Gruppo Socialista Sonvico-Dino

Ambiente | Interpellanza del 16 dicembre 2007 di Maurizio Cerri: Antenna per la telefonia mobile a Dino (elettrosmog)
Interpellanza del 17 febbraio 2008 di Sylvie Antonini e confirmatari, Antenna di telefonia mobile a Dino: effetti nocivi sulla salute?

16 dicembre 2007

Gentili signore, egregi signori,

la serata informativa e di discussione sull’antenna di telefonia mobile a Dino e sull’elettrosmog ha chiarito alcuni aspetti della questione, ma ha pure sollevato importanti nuovi interrogativi. Mi pare evidente che il Municipio sia spodestato della possibilità di affrontare in modo adeguato il problema (leggi inadeguate, pura funzione di controllo degli aspetti formali, impossibilità ad intervenire con cognizione di causa sugli aspetti tecnici e sanitari). Il cittadino si trova in condizioni ancora peggiori, condizionato da un mercato totalizzante e invasivo da cui è forse possibile uscirne solo grazie ad una coscienza e ad una volontà individuale per molti aspetti stoica e ad un forte spirito comunitario di azione.

Considerato che:

  • i bisogni attuali della telefonia mobile (telefonare tramite cellulare ed invio di SMS) sono soddisfatti al 100% su tutto il territorio del nostro comune;

  • la nuova antenna è prevista unicamente per soddisfare gli sviluppi futuri del mercato ed i bisogni indotti da una pervasiva campagna pubblicitaria che non si preoccupa di comunicare i possibili effetti secondari causati dall’uso delle nuove tecnologie emergenti: UMTS (vedere la televisione sul cellulare, scaricare film, musica, …;

  • le modalità di informazione e ricorso per un oggetto come l’antenna di telefonia mobile mostrano l’obsolescenza della nostra legislazione. E’ certo che le persone più colpite dagli effetti della messa in funzione di un’antenna non sono necessariamente i confinanti (avvisati direttamente della domanda di costruzione), ma in particolare coloro che vengono colpiti direttamente dal fascio di radiazioni a dipendenza di come viene puntata l’antenna (non informati singolarmente);

  • la scelta di dove piazzare un’antenna dipende da molti fattori, non secondari i costi economici per la sua installazione e le valutazioni non sempre molto chiare sulla sua efficacia. Per quella sistemata a Villa Luganese e diretta verso il nucleo di Sonvico è stato dichiarato che “è stata sistemata in un buco”;

  • molti oggetti che utilizziamo giornalmente emettono importanti quantità di radiazioni ionizzanti, le persone informate e che si preoccupano della propria salute e di quella dei propri famigliari hanno la possibilità di scegliere un comportamento adeguato. Un’antenna investe invece in modo continuo e indiscriminato tutti gli abitanti che non hanno più la possibilità di sottrarsi a questo tipo di inquinamento.

Chiedo pertanto con la seguente interpellanza:

1. Qual è il luogo più indicato per sistemare un'antenna UMTS di nuova generazione dal punto di vista del funzionamento e della salvaguardia della salute? Ne abbiamo veramente bisogno? Qual è insomma la proposta ideale per il nostro comune?
2. Quali sono le potenze massime di trasmissione equivalente e le intensità del campo elettrico della vecchia e della nuova antenna?
3. Quali sono le direzioni d’emissione dei fasci di radiazione? Dove, o meglio, chi vanno a colpire? Quale distanza dalle abitazioni?
4. L’antenna di Villa Luganese continuerà ad inviare le proprie emissioni? Attualmente dove sono orientate e con quale potenza?
5. Verrà fatta un’informazione puntuale e non di parte su questa questione a tutta la cittadinanza?

Ringraziandovi per l'attenzione vi porgo i miei migliori saluti

17 febbraio 2008

INTERPELLANZA (sottoscritta da 16 consiglieri comunali)

Antenna di telefonia mobile a Dino: effetti nocivi sulla salute?

Gentili signore, egregi signori,

all’inizio del 2008 il Comune di Sonvico ha concesso, con Risoluzione Municipale 1761/2008, una licenza edilizia a Swisscom Mobile e Orange Communication per l’edificazione di una nuova antenna per la diffusione di segnali di radiocomunicazione.

Nella serata informativa svoltasi a Sonvico l’11 dicembre 2007 erano emersi diversi interrogativi sui bisogni reali di una nuova antenna (i bisogni tradizionali relativi alla telefonia mobile sono già coperti al 100%) e sugli effetti secondari della presenza di un’antenna di questo tipo, nettamente più potente di quelle già presenti sul territorio di Dino e Villa Luganese. Alcuni studi hanno evidenziato l’esistenza di un rischio cancerogeno legato ad un’esposizione a lungo termine anche a livelli molto bassi in particolare per la popolazione infantile. Altre ricerche e testimonianze mostrano che le onde elettromagnetiche provocano disagi permanenti alle persone elettrosensibili (spesso bambini o persone anziane), quali forti emicranie, nausee o aumento della pressione. Gli studi attuali sono ancora incompleti, si potrà avere un quadro preciso forse solo a partire dalla prossima generazione, ossia la generazione dei nostri figli, ma allora sarà già troppo tardi per intervenire. Se questi dati dovessero essere confermati, potrebbero esserci delle conseguenze non indifferenti.

L’antenna, alta 35 metri, sorgerà a 80 metri dalle prime abitazioni in zona Resech e a meno di 300 metri dal centro abitato di Dino, dove ci sono 2 asili con bambini particolarmente sensibili alle onde elettromagnetiche. Gli abitanti del nucleo e tutti quelli che si troveranno direttamente colpiti dal fascio di radiazioni saranno dunque sottomessi in continuazione ad emissioni appena al di sotto di 5 V/m, mentre in alcuni altri paesi il massimo preconizzato è di 1 V/m. Questi dati risultano dunque particolarmente preoccupanti.

Ritengo che sia compito del Municipio preservare la salute dei suoi cittadini e opporsi a tale impianto, se ciò non fosse possibile dovrebbe verificare se lo stesso non sia causa di problemi alla salute. Per questa ragione, chiedo al Municipio se non ritenga opportuno promuovere al più presto un monitoraggio della salute dei cittadini di Dino e Sonvico al fine di stabilire se ci siano eventuali correlazioni tra tumori e disagi fisici e la presenza di impianti che emettono onde elettromagnetiche nel nostro Comune.

Vi ringrazio per l’attenzione e vi porgo i miei migliori saluti.

Prima firmataria Sylvie Antonini
Sottoscrivono:
Maurizio Cerri, Paola Broggi, Bruno Bergomi, Elena Realini, Sonia Fontana, Roberto Malfanti, Roberto Bassi, Flavia Bassi, (...), Viteo Ghirlanda, Andrea Piazza, Paolo Meneghelli, Antonio Castelli, Paola Gauchat, (...)


Il principato del Liechtenstein ha preso la decisione, in base al rapporto Bio-Initiative, di abbassare i valori limite dell'inquinamento eletromagnetico a 0,6 V/m. (leggi)


martedi 8 luglio, ore 20.30 nel locale situato presso il Centro sociale san Filippo Neri a Sonvico - in cima al paese (parcheggio all’autosilo), tavola rotonda sul tema: Antenne di telefonia mobile sul nostro territorio, quale possibile convivenza?
Durante la serata sarà possibile dialogare e porre domande all’ingegnere ETH Peter Schlegel, che da anni lavora nel vasto campo della ricerca legato all’inquinamento elettromagnetico.
Un’occasione quindi per confrontarsi con un tema di attualità e che, ne siamo certi, rappresenta una sfida nel campo della salute pubblica.
Org.:
Associazione Territori vivibili


Oltre 1000 firme consegnate al presidente del Consiglio di Stato Borradori dall'associazione Territori vivibili contro l'antenna di telefonia mobile che si vuole piazzare a Dino (Ascolta il presidente al 23' 11'' Cronache della SI RSI)


Lunedì 5 maggio alle ore 20:15 presso la sala del consiglio comunale di Sonvico assemblea dell’associazione Territori Vivibili. L'assemblea è aperta a tutte le persone interessate.


