Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Piano particolareggiato
Vai... Un'occasione perduta?, Contatti, numero 7, aprile 1984
Vai... Al Municipio di Sonvico: osservazioni sul Piano Particolareggiato 19 ottobre 1996

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Un'occasione perduta?

Nella seduta del mese di dicembre 1983 il Consiglio Comunale ha respinto (12 contrari, 7 favorevoli, 2 astenuti) il messaggio municipale chiedente un credito di fr. 75'000.-- per l'allestimento di un piano particolareggiato di protezione del nucleo di Sonvico. Tra le motivazioni dei fautori, il richiamo all'art. 34 del Piano Regolatore (approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta del mese di luglio 1981, e che prevede appunto tale piano particolareggiato) e, in generale, l'opportunità, più volte ribadita, di difendere meglio che in passato il notevole legato storico lasciatoci dai nostri padri. Non sempre chiari e coerenti, e soprattutto troppi gli argomenti degli oppositori. Tra l'altro una gustosa documentazione fotografica ( a colori) a definitiva e perenne dimostrazione che a Sonvico da proteggere non rimane oramai più nulla ( meglio così, possiamo risparmiare 75'000 fr.?)
E' nostra impressione che i punti importanti del dibattito sul nucleo fossero, in realtà, almeno due (e quasi sempre confusi tra loro ).

1) Il riconoscimento del valore storico del nostro villaggio e, in generale, la necessità di proteggerlo.

2) L'opportunità di accettare ( se d'accordo sul punto 1 ) senz'altro ( senza maggiori garanzie) il messaggio municipale.

1) VALORE DEL NUCLEO.
Non possiamo che rammaricarci per il qualunquismo e la faciloneria che informano il rapporto di minoranza, nel quale viene combattuta persino l'idea di un intervento a tutela del nostro centro storico. A questo proposito, tanto per dire pane al pane, ci basta ricordare che un grande uomo di cultura del passato ebbe a scrivere che il grado di civiltà di un popolo si misura anche dalla cura che lo stesso riserva alla conservazione dei monumenti del proprio passato (e non può trattarsi sempre della torre di Pisa o dei bronzi di Riace).

E pensiamo sempre che non é assolutamente possibile (soprattutto in questi anni in cui tanto si parla di riscoperta e valorizzazione del nostro passato) affermare in buona fede che il nucleo di Sonvico, preso nel suo insieme, nella sua struttura urbanistica e architettonica (origine medievale e successive sovrapposizioni) non é degno di particolare attenzione.

2) (S) FIDUCIA NELL'AUTORITA', NEI BUROCRATI, NEI PIANIFICATORI.
E' sempre difficile cogliere il senso di un voto negativo in un campo così ricco di implicazioni, anche personali, oltretutto in una situazione di disinformazione e di incertezza generale.
In parte il rifiuto é sicuramente dovuto alla diffidenza della nostra popolazione nei confronti di ogni intervento pianificatore calato dall'alto. Diffidenza ampiamente giustificata e che condividiamo (basti pensare alle esperienze negative del recente passato, anzi tuttora in corso, come l'elaborazione del Piano Regolatore e del Raggruppamento Terreni, o il non sempre trasparente funzionamento della procedura in materia di licenze edilizie, dentro e fuori dal nucleo).
Ci sembra quindi più che comprensibile che, in tale contesto, il piano particolareggiato non possa essere recepito che come un nuovo inasprimento delle già discutibili norme vigenti; e diamo atto a coloro che hanno votato contro del buon senso di chi rifiuta di sottoscrivere cambiali in bianco.
Purtroppo, però, in questo modo é stato rifiutato anche quanto di positivo ci si poteva ragionevolmente attendere da un piano particolareggiato, se allestito con un minimo di serietà professionale. E i riferimenti agli aspetti progressivi e dinamici non sono certo mancati, da parte dei sostenitori.
In particolare, pur nella generale ignoranza (anche nostra, beninteso) della natura di un piano particolareggiato, abbiamo rilevato l'esigenza di voler superare il mero e statico conservatismo che tutti conosciamo, per un approccio, diciamo, funzionale, atto a risolvere in via prioritaria i problemi attuali, e non (solo) quelli posti dal passato.
Non si tratta, infatti, tanto di ricercare parametri che regolino l'aspetto esterno degli stabili (dimensioni e forma delle finestre, tipo di copertura, aspetto delle facciate, ecc.), quanto di conciliare le moderne esigenze abitative col rispetto e la conservazione di un complesso urbanistico degno, lo ripetiamo, di tutte le nostre attenzioni. Ci sembra cioè oltremodo prioritario trovare gli strumenti per poter garantire e migliorare le condizioni di abitabilità delle vecchie case del paese, affinché esse possano (ri)acquistare interesse come abitazioni primarie. E arginare così il progressivo scadimento a luogo privilegiato per residenze secondarie, con tutte le conseguenze del caso in termini di svuotamento (e quindi di morte) del nucleo.
Questo ci sembra tanto più urgente quando pensiamo che mentre molte abitazioni del nostro villaggio diventano case di vacanza (disabitate per la maggior parte dell'anno), molti nostri giovani, ma non solo giovani, sono costretti a trasferirsi altrove perché non trovano una sistemazione al loro paese, In fondo è la popolazione, la gente che ci vive che fa vivere, e quindi in definitiva che valorizza un centro storico, quale che sia l'oggettivo valore storico e artistico. Che cosa c'è di più debilitante di un villaggio trasformato in museo all'aperto ?
Concretamente, riproporremmo l'argomento in Consiglio Comunale e cercheremo di fare in modo che quest'altra volta nulla venga tralasciato affinché la popolazione possa conoscere e apprezzare tutti i potenziali benefici offertici da un buon lavoro di pianificazione nell'ambito del nostro nucleo. Si tratterà in fin dei conti di fare finalmente ciò che andava fatto fin dall'inizio, con un iter che dovrebbe avere (almeno) le seguenti caratteristiche:

1) Adeguata opera di informazione della popolazione da parte di persone competenti.

2) Garanzie sulla serietà professionale degli eventuali esecutori.

3) Possibilità di controllo da parte della popolazione in ogni fase dell'allestimento del piano.

E se anche in questo caso il nostro legislativo rifiuterà il credito, allora forse, saremo autorizzati a parlare di incultura. Adesso no, in ogni caso. .

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Al Municipio di Sonvico: osservazioni sul Piano Particolareggiato 19 ottobre 1996

Egregi signori,
in risposta alla vostra richiesta di esame del Rapporto preliminare d'indagine e di valutazione della situazione - Piano particolareggiato dei nuclei di Sonvico e Dino vi inviamo le seguente osservazioni.

Aspetti storici e di sviluppo degli insediamenti

Sono numerose le testimonianze orali, scritte e documentarie che attestano della presenza del castello nel nucleo di Sonvico. Uno studio approfondito non è mai stato svolto. Le indicazioni più precise ci sono fornite dal Rahn (vedi allegato) che alla fine dell'800 descriveva con precisione i resti delle mura, di torri e di porte d'accesso.
E' assai probabile che buona parte di questa costruzione fortificata sia stata inglobata ed utilizzata per edificare abitazioni civili. Il Pometta (2) ci ricorda che all'inizio del '500, periodo a cui si fa risalire la distruzione del castello per intervento svizzero, i sonvichesi pagavano ai Cantoni sovrani 200 fiorini e 32 Kreuzer all'anno per poter costruire abitazioni aderenti alle mura di cinta.
Appare quindi credibile che importanti resti del castello siano tuttora presenti nel nostro nucleo.
Oltre ai toponimi ancora ben utilizzati (Ur Casctel, Ra Preson, Campe dra Porta, ecc.) rimangono le numerose testimonianze orali di ritrovamenti chiaramente riconducibili alle antiche fortificazioni. Fondamenta di torri vennero portate alla luce in occasione della costruzione dell'abitazione dei figli di Callisto Albertini (zona Campe dra Porta) di Gianni Sassi ( a ovest del Ronscett), scale e fondamenta antiche sono state trovate durante la costruzione della casa Toscanelli (zona Casctel) e un interessante e ben conservato

Nella cartina Rilievo degli elementi di interesse artistico, storico ed ambientale notiamo quanto segue.

