.
Antenne-relais Bouygues
Telecom a été condamné par le tribunal de grande instance (TGI)
de Nanterre (Hauts-de-Seine) à démonter une antenne relais de
téléphone mobile à Tassin-La-demi-Lune (Rhône), dans la banlieue
lyonnaise, pour "risque potentiel sur la santé", a déclaré,
mercredi 1er octobre, l'avocat des riverains de l'antenne,
interrogé par l'AFP.
Dans ce jugement, rendu le 18
septembre, l'opérateur de téléphonie mobile a été condamné au
nom du "principe de précaution". Il devra, en outre, verser
3.000 euros à chacun des trois couples, riverains de l'antenne
incriminée, pour "exposition à risque sanitaire", a annoncé Me
Richard Forget.
"C'est un tournant pour la
téléphonie mobile", a également expliqué l'avocat sur France
Inter. "Le tribunal constate qu'il y a un débat scientifique
sans donner raison à l'une ou l'autre des parties", a déclaré
Richard Forget qui explique que le TGI de Nanterre a estimé,
pour motiver sa décision, que "comme ce débat existe, cela
signifie qu'il y a un risque potentiel sur la santé des
riverains donc il y a lieu d'appliquer le principe de
précaution".
Première condamnation
Soulignant qu'une telle
condamnation était "une première" en France, Me Forget a précisé
que le démontage de l'antenne devrait être effectué "dans un
délai de 4 mois après la signification du jugement, sous
astreinte de 100 euros par jour de retard".
Les trois couples avaient
saisi la justice pour "trouble anormal de voisinage", en
insistant sur le fait que personne ne pouvait certifier
l'absence absolue de risque sanitaire.
Associations et riverains
engagés contre les opérateurs de téléphonie mobile demandent à
l'Etat de modifier les normes de puissance d'émission des
antennes relais. Plusieurs études scientifiques ont démontré que
les normes actuelles ne protègent que partiellement des effets
des ondes électromagnétiques, dont les seuils sont pourtant
réglementés.
Le 17 septembre, une autre
plainte, la première au pénal, a été déposée par une famille des
Yvelines contre Bouygues Telecom "pour administration de
substance nuisible". (Avec AFP)
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AZIONE,
settimanale di MIGROS TICINO,
Anno LXXI N. 44,
Martedì 28 ottobre 2008
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
«Cauti di
fronte alle incognite»
Le
antenne di telefonia mobile e il lavoro di sensibilizzazione
dell’associazione «Territori vivibili»
di Stefania Hubmann
Connetterci ad internet nei nostri boschi? È questo il futuro
che vogliamo? Correndo quali rischi? Porsi queste domande non è
una provocazione e nemmeno cieca opposizione allo sviluppo
tecnologico. Ad interrogarsi sono cittadini che, sensibili alla
loro qualità di vita, si ritrovano con le rispettive famiglie a
subire le conseguenze di un inquinamento relativamente nuovo e
invisibile. Stiamo parlando di inquinamento elettromagnetico o
elettrosmog.
A riportare il tema d’attualità è il progetto di costruzione di
una nuova antenna di telefonia mobile sul territorio di Dino.
Gli abitanti – dai patrizi alle famiglie giunte in loco di
recente, dai giovani agli anziani – si sono mobilitati per
contrastare l’opera. Una petizione contro l’inquinamento
elettromagnetico dovuto alla nuova infrastruttura, è stata
consegnata al Consiglio di Stato (firmata la scorsa primavera da
oltre mille cittadini di Sonvico, Dino, Cadro, Villa Luganese e
Lugaggia); un’interrogazione al Governo da parte del deputato
UDC Marco Chiesa; e tre ricorsi tuttora pendenti sempre presso
l’Esecutivo cantonale, sono le azioni concrete compiute in
questi mesi. Per affrontare con incisività tali impegni e
sensibilizzare tutta la popolazione ticinese sul tema
dell’inquinamento elettromagnetico è nata anche un’associazione
che lancia già con il suo nome – «Territori vivibili» – un
messaggio positivo.
Evitare rischi inutili
« L’obiettivo è quello di far valere il principio di precauzione
di fronte alle incognite che queste tecnologie sollevano
riguardo alle conseguenze delle radiazioni non ionizzanti
sull’essere umano», precisa il presidente Francesco Fierli. Ed
aggiunge: « A questo scopo è necessario adottare misure più
restrittive che tengano conto delle emissioni causate dalle
nuove tecnologie e degli effetti cumulativi ».
