Con questa nostra prima pubblicazione di "CONTATTI", vogliamo anzitutto affrontare un argomento sentito da buona parte della nostra popolazione ed oggetto di nutrite discussioni alcuni anni or sono in seno al nostro esecutivo comunale.
Si sapeva da tempo della triste situazione in cui si trovano gli anziani ospiti della Villa Riposo di Sonvico. Nessuno pareva però interessarsi o per lo meno rendersi conto di un così importante problema.
Se non che, il 20 maggio 1970, i consiglieri comunali del gruppo socialista, inoltravano una mozione tendente a rendere edotte le autorità, di questo scottante problema. A questa mozione, crediamo, non é forse stato dedicato da parte del Municipio, l'impegno che a nostro modesto avviso avrebbe richiesto.
La stessa, suggeriva tra l'altro, una possibile soluzione a questo problema, indicando lo stabile ex Villa Elena, di proprietà dello stesso ente che a quel tempo, curava l'assistenza alle persone anziane.
Riproduciamo integralmente alla fine dell'articolo la mozione succitata.
Che il problema fosse a quel tempo di scottante attualità, lo provano alcuni segnali importanti.
Infatti nell'ottobre del 1971, appariva uno, studio di pianificazione regionale concernente le case per anziani, studio commissionato dal Consiglio di Stato all 'architetto Claudio Pellegrini, specialista nel settore ed accolto quale studio, dall'Istituto di pianificazione locale e regionale del Politecnico di Zurigo.
Qualche anno dopo, altro segno di attualità del problema, la Curia faceva allestire un progetto per una casa per anziani da edificarsi sul sedime della ex Villa Elena, progetto che apparve come per incanto ad una serata informativa sull'oggetto che la sezione Socialista Sonvico aveva organizzato nella sala del Consig1io comunale.
Ad un certo momento, pareva che il problema potesse essere risolto nel migliore dei modi; infatti, tramite il compagno Paolo Poma, visitiamo la Casa per anziani di Morcote, della Fondazione Caccia Rusca, della quale dalla sua ristrutturazione, è impareggiabile Direttore.
Un istituto questo, esempio non solo di architettura moderna ma bensì di funzionamento a gestione Comunale autosufficiente.
A sostegno della nostra crociata in favore di un istituto Comunale, il compagno ing. Bruno Campana scriveva a più riprese su Libera Stampa, riportando fatti e lettere di ospiti dell'Opera Charitas, a1la scopo di sensibilizzare la popolazione della regione sul grave pericolo di una eventuale chiusura della casa per anziani e del passaggio della stessa ad un comodo albergo per agiati ospiti.
Il compagno Bruno, segnalava allora e citiamo: "il disagio e l'ingiustizia verso i nostri anziani e verso tutti coloro che avevano sostenuto i1 progetto con contributi e donazioni diverse, per carità cristiana, una quarantina di anni fa".
Vorremmo qui citare più per esteso il contributo della penna del compagno Bruno, molto sensibile a questo importante problema, ma esigenze di spazio non ce lo permettono.
Conosciamo però in lui une strenuo difensore di questa lodevole oltre che indispensabile iniziativa.
E siamo giunti ora agli ultimi sviluppi della situazione che riguarda questo importante oggetto.
Nell'autunno del l976 la nostra sezione si faceva promotrice, tramite i nostri municipali, di una proposta che avrebbe potuto, contribuire alla soluzione definitiva del problema.
Saputo che l'A1bergo della Stazione di Dino era posto in vendita, considerata la favorevole posizione dello stesso in funzione. di un acquisto da parte del Comune per la formazione della Casa per anziani Comunale, si prospettava ora la possibilità di .realizzare finalmente ciò che ci eravamo prefissi. Al fine di meglio conoscere il problema dal punto di vista delle Autorità Cantonali, scrivemmo all'ufficio attività sociali del D..O.S. chiedendo se ancora esistessero.. i presupposti per la creazione dell'Istituto in parola, nonché quali fossero i Comuni che avrebbero potuto entrare in considerazione per un eventuale consorziamento.
In data 3 aprile di quest'anno., ci venivano., forniti alcuni dati al proposito e cioè :
l. La pianificazione cantonale delle case per anziani ha valore indicativo e in ogni zona i dati pianificatori sono controllati e approfonditi ogni qualvolta una nuova iniziativa viene annunciata.