In occasione delle elezioni comunali, a Sonvico, Dino, Cadro, Villa Luganese e Lugaggia sarà possibile firmare una petizione promossa dalla neonata associazione Territori vivibili, contro l'antenna di telefonia mobile prevista a Dino (Contro l'inquinamento elettromagnetico guarda la nostra pagina).


Spazio web dell’associazione Territori Vivibili, associazione che si batte contro le cause d’elettro-smog nella regione del comune di Sonvico e nelle regioni ad esso limitrofe.

Scarica e firma la petizione contro la prevista antenna di telefonia mobile a Dino (petizione pdf)


lunedì 17 marzo, ore 20.15, sala del consiglio comunale di Sonvico, dopo l'importante successo dell'incontro in Resech (oltre sessanta i partecipanti) ed un primo incontro orientativo riunione informale del gruppo che si batte contro l'antenna di telefonia mobile a Dino per la messa a punto delle prossime attività. L'incontro è aperto a tutti coloro che condividono la lotta. Ulteriori info: (leggi)


martedì 4 marzo, ore 20.15, sala del consiglio comunale di Sonvico, dopo l'importante successo dell'incontro in Resech (oltre sessanta i partecipanti), ritrovo informale del gruppo che si batte contro l'antenna di telefonia mobile a Dino per decidere i passi futuri. L'incontro è aperto a tutti coloro che condividono la lotta.


sabato 1° marzo, dalle 14.00 al tramonto, ritrovo in Resech, un grosso pallone di colore blu svetterà nel cielo di Dino, là dove dovrebbe erigersi la nuova antenna. Ognuno potrà verificare quanto la propria casa sarà direttamente colpita dalle radiazioni.

Se volete incontrare il gruppo che si è mobilitato per la salvaguardia della salute della popolazione per informazioni e scambi di opinioni, noi vi aspettiamo a Dino nel pratone di Resech sotto il palloncino.


giovedì 31 gennaio, ore 20.15, Auditorio dell’Università della Svizzera italiana in Via G.Buffi 13 a Lugano, Elettrosmog,… silenzioso, invisibile (antenne di telefonia mobile, WI FI, cellulare) l’inquinamento elettromagnetico s’insinua ormai nelle nostre vite interviene l'ing. Peter Schlegel, conduce la serata Bettina Müller
Org.: Radix Svizzera italiana


venerdì 4 gennaio, ore 20.00, sala del consiglio comunale di Sonvico, dopo la serata informativa dello scorso mese sulla nuova antenna di telefonia mobile che dovrebbe essere installata a Dino, da più parti sono sorte nuove richieste di fare qualcosa.
Per un primo scambio di opinioni e valutare le disponibilità di ognuno, quali passi è possibile fare, come organizzarsi, viene proposto questo incontro a tutti gli/le interessati/e


martedì 11 dicembre, alle ore 20.15, sala del Consiglio comunale di Sonvico, Antenna di telefonia mobile sul nostro territorio: comodità e/o pericolo? Intervengono:
ing. Ernesto Streit, rappresentante dell'associazione No elettrosmog
avv. Michela Delcò Petralli, presidente dell’associazione No elettrosmog
Modererà la serata il responsabile dell’Ufficio di promozione e di valutazione sanitaria del Dipartimento della sanità e della socialità Antoine Casabianca
L'incontro viene proposto anche a seguito della proposta di installare un’antenna di telefonia mobile a Dino. Le preoccupazioni sorte si sono pure manifestate con il lancio di una petizione che ha raccolto un importante numero di firme.
Org.: Gruppo Agenda 21 locale Sonvico, Cadro e Villa Luganese in collaborazione con i promotori della petizione contro l’antenna di telefonia mobile prevista a Dino e l’Assemblea Genitori Sonvico – Dino

In rete:
http://www.elettrosmog.it/
http://www.elettrosmog.org/
http://it.wikipedia.org/wiki/Elettrosmog
http://www.elettrosmog.rm.it/home.html
http://www.elettroinquinamento.it/
Greenpeace Italia

Siamo tranquilli e sicuri. Nessuno ci frega: Vioxxx, Amianto 1, Amianto 2, Treni sicuri, Camion sicuri, Nucleare sicuro, Icmesa fabbriche sicure e responsabili, Muoviamoci e Mangiamo sano: arance, riso, cioccolata, e un po' di dolce , se necessario poi Medicine, e per finire una rosa , ma comunque usiamo sempre il nostro cervello e non ci lasciamo prendere dalle emozioni. Possiamo stare tranquilli!


Corriere del Ticino di giovedì 13 dicembre 2007
Anche a Sonvico allergia alle antenne

Lanciata una petizione contro l’installazione di un ripetitore telefonico a Dino

La posa del nuovo apparecchio potrebbe portare allo smantellamento di quello presente nel centro del paese. Ma alcuni cittadini vogliono che sia più lontano dalle case

Sonvico drizza le antenne contro ... le antenne. È giunto fino in Valcolla il dibattito sull’installazione degli ormai famosi impianti di telefonia mobile, bersagliati da critiche ora sull’emissione di onde elettromagnetiche, ora sull’impatto paesaggistico. Pomo della discordia stavolta la domanda di costruzione da parte di Swisscom e altre compagnie telefoniche per un’antenna a Dino, a 80-100 metri dalle abitazioni. Proposta che ha fatto scattare prima un ricorso, poi una raccolta firme sottoscritta da circa 170 cittadini e infine una serata informativa sull’elettrosmog, che si è tenuta martedì. Ad organizzarla i promotori della raccolta firme, il Gruppo Agenda 21 locale Sonvico, Cadro e Villa Luganese, l’Assemblea genitori Sonvico-Dino. Presenti rappresentanti dell’associazione «No elettrosmog» e di Swisscom. «La serata è andata bene – dice Maurizio Cerri, consigliere comunale PS di Sonvico e tra i fautori dell’incontro – ci sono state diverse domande soprattutto al rappresentante Swisscom». Stando alle informazioni raccolte, la preoccupazione di alcuni dei cittadini sarebbe soprattutto la distanza tra case e antenna. A tal proposito non è da escludere che l’eventuale costruzione di un impianto a Dino dia il via libera allo smantellamento di quello tuttoggi presente in centro paese. La palla passa ora al Cantone a cui il Municipio ha trasmesso sia la domanda di costruzione (essendo su terreno non edificabile, è di competenza di Bellinzona), sia le 170 firme.

RADIAZIONI sotto controllo, preoccupazioni no. (foto Demaldi)
Novaggio e Melide
Sonvico non è l’unico Comune alle prese con questo dibattito. A Melide la licenza per un impianto è finita al Tram mentrea Novaggio sul tema antenne ci sarà una votazione popolare.
giu

Il consiglio comunale di Sonvico, riunito in seduta ordinaria la sera di lunedì 14 aprile 2008, con la clausola dell'urgenza, ha accettato senza opposizioni (sette astenuti) la proposta del consigliere comunale Maurizio Cerri l'adesione del legislativo alla petizione elaborata dall'associazione Territori vivibili in merito alla nuova antenna di telefonia mobile. (Riportiamo qui di seguito il testo)


