Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
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SI alla riaperture di un nuovo negozio cooperativo a Dino - dicembre 2002 |
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Lo smantellamento dei piccoli negozi di paese (e quartiere) dovrebbe perlomeno permetterci di imparare bene una lezione. Qualsiasi associazione, gruppo, partito, cooperativa, movimento, ... deve sempre essere gestito in prima persona dai propri membri. Guai a rilasciare una delega in bianco a presidenti, comitati, direttori, consigli di amministrazione. Prima o poi si lasceranno travolgere dai loro interessi personali, o semplicemente perderanno di vista le motivazioni e lo spirito con cui il gruppo è stato costituito, e l'unica Religione che sembra sopravvivere, quella del massimo profitto, prenderà inesorabilmente piede. George Orwell nel suo tragico racconto "La fattoria degli animali" ha spiegato in modo mirabile questo meccanismo. E' con grande piacere percio' che vediamo di tanto in tanto nascere delle iniziative da parte di semplici cittadine e cittadini che vogliono gestire la propria vita e si riuniscono per soddisfare i propri bisogni. A Dino, nel nostro comune, è stata costituita in forma cooperativa un'associazione per la gestione di un nuovo negozio di alimentari, che aprirà poco prima di Natale 2002. Una risposta semplice e decisa a chi ritiene di poter impunemente tradire gli interessi e i bisogni di tutta una comunità. Invitiamo percio tutti a usufruire del nuovo negozio, la sopravvivenza dello stesso dipenderà solo dalle nostre scelte quotidiane. Facciamo i complimenti a chi ha lavorato per permettere questa apertura e inviamo il nostro "In bocca al lupo" a tutti i cooperatori. |
Nuovo negozio di alimentari UR BARACHIN Piazza dra Stazion
Orari di apertura: Tutte le mattine da lunedì
a sabato Pomeriggio
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Articoli apparsi su La borsa della spesa, Periodico dell'Associazione Consumatrici della Svizzera italiana, Anno XXVIII, n.7, novembre 2002 Perche scegliere il "negozietto"Vorremmo ricordare ancora una volta quali sono le ragioni per scegliere il negozio di quartiere o di paese. In primo luogo, è importante che le persone possano vivere in un tessuto sociale fatto di incontri, di conoscenze, di rapporti che nascono e crescono incontrando la vicina o il vicino che accompagna i figli alla scuola, che va in posta, in farmacia, a fare la spesa. Secondo: è giusto per ragioni ecologiche fare la spesa dei generi di prima necessità (alimentari, frutta e verdura) nella zona in cui si vive e a piedi, effettuando solo saltuariamente spostamenti in auto per l'acquisto di maggiori provviste. l grandi distributori che costruiscono i centri commerciali fuori e lontano dai centri abitati mettono a carico del consumatore le spese di trasporto e magari anche di parcheggio. Terzo: i negozi sono puliti, i controlli di igiene alimentare hanno dato ovunque risultati positivi, l'assortimento permette a una famiglia di acquistare il necessario per una gestione corrente dell'economia domestica, a un prezzo ragionevole. Secondo noi si sentirà ben presto la necessità di un'inversione di tendenza. Dall' America, che ci precede sempre, arrivano i primi segnali di cambiamento: un numero sempre maggiore di persone ha deciso di disertare i grandi centri commerciali e torna a fare la spesa nei "corner shop", svuota gli armadi, vende la macchina, butta nella pattumiera decine di carte di credito che gonfiano il portafoglio e scavano voragini nel conto in banca. Tutto questo in nome della "voluntary simplicity", una nuova scelta di semplicità non facile da praticare, ma che fa riscoprire i veri valori e i veri bisogni. |
Ecco alcuni nostri contributi e interventi sulla questione dei negozi Coop di Dino e di Sonvico C'ERA UNA VOLTA ... un negozio (Contatti, numero 23, novembre 2001) Dino-Seattle: la medesima battaglia? (Contatti, numero 22, marzo 2000) |