La materia è complessa sia perché le tecnologie sono in rapida e
continua evoluzione sia per il sovrapporsi di numerose e variate
fonti di produzione delle radiazioni. Il legislatore è
consapevole del fatto che l’inquinamento elettromagnetico, a
dipendenza della sua intensità, possa mettere in pericolo la
salute pubblica. Sulla questione ci si è chinati a livello
federale alla fine degli anni Novanta, e nel febbraio del 2000,
l’Ordinanza sulle radiazioni non ionizzanti (ORNI) è entrata in
vigore.
In questi ultimi anni sono però state introdotte nuove
tecnologie. Sulle antenne, ad esempio, alla GSM (Global System
for Mobile comunication, dal 1994), tecnologia digitale della
seconda generazione della telefonia cellulare, si è aggiunta l’UMTS
(Universal Mobile Telecomunication System, dal 2004), con
capacità di trasmissione di dati superiore ma raggio di
copertura minore. Per rendere la trasmissione sempre più veloce
e performante (ciò che permette l’UMTS), è quindi necessario un
maggior numero di antenne. Anche l’accesso ad internet senza
fili (WiFi o WLAN), già possibile a casa propria o in luoghi
pubblici (piazze, treni, biblioteche…), sta conoscendo nuove
applicazioni che permettono un accesso tramite il proprio
telefonino o computer ovunque l’utente si trovi. La portata di
questi fenomeni, in aumento esponenziale, desta preoccupazione.
Non a caso, per sensibilizzare i giovani su un uso più
ragionevole del cellulare, sono già intervenuti sia il
Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS)
con una campagna informativa sia l’associazione Radix, attiva
sul fronte delle dipendenze.
Francesco Fierli: « Siamo perfettamente coscienti che vi sono
molteplici fonti di emissione ma va pure sottolineato che
un’antenna di telefonia mobile investe in modo continuo e
indiscriminato tutti gli abitanti del suo raggio d’azione, 24
ore su 24, e sull’arco di tutta la vita. La nostra
preoccupazione è rivolta soprattutto alle nuove generazioni. I
bambini di oggi sono esposti a un maggiore pericolo rispetto ai
loro coetanei nati anche solo un decennio fa ».
Ritornare sui propri passi
Per quanto riguarda l’intensità del campo elettromagnetico (elettrosmog),
in Svizzera gli impianti, vale a dire le antenne, non possono
superare i 6 V/m (Volt per metro) nei luoghi di soggiorno. Le
richieste degli operatori di telefonia mobile non oltrepassano
quasi mai questa soglia e sono quindi in regola dal punto di
vista legale. Ciò che preme all’associazione «Territori
vivibili» è però una maggior attenzione da parte delle autorità,
affinché, tenendo conto dei risultati degli studi scientifici
condotti in questi anni, adottino misure più restrittive a
tutela della salute pubblica. Come avviene già in diversi paesi
confinanti. Ultimo esempio in ordine di tempo il Liechtenstein,
certo un piccolo Stato, che ha però deciso di abbassare il
limite citato a 0,6 V/m, vale a dire dieci volte meno di quello
svizzero. La decisione del Principato si basa sulle
raccomandazioni pubblicate nell’estate 2007 dal BioInitiative
Working Group, un gruppo di lavoro internazionale composto da
scienziati, ricercatori e professionisti di politica di sanità
pubblica che ha esaminato circa 2000 studi scientifici sugli
effetti delle radiazioni dovute ai campi elettromagnetici.
Numerose ricerche e soprattutto anche la pratica evidenziano la
correlazione esistente tra inquinamento elettromagnetico e
malesseri quali insonnia, mal di testa, tachicardia, problemi
alla vista e all’udito. La comunità scientifica è invece meno
concorde sugli effetti a lungo termine, in particolare quelli
cancerogeni e degenerativi (Alzheimer, Parkinson, sclerosi
multipla), pur non escludendone il possibile nesso. In questo
ambito ci si limita quindi ad evidenziare il possibile rischio.