Diciamo NO ALLA COSTRUZIONE DI UNA NUOVA ANTENNA DI TELEFONIA MOBILE prevista in prossimità dell’abitato e degli asili di Dino.
Lo sviluppo tecnologico (in particolare quello legato alle telecomunicazioni) ha portato in questi ultimi decenni a indubbi benefici per la popolazione, ma ha anche determinato nuove e invisibili fonti di inquinamento.
Le emissioni elettromagnetiche (radiazioni non ionizzanti) collegate alla proliferazione di antenne di telefonia mobile ne sono forse l’esempio più clamoroso. Il parere della comunità scientifica è contrastante sull’innocuità degli effetti dei campi elettromagnetici sulla nostra salute, ma le conoscenze sempre più approfondite confermano il nesso fra l’esposizione a questi campi e molteplici disturbi come insonnia, mal di testa, spossatezza, disturbi cardiocircolatori, disturbi alla vista, disturbi all’apparato uditivo, disfunzioni al sistema linfatico e a quello ormonale, forme tumorali degenerative.
Sul territorio di Sonvico e dei comuni vicini le principali compagnie di telefonia mobile possiedono già degli impianti che soddisfano pienamente le esigenze della popolazione in materia di telecomunicazioni. Esse intendono tuttavia installare una nuova antenna a Dino, modificando la tecnologia rispetto a quella presente e aumentandone la potenza per creare nuovi servizi ed estendere l’uso di attuali e futuristiche nuove tecnologiche. Il potenziamento risponde di fatto a una pura strategia di sviluppo commerciale e non può essere considerato in ogni caso di utilità pubblica. I nuovi impianti rispetteranno i valori limiti di emissione consentiti dalla legge, ma già sappiamo che persone come gli elettrosensibili presentano disagi con valori di 100 volte inferiori ai limiti di legge. Inoltre, vari studi epidemiologici recentemente realizzati nelle vicinanze di antenne di telefonia mobile evidenziano un aumento dei disturbi e delle malattie anche gravi (cancro) già con valori inferiori di un quarto fino a un decimo dei limiti di legge.
Il nuovo impianto previsto a Dino è oltretutto, collocato in una posizione di grande pregio naturalistico, agricolo e paesaggistico usato frequentemente come zona di svago ed è a ridosso della zona abitata di Dino, a una distanza di meno di 200 metri dalla parte più antica, che comprende le due sedi della scuola dell’infanzia, e a meno di 100 metri dalla zona di recente sviluppo dove si sono insediate numerose famiglie con bambini. Le radiazioni non ionizzanti colpiranno costantemente i cittadini di Dino, Sonvico, Villa Luganese, Cadro e Lugaggia. Inoltre, sono certamente da attendersi ulteriori potenziamenti e modifiche delle antenne nel futuro, che potrebbero ancora peggiorare la situazione.
Con la seguente petizione chiediamo quindi che non venga realizzata la nuova antenna UMTS e GSM prevista a Dino (zona Resech) e che si valuti lo spostamento delle attuali antenne con tecnologia GSM in luoghi più adeguati. I bisogni dei cittadini devono essere soddisfatti senza pregiudicare la salute di tutta la comunità. È necessario un atteggiamento di prudenza e precauzione nell’interesse generale e della salute dei cittadini.


Interpellanza del 26 gennaio 2000 di Maurizio Cerri: Antenna per la telefonia mobile a Dino (elettrosmog)

Interpellanza del 7 aprile 1999 di Maurizio Cerri: Antenne per la telefonia mobile a Dino (elettrosmog)


Elenco delle interpellanze legate all'ambiente (leggi)


La mappa interattiva del “nemico nascosto”, l'elettrosmog, dell'Osservatorio ambientale della Svizzera italiana www.ti.ch/oasi



Le api non ritrovano più l'arnia: colpa dei campi elettromagnetici?

(leggi1) - (leggi 2) - (leggi3) – (leggi4) - (leggi5) - (leggi6) – (leggi7) – (leggi8)


I PICCOLI ESPOSTI A CAMPI MAGNETICI SI AMMALANO TRE VOLTE PIÙ DEGLI ALTRI (leggi)


(La Regione, 22 ottobre 2007)

Il dibattito
Un’antenna che non piace né in Città né nel Borgo
di Raffaello Ceschi, Bellinzona ed Enrico Pedrazzoli, Giubiasco
La Swisscom vuole posare una antenna per la telefonia mobile sul tetto di una palazzina in via Caratti, al confine tra i comuni di Bellinzona e di Giubiasco. La pericolosità di questi impianti che producono elettrosmog, diffondendo radiazioni non ionizzanti, è affermata dall’Organizzazione mondiale della salute, ed è riconosciuta dalla Confederazione e dal Cantone che hanno emanato ordinanze per limitarne i danni.
L’ordinanza federale e il regolamento cantonale prescrivono per le antenne di telefonia mobile “una scelta di siti che privilegi zone non residenziali e che mantenga una certa distanza da edifici dove soggiornano persone particolarmente sensibili (asili, scuole, ospedali, case per anziani)”; raccomandano inoltre di non concentrare le antenne e di evitare l’accumulo di fonti che producono elettrosmog, come linee ad alta tensione, linee ferroviarie, cabine di trasformazione.
La procedura per la concessione della costruzione di questi impianti indica che, in questo caso, si ha il diritto di presentare opposizione fino alla distanza di metri 508 e mezzo. Questo significa che si riconosce un raggio di pericolosità all’impianto di almeno mezzo chilometro.
Ora, nel raggio di questo mezzo chilometro stanno due zone residenziali densamente popolate
dei comuni di Bellinzona e di Giubiasco. Dentro questo raggio stanno gli edifici a rischio maggiore: a Giubiasco la scuola media con 750 allievi, la casa per anziani e una clinica di prossima costruzione; a Bellinzona la casa per anziani Paganini Rè, la Culla San Marco, l’istituto von Mentlen, l’ospedale San Giovanni.
Quanto ad evitare l’accumulo di elettrosmog di varia origine, si nota che la linea elettrica della ferrovia corre a 100 metri dall’antenna, e che a 20 metri dall’antenna sta una cabina di trasformazione tuttora in esercizio.
La conclusione si impone con evidenza: è necessario che la Swisscom cerchi un’altra ubicazione meno rischiosa. È necessario che i comuni di Bellinzona e di Giubiasco tutelino la salute delle loro popolazioni e degli istituti a rischio maggiore e si oppongano alla domanda.



(Corriere del Ticino, 22 febbraio 2008)
Novaggio, da oggi si vota l’antenna in zona Sciaroni

I contrari: «un impianto del genere sarebbe inconciliabile con bosco e parco giochi» – Il Municipio: «L’area e la sua vocazione di svago sono salvaguardate dalla legge»

È tempo di urne a Novaggio. A partire da stasera alle 17 i cittadini dovranno esprimersi sull’iniziativa popolare per il «mantenimento della zona Sciaroni come zona boschiva senza ulteriori dissodamenti per proteggere il paesaggio, la vista del paese e il parco giochi di Bedea» lanciata nell’aprile dell’anno scorso e sostenuta dalla raccolta di 194 firme (613 gli aventi diritto al voto di oggi). Iniziativa che, se accolta, impedirebbe in quell’area la costruzione di un’antenna di telefonia mobile Swisscom, per la quale sia il Municipio (cinque voti a zero) sia il Cantone si sono già espressi favorevolmente. I sostenitori dell’iniziativa ritengono «inconciliabile l’idea di una zona di svago con parco giochi con un’antenna UMTS che la sovrasti» sia per l’impatto paesaggistico dell’impianto – ricordano che per installarlo sarebbe necessario dissodare 550 metri quadrati di bosco – sia per la presunta pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche emesse. Il Municipio, dal canto suo, è convinto che le leggi attuali siano «sufficienti a garantire la salvaguardia della vocazione di svago dell’area in questione », che permettano «la creazione e il mantenimento del parco giochi o altre attività d’interesse pubblico collegate alla natura » e che ulteriori normative di tutela sarebbero costose e dal-l’esito incerto. La palla passa ora alla popolazione.


