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(La
Regione, 22 marzo
2008)
Imprese
pubbliche e regioni periferiche
di
Massimo Filippini, professore di economia politica Usi di Lugano
e ETH di Zurigo
Si sta forse cercando di chiudere la
stalla dopo che i buoi sono già scappati? Fino alla
fine degli anni Novanta del secolo scorso, i servizi postali, di
telecomunicazione e di trasporto ferroviario erano offerti
in un regime monopolistico da due grandi imprese pubbliche:
le PTT e le FFS. Queste imprese pubbliche, a quel tempo
inserite a livello organizzativo direttamente
nell’Amministrazione Federale, perseguivano,
oltre agli obiettivi di efficienza economica e di
redditività, implicitamente anche obiettivi di
politica regionale. In particolare, grazie alle attività
presenti su tutto il territorio svizzero e alla loro posizione
monopolistica, queste imprese avevano adottato una
strategia aziendale che permetteva di garantire dei
posti di lavoro nelle regioni periferiche, come ad esempio
il Ticino. Da notare come questa strategia aziendale non
sempre permetteva di raggiungere pienamente gli obiettivi di
efficienza economica e di redditività.
Verso
la fine degli anni Novanta il governo federale, con l’appoggio
del parlamento ed indirettamente dei cittadini, decideva
d’introdurre importanti riforme nell’offerta di
servizi pubblici, rendendo più concorrenziali i settori
delle telecomunicazioni, delle poste e delle ferrovie.
L’obiettivo di queste riforme era quello di aumentare
l’efficienza e l’efficacia dei servizi e quindi
permettere ai consumatori di ottenere nuove e migliori
prestazioni in termini di prezzo e qualità.
L’introduzione di queste riforme ha quindi portato la
Confederazione a: 1°) aprire i mercati alla concorrenza e
quindi ad aprire i mercati ad altre imprese pubbliche o private,
nazionali o internazionali; 2°) attuare una parziale
politica di privatizzazione ed ‘aziendalizzazione’
delle proprie imprese pubbliche (PTT e FFS). In particolare, la
Confederazione ha creato due società anonime,
una nel settore delle telecomunicazioni, SWISSCOM, e l’altra
nel settore ferroviario, FFS SA. Nel settore postale è
stato invece creato un ente autonomo di diritto pubblico,
LaPosta; 3°) creare delle Autorità di
regolamentazione e controllo settoriali; 4°)
modificare la missione e la strategia aziendale delle
proprie aziende, dando molto peso agli obiettivi di efficienza
e redditività. Infatti, con la deregolamentazione dei
mercati, gli obiettivi di efficienza economica e di redditività
hanno assunto un ruolo dominante. Gli obiettivi di
politica regionale e sociale sono altrettanto importanti per la
società, ma la loro completa realizzazione in un mercato
concorrenziale da parte delle imprese pubbliche può
condizionare seriamente il loro grado di competitività
e quindi la loro esistenza. La perdita di posti di lavoro nelle
regioni periferiche dovuta al cambiamento di strategia ed
organizzazione aziendale delle imprese pubbliche era un fenomeno
più che prevedibile già alla fine degli anni
Novanta. A quel tempo i politici hanno sottovalutato questi
effetti negativi e non hanno quindi formulato in modo tempestivo
delle strategie alternative per poter garantire posti di lavoro
nei settori legati ai servizi pubblici nelle regioni periferiche.
Solo più tardi, con la discussione riguardante la
nuova impostazione della politica regionale, governo e
parlamento hanno cercato di correggere la situazione. Troppo
tardi. La deregolamentazione dei mercati non implica quindi
l’abbandono delle politiche regionali, bensì la
messa in discussione dell’impresa pubblica quale strumento
di politica economica. La nuova impostazione della politica
regionale, recentemente approvata ed introdotta a livello
svizzero, dovrebbe garantire a medio termine una crescita
economica e sociale più equilibrata. Il problema è
come affrontare nel breve termine le difficoltà derivanti
da queste scelte politiche degli anni Novanta. Una possibilità
è sicuramente quella di riuscire a sviluppare dei
progetti industriali regionali, utilizzando le competenze
acquisite e consolidate nelle regioni periferiche
nell’ambito delle attività di queste imprese
pubbliche. Si tratta quindi di disegnare dei progetti
industriali da inserire nella nuova concezione di politica
regionale, rendendo così più indipendenti da
logiche centralizzate le regioni periferiche.
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