Ma è proprio questo rischio che molti cittadini (non solo quelli
della citata zona luganese) non vogliono correre. « Non
desideriamo ritrovarci fra alcuni anni con studi che confermano
le previsioni più pessimistiche e nel contempo l’antenna sopra
le nostre teste», aggiunge il presidente Fierli.
All’estero
sensibilità crescente
Come dimostrato dall’attività del gruppo BioInitiative, il
problema è percepito a livello internazionale. Dal Canada agli
Stati Uniti, dal Medio Oriente all’Europa, si susseguono gli
studi e le raccomandazioni. L’impressione è che, come spesso
accade, la legislazione non sia al passo con i tempi. Da qui, la
necessità di intervenire con moratorie, disposizioni riduttive o
interventi a favore della popolazione elettrosensibile. In
Svezia l’elettrosensibilità è riconosciuta dallo Stato come
handicap. Le persone che manifestano i sintomi citati in
precedenza hanno garantiti alcuni diritti dalla legge. Altri
esempi significativi sono la decisione di cinque biblioteche
francesi, fra le quali la Biblioteca Nazionale e quella della
Sorbonne, di rinunciare al WiFi e la recente sentenza del
tribunale di Nanterre che ha condannato un operatore di
telefonia a smantellare un’antenna a causa del possibile rischio
per la salute dei residenti.
Da parte sua, il Governo ticinese ha risposto lo scorso mese di
agosto all’interrogazione Chiesa affermando che « alla luce
degli ultimi studi scientifici fatti eseguire dall’autorità
federale » la legge è adeguata allo scopo. Il Cantone non può
inoltre introdurre norme più severe poiché la materia è di
competenza federale. «Proprio nel nostro cantone, per la
particolare orografia del territorio – conclude il presidente di
«Territori vivibili» – il fondo d’inquinamento elettromagnetico
è però più elevato rispetto agli insediamenti di pianura. Le
numerose montagne determinano la necessità di aumentare i punti
di emissione per coprire tutto il territorio con conseguenti
incroci e rimandi dei campi elettromagnetici ».
Articolo tratto
da
AAM Terra
Nuova,
settembre 2006
Microonde: cottura contronatura
di Nicholas Bawtree
Nonostante i
numerosi studi, si parla troppo poco
dei rischi legati alla cottura con
il forno a microonde. Intervista al
dottor Hans U. Hertel, uno dei pochi
scienziati che ha avuto il coraggio
di indagare fino in fondo.
«Cucinare col forno a microonde è veloce,
semplice e conveniente»:
questo l’irresistibile slogan
che ha fatto in modo che un nuo
elettrodomestico entrasse nelle
case di tutto il mondo. È
possibile però che questo
oggetto miracoloso si riveli un
moderno cavallo di Troia, dal
momento che fino ad oggi poco si
è detto sui possibili rischi
legati ad una tecnologia assai
controversa.
In queste pagine cercheremo di
capire meglio come funziona il
forno a microonde, ripercorrendo
la storia delle varie ricerche
condotte e dando voce ad uno dei
pochi scienziati che ha avuto
il coraggio di indagare fino in
fondo.
Cotti per scuotimento
Il meccanismo di funzionamento
del forno in questione è
abbastanza semplice: un
dispositivo, chiamato magnetron,
genera un campo di corrente
elettrica alternata. Il
ribaltamento del campo
elettrico, che si ripete per più
di 2 miliardi di volte al
secondo, produce un effetto di
«scuotimento» delle molecole,
specialmente quelle dell’acqua,
ma anche di lipidi e proteine.
Questa frizione intermolecolare
genera un calore che riscalda il
cibo in modo completamente
diverso rispetto al metodo
convenzionale: dall’interno
verso l’esterno. I possibili
danni delle microonde sui
sistemi biologici sono
conosciuti sin dalla loro prima
applicazione nei radar, durante
la seconda guerra mondiale: chi
lavorava con questi apparecchi
era infatti più soggetto allo
sviluppo di leucemie.
Scienziati
tedeschi avevano già fatto della
ricerca negli anni ’30 sugli
effetti delle microonde sul
sistema nervoso umano e degli
animali. Questi studi portarono
alla definizione di limiti di
sicurezza molto severi che però
non furono mai presi sul serio
dagli scienziati statunitensi,
tant’è vero che quando negli
anni ’60 iniziò a diffondersi il
forno a microonde, vennero
utilizzati limiti 1000 volte più
alti. I forni a microonde furono
invece vietati in Germania a
partire dal ’41 e in Unione
Sovietica a partire dal 1976;
divieto successivamente abolito
dopo la Perestroika.