Risultati Iniziativa Popolare "Mantenimento zona Sciaroni":
Iscritti in catalogo 636
Votanti 331
Schede computabili 325, bianche 5, nulle 1
SI 92
NO 233
L'iniziativa è stata respinta


(La Regione, 23 febbraio 2008)

Elettrosmog, piccoli trucchi per limitare il problema
A Locarno si è svolta una conferenza sulle diverse fonti e sui rischi fra le mura di casa


« La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità ». Fu Nikola Tesla a pronunciare queste parole. Personaggio spesso denigrato e poi rivalutato, avveniristico, genialmente pazzo... Fu fisico, inventore (tra i più importanti della storia) e ingegnere. Serbo di nascita, naturalizzato statunitense nel 1891, è conosciuto soprattutto per il suo rivoluzionario lavoro e i suoi numerosi contributi nel campo dell’elettromagnetismo.
Questa sua frase d’inizio c’indica la strada per addentrarci in un dibattito controverso che oggi anima gli spiriti dei più. Già perché sull’elettromagnetismo si spendono fiumi di parole. Ci si chiede se questo mondo d’onde colonizzato da Tesla abbia portato nelle sue applicazioni artificiali a un reale crescendo del benessere collettivo. È semplicistico ridurre il tutto a credenze popolari sugli influssi negativi dei telefoni cellulari in particolare e degli apparecchi che producono campi elettromagnetici in genere. Nessuno studio ha a tutt’oggi dimostrato effetti dannosi sulla salute. Ma nessuno studio ne ha ancora provato l’innocuità. È quindi pericoloso lanciarsi in sortite pregiudizievoli.
Giovedì sera, nell’aula del Consiglio comunale a Palazzo Marcacci, s’è svolta un’interessante conferenza sul tema. L’ha organizzata l’associazione noelettrosmog (www.noelettrosmog.ch). Relatore l’ingegner Ernesto Streit. L’appuntamento è stato introdotto dalla presidente, avvocato Michela Delcò: «Il gruppo è nato nel 2005 con l’intento di riunire tutti coloro che si oppongono all’installazione di nuove antenne per la telefonia. L’intenso lavoro di volontariato ha permesso d’espandere il nostro campo di conoscenze e di considerare altre importanti fonti d’inquinamento. I cellulari, sei milioni in Svizzera, possono rivelarsi molto più dannosi delle strutture che ne gestiscono il traffico. Va però detto che esse hanno avuto grande evoluzione numerica (da 270 nel 2001 a 470) e tecnologica: l’Umts ha ulteriormente peggiorato la situazione. A livello politico, soprattutto cantonale, si può fare ben poco, anche se sono state avviate da più parti campagne informative. Testimone dell’impotenza legislativa è la recente bocciatura della mozione Quadri-Pelossi per la sospensione della concessione relativa alle licenze per antenne di telefonia mobile».
Considerando impari la lotta sul piano istituzionale anche perché, va pur detto, gli interessi delle compagnie sono giganteschi, l’associazione ha deciso d’organizzare questo ciclo d’incontri per consigliare il cittadino sulle opportunità d’intervento casalingo. Le fonti d’elettrosmog sono infatti molteplici. Streit: «Ci sono dati inquietanti: nel 2000 l’11 per cento della popolazione elvetica soffriva di malesseri fisici. Oggi il 14 per cento. L’Assicurazione invalidità denuncia un aumento considerevole degli affiliati, soprattutto per cause psicosomatiche. Il 55 per cento degli intervistati ha paura dell’elettrosmog, ma 9 persone su 10 possiedono un telefono cellulare. Quattro secondi di chiamata corrispondono a 24 ore d’esposizione alle radiazioni d’antenna (1 ora, 900 giorni)». Il telefonino non è però l’unica bestia nera. Vediamo un curioso esempio: affezioni come l’oscuramento passeggero della vista, brividi, emicranie e insonnia sono state causate dalle lampade a risparmio energetico: «Una tecnologia oggi molto apprezzata, ma dannosa». Notizie da considerare per i 370 mila elettrosensibili che vivono in Svizzera.
Facciamo un po’ di chiarezza. Esistono tre principali tipi d’elettrosmog: a bassa frequenza (tra cui linee dell’alta tensione, stazioni di trasformazione, ferrovie, elettrodomestici, installazioni elettriche, lampade, alimentatori per i telefonini, alcuni tipi di riscaldamenti, regolatori d’intensità della luce) ad alta frequenza (antenne per la telefonia, radar, antenne di radio e televisione, cellulari, telefoni fissi senza filo, babyphone, reti e computer wireless) ed elettrosmog statico (ben conosciuto per le scosse che riceviamo di tanto in tanto). I presunti sintomi, nei rispettivi campi, vanno dalla depressione alla leucemia infantile, dalla spossatezza alla cataratta, dall’iperattività nei bambini ai tumori.
Ma perché non ci sono studi scientifici che provano tutto ciò? Streit: « Un’analisi sugli effetti delle antenne necessita d’una decina d’anni. Un lasso di tempo in cui la tecnologia si evolve non consentendo la riproducibilità degli esperimenti e la generazione di risultati similari ». Ecco quindi alcuni consigli per migliorare la nostra qualità di vita: «Spegnere gli elettrodomestici e acquistarne solo di quelli muniti di messa a terra, non utilizzare regolatori di luce, evitare le prolunghe, rinunciare alle coperte termiche, inserire correttamente le spine a due poli nelle prese, non utilizzare radiosveglie collegate alla 220 Volt, far installare dei disgiuntori di rete, rinunciare a lampade fluorescenti, alogene e a bassa tensione. Evitare i telefoni portatili con tecnologia Dect, spegnere la notte o non utilizzare le reti informatiche senza filo, moderare l’uso dei cellulari (è preferibile chiamare con l’auricolare), privarsi di taluni tipi di babyphone».
Streit: «Nel nostro piccolo possiamo fare molto, ed è importante che nelle stanze da letto, luogo in cui il corpo riposa e abbassa le difese, si proceda ad un esame accurato. Professionisti del settore, come i bioarchitetti, possono studiare e proporre soluzioni per il singolo caso. Se vogliamo migliorare la nostra qualità di vita dobbiamo essere coerenti ».
Già, peccato che a Palazzo Marcacci, durante la conferenza, i cellulari degli spettatori sensibili al tema siano suonati due volte. Ma forse questa è solo questione di buon gusto. El.Be.


(Corriere del Ticino, 19 febbraio 2008)

Antenne, ora si informi
Bocciata la moratoria il Governo resta vigile
I margini di manovra cantonali in materia sono esigui, ma per rispondere alle richieste di una maggiore sensibilizzazione il CdS sottolinea che le iniziative non mancano

Una moratoria sulla costruzione di antenne di telefonia mobile in Ticino non può essere messa in atto dato che il Cantone ha limitate competenze in materia (fa infatti stato la legislazione federale). È una realtà di cui hanno dovuto prendere atto anche i promotori dell’iniziativa – il leghista Lorenzo Quadri (e l’ex deputata socialista Fiamma Pelossi)– che sollecitavano questa soluzione «fino a quando non sarà garantita l’affidabilità delle misurazioni delle radiazioni e del nuovo protocollo stabilito dall’ Ufficio federale dell’ambiente ». Quadri, in particolare, ha chiesto che il Governo possa almeno continuare a vigilare sulle situazioni più critiche. In alcuni Comuni come Sonvico, ha osservato, «vi sono antenne di 30-35 metri che si vogliono far sorgere vicino a zone sensibili, con potenziali rischi per la salute delle persone». Particolarmente discutibile sarebbe in questo ambito la costruzione di antenne UMTS, che «nulla hanno a che fare con il servizio pubblico». Come risolvere il problema? Bisognerebbe, gli ha fatto eco Pelin Kandemir Bordoli (PS), intensificare le campagne informative, i controlli del Cantone e le sanzioni. Il Cantone, ora, sarebbe tenuto a farsi promotore di una «vasta campagna sui rischi per la salute delle nuove tecnologie ». Francesco Maggi (Verdi) ha lamentato lo scarso interesse per la salute sulle persone e quello ambientale «quando ci sono di mezzo interessi economici». In questo ambito, sarebbe anche sicuramente vantaggioso approfondire se nell’ambito del Registro dei tumori possa essere considerato il fattore-esposizione alle radiazioni non-ionizzanti.
Un’esortazione a «non abbassare la guardia» è giunta anche da Luca Pagani (PPD), che ha rimarcato come sia indispensabile che nuove antenne non vengano installate vicino ad abitazioni, scuole, parchi-gioco, case per anziani e ad altre strutture sensibili.
Il direttore del Territorio Marco Borradori, ha assicurato che la Sezione protezione aria e acque applica «con estremo rigore» le normative federali e che intende continuare a farlo. La trasparenza in materia del Ticino sarebbe del resto nota. Nei prossimi giorni il Governo si chinerà anche sulle riflessioni del Gruppo di coordinamento ad hoc, dopo di che partiranno altre iniziative. Il relatore Werner Carobbio (PS), in linea con Carlo Luigi Caimi (PPD) ha esortato l’ Autorità a vigilare anche su altri tipi di elettrosmog. Il Gran Consiglio si è espresso all’unanimità in questa direzione.