2. Per ciò che concerne il comprensorio. è stata stabilita la seguente delimitazione:
3. Per stabilire in via definitiva la delimitazione del comprensorio e verificare il fabbisogno reale si è invitato con lettera 28 ottobre l977 il "Municipio di Sonvico a raccogliere i dati sulla popolazione anziana dei Comuni sopra citati inviando in proposito apposite schede.
Questa 1a risposta dell'ufficio attività sociali del D.O.S.
Da noi interpellati singolarmente, i municipi dei comuni sopracitati, non hanno ancora ricevuto le schede apposite per la raccolta dei dati inerenti la popolazione anziana, e siamo ormai a un anno di distanza.
Non vogliamo qui iniziare polemiche che non sarebbero per nulla utili al nostro. problema, ma soltanto segnalare alla popolazione 1e remore de1 Municipio nei confronti di un prob1ema cosi importante, tanto più che l'incidenza finanziaria a carico del Comune per la costruzione è di trascurabile entità se si pon mente che l'opera potrà usufruire di sussidi federali e cantonali ammontanti fino, all'80% del costo.
Il problema, oggi, visto nell'ottica socialista, deve essere risolto cercando. di mantenere al massimo la forma e la qualità di vita dell'anziano, rispettandone la personalità e le prerogative personali, pur aiutandolo a risolvere i molti problemi legati a quest'età.
* * *
Sonvico, 20 maggio 1970
I sottoscritti consiglieri comunali, valendosi delle facoltà loro concesse dal regolamento depongono la seguente:
M 0 Z I O N E
In tempi di cosiddetta "alta congiuntura" come quelli che stiamo vivendo, si parla un po' dappertutto di realizzazioni sociali e in effetti occorre rilevare che in alcuni comuni, qualcosa è stato fatto. Un settore della vita comune, nel quale però ben poco si è fatto sul piano cantonale e molto resta da fare su quello comunale, riguarda quella cerchia di persone che nella vita hanno dato tutte le loro forze fisiche e morali e che ore, quasi dimenticate al loro destino, trascorrono gli ultimi anni della loro esistenza in condizioni non sempre agevoli.
L'attuale ricovero per anziani, che per opera pia e benemerita del defunto Don Rovelli ha ormai fatto il suo tempo, beninteso non come istituzione, ma come sede e di ciò ognuno se ne può sincerare. Vogliamo, solo citare quella che crediamo sia la prima e non unica deficienza dell'attuale casa di riposo. L'aria, elemento primo per la vita di ogni esser umano, per i vecchi che "vegetano" in questa casa è "razionata", quelle strette finestrelle che in ogni casa indicano l'esistenza del solaio, in questa casa sono la residenza di persone anziane, per lo più asmatiche, reumatiche e ormai incapaci per una vita autosufficiente. Questo è un problema che, se un tempo era risolto alla meno peggio da associazioni religiose, assistenziali e di beneficenza, ora interessa direttamente l'Autorità e osiamo dire tutta la comunità.
Crediamo di dare un buon suggerimento indicando lo stabile ex Villa Elena di proprietà dello stesso ente che cura attualmente l'assistenza alle persone anziane, il quale debitamente riattato, risolverebbe decorosamente questo problema.
Comprendiamo le difficoltà che sorgono a trattare con proprietà private, ma tutto è superabile se esiste la volontà di risolvere il problema, a nostro avviso urgente ed inderogabile.
Incarichiamo perciò il Lodevole Municipio d'interessarsi a questo stato di cose ed a studiarne per il meglio una soluzione che auspichiamo si risolva con una realizzazione degna di tutta la comunità.
Su questo secondo numero di "Contatti" si ritorna a parlare di anziani, non tanto per propagandare una proposta pro o contro la "casa per anziani", ma piuttosto per cercar di analizzare un po' più da vicino un problema molto importante e delicato sia da un punto di vista umano, sociale che politico.
Il raggiungimento della "sospirata" e meritata pensione rappresenta nella vita di un uomo un momento molto importante. Il brusco passaggio da un ruolo attivo all'interno della società, dal lavoro quotidiano, dal contatto con i propri colleghi, ecc., ad un ruolo di passivo consumatore di ciò che accade altrove, il ritiro in una dimensione privata, domestica, crea nell'anziano seri problemi esistenziali.
Egli, passando da protagonista ad osservatore della vita comunitaria, si sente escluso, si sente inutile. Nasce quindi il desiderio di vivere con gli altri, di ricercare un contatto anche con i giovani. L'anziano vuole sentirsi nuovamente utile. Purtroppo a queste esigenze non sempre si è voluto dare delle risposte adeguate, ciò ha condotto inevitabilmente l'anziano ad una visione pessimistica della prospettiva di terminare la propria esistenza in modo felice.
