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Non solo Genova: forum di discussione

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Dopo la grande manifestazione contro il G8 di Genova vogliamo aprire un dialogo pubblico fra tutti gli interessati allo scopo di favorire la crescita di un grande movimento globale che sia in grado di pensare un mondo diverso.
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Credo che uno dei sentimenti più condivisi fra chi ha partecipato (in prima persona o moralmente) alla protesta contro il G8 sia la voglia di costruire qualcosa di nuovo. Dopo anni di smarrimento sta nascendo un movimento che apre nuovi sbocchi e prospettive a chi crede che costruire un mondo diverso sia possibile. Il grande successo della contestazione, la convergenza di una moltitudine di associazioni e di persone nel diffondere informazione, nel riflettere su cosa sta succedendo sul nostro pianeta, nell'organizzare la mobilitazione e il coinvolgimento della popolazione è un patrimonio che non deve essere disperso.
Le riflessioni sul dopo Genova sono già numerose: è sicuramente il momento di sentire la voce di tutti.
Mi sembra che molti siano concordi sulla necessità di creare un movimento che si batta in primo luogo "per qualcosa" e non solo "contro". La necessità di una lotta globale (una volta dicevamo internazionalista) appare necessaria, i problemi locali hanno ormai una portata planetaria.
L'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) contestata clamorosamente a Seattle, nel prossimo incontro nel Qatar di metà novembre vuole estendere la propria legislazione anche nel settore legato ai servizi, solitamente controllati, regolamentati e sostenuti dallo Stato. Se così fosse la legislazione per la difesa dell'ambiente, i diritti sociali, la salute, i diritti popolari sarebbero fortemente minacciati. E' incredibile, ma significativo, che anche i democristiani svizzeri abbiano recentemente preso posizione manifestando la preoccupazione di una completa deregolamentazione in questi settori. Ciò ci può far immaginare quale barbarie stia dietro al dilagante neoliberismo anche per i paesi più ricchi come lo è il nostro. La lotta contro l'adozione del nuovo trattato del WTO è quindi necessaria. Forse sarebbe il caso di proporre l'istituzione di un'Organizzazione Mondiale dei Diritti Sociali o un'Organizzazione Mondiale per la Salvaguardia dell'Ambiente. Certo è che l'impostazione dell'economia mondiale deve essere modificata. La crescita e l'espansione illimitata della produzione è nefasta sia a livello ambientale, che sociale e culturale. Proporre con più forza la filosofia del Commercio equo, rivolgersi verso produzioni e consumi alternativi, limitare l'uso delle risorse dovrebbe diventare una pratica quotidiana.
Dal 5 al 9 novembre ci sarà a Roma il Vertice mondiale dell'alimentazione. Avremo la capacità di richiedere con forza il diritto ad un'alimentazione sana e priva di organismi geneticamente modificati? Di imporre il diritto anche per i paesi sottosviluppati di ripiantare liberamente le proprie sementi e di non essere soffocati dall'ipertrofica e superprotetta produzione agricola occidentale? Questi sono solo alcuni dei temi possibili. Si tratta di discuterli, di completarli, ma principalmente di riflettere su cosa fare per realizzarli.
In Italia è stata lanciata l'idea di organizzare una piccola Porto Alègre: un Forum sociale delle alternative per sviluppare proposte concrete che abbiano anche una valenza internazionale in un clima unitario tra tutte le forze che vogliono modificare il sistema economico in cui viviamo.
Le modalità di discussione e di collaborazione risultano perciò essenziali. Dovrebbero essere finiti i tempi in cui singoli gruppi o partiti si ritenevano portatori dell'unica verità su come impostare la linea politica. Varrebbe la pena ripensare alle modalità di lotta del movimento zapatista, basato principalmente sull'ascolto e in seguito sulla condivisione dei modi e degli obiettivi. Il Genova Social Forum mi sembra un'esperienza ben riuscita. La diversità deve essere valorizzata. Dobbiamo ricercare l'unità nel rispetto della diversità. Duro deve essere invece l'atteggiamento verso i provocatori violenti, che con il loro operare non fanno altro che distruggere le potenzialità di tutto il movimento antiliberista.
In Ticino sono numerosi i gruppi settoriali che svolgono un'opera importante d'informazione e di mobilitazione, proponendo anche iniziative concrete. Coordinare e collaborare ancora di più alla riuscita delle loro iniziative potrebbe essere un passo semplice, ma efficace, nella direzione giusta.

Vogliamo provare a discuterne tutti assieme, a far circolare le nostre idee e ascoltare quelle degli altri?

Maurizio Cerri, Sonvico


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