Attualità – News – dal sito della RTSI

Il telefonino fa soffrire i pomodori (sabato 9 febbraio, ore 23:02)
Il telefonino provoca sui pomodori un disturbo cellulare potenzialmente nocivo. È il risultato di uno studio condotto dall'Università di Clermont-Ferrand, che mostra per la prima volta che l'apparecchio non è neutro. "Non si può dire con certezza che sia nocivo, ma il telefono mobile spiega uno dei ricercatori francesi perturba il vegetale facendo apparire delle molecole che si individuano solo quando la pianta è ferita o rovinata". I pomodori in esame "soffrono come farebbero in periodi di gran caldo o di gelo, cioè interpretano le onde emesse come un pericolo".


Attualità – News – dal sito della RTSI
Accendere il computer e navigare in internet senza doversi allacciare ad una rete
. Una realtà sempre più diffusa: i cosiddetti "wi-fi", i punti d'accesso, si moltiplicano.

Swisscom mobile dovrà sospendere i test della nuova tecnologia Wi-Max nell'Oberland bernese. Lo ha deciso il tribunale amministrativo cantonale esaminando il ricorso inoltrato da un'associazione di oppositori, che ne denuncia gli alti tassi di "elettrosmog". Il gigante blu, che si è detto sorpreso del verdetto, intendeva offrire un buon accesso a internet senza fili nelle regioni non servite via cavo o tramite ADSL. I test sarebbero dovuti proseguire fino alla fine del 2007


Importante è vendere!! Qualche notizia presa qua e là

Azione, dicembre 2007
QUANDO LA LEGGEREZZA PESA
di Alessandro Zanoli
Indignarsi la mattina presto, mentre si inizia a lavorare, appena acceso il computer, un attimo prima di entrare a leggere la posta elettronica. Un urlo di rabbia e dolore. Perché indignarsi fa male alla salute. Fa male al cuore. E oltretutto fa sentire un po’ cretini, un po’ bacchettoni (di questi tempi ci si vergogna ad indignarsi per semplici motivi morali). Ma il troppo è troppo, accidenti, anche se Internet ci ha abituati al peggio, abbassando la soglia del cattivo gusto. Il portale della principale fornitrice di servizi internet svizzera, ad esempio, da tempo pubblicizza un servizio di finanziamento per giovani che vogliono sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica (« Un seno nuovo? Una liposuzione? Perché no? Se non hai i soldi, te li prestiamo noi. Clicca qui »).
Ma stamattina l’ex-azienda di stato mette in bella mostra la pubblicità di viaggi: « Bellezze asiatiche. Ti aspettano a poche ore di volo dalla Svizzera ». Non si tratta però di bellezze naturalistiche o culturali. È pura e semplice istigazione al turismo sessuale. Come definirla altrimenti? Intendiamoci: queste cose succedono, eccome. Magari lo fa anche il nostro vicino di casa. Ma vedere un’offerta del genere sbattuta in faccia sulla piattaforma di servizi internet più utilizzata in Svizzera a fianco del banner che reclamizza una campagna floreale o altre occasioni regalo, procura un grande fastidio. Ma se noi ci nascondiamo dietro ad un dito, certo c’è qualcuno che non vede oltre al proprio naso. Esiste qualche procacciatore di pubblicità che pensa ancora alle conseguenze dei propri atti? Quanto avrà fruttato alla Bluewin quell’inserzione? Non se ne poteva proprio fare a meno? Non si poteva rinunciare a questo profitto? Magari solo perché è Natale, forse l’unico periodo dell’anno in cui possiamo giustificare i soprassalti di coscienza.


la Repubblica (leggi) - TECNOLOGIA & SCIENZA
Disattivato il wireless nelle biblioteche
Emicrania, nausea, dolori vari per molti utenti
A Parigi panico da WiFi - niente antenne al chiuso
dal nostro inviato ANAIS GINORI

PARIGI - Il WiFi può far male alla salute? Se lo chiedono i cittadini di Parigi dopo che un'ondata di allarmismi ha portato alla chiusura del wireless nelle biblioteche pubbliche. Il comune prima ha deciso di staccare i collegamenti senza fili in sei sale della città. Poi, come "misura precauzionale", ha varato una moratoria del Wi-Fi su tutte le biblioteche. Negli ultimi tempi, sempre più studenti e ricercatori avevano segnalato malesseri: emicranie, vertigini, nausee, dolori muscolari. A loro dire, i disagi erano cominciati dopo l'installazione delle antenne Wi-Fi dentro alle sale di lettura.
Nulla è certo, e tutto si potrebbe archiviare a breve come un caso di panico collettivo ingiustificato. Ma invece di rassicurare gli utenti, questo primo blocco della tecnologia dell'Internet senza fili ha generato ancora più apprensione. Oltre alle reti Wi-Fi domestiche e professionali, quasi tutte le grandi città europee hanno ormai i loro gestori pubblici, che permettono di essere collegati sempre e ovunque.
Parigi ovviamente non fa eccezione. Anzi il suo sindaco, Bertrand Delanoe, è stato un precursore nel campo. Il servizio "Paris Wi-Fi" offre 400 postazioni disseminate nella città, dai parchi ai musei, da cui collegarsi gratuitamente e senza limiti di tempo.
L'allarme insomma è preso molto seriamente. I Verdi fanno parte della giunta comunale, nessuno studio scientifico permette di escludere totalmente i rischi del Wi-Fi. Sulla materia i pareri rimangono molto discordanti. "Gli effetti genotossici delle onde a radiofrequenza sono provati" ha detto per esempio Janine Le Calvez, presidente di un'associazione che milita contro l'inquinamento elettromagnetico, interrogata dal quotidiano Le Monde, che oggi dedica una pagina alla nuova minaccia. "Abbiamo ricerche che dimostrano come le radiofrequenze a 2.450 MHz, utilizzate dal Wi-Fi possano danneggiare il Dna - continua Le Calvez. E sono risultati che convergono con gli studi epidemiologici sulla telefonia mobile e sui rischi di sviluppare tumori".
Per gli scienziati, invece, il pericolo è molto meno evidente. "Sappiamo ancora poco> specifica Paolo Vecchia, dell'Istituto Superiore di Sanità. Il Wi-Fi dovrebbe essere comunque meno pericoloso dei telefoni portatili perché utilizza una frequenza più alta. "L'energia elettromagnetica penetra meno profondamente se la frequenza aumenta" aggiunge Vecchia. Inoltre, di solito c'è una distanza tra modem e computer che provoca un'ulteriore dispersione delle onde e quindi dell'impatto sull'uomo.
Le associazioni ambientaliste, che già si erano opposte alle installazioni delle antenne per la telefonia mobile, promettono nuovi ricorsi. Il sindaco Delanoe ha chiesto un'indagine all'Agenzia nazionale per l'Ambiente. Nell'attesa, il comune di Parigi sembra incline a rallentare l'installazione delle antenne Wi-Fi pubbliche negli spazi chiusi. "All'esterno - racconta un funzionario - sembra che i rischi siano comunque minori e, senza muri, possiamo anche mettere una potenza molto bassa".
* * *

Usate il telefonino e auguratevi che la testa non vi scoppi come un pop corn (guarda il filmato)


(18 dicembre 2007)
Siti, articoli e altro:
La sezione dedicata all'
elettrosmog del Centro Tutela Consumatori Utenti Alto Adige.
Le loro schede informative offrono numerosi spunti per una valutazione critica dei prodotti elettronici più diffusi e delle relative tecnologie:
Il telefonino, la tua voce?
Accidenti, se l'avessi saputo! Un'informazione destinata ai giovani
Il cordless: un ripetitore in casa propria Le insidie di un apparecchio apparentemente innocuo
[Prossimamente] Bluetooth e W-Lan. Connessi ovunque o irradiati senza scampo?