Negli
stessi anni ’70 iniziarono a
comparire anche in Europa e
Stati Uniti le prime ricerche
che mettevano in dubbio la
sicurezza dei cibi cotti a
microonde. Studi istologici su
broccoli e carote cotti con
microonde rilevarono che la
struttura molecolare dei
nutrienti veniva deformata a tal
punto da distruggere le pareti
cellulari. Da allora fino ai
nostri giorni gli studi condotti
sono stati diversi (vedi box al
termine dell'articolo) e gli
aspetti più controversi che sono
stati evidenziati riguardano:
– l’emissione di microonde dagli
apparecchi;
– i rischi igienici dovuti ad
una cottura non omogenea;
– la migrazione di sostanze
tossiche contenute negli
involucri all’interno dei cibi;
– un’alterazione anormale delle
sostanze nutritive degli
alimenti;
– un’alterazione cancerosa del
sangue in seguito al consumo di
questi alimenti.
Nonostante
il fatto che nei vari paesi
siano stati stabiliti dei valori
limite di esposizione alle
microonde, nulla è stato fatto
invece per ammonire
l’utilizzatore sui possibili
rischi evidenziati da questi
studi.
Questi valori limite infatti si
riferiscono esclusivamente alle
emissioni di microonde verso
l’esterno del forno e non alla
quantità di radiazioni cui sono
sottoposti i cibi all’interno
dei forni.
Gli effetti sul sangue
Lo studio più
significativo sui rischi legati
all’assunzione di cibi cotti a
microonde rimane quello del
professor Bernard Blanc
dell’Università di Losanna e del
dottor Hans U. Hertel, uno
scienziato indipendente con una
lunga esperienza nell’industria
alimentare e farmaceutica.
Nel 1989 Blanc e Hertel
proposero alla Swiss Natural
Fund, insieme all’Università di
Losanna, una ricerca riguardante
gli effetti sull’uomo del cibo
cotto con microonde, ma fu
rifiutata.
La ricerca fu per questo
ridimensionata e condotta con
fondi privati. Furono testati
otto volontari, che per alcuni
mesi seguirono una dieta
macrobiotica e ai quali ogni 15
giorni vennero somministrati, a
stomaco vuoto, alimenti crudi,
cotti con metodi convenzionali,
scongelati o cotti in un forno a
microonde.
Immediatamente prima dei pasti e
tori di elettrodomestici a
Zurigo, denunciò il dottor
Hertel, e il 19 marzo 1993 la
Corte Cantonale di Berna gli
vietò di divulgare le sue
conclusioni, pena una sanzione
di 5000 franchi svizzeri;
verdetto successivamente
ribadito dalla Corte federale a
Losanna.
Nel 1998, la Corte europea per i
diritti umani di Strasburgo
riconobbe in questo verdetto una
grave violazione della libertà
di espressione e condannò la
Svizzera a un risarcimento di
40.000 franchi (un
riconoscimento irrisorio
rispetto alle spese processuali
e ai danni economici e
professionali subiti da Hertel).
Da quel momento la Corte
federale stabilì che Hertel
poteva sì divulgare le proprie
conclusioni, ma con la
condizione di dichiararle non
scientificamente provate.
Siamo liberi di scegliere
Da allora,
un’inspiegabile cortina di
silenzio è calata sulla
questione dei forni a microonde.
Come sempre, quando ci sono
grandi interessi in ballo, la
verità diventa difficilissima da
trovare, sommersa com’è da
fortissime pressioni che
esercitano la loro influenza non
solo sui mass media, ma
soprattutto sul mondo
scientifico e le istituzioni ad
esso legate. Gli scienziati che
hanno l’onestà intellettuale e
il coraggio di scagliarsi contro
questa logica si contano sulla
punta delle dita e nella maggior
parte dei casi vengono
minacciati, denunciati,
diffamati e perseguitati in ogni
modo possibile, come dimostra la
storia di Hertel. Ma finché
queste persone avranno modo di
parlare, noi avremo modo di
ascoltare. E di scegliere.
Intervista al Dottor Hans U.