Spazio libero, giardino, parco segnalato

Alcune aree sono state classificate come "spazio libero, giardino, parco segnalato" considerandole come "fascia verde" di particolare importanza paesaggistica, non ci risulta ben chiaro quali saranno le proposte pianificatorie.
Ci sembra però importante sottolineare la presenza di altre zone meritevoli di attenzione:
-la zona "Strada di örte", terrazzamenti creati con numerosi muri a secco, presenza di pollai, scalette in pietra, recinzioni varie, riale in parte incanalato e inserito in un canale sotterraneo costruito con volta in muratura a secco. La zona è in stretta relazione con il nucleo, sia per la sua utilizzazione, sia per la presenza di due sbocchi uno pedonale, l'altro parzialmente veicolare verso ovest.
-la zona "Cabian": l'ampio giardino (ora unicamente prato) a nord della casa per anziani è inserito in una Zona privata di interesse pubblico. Più volte è stata ribadita la volontà di usare questo terreno come parco per gli anziani ospiti dell'istituto. L'idea ci sembra senz'altro positiva e da sostenere anche a livello pianificatorio.
-parco Villa California e piazzale ex Stazione a Dino: i due elementi all'entrata di Dino meriterebbero il primo di essere salvaguardato, così come il grande parco attiguo, il secondo di essere riordinato a livello pianificatorio e ristrutturato principalmente come parco.

Elementi di interesse storico, artistico e ambientale

Si afferma che l'indagine non è ancora conclusa. In effetti dal rilievo dell'agosto 1996 mancano diversi elementi di particolare importanza (affresco Cà di Merle, Madonna in trono, di epoca barocca o tardo barocca) e altri molto significativi (insegne, portali, serraglie, eccetera).
Ci auguriamo che il Municipio abbia fornito al pianificatore l'inventario dei beni culturali allestito nella primavera del 1995 dal Consorzio protezione civile Regione di Lugano-città, importante strumento di lavoro per operare in questo settore con minore dispendio di tempo ed energie. Tutti gli elementi censiti riguardanti i due nuclei vanno sicuramente presi in considerazione.

Prime valutazioni

Valorizzare il contesto edificato dei nuclei

Ci sembra giusto voler pianificare quegli interventi futuri per la valorizzazione del nucleo anche se per evidenti motivi finanziari non potranno essere effettuati a breve termine. Oltre alla pavimentazione si dovrà pensare alla possibile sistemazione di elementi richiesti dai cittadini (panchine o simili, vasi per piante o fiori) e ad altri interventi di arredo urbano come l'illuminazione (tipo di lampada e tipo d'illuminazione).
Ricordiamo che da diverso tempo si parla di dare una denominazione definitiva di strade e piazze, si dovrà perciò pensare anche alla realizzazione materiale (placche in metallo, piastrelle, dipinto, ecc.) di questa ricerca. Sarebbe inoltre opportuno valutare anche esteticamente l'attuale sistemazione dei cassoni per la raccolta dei rifiuti e prevedere in luoghi opportuni la sistemazione di nuovi cestini.
Abbiamo inoltre più volte notato l'abitudine di posteggiare a fianco di monumenti artistici di indubbio valore (chiese), non si potrebbe pensare a soluzioni architettoniche per evitare il ripetersi di tale situazione?

Regolamentare la trasformazione delle preesistenze

Condividiamo l'affermazione che "la protezione non deve essere intesa come un congelamento architettonico del patrimonio ereditato". Ci sono interventi moderni in contesti tradizionali che valorizzano maggiormente sia l'antico che il moderno e rispondono meglio ai bisogni vitali di chi deve abitare. Dobbiamo perciò fare uno sforzo per trovare soluzioni adeguate alle richieste della popolazione, ma che non mortifichino il patrimonio di tutta la comunità.
Alcune situazioni richiedono invece un intervento attivo per risolvere situazioni infelici (il salone da parrucchiera in Piazza di Albertin, la piazzetta dietro la Banca Raiffeisen ottenuta negli anni '50 con uno sventramento, il tetto piano in cemento armato di una casa in Log, le numerose porte di garage realizzate con materiali e forme inadeguate, ecc.). Queste situazioni potrebbero essere risolte in occasione di ristrutturazioni.

Tra le finalità da perseguire dovrebbe essere inserito un nuovo obiettivo:

Valorizzazione e ricupero di elementi pregiati del nucleo

Quanto espresso dovrebbe già trovare spazio nel censimento degli "Elementi di interesse storico, artistico e ambientale". Per nostra maggior tranquillità vogliamo ricordare alcuni fra i possibili elementi su cui vale la pena approfondire lo studio.