La nostra salute è in pericolo

http://www.alerte.ch/

http://members.aol.com/gotemf/emf/schools.htm


Report parla di elettrosmog (WI-FI: un segnale d'allarme di Paul Kenyon) il filmato non è più disponibile, sul sito della RAI. Come mai? Nella rete è comunque a disposizione: guarda).
Insonnia da telefonino, un articolo sul Corriere della Sera in merito


http://www.kompetenzinitiative.de/

 


TELEPHONIE ET SANTE http://tempsreel.nouvelobs.com/index.html
Bouygues Telecom condamné à démonter une antenne relais
Le tribunal de Nanterre a ordonné, "pour la première fois" en France, le démontage d'une antenne relais de téléphonie mobile au nom du principe de précaution, estimant qu'il y avait un risque potentiel sur la santé des riverains. Une décision qui pourrait faire jurisprudence.

Antenne-relais Bouygues Telecom a été condamné par le tribunal de grande instance (TGI) de Nanterre (Hauts-de-Seine) à démonter une antenne relais de téléphone mobile à Tassin-La-demi-Lune (Rhône), dans la banlieue lyonnaise, pour "risque potentiel sur la santé", a déclaré, mercredi 1er octobre, l'avocat des riverains de l'antenne, interrogé par l'AFP.
Dans ce jugement, rendu le 18 septembre, l'opérateur de téléphonie mobile a été condamné au nom du "principe de précaution". Il devra, en outre, verser 3.000 euros à chacun des trois couples, riverains de l'antenne incriminée, pour "exposition à risque sanitaire", a annoncé Me Richard Forget.
"C'est un tournant pour la téléphonie mobile", a également expliqué l'avocat sur France Inter. "Le tribunal constate qu'il y a un débat scientifique sans donner raison à l'une ou l'autre des parties", a déclaré Richard Forget qui explique que le TGI de Nanterre a estimé, pour motiver sa décision, que "comme ce débat existe, cela signifie qu'il y a un risque potentiel sur la santé des riverains donc il y a lieu d'appliquer le principe de précaution".

Première condamnation
Soulignant qu'une telle condamnation était "une première" en France, Me Forget a précisé que le démontage de l'antenne devrait être effectué "dans un délai de 4 mois après la signification du jugement, sous astreinte de 100 euros par jour de retard".
Les trois couples avaient saisi la justice pour "trouble anormal de voisinage", en insistant sur le fait que personne ne pouvait certifier l'absence absolue de risque sanitaire.
Associations et riverains engagés contre les opérateurs de téléphonie mobile demandent à l'Etat de modifier les normes de puissance d'émission des antennes relais. Plusieurs études scientifiques ont démontré que les normes actuelles ne protègent que partiellement des effets des ondes électromagnétiques, dont les seuils sont pourtant réglementés.
Le 17 septembre, une autre plainte, la première au pénal, a été déposée par une famille des Yvelines contre Bouygues Telecom "pour administration de substance nuisible". (Avec AFP)

 


AZIONE, settimanale di MIGROS TICINO, Anno LXXI N. 44, Martedì 28 ottobre 2008
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
«Cauti di fronte alle incognite»

Le antenne di telefonia mobile e il lavoro di sensibilizzazione dell’associazione «Territori vivibili»


di Stefania Hubmann

Connetterci ad internet nei nostri boschi? È questo il futuro che vogliamo? Correndo quali rischi? Porsi queste domande non è una provocazione e nemmeno cieca opposizione allo sviluppo tecnologico. Ad interrogarsi sono cittadini che, sensibili alla loro qualità di vita, si ritrovano con le rispettive famiglie a subire le conseguenze di un inquinamento relativamente nuovo e invisibile. Stiamo parlando di inquinamento elettromagnetico o elettrosmog.
A riportare il tema d’attualità è il progetto di costruzione di una nuova antenna di telefonia mobile sul territorio di Dino. Gli abitanti – dai patrizi alle famiglie giunte in loco di recente, dai giovani agli anziani – si sono mobilitati per contrastare l’opera. Una petizione contro l’inquinamento elettromagnetico dovuto alla nuova infrastruttura, è stata consegnata al Consiglio di Stato (firmata la scorsa primavera da oltre mille cittadini di Sonvico, Dino, Cadro, Villa Luganese e Lugaggia); un’interrogazione al Governo da parte del deputato UDC Marco Chiesa; e tre ricorsi tuttora pendenti sempre presso l’Esecutivo cantonale, sono le azioni concrete compiute in questi mesi. Per affrontare con incisività tali impegni e sensibilizzare tutta la popolazione ticinese sul tema dell’inquinamento elettromagnetico è nata anche un’associazione che lancia già con il suo nome – «Territori vivibili» – un messaggio positivo.
Evitare rischi inutili

« L’obiettivo è quello di far valere il principio di precauzione di fronte alle incognite che queste tecnologie sollevano riguardo alle conseguenze delle radiazioni non ionizzanti sull’essere umano», precisa il presidente Francesco Fierli. Ed aggiunge: « A questo scopo è necessario adottare misure più restrittive che tengano conto delle emissioni causate dalle nuove tecnologie e degli effetti cumulativi ».
La materia è complessa sia perché le tecnologie sono in rapida e continua evoluzione sia per il sovrapporsi di numerose e variate fonti di produzione delle radiazioni. Il legislatore è consapevole del fatto che l’inquinamento elettromagnetico, a dipendenza della sua intensità, possa mettere in pericolo la salute pubblica. Sulla questione ci si è chinati a livello federale alla fine degli anni Novanta, e nel febbraio del 2000, l’Ordinanza sulle radiazioni non ionizzanti (ORNI) è entrata in vigore.
In questi ultimi anni sono però state introdotte nuove tecnologie. Sulle antenne, ad esempio, alla GSM (Global System for Mobile comunication, dal 1994), tecnologia digitale della seconda generazione della telefonia cellulare, si è aggiunta l’UMTS (Universal Mobile Telecomunication System, dal 2004), con capacità di trasmissione di dati superiore ma raggio di copertura minore. Per rendere la trasmissione sempre più veloce e performante (ciò che permette l’UMTS), è quindi necessario un maggior numero di antenne. Anche l’accesso ad internet senza fili (WiFi o WLAN), già possibile a casa propria o in luoghi pubblici (piazze, treni, biblioteche…), sta conoscendo nuove applicazioni che permettono un accesso tramite il proprio telefonino o computer ovunque l’utente si trovi. La portata di questi fenomeni, in aumento esponenziale, desta preoccupazione. Non a caso, per sensibilizzare i giovani su un uso più ragionevole del cellulare, sono già intervenuti sia il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) con una campagna informativa sia l’associazione Radix, attiva sul fronte delle dipendenze.
Francesco Fierli: « Siamo perfettamente coscienti che vi sono molteplici fonti di emissione ma va pure sottolineato che un’antenna di telefonia mobile investe in modo continuo e indiscriminato tutti gli abitanti del suo raggio d’azione, 24 ore su 24, e sull’arco di tutta la vita. La nostra preoccupazione è rivolta soprattutto alle nuove generazioni. I bambini di oggi sono esposti a un maggiore pericolo rispetto ai loro coetanei nati anche solo un decennio fa ».
Ritornare sui propri passi

Per quanto riguarda l’intensità del campo elettromagnetico (elettrosmog), in Svizzera gli impianti, vale a dire le antenne, non possono superare i 6 V/m (Volt per metro) nei luoghi di soggiorno. Le richieste degli operatori di telefonia mobile non oltrepassano quasi mai questa soglia e sono quindi in regola dal punto di vista legale. Ciò che preme all’associazione «Territori vivibili» è però una maggior attenzione da parte delle autorità, affinché, tenendo conto dei risultati degli studi scientifici condotti in questi anni, adottino misure più restrittive a tutela della salute pubblica. Come avviene già in diversi paesi confinanti. Ultimo esempio in ordine di tempo il Liechtenstein, certo un piccolo Stato, che ha però deciso di abbassare il limite citato a 0,6 V/m, vale a dire dieci volte meno di quello svizzero. La decisione del Principato si basa sulle raccomandazioni pubblicate nell’estate 2007 dal BioInitiative Working Group, un gruppo di lavoro internazionale composto da scienziati, ricercatori e professionisti di politica di sanità pubblica che ha esaminato circa 2000 studi scientifici sugli effetti delle radiazioni dovute ai campi elettro­magnetici.
Numerose ricerche e soprattutto anche la pratica evidenziano la correlazione esistente tra inquinamento elettromagnetico e malesseri quali insonnia, mal di testa, tachicardia, problemi alla vista e all’udito. La comunità scientifica è invece meno concorde sugli effetti a lungo termine, in particolare quelli cancerogeni e degenerativi (Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla), pur non escludendone il possibile nesso. In questo ambito ci si limita quindi ad evidenziare il possibile rischio. Ma è proprio questo rischio che molti cittadini (non solo quelli della citata zona luganese) non vogliono correre. « Non desideriamo ritrovarci fra alcuni anni con studi che confermano le previsioni più pessimistiche e nel contempo l’antenna sopra le nostre teste», aggiunge il presidente Fierli.