Questo stato d'animo presente nell'anziano, questo decadimento psichico può portare, in alcuni casi, anche ad un conseguente decadimento fisico, che genera evidentemente una situazione a dir poco angosciosa. Ci sembra importante puntualizzare le diverse condizioni in cui si trovano la donna e l'uomo al momento del pensionamento. La donna, specialmente nel caso più comune in cui lavora come casalinga, non accusa una rottura così intensa con il sistema di vita precedente, in quanto ella continua anche da pensionata, se in buona salute, il suo solito lavoro domestico. Ella semmai, ha già subito, nella maggior parte dei casi, un cambiamento abbastanza traumatico nel momento della separazione dai figli, che generalmente rappresentano lo scopo principale della propria vita.
L'emarginazione dell'anziano è iniziata con la scomparsa della famiglia patriarcale. In quel caso "il vecchio" occupava un ruolo importantissimo nell'ambito della comunità familiare. Egli era considerato quasi una persona guida, il saggio a cui si poteva far capo per consigli e suggerimenti. Si utilizzava la sua sapienza, la conoscenza e l'esperienza accumulata durante la propria vita. Da vari anni assistiamo, invece, a causa di uno sviluppo inumano del nostro modo di produzione, ad un isolamento dell'anziano, che ormai è diventato improduttivo e quindi inutile secondo una logica capitalistica. Di conseguenza rifiutiamo e restiamo indifferenti anche a tutto quel bagaglio culturale e di esperienza e conoscenze che l'anziano ha acquisito nel corso di tutta la sua vita.
Quest'ultimo problema ci sembra molto importante e degno di alcune considerazioni particolari. La prima amara considerazione è quella di constatare la nostra incapacità (o non volontà) di utilizzare quel capitale culturale posseduto dai nostri anziani. Ci sembra utile ribadire l'importanza della conoscenza delle nostre tradizioni, della nostra storia contadina, del fenomeno dell'emigrazione, delle vecchie tecniche di lavoro (è in progetto di sistemazione il vecchio torchio delle noci di Sonvico e quasi non ci si ricorda più come funziona) e di tutte quelle altre attività o altri fenomeni che hanno caratterizzato la vita della nostra gente. Tutto ciò è importante perché è la nostra storia, è la nostra cultura e non dobbiamo assolutamente perderla e dimenticarla. Per non perderla dobbiamo rivolgerci a coloro che l'hanno vissuta in prima persona, dobbiamo rivolgerci a coloro che troppe volte dimentichiamo in qualche ospizio.
Questa rivalutazione dell'anziano all'interno della comunità deve coinvolgerci tutti in prima persona, già a partire dall'età scolastica. La presenza dell'anziano nella scuola risulterebbe molto valida, sia per l'educazione del bambino che come esperienza per l'anziano.
Lavori di questo tipo, dove l'anziano entra nella scuola per parlare e discutere con i bambini sulla propria vita passata o per spiegare una particolare attività, sono già state svolte anche in Ticino con risultati molto positivi.
La stessa cosa si potrebbe fare anche da noi con un po' più di buona volontà, così cominceremmo finalmente a fare qualcosa di concreto per gli anziani.
VORREMMO DARE UNA RISPOSTA VALIDA E URGENTE ALLA DOMANDA: E I NOSTRI VECCHI ?
Risale al 20 maggio 1970 la nostra mozione al consiglio comunale riguardante la soluzione al problema degli anziani del nostro comune. Questo nostro intervento a livello comunale suggeriva per una nuova casa per anziani l'uso dello stabile ex Villa Elena meglio detto "Ronscett".
PIANO REGIONALE
Usciva poi nel 1971 uno studio di pianificazione regionale concernente le case per persone anziane, commissionato dal Consiglio di stato all'architetto Claudio Pellegrini, dal quale si evinceva la necessità dell'incremento dei posti letto con un fabbisogno di almeno 30 per il nostro comune. Segnaliamo per dovere di cronaca gli interventi sull'oggetto OPERA CHARITAS VILLA RIPOSO di Sonvico da parte del compagno ing. Bruno Campana, sin da allora molto presente e sensibile a questa necessità.