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La bottega è vita per il paese. Tornano negli USA i corner shop Nella Borsa della Spesa di settembre avete trovato una petizione contro la chiusura dei negozi Coop. L'ACSI è, infatti, preoccupata della politica aziendale della Coop che ha portato in poco più di 20 anni alla chiusura di 90 punti di vendita. Ma anche la Migros non si sottrae al fenomeno di smantellamento della sua politica sociale: fa grande sfoggio di investimenti nel culturale con una miriade di corsi di ogni genere, ma taglia i fondi destinati al suo scopo principale, quello di offrire un servizio ai consumatori. Dopo la notizia che i camion Migros cessavano la loro decennale attività, giunge l' altra non meno preoccupante della cessazione di fornitura dei prodotti Migros ai negozi privati. E' un altro colpo alla vita barcollante di numerosi punti di vendita medio-piccoli che sopravvivono a fatica e che non possono certo competere con le megasuperfici commerciali. Paolo Finardi è un privato che da pochi anni ha rilevato il negozio Migros di Lugano Besso. Il man- tenimento del negozio di alimentari ristrutturato (la gestione Migros l'aveva reso fatiscente) in questa parte del quartiere, densamente popolato, ha contribuito a qualificare la zona e mantenere vivo un indotto rappresentato da bar, negozi d'abbigliamento, farmacia, edicola, ecc. attività che avrebbero fortemente risentito della sparizione di un negozio di alimentari. "Quando un negozio manca la gente si mobilita, si raccolgono firme, ecc. ma poi in proporzione la risposta è molto più bassa. La media dei nostri clienti è di 300-400 al giorno e la loro spesa quotidiana non è sufficiente a coprirei costi di gestione del negozio con tre dipendenti da pagare. Bisognerebbe almeno raddoppiare la clientela. Bisognerebbe anche -continua il titolare di Alimentari Besso- correggere la "cultura" consumerista che si è diffusa e che ci porta a scegliere quei negozi che offrono una scelta smisurata di prodotti. Prendiamo per esempio il latte e lo yogurt: quanti ce ne sono, una quantità esagerata rispetto al prodotto in sé. Gli fa eco Luigi Moro di Intragna: da un paio d'anni ha rilevato il negozio Coop che ha voluto chiamare ironicamente "La ex". "Facciamo un vero servizio sociale -dice Luigi Moro -facciamo un servizio a domicilio in valle (Costa, Borgnone, Camedo, Golino) portando in casa delle persone anziane i prodotti ordinati anche con la gerla. Sono 45 clienti che serviamo una volta la settimana con gli stessi prezzi del negozio. E' difficilissimo stare a galla perché all'inizio la gente è contenta di avere ancora il negozio sotto casa, ma poi si dirada; inoltre il nostro margine di guadagno sul fornitore è bassissimo, circa il 20%. Sopravviviamo perché la nostra gestione è familiare e non dobbiamo pagare il personale". "Cosa voglio dire ai consumatori? Semplicemente, le persone che hanno la fortuna di avere le botteghe in paese, in particolare nelle nostre valli, dovrebbero impegnarsi a mantenerle vive anche per il futuro, perché è l'unico modo per non trasformare i paesi in tristi luoghi dormitorio. Anche i turisti, se la valle è deserta, non restano volentieri. Noi abbiamo messo in negozio anche una macchinetta per il caffè e una panchina fuori. Chi fa la spesa può fermarsi un momento a chiacchierare". Alle botteghe per rimanere in piedi, basterebbe che ogni famiglia acquistasse beni per un centinaio di franchi alla settimana, neppure 20 franchi al giorno. Sono soprattutto le famiglie più giovani a rimanere lontane. Anche a Brusino, Balerna, Coldrerio, Castel San Pietro, Maroggia e Valle di Muggio si sta vivendo a fatica l' esperienza dell'autonomia (vedi "Informatore" del 27.9.02) continuando l'attività abbandonata da Coop e Migros. Brusino Arsizio con i suoi 400 abitanti è la realtà più piccola: è rifornita per circa metà dal marchio Vis à Vis. Gli amministratori si sono dati 3 mesi di tempo, poi se le cose non miglioreranno il negozio chiuderà. In Val di Muggio, "La Dispensa" , coi suoi 3 negozi si rivolge a un bacino di 700 abitanti, ma la situazione è piuttosto critica. A Castel San Pietro, la cooperativa conta su una clientela di circa 300 persone e se la cava discretamente, come pure la Cooperativa Popolare di Balerna. A Coldrerio la cooperativa gestisce pure 2 negozi e una clientela di 400-500 persone: il 200 1 ha chiuso con un leggero utile ma ci sono stati anni di perdita. A Maroggia il negozio conta su circa 120 clienti al giorno, provenienti anche da Rovio e Arogno, ma è in difficoltà. Anche a noi consumatori tocca decidere il destino di questi negozi. |