All’estero sensibilità crescente
Come dimostrato dall’attività del gruppo BioInitiative, il problema è percepito a livello internazionale. Dal Canada agli Stati Uniti, dal Medio Oriente all’Europa, si susseguono gli studi e le raccomandazioni. L’impressione è che, come spesso accade, la legislazione non sia al passo con i tempi. Da qui, la necessità di intervenire con moratorie, disposizioni riduttive o interventi a favore della popolazione elettrosensibile. In Svezia l’elettrosensibilità è riconosciuta dallo Stato come handicap. Le persone che manifestano i sintomi citati in precedenza hanno garantiti alcuni diritti dalla legge. Altri esempi significativi sono la decisione di cinque biblioteche francesi, fra le quali la Biblioteca Nazionale e quella della Sorbonne, di rinunciare al WiFi e la recente sentenza del tribunale di Nanterre che ha condannato un operatore di telefonia a smantellare un’antenna a causa del possibile rischio per la salute dei residenti.
Da parte sua, il Governo ticinese ha risposto lo scorso mese di agosto all’interrogazione Chiesa affermando che « alla luce degli ultimi studi scientifici fatti eseguire dall’autorità federale » la legge è adeguata allo scopo. Il Cantone non può inoltre introdurre norme più severe poiché la materia è di competenza federale. «Proprio nel nostro cantone, per la particolare orografia del territorio – conclude il presidente di «Territori vivibili» – il fondo d’inquinamento elettromagnetico è però più elevato rispetto agli insediamenti di pianura. Le numerose montagne determinano la necessità di aumentare i punti di emissione per coprire tutto il territorio con conseguenti incroci e rimandi dei campi elettromagnetici ».

 

Articolo tratto da AAM Terra Nuova, settembre 2006

Microonde: cottura contronatura
di Nicholas Bawtree

Nonostante i numerosi studi, si parla troppo poco dei rischi legati alla cottura con il forno a microonde. Intervista al dottor Hans U. Hertel, uno dei pochi scienziati che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.

 


 
 

«Cucinare col forno a microonde è veloce, semplice e conveniente»: questo l’irresistibile slogan che ha fatto in modo che un nuo elettrodomestico entrasse nelle case di tutto il mondo. È possibile però che questo oggetto miracoloso si riveli un moderno cavallo di Troia, dal momento che fino ad oggi poco si è detto sui possibili rischi legati ad una tecnologia assai controversa.
In queste pagine cercheremo di capire meglio come funziona il forno a microonde, ripercorrendo la storia delle varie ricerche condotte e dando voce ad uno dei pochi scienziati  che ha avuto il coraggio di indagare fino in fondo.

Cotti per scuotimento
Il meccanismo di funzionamento del forno in questione è abbastanza semplice: un dispositivo, chiamato magnetron, genera un campo di corrente elettrica alternata. Il ribaltamento del campo elettrico, che si ripete per più di 2 miliardi di volte al secondo, produce un effetto di «scuotimento» delle molecole, specialmente quelle dell’acqua, ma anche di lipidi e proteine.
Questa frizione intermolecolare genera un calore che riscalda il cibo in modo completamente diverso rispetto al metodo convenzionale: dall’interno verso l’esterno. I possibili danni delle microonde sui sistemi biologici sono conosciuti sin dalla loro prima applicazione nei radar, durante la seconda guerra mondiale: chi lavorava con questi apparecchi era infatti più soggetto allo sviluppo di leucemie.

Scienziati tedeschi avevano già fatto della ricerca negli anni ’30 sugli effetti delle microonde sul sistema nervoso umano e degli animali. Questi studi portarono alla definizione di limiti di sicurezza molto severi che però non furono mai presi sul serio dagli scienziati statunitensi, tant’è vero che quando negli anni ’60 iniziò a diffondersi il forno a microonde, vennero utilizzati limiti 1000 volte più alti. I forni a microonde furono invece vietati in Germania a partire dal ’41 e in Unione Sovietica a partire dal 1976; divieto successivamente abolito dopo la Perestroika.
 

Negli stessi anni ’70 iniziarono a comparire anche in Europa e Stati Uniti le prime ricerche che mettevano in dubbio la sicurezza dei cibi cotti a microonde. Studi istologici su broccoli e carote cotti con microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrienti veniva deformata a tal punto da distruggere le pareti cellulari. Da allora fino ai nostri giorni gli studi condotti sono stati diversi (vedi box al termine dell'articolo) e gli aspetti più controversi che sono stati evidenziati riguardano:
– l’emissione di microonde dagli apparecchi;
– i rischi igienici dovuti ad una cottura non omogenea;
– la migrazione di sostanze tossiche contenute negli involucri all’interno dei cibi;
– un’alterazione anormale delle sostanze nutritive degli alimenti;
– un’alterazione cancerosa del sangue in seguito al consumo di questi alimenti.
 

Nonostante il fatto che nei vari paesi siano stati stabiliti dei valori limite di esposizione alle microonde, nulla è stato fatto invece per ammonire l’utilizzatore sui possibili rischi evidenziati da questi studi.
Questi valori limite infatti si riferiscono esclusivamente alle emissioni di microonde verso l’esterno del forno e non alla quantità di radiazioni cui sono sottoposti i cibi all’interno dei forni.

Gli effetti sul sangue
Lo studio più significativo sui rischi legati all’assunzione di cibi cotti a microonde rimane quello del professor Bernard Blanc dell’Università di Losanna e del dottor Hans U. Hertel, uno scienziato indipendente con una lunga esperienza nell’industria alimentare e farmaceutica.
Nel 1989 Blanc e Hertel proposero alla Swiss Natural Fund, insieme all’Università di Losanna, una ricerca riguardante gli effetti sull’uomo del cibo cotto con microonde, ma fu rifiutata.
La ricerca fu per questo ridimensionata e condotta con fondi privati. Furono testati otto volontari, che per alcuni mesi seguirono una dieta macrobiotica e ai quali ogni 15 giorni vennero somministrati, a stomaco vuoto, alimenti crudi, cotti con metodi convenzionali, scongelati o cotti in un forno a microonde.
 

Immediatamente prima dei pasti e tori di elettrodomestici a Zurigo, denunciò il dottor Hertel, e il 19 marzo 1993 la Corte Cantonale di Berna gli vietò di divulgare le sue conclusioni, pena una sanzione di 5000 franchi svizzeri; verdetto successivamente ribadito dalla Corte federale a Losanna.
Nel 1998, la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo riconobbe in questo verdetto una grave violazione della libertà di espressione e condannò la Svizzera a un risarcimento di 40.000 franchi (un riconoscimento irrisorio rispetto alle spese processuali e ai danni economici e professionali subiti da Hertel).
Da quel momento la Corte federale stabilì che Hertel poteva sì divulgare le proprie conclusioni, ma con la condizione di dichiararle non scientificamente provate.

Siamo liberi di scegliere
Da allora, un’inspiegabile cortina di silenzio è calata sulla questione dei forni a microonde. Come sempre, quando ci sono grandi interessi in ballo, la verità diventa difficilissima da trovare, sommersa com’è da fortissime pressioni che esercitano la loro influenza non solo sui mass media, ma soprattutto sul mondo scientifico e le istituzioni ad esso legate. Gli scienziati che hanno l’onestà intellettuale e il coraggio di scagliarsi contro questa logica si contano sulla punta delle dita e nella maggior parte dei casi vengono minacciati, denunciati, diffamati e perseguitati in ogni modo possibile, come dimostra la storia di Hertel. Ma finché queste persone avranno modo di parlare, noi avremo modo di ascoltare. E di scegliere.