Metato (particella n.10280) All'interno del nucleo è l'unica costruzione isolata adibita a metato "grà" di cui siamo a conoscenza. Spesso ogni famiglia aveva il proprio metato di medie dimensioni, nella cappa del camino o in solaio, per soddisfare il bisogno familiare. Tutto il nostro territorio ci indica l'importanza e il ruolo avuto dal castagno e dai suoi frutti nella secolare storia dei nostri avi. Sarebbe peccato perdere questa testimonianza del passato. La costruzione non è certamente antica, probabilmente risale agli anni '30 ed è stata utilizzata a scopo dimostrativo una decina di anni fa. Può ancora funzionare grazie alla sensibilità del proprietario.

Pozzo di S.Giovanni (con lavatoio?) Secondo diverse testimonianze orali il Pozzo di San Giovanni aveva anche uno spazio destinato a lavatoio. Negli anni '40 venne chiuso per motivi igienici con un semplice muro. L'entrata è ancora ben visibile, demarcata da un'arcata, basterebbe abbattere il muro per ricuperare un lavatoio in centro al paese.

Casa della Ragione Alcuni anni fa si era discusso in modo assai approfondito per ripristinare la facciata. Alcuni anni fa era stata accettata una mozione del compianto Guido Soldati che proponeva il ripristino in occasione del settecentesimo della Confederazione. La proposta non deve essere lasciata cadere. Alleghiamo una piccola ricerca svolta alcuni anni or sono. (Allegato 2)

Complesso Chiesa di S.Pietro-Corte (mappale n.10069 e vicini) con case antiche e portale medievale
Complesso in grave stato di abbandono ma meritevole di un intervento ben ponderato.

Riaron Questo riale scorreva a cielo aperto ancora prima della II guerra mondiale. E' ancora viva la memoria dei periodici straripamenti. All'interno del nucleo sono ancora visibili i luoghi in cui scorreva, è auspicabile mantenere e valorizzare il percorso di questo riale.

Qui di seguito diamo alcune indicazioni per precisare alcuni particolari imprecisi delle mappe allegate, che sarà comunque opportuno ricontrollare.

Indagine sulle destinazioni d'uso degli edifici

mapp. 70 (mancano una costruzione accessoria e un edificio utilitario)
mapp. 10'153b, Cà di Petrolze, non è un edificio residenziale da riattare, ma è una stalla
mapp. 10'091, Cà di Pomina, in passato era un'abitazione
mapp. 10'167 c b, non è più un cortile, ma è stato trasformato in abitazione
mapp. 10'067, vicino alla chiesa di S.Pietro, in passato era un'abitazione
mapp. illeggibile (vicino al 10'010), Ra Carina, in passato era un'abitazione

Rilievo degli elementi di interesse artistico, storico ed ambientale

mapp.10'153b, Cà di Petrolze, non è stato indicato il passaggio coperto Per altri riferimenti è opportuno consultare, come già indicato, il censimento allestito dal Consorzio Protezione Civile di Lugano.

Siamo ben consci di aver in parte oltrepassato le richieste da voi formulate di analisi del rapporto preliminare d'indagine e di valutazione del piano particolareggiato. Riteniamo comunque che gli elementi in più da noi suggeriti possano essere utili per impostare e continuare il lavoro intrapreso.
Nel caso vi fosse possibile gradiremmo avere un riscontro alle nostre osservazioni.
Vi ringraziamo per averci dato la possibilità di esprimerci in merito e vi auguriamo un proficuo lavoro.

Sempre disponibili per ulteriori chiarimenti, vi porgiamo i nostri migliori saluti

(1)J.R.RAHN, I monumenti artistici del Medio Evo nel Cantone Ticino, Bellinzona Tipo Litografia di C.Salvioni, 1894
(2) E.POMETTA, Come il Ticino venne in potere degli svizzeri, Bellinzona, 1945 , vol.II, pp.108-109 passaggio sotterraneo è stato scoperto sotto l'abitazione Catella (zona Corcarei) che dalla casa Soldati raggiunge casa Toscanelli.
Alla luce di queste frettolose indicazioni ci sembra auspicabile sviluppare uno studio approfondito di questo aspetto che ci permetta di conoscere e valutare in modo preciso l'estensione delle fortificazioni e la loro eventuale presenza nelle mura ancora esistenti all'interno del nucleo per permetterne la relativa salvaguardia. E' pertanto da valutare la necessità di estendere nel piano in questione la Zona del nucleo tradizionale (punto 6.1) o di creare una zona speciale, in modo da comprendere le zone anticamente fortificate.

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