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All'onorando
Consiglio
comunale di Sonvico
Gentili
signore, egregi signori,
sono
ormai due anni che non si ha più notizia del cittadino svizzero Bruno Manser.
Bruno ha vissuto per molti anni con una popolazione del Borneo, i Penan, che
trae tutto quanto necessita per la propria sopravvivenza dalla foresta
pluviale tropicale. Una foresta che, oltre
ad essere di vitale importanza per le persone che vi abitano,
contribuisce alla nostra sopravvivenza, garantendo un equilibrio al nostro
sistema ecologico. Queste foreste sono inoltre una immensa e ancora poco
conosciuta fonte di ricchezza per tutta l’umanità grazie alla varietà
biologica di esseri viventi che la popolano.
Bruno
Manser si è battuto contro la distruzione di questo ambiente e contro il
genocidio dei Penan, per questo è stato espulso dal paese e dichiarato
persona non gradita. Si teme che il ritorno in queste zone da cui è stato
espulso gli sia stato fatale.
Per
sostenere questa causa di civiltà Bruno ha creato una fondazione e alcuni
anni fa ha invitato tutti i comuni della Svizzera a rinunciare all’uso di
legname proveniente da tagli rasi. Nel frattempo si è fatta sempre più forte
la campagna per l’uso di legname proveniente da foreste tagliate in modo
sostenibile, sia utilizzando legname indigeno, sia preferendo prodotti
contrassegnati dal marchio FSC (Forest Stewardship Council) che garantisce una
particolare attenzione alle esigenze ecologiche e sociali.
Credo
che anche il comune di Sonvico possa ricordare l’impegno di Bruno con una
significativa scelta di civiltà.
Per
questo propongo di decidere che:
1.
Il Comune di Sonvico rinuncia all’uso di legno proveniente da tagli
rasi per la realizzazione di costruzioni pubbliche di propria competenza.
2.
In futuro insieme alle autorizzazioni di costruzione verranno allegati
una raccomandazione ed un foglio orientativo che sensibilizzi i privati su
questo tema.
Quale
esempio di allegato accludo le direttive emanate in questo senso dalla città
di Zurigo.
Maurizio
Cerri, consigliere comunale del Gruppo socialista e confirmatari
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Bruno Manser Fond:
Associazione fondata da Bruno Manser per sostenere i diritti e la
dignitä dei popoli della foresta pluviale

Sfruttamento
sostenibile delle foreste, certificazione FSC (inglese, spagnolo)
il
manifesto, 21 giugno 2002
Il grande affare del
legno illegale
di MARINA FORTI
L'Indonesia è il caso più eclatante: nel 2000 ha
prodotto 20 milioni di metri cubi di legname, ma la domanda (il legname
consumato o venduto sul mercato internazionale) si è attestata su 60 milioni
di metri cubi. In altri termini, c'è un gap di 40 milioni di metri cubi di
fibre di legno per le cartiere, le fabbriche di compensati e truciolati, e così
via. E quel gap viene coperto da legname tagliato illegalmente: il 70% del
legno prodotto dall'Indonesia è di origine illegale. E l'Indonesia non è un
caso unico: il commercio di legname tagliato illegalmente è un affare di
dimensioni considerevoli. Tali da minacciare non solo la sopravvivenza delle
foreste e dunque l'equilibrio ecologico di ampie regioni, ma anche la stabilità
economica dei paesi produttori, faceva notare qualche tempo fa il Earth Policy
Institute, l'istituto di ricerca fondato da Lester Brown che pubblica regolari
analisi di «eco-economia» (Illegal Logging Threatens Ecological and
Economic Stability, di Janet Larsen, maggio 2002). Ora, se i maggiori
produttori tagliano illegalmente è abbastanza probabile che i compratori
importino legno tagliato in circostanze illegali. Il Wwf denuncia: il 13% del
legname importato dai paesi del G8 e dalla Cina potrebbe essere di origine
illegale. In un rapporto pubblicato ieri (L'impronta del legname del G8 e
Cina), l'organizzazione ambientalista internazionale fa notare che gli 8
paesi più industrializzati (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone,
Stati uniti, Gran Bretagna e Russia) e la Cina fanno due terzi delle
importazioni mondiali di legname: guardando quanto e dove comprano, il Wwf
stima che 53 milioni di metricubi di legno o derivati siano di provenienza
illegale.
La Cina è un caso preoccupante: secondo l'istituto di Washington, il paese
consuma quasi 280 milioni di metricubi di legname all'anno ma la domanda non
è coperta dalla produzione interna, che arriva a 142 milioni di metricubi.
Pechino dunque importa, e secondo l'Organizzazione internazionale del Legname
trobicale (Itto) diventerà nei prossimi anni il primo importatore al mondo,
superando gli Stati uniti ed eclissando il Giappone. Il 57% del legno
importato dalla Cina viene dalla parte asiatica della Russia, dove la
debolezza delle leggi e delle istituzioni, e la corruzione, fa sì che i
boschi siano allegramente tagliati e i tronchi venduti direttamente alla Cina
dove saranno lavorati. Un quinto del legname prodotto in Russia è di origine
illegale, stima Larsen, ma secondo il Wwf lo è almeno la metà di quello
prodotto nell'estremo oriente russo. La Cina importa inoltre legno tropicale
pregiato dalla Birmania (Myanmar), a un ritmo di sicuro più veloce della
ricrescita di quegli alberi (che impiegano centinaia di anni per crescere), e
dall'Indonesia. Il G8, più in generale, importa da paesi come Brasile,
Cameroon, Gabon, Liberia, Malaysia, Indonesia, Russia e Vietnam - tutti posti
dove è noto che una parte significativa della produzione è illegale. Il
legno tagliato di frodo può entrare nella catena dell'export in vari modi:
aziende che occupano illegalmente foreste su cui non hanno concessioni, o si
estendono a tagliare in aree protette, o acquistano da tagliatori illegali; il
legno viene però passato per roba «regolare», magari contraffacendo i
certificati sulla provenienza. Il tutto è spesso accompagnato da corruzione e
da sfruttamento della manodopera locale. La Banca mondiale stima che il taglio
illegale di legno costi ai governi 5 miliardi di dollari ogni anno in mancato
reddito, e 10 miliardi di dollari agli stati produttori.
Il Wwf accusa direttamente il G8, che tra pochi giorni si riunisce in Canada:
«Non sta applicando politiche efficaci per verificare che il legno acquistato
abbia origine legale», dice il responsabile del Programma foreste del Wwf,
Paul Toyne. Eppure, il taglio illegale sarebbe più difficile se il G8
insistesse per comprare solo legno «certificato» secondo i criteri - ancora
solo volontari - del Forest Stewardship Council (Fsc), l'organizzazione
mondiale che attesta se le foreste sono gestite in modo «sostenibile».
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