Intervista al Dottor Hans U. Hertel

Siamo andati a cercare il combattivo dottor Hertel per farci raccontare con le sue parole quali sono i rischi dell’impiego dei forni a microonde e le disavventure cui è andato incontro per aver voluto cercare la verità a qualunque costo.

Dottor Hertel, perché ha perso la causa intrapresa contro di lei dai rivenditori di elettrodomestici, quando i risultati del suo studio sui pericoli del cibo cotto a microonde erano così evidenti?
Non poteva andare altrimenti dal momento che il professore Michael Teuber dell’Institute for Food Science presso la Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, che al processo rappresentava la scienza ufficiale, dichiarò che secondo una ricerca in corso presso il suo istituto, i cibi cotti a microonde non rappresentavano nessun rischio per i consumatori.

Tuttavia, i risultati di quella ricerca non sono mai stati resi pubblici. Perché?
Semplicemente perché le sue conclusioni non erano in linea con quanto dichiarato al processo. Questo vuol dire che Teuber aveva intenzionalmente mentito davanti alla corte nel nome dell’industria. Anche alla luce dei risultati finali di quella tesi, Teuber non ha mai rettificato la sua dichiarazione, e tutt’oggi neanche la corte ha corretto il proprio verdetto.

Queste cose capitano spesso quando la ricerca scientifica va contro gli interessi dei grandi gruppi economici?
Tutta la ricerca scientifica che non è in linea con gli interessi dell’industria o del settore bellico non solo non viene sostenuta, ma per quanto possibile viene soppressa. La ricerca privata, quando mostra risultati che vanno contro gli interessi dei potenti, viene diffamata e perseguitata in tutti i modi possibili. Questo succede ormai da almeno un secolo, senza che l’opinione pubblica ne sappia nulla, anche perché la gente preferisce avere fiducia nelle autorità, specialmente per quanto riguarda il mondo scientifico, e credere nell’integrità delle università e delle organizzazioni statali; non è disposta a credere nella corruzione dei governi, delle industrie e ancora meno della scienza.

Ma quali sono state le critiche alla sua ricerca sui forni a microonde?
L’industria ha definito il nostro studio non scientifico perché abbiamo usato solo otto persone e perché alcuni dei risultati ottenuti non mostravano dei cambiamenti significativi ma solo delle tendenze, comprese all’interno di limiti scientificamente accettabili. Secondo la scienza ufficiale i test devono essere ripetibili per essere scientificamente corretti e quindi hanno bisogno di risultati statisticamente significativi, condotti attraverso migliaia di test su animali.
Qualunque scienziato che si rispetti dovrebbe arrivare alla conclusione che questo tipo di procedura è del tutto inaccettabile, quanto priva di buon senso.
Nei nostri esperimenti non volevamo mettere in pericolo i volontari che si erano offerti di fare da cavia e quindi li abbiamo sottoposti ad una singola ingestione alla volta di cibo cotto con microonde, con due settimane a disposizione per il recupero. In questo contesto, nessun cambiamento nel sangue potrebbe mai essere «significativo». Tuttavia, anche una tendenza persistente può dare l’informazione necessaria per vedere in quale direzione questi effetti si potrebbero sviluppare.

Ci può spiegare qual è il principio di fondo che rende le microonde così pericolose?
Le microonde generate tecnologicamente sono in contraddizione con la natura e quindi tossiche: stiamo parlando di un’energia basata sul principio della corrente alternata, mentre le energie naturali si basano sulla corrente continua a impulsi. Il sole irradia la sua luce in modo continuo, creando un flusso ininterrotto di impulsi che è in grado di portare e sostenere la vita sulla terra; le microonde invece, in seguito alle continue inversioni di polarità, creano un effetto di «scuotimento» e di separazione che causano nei tessuti biologici ed anche in quelli inorganici un processo di decadimento. L’effetto di questo è il cancro. Purtroppo le microonde hanno lo stesso effetto sul cibo, e attraverso questo sul corpo umano. Le strutture molecolari degli alimenti vengono deformate e quindi alterate nella loro forma e qualità. Il loro valore energetico, determinato dalla forma della loro struttura, viene alterato e questo processo rende gli alimenti tossici; mentre dal punto di vista della composizione chimica, le molecole sono le stesse e possono essere analiticamente rilevate. Per questo motivo, gli effetti della cottura di un alimento a microonde non sono evidenti nell’immediato, ma solo nel lungo periodo, per esempio con lo sviluppo di una forma cancerosa.
Anche la comunicazione senza fili, come le trasmissioni su onde corte e la telefonia cellulare, funzionano con le stesse microonde, indipendentemente dalla loro frequenza, e quindi in principio hanno gli stessi effetti dei forni. Queste microonde riscaldano, deformano e distruggono le cellule del cervello e del corpo umano, ma anche quelle di animali e vegetali. Oggi viviamo in un immenso forno a microonde che ci sta cuocendo lentamente.

Cosa possiamo fare allora?
È necessario investire in tecnologie alternative ecologiche. Questo richiederebbe tuttavia che la scienza si basasse sulle leggi naturali, invece di cercare di trasformare i processi naturali a proprio piacimento come sta succedendo oggi. La natura comunica secondo il principio della corrente continua senza fare male a nessuno.


BOX: Cosa dice la ricerca?
>>
1973. P. Czerski e W. M. Leach (Usa) dimostrano che le microonde causano tumori negli animali.
>> 1975. Studi su broccoli e carote cotti a microonde rilevano la deformazione della struttura molecolare dei nutrienti.
>> 1987. Uno studio tedesco dimostra danni irreversibili all’occhio nel caso di una esposizione prolungata.
>> Fine anni ’80. Uno studio della American National Council for radiation protection evidenzia che i figli di donne che usano forni a microonde hanno una maggiore probabilità di malformazioni.
>> 1989. Secondo uno studio condotto a Vienna, cuocere a microonde causa cambiamenti significativi delle proteine del cibo, e in particolare nel latte per neonati.
>> 1990. All’Università di Leeds, si evidenzia che la cottura nei forni a microonde non è igienicamente sicura.
>> 1992:
– La ricerca di Blanc e Hertel, condotta con l’Università di Losanna, mostra un cambiamento significativo nel sangue delle persone che consumano cibo cotto con microonde.
– Uno studio condotto dal pediatra John A. Kerner dell’Università di Stanford in California, evidenzia che il riscaldamento del latte materno a microonde a più di 72 °C causa una sensibile diminuzione di tutti i fattori antiinfettivi testati.
>> 1993. David Bridgman, chinesiologo con molti anni di esperienza, dichiara che «il 99,9% dei miei pazienti con varie forme di allergie si mostra molto sensibile ai cibi cotti a microonde».
>> 1994:
– Una ricerca americana dimostra che l’uso di riscaldare avanzi di cibo nel forno a microonde è potenzialmente pericoloso in quanto la cottura non omogenea non garantisce protezione dall’insorgere di salmonella.
– Ricerche diverse mostrano che nel latte per neonati riscaldato a microonde si possono verificare modificazione degli aminoacidi, causando in tal modo tossicità o un’alterazione del valore nutrizionale.
>> 1996. Una ricerca evidenzia la migrazione di particelle di pvc dagli involucri, utilizzati per coprire il cibo durante la cottura con il microonde, al cibo stesso.
>> 2000. La University of California evidenziando la migrazione dagli involucri per microonde della sostanza cancerogena dietilexiladepate in una quantità compresa tra i 200 e 500 ppm (il limite del Food and Drug Administration è di 0,05 ppm). Tra le sostanze migrate vengono individuate anche xenoestrogeni, sostanze legate a diminuzione di spermatozoi negli uomini e tumore al seno nelle donne.

Per saperne di più:
The World Foundation for Natural Science
P.O. Box 7995 CH-6000 Lucerne 7, Svizzera - tel +41 (41) 798 0398 -  www.naturalscience.org