Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Notiziario da Genova

venerdì 20 luglio

da il manifesto del 21 Luglio 2001
LIVIO QUAGLIATA - INVIATO A GENOVA

Ucciso da un colpo di pistola
Piazza Alimonda Il corpo è stato subito "sequestrato" dalle forze dell'ordine. Attorno centinaia di ragazzi attoniti. Qualche fiore e uno slogan: "Assassini"

E' morto? Il carabiniere, giovanissimo, ci guarda fisso negli occhi senza dire una parola, come non ci vedesse. Gli ripetiamo la domanda, con cautela, lui abbassa appena gli occhi e poi china il capo.
Non sono ancora le sei, in piazza Alimonda un piccolo cordone di carabinieri fa da semicerchio intorno a un lenzuolo bianco steso per terra. Intorno al telo sono accovacciati due poliziotti in borghese, con il casco azzurro in testa. Sollevano il lenzuolo, ora si vede: l'estrema parte superiore è sporca di sangue. E' quella che poggiava sul volto di un ragazzo, più tardi sapremo che si chiamava Carlo Giuliani, aveva 23 anni, era di Roma e viveva a Genova: ha il viso bianchissimo, il torso è nudo, indossa un paio di pantaloni blu, i capelli poggiano su una grande pozza di sangue, le braccia rigide lungo il corpo. Davanti al cordone di carabinieri si è radunata una piccola folla di fotografi e cameramen. Una cinquantina di ragazzi e di ragazze sono seduti sugli scalini della chiesa. Sono in stato di choc. Qualcuno piange, qualcuno ha le mani tra i capelli. Di tanto in tanto parte un applauso di scherno rivolto ai carabinieri e alla polizia poco lontana. Di tanto in tanto qualcuno grida "Assassini, assassini".
Assassini, sì, le fotografie non lasciano più alcun dubbio. Ritraggono quello stesso ragazzo che ora vediamo steso per terra, senza più vita, lanciarsi contro una jeep dei carabinieri. Nelle mani, sopra la testa, porta qualcosa, forse un estintore. Non fa in tempo a scagliarlo verso il blindato blu. Dalla canna di una pistola, dall'interno della jeep , parte un colpo che lo colpisce in piena fronte.
Un colpo di pistola. La voce si era diffusa appena dopo, ma in molti stentavano a credere che potesse essere vero. Pensavano a un lacrimogeno, uno dei tanti sparati ieri a Genova ad altezza d'uomo. Alcuni carabinieri, in piazza Alimonda, avevano invece cercato di sostenere tutt'altra ipotesi: il ragazzo è stato ucciso - dicevano - da un sasso lanciato dai vostri stessi compagni. Che né l'una né l'altra versione fossero vere si è cominciato a capire attraverso le molte testimonianze di ragazzi che al momento dello sparo si trovavano in quella stessa piazza: "Avrebbero potuto colpire me - dice uno di loro che si trovava ad appena cinque metri dal giovane ucciso - hanno ammazzato lui". Di estrema importanza, poi, la testimonianza di una giovane volontaria del servizio medico del Genoa Social Forum, la prima "civile" a verificare lo stato di morte del ragazzo. A raccoglierla e a farcene partecipi un giovane giornalista, Giampaolo Milzi, collaboratore del Messaggero e direttore del mensile Urlo. "La volontaria era in piazza - racconta - insieme a un avvocato. Sono stati gli stessi agenti a chiamarla per andare a vedere le condizioni del ragazzo. Quando è uscita dal piccolo cordone dei carabinieri, circa dieci minuti dopo, mi ha detto che il giovane presentava una ferita lacero contusa e sulla fronte un piccolo foro con bordi regolari. Mi ha detto di aver praticato il massaggio cardiaco, ma inutilmente, perché il polso già non batteva più. La morte, secondo lei, risaliva a pochi minuti prima del suo arrivo, intorno alle cinque e un quarto. Le ho domandato se intorno al foro fossero presenti bruciature. Forse, ha risposto". In serata, la conferma del Viminale: il ragazzo "è stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco, presumibilmente esploso a scopo difensivo da uno dei carabinieri feriti", è la nota del ministero degli interni.
Le immagini riprese da alcuni fotografi mostrano anche un altro terribile particolare. Mentre il corpo di Carlo Giuliani giaceva a terra, un'altra jeep dei carabinieri si è mossa all'inseguimento dei manifestanti proprio in quella direzione, verso piazza Tommaseo. Si è fermata, dopo aver capito di aver calpestato qualcosa. Ha quindi fatto retromarcia, sotto c'era il corpo del ragazzo.
E' rimasto lì a terra, circondato dai carabinieri, ancora per un bel pezzo prima che una Croce rossa addetta al servizio funerario lo portasse via. Si aspettava l'arrivo del magistrato di turno, e la segatura per coprire quel piccolo lago di sangue. E' stato allora che tutti i ragazzi della piazza, non più di un centinaio, hanno tirato fuori tutta la rabbia trattenuta in corpo. Ma neppure in questo momento carabinieri e polizia hanno ritenuto di andarsene in silenzio: carica di "alleggerimento" e fitto lancio di lacrimogeni. Poi, in piazza Alimonda, resta quell'odore acre che ancora a tarda sera respira tutta Genova, restano i cassonetti bruciati, il fumo nero, e in quel piccolo angolo a sinistra un po' di segatura. Pian piano la gente della strada, i ragazzi dei cortei, strappano i fiori rossi dall'aiuola e li portano su quel mucchio di niente. Prima di andarcene una ragazza vi appoggia sopra la sua canottiera, sopra c'è scritto con il pennarello rosso "Respect".
Finisce qui - ma c'è ancora tutta la notte davanti - una giornata nata da un lungo corteo che partiva dallo stadio Carlini e che avrebbe voluto raggiungere le grate della zona rossa. Lo hanno bloccato assai prima, caricandolo -mentre i torvi Black Block distruggevano senza essere ostacolati qualsiasi cosa capitasse loro attorno. Il corteo -o meglio: pezzi di quel corteo, frantumato in mille rivoli -ha resistito finchè ha potuto, per ore. Forse da lì veniva il ventenne ucciso. In piazza, e poi per le strade che portano verso il mare, si parla insistentemente di un'altra persona morta. Ancora a tarda sera, però, la notizia non è confermata. Certo è che una giovane, forse spagnola, forse giornalista, è stata colpita alla nuca da una violentissima manganellata mentre alzava le braccia in segno di resa: l'immagine è stata vista nei tg serali. Mentre scriviamo è in coma

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