Hertel
Siamo
andati a cercare il combattivo
dottor Hertel per farci
raccontare con le sue parole
quali sono i rischi dell’impiego
dei forni a microonde e le
disavventure cui è andato
incontro per aver voluto cercare
la verità a qualunque costo.
Dottor Hertel, perché ha perso
la causa intrapresa contro di
lei dai rivenditori di
elettrodomestici, quando i
risultati del suo studio sui
pericoli del cibo cotto a
microonde erano così evidenti?
Non poteva andare altrimenti
dal momento che il professore
Michael Teuber dell’Institute
for Food Science presso la Swiss
Federal Institute of Technology
di Zurigo, che al processo
rappresentava la scienza
ufficiale, dichiarò che secondo
una ricerca in corso presso il
suo istituto, i cibi cotti a
microonde non rappresentavano
nessun rischio per i consumatori.
Tuttavia, i risultati di quella
ricerca non sono mai stati resi
pubblici. Perché?
Semplicemente
perché le sue conclusioni non
erano in linea con quanto
dichiarato al processo. Questo
vuol dire che Teuber aveva
intenzionalmente mentito davanti
alla corte nel nome
dell’industria. Anche alla luce
dei risultati finali di quella
tesi, Teuber non ha mai
rettificato la sua dichiarazione,
e tutt’oggi neanche la corte ha
corretto il proprio verdetto.
Queste cose capitano spesso
quando la ricerca scientifica va
contro gli interessi dei grandi
gruppi economici?
Tutta la ricerca
scientifica che non è in linea
con gli interessi dell’industria
o del settore bellico non solo
non viene sostenuta, ma per
quanto possibile viene soppressa.
La ricerca privata, quando
mostra risultati che vanno
contro gli interessi dei potenti,
viene diffamata e perseguitata
in tutti i modi possibili.
Questo succede ormai da almeno
un secolo, senza che l’opinione
pubblica ne sappia nulla, anche
perché la gente preferisce avere
fiducia nelle autorità,
specialmente per quanto riguarda
il mondo scientifico, e credere
nell’integrità delle università
e delle organizzazioni statali;
non è disposta a credere nella
corruzione dei governi, delle
industrie e ancora meno della
scienza.
Ma
quali sono state le critiche
alla sua ricerca sui forni a
microonde?
L’industria ha
definito il nostro studio non
scientifico perché abbiamo usato
solo otto persone e perché
alcuni dei risultati ottenuti
non mostravano dei cambiamenti
significativi ma solo delle
tendenze, comprese all’interno
di limiti scientificamente
accettabili. Secondo la scienza
ufficiale i test devono essere
ripetibili per essere
scientificamente corretti e
quindi hanno bisogno di
risultati statisticamente
significativi, condotti
attraverso migliaia di test su
animali.
Qualunque scienziato che si
rispetti dovrebbe arrivare alla
conclusione che questo tipo di
procedura è del tutto
inaccettabile, quanto priva di
buon senso.
Nei nostri esperimenti non
volevamo mettere in pericolo i
volontari che si erano offerti
di fare da cavia e quindi li
abbiamo sottoposti ad una
singola ingestione alla volta di
cibo cotto con microonde, con
due settimane a disposizione per
il recupero. In questo contesto,
nessun cambiamento nel sangue
potrebbe mai essere «significativo».
Tuttavia, anche una tendenza
persistente può dare l’informazione
necessaria per vedere in quale
direzione questi effetti si
potrebbero sviluppare.
Ci
può spiegare qual è il principio
di fondo che rende le microonde
così pericolose?
Le microonde
generate tecnologicamente sono
in contraddizione con la natura
e quindi tossiche: stiamo
parlando di un’energia basata
sul principio della corrente
alternata, mentre le energie
naturali si basano sulla
corrente continua a impulsi. Il
sole irradia la sua luce in modo
continuo, creando un flusso
ininterrotto di impulsi che è in
grado di portare e sostenere la
vita sulla terra; le microonde
invece, in seguito alle continue
inversioni di polarità, creano
un effetto di «scuotimento» e di
separazione che causano nei
tessuti biologici ed anche in
quelli inorganici un processo di
decadimento. L’effetto di questo
è il cancro. Purtroppo le
microonde hanno lo stesso
effetto sul cibo, e attraverso
questo sul corpo umano. Le
strutture molecolari degli
alimenti vengono deformate e
quindi alterate nella loro forma
e qualità. Il loro valore
energetico, determinato dalla
forma della loro struttura,
viene alterato e questo processo
rende gli alimenti tossici;
mentre dal punto di vista della
composizione chimica, le
molecole sono le stesse e
possono essere analiticamente
rilevate. Per questo motivo, gli
effetti della cottura di un
alimento a microonde non sono
evidenti nell’immediato, ma solo
nel lungo periodo, per esempio
con lo sviluppo di una forma
cancerosa.