IL GRUPPO E' VICINO AL PROBLEMA
Qualche anno dopo il problema cominciava a essere sentito dalla nostra popolazione, e il gruppo socialista Sonvico- Dino organizzava nel febbraio 1975 una riunione con il compagno Marco Bernasconi, allora capo della sezione sanitaria del dipartimento opere sociali. Quella sera era apparso come per incanto un progetto commissionato dalla Curia all 'architetto Francesco Pozzi, progetto che avrebbe potuto egregiamente risolvere il problema degli anziani del comune. Erano infatti previste ben 40 camere per un totale di 50 ospiti. A titolo di paragone, la casa per anziani di Tesserete, aperta nel 1978, accoglieva un totale di 33 ospiti. Considerazioni critiche talvolta molto puerili e dissacratorie hanno affossato troppo presto questo progetto.
UNA NUOVA SOLUZIONE ?
Il nostro gruppo non si scoraggiava e nel 1976 si faceva promotore, tramite i nostri municipali, di una ennesima iniziativa. Si prospettava infatti al comune la possibilità dell'acquisto dell'allora albergo Stazione di Dino che avrebbe, con le dovute trasformazioni, potuto diventare una efficiente casa per anziani del comune. Questa soluzione, malgrado il preavviso favorevole del dipartimento finanze interpellato dallo stesso dipartimento opere sociali, è stata abbandonata per l'eccessivo investimento non proporzionato ai 13 posti letto che se ne sarebbero potuti ricavare.
FINALMENTE: MA...
E giungiamo intanto al 1984.
La fondazione Opera Charitas decide la ristrutturazione della Villa Riposo con l'ammodernamento delle camere e la formazione di servizi in ogni camera, così da diventare nuovamente attraente e
più confacente ai bisogni degli ospiti. Sono però nel frattempo notevolmente aumentati i costi di gestione e di conseguenza le rette giornaliere. Gli statuti della casa prevedono inoltre che una parte della stessa debba essere adibita a convalescenziario, per cui questi vincoli di natura finanziaria e statutaria ne limitano fortemente l'accesso alle persone anziane e bisognose di cure del comune.
IL MIGLIOR RISULTATO
La sola soluzione possibile a questo punto é senz'altro data dalla progettata riattazione dello stabile finora adibito ad alloggio per il personale. Questa ristrutturazione porterebbe alla formazione di almeno 21 camere per persone anziane anche non autosufficienti. Con una nuova aggiunta, la
"dependance" verrebbe collegata allo stabile principale e vi sarebbero inoltre formate 10 nuove camere per il personale.
In seguito a questa riattazione saranno agibili nuovi locali per la fisioterapia, bagni, medici, refettorio, coiffeuse, manicure e sala di lettura. L'ampia superficie adiacente lo stabile, finora sfruttata ad orto e vigneto sarà strutturata a giardino e passeggiata per gli ospiti.
Quest'ultima soluzione sarà però possibile soltanto se si troverà una variante alla progettata strada RT che dovrebbe passare proprio su questo sedime.
Occorre quindi una forte volontà politica per la realizzazione di soluzioni importanti per la comunità, negando magari qualcosa a quello che é ormai considerato il progresso inquinante quale il traffico motorizzato attuale. La progettata strada di aggiramento da Trébbia a Cabián potrebbe infatti essere fermata al sentiero per Villa Luganese, con una piazza di giro. Questa soluzione annullerebbe la possibilità che questa strada diventi la scorciatoia dal paese alto verso Lugano.
Mozione del 3 novembre 1994 del Gruppo Socialista: Pasti caldi
Egregi signori,
in questi ultimi anni si sono sviluppate numerose iniziative e proposte in favore degli anziani, per permettere
loro di prolungare il più possibile la permanenza a casa propria,
evitando così un prematuro e spesso doloroso ricovero nelle case per anziani. Fra i possibili interventi uno riguarda il consumo di pasti. In diverse zone del Cantone è possibile per l'anziano consumare il pranzo di mezzogiorno presso la casa per anziani o in altre situazioni ricevere direttamente a domicilio il pranzo caldo.
Considerato che questi interventi toccano un settore importantissimo della vita delle persone anziane e favoriscono un prolungamento della loro possibilità di vivere in modo sano e controllato nel proprio ambiente, proponiamo con la seguente MOZIONE:
che il Municipio prenda contatto con tutti gli enti interessati
per valutare la possibilità di offrire agli anziani del nostro comune l'opportunità di disporre di un servizio di pasti caldi.
Ringraziandovi per l'attenzione proponiamo di demandare questa mozione alla Commissione delle petizioni.