Anche la comunicazione senza
fili, come le trasmissioni su
onde corte e la telefonia
cellulare, funzionano con le
stesse microonde,
indipendentemente dalla loro
frequenza, e quindi in principio
hanno gli stessi effetti dei
forni. Queste microonde
riscaldano, deformano e
distruggono le cellule del
cervello e del corpo umano, ma
anche quelle di animali e
vegetali. Oggi viviamo in un
immenso forno a microonde che ci
sta cuocendo lentamente.
Cosa possiamo fare allora?
È necessario
investire in tecnologie
alternative ecologiche. Questo
richiederebbe tuttavia che la
scienza si basasse sulle leggi
naturali, invece di cercare di
trasformare i processi naturali
a proprio piacimento come sta
succedendo oggi. La natura
comunica secondo il principio
della corrente continua senza
fare male a nessuno.
BOX: Cosa dice la
ricerca?
>> 1973. P. Czerski e
W. M. Leach (Usa) dimostrano che
le microonde causano tumori
negli animali.
>> 1975. Studi
su broccoli e carote cotti a
microonde rilevano la
deformazione della struttura
molecolare dei nutrienti.
>> 1987. Uno
studio tedesco dimostra danni
irreversibili all’occhio nel
caso di una esposizione
prolungata.
>> Fine anni
’80. Uno studio della American
National Council for radiation
protection evidenzia che i figli
di donne che usano forni a
microonde hanno una maggiore
probabilità di malformazioni.
>> 1989.
Secondo uno studio condotto a
Vienna, cuocere a microonde
causa cambiamenti significativi
delle proteine del cibo, e in
particolare nel latte per
neonati.
>> 1990.
All’Università di Leeds, si
evidenzia che la cottura nei
forni a microonde non è
igienicamente sicura.
>> 1992:
– La ricerca di Blanc e Hertel,
condotta con l’Università di
Losanna, mostra un cambiamento
significativo nel sangue delle
persone che consumano cibo cotto
con microonde.
– Uno studio condotto dal
pediatra John A. Kerner
dell’Università di Stanford in
California, evidenzia che il
riscaldamento del latte materno
a microonde a più di 72 °C causa
una sensibile diminuzione di
tutti i fattori antiinfettivi
testati.
>> 1993. David
Bridgman, chinesiologo con molti
anni di esperienza, dichiara che
«il 99,9% dei miei pazienti con
varie forme di allergie si
mostra molto sensibile ai cibi
cotti a microonde».
>> 1994:
– Una ricerca americana dimostra
che l’uso di riscaldare avanzi
di cibo nel forno a microonde è
potenzialmente pericoloso in
quanto la cottura non omogenea
non garantisce protezione
dall’insorgere di salmonella.
– Ricerche diverse mostrano che
nel latte per neonati riscaldato
a microonde si possono
verificare modificazione degli
aminoacidi, causando in tal modo
tossicità o un’alterazione del
valore nutrizionale.
>> 1996. Una
ricerca evidenzia la migrazione
di particelle di pvc dagli
involucri, utilizzati per
coprire il cibo durante la
cottura con il microonde, al
cibo stesso.
>> 2000. La
University of California
evidenziando la migrazione dagli
involucri per microonde della
sostanza cancerogena
dietilexiladepate in una
quantità compresa tra i 200 e
500 ppm (il limite del Food and
Drug Administration è di 0,05
ppm). Tra le sostanze migrate
vengono individuate anche
xenoestrogeni, sostanze legate a
diminuzione di spermatozoi negli
uomini e tumore al seno nelle
donne.
Per
saperne di più:
The World
Foundation for Natural Science
P.O. Box 7995 CH-6000
Lucerne 7, Svizzera - tel +41
(41) 798 0398 -
www.naturalscience.org
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