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Ultimo aggiornamento: 23:33 11.09.01
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I messaggi finora pervenuti:
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| Nome e cognome: |
Manolo Pellegrini (Lugano)
| | Indirizzo e-mail: |
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Dopo Genova quale futuro per il movimento che si oppone alla
mondializzazione neo-liberista? È utile per il movimento cercare di bloccare
i vertici dei G8, dell'Omc, o del Fmi? Molti devono essersi posti questa
domanda. Ma forse la vera domanda è se vi è un reale rapporto di forza per
potere bloccare concretamente, fisicamente, questi vertici. Personalmente
non penso proprio. Anzi affermerei tranquillamente che da molti decenni il
rapporto di forza non è mai stato così sfavorevole alla sinistra, ai
movimenti sociali, al movimento sindacale, anche se nuove prospettive
sembrano aprirsi. Serve allora in queste condizioni uno scontro frontale,
magari violento? Serve dire che siamo di fronte ad uno Stato fascista per
giustificare lo scontro fisico?
In realtà gli spazi di manovra per costruire il movimento e i movimenti nei
singoli paesi sono ancora aperti. Questo, nonostante che la svolta
neo-conservatrice, dopo quella neo-liberista, si faccia effettivamente
sentire (Bush in America, Berlusconi in Italia.). La strategia non deve
allora essere quella dello scontro frontale, ma della costruzione di un
movimento sul medio e lungo termine che prima di tutto possa agire sul piano
internazionale agendo parallelamente su quello locale, radicandosi nei
movimenti sindacali e sociali. La lotta di tutti i giorni contro i soprusi
della produzione capitalistica e contro le privatizzazioni non è di secondo
ordine. Secondariamente il movimento deve trovare una sua progettualità ed
elaborare delle proposte. Per far questo deve fare i conti con il passato,
con il fallimento del progetto di costituire una società socialista. Deve
inoltre recuperare qualche strumento, come il marxismo, per poter analizzare
la società attuale.
Concentrarsi quindi più sui contenuti che sullo scontro frontale. Non è
necessario che i contro vertici abbiano luogo nelle città dei vertici (tanto
poi l'hanno capita e nel deserto arabico o sulle montagne rocciose ci
arriverà solo qualche contestatore amante del parapendio). Importante è
organizzare una presenza costante che permetta il dibattito, che permetta di
organizzare le lotte di tutti i giorni e di coordinarle internazionalmente.
I compagni di "Solidarietà" ci hanno inviato i contributi pubblicati sul loro quindicinale - 6.09.01
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| | | Nome e cognome: |
Angelica Lepori (Bellinzona)
| | Indirizzo e-mail: |
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| | Testo: | |
E' ormai passato più di un mese dalle tristemente famose «giornate di
Genova», ma ancora gli avvenimenti di quei giorni sono al centro della
cronaca e sono ancora molto freschi nella memoria di chi li ha vissuti.
Difficile, molto difficile, riuscire a fare un'analisi e a capire
esattamente quanto accaduto. Ancora più difficile è poi valutare quali
saranno gli effetti e le conseguenze di quanto successo sul movimento
internazionale contro la mondializzazione neoliberale che da qualche anno si
è imposto sulla scena politica. Difficile, ma comunque necessario. Genova ha
inevitabilmente segnato una rottura e impone una riflessione di ampio
respiro che certo non si può esaurire in queste poche righe, ma che in
qualche modo bisogna cominciare a fare.
Tre gli elementi su cui riflettere.
Prima di tutto è bene ricordare che la riunione degli otto grandi della
terra si è risolta con un nulla di fatto. Pur avendo le mani sporche di
sangue tutti i potenti hanno deciso di continuare il loro incontro, portando
a casa però un bottino molto magro. In particolare il tanto sbandierato
fondo per lottare contro l'AIDS è assolutamente insufficiente per pensare
anche solo di cominciare a fare qualcosa contro questo flagello che sta
distruggendo interi paesi. Anche l'annullamento del debito che i grandi
pretendono di aver deciso corrisponde a circa l'1% del debito complessivo
dei paesi poveri. Per non parlare poi della questione ambientale, sulla
quale i grandi hanno tranquillamente deciso di non decidere.
Abbiamo quindi assistito a una grande parata, a una ennesima prova di forza
dei potenti che potevano benissimo risparmiarsi la fatica di incontrarsi.
Questo dimostra quanto sia fondamentale continuare la mobilitazione senza
illudersi che i cambiamenti arriveranno dall'alto.
Il secondo elemento da sottolineare riguarda certamente l'ampiezza, la
determinazione e il pluralismo del movimento anti G8. Manifestazioni molto
partecipate (al di là di qualsiasi aspettativa è stata certamente la
partecipazione al corteo del 21 luglio) e alle quali hanno preso parte
numerosissime e diversissime associazioni e organizzazioni hanno
caratterizzato i giorni del vertice. Un'unità e una pluralità che devono
essere valorizzate e rafforzate. Tutti uniti, giovani, donne, disoccupati,
lavoratori, immigrati, ecc hanno voluto esprimere per le strade di Genova la
loro protesta contro questa globalizzazione che crea unicamente miseria,
disuguaglianza e disastri ambientali. Tutti insieme hanno voluto ribadire
che «un altro mondo è possibile». La grande partecipazione si è tradotta
anche in una grande capacità di mettere in primo piano tutti i problemi che
affliggono il nostro pianeta e di permettere a tutti di potersi identificare
in questa lotta.
Il terzo elemento riguarda senza dubbio la violenza. Giustificandosi dietro
la presenza di alcune frange scellerate di manifestanti violenti (dai quali
è bene prendere le distanze, ma che comunque sono il frutto di una violenza
sistematica che questo sistema esercita sulla pelle di molti giovani e meno
giovani) la polizia e il governo italiano (spalleggiato o per lo meno
protetto dagli altri governi presenti al G8) ha esercitato una repressione
violentissima colpendo soprattutto i manifestanti pacifici e volendo così
mettere a tacere l'intero movimento. Nell'azione delle forze del disordine a
Genova non si può che leggere la volontà di fermare qualcosa che comincia a
mettere radici e a fare paura a chi governa questo mondo. Qualcosa che non
può essere lasciato in pace ma che deve essere fermato al più presto, con
ogni mezzo necessario.
Il movimento dovrà ora riflettere su come evitare di cadere nella trappola
dello scontro frontale con la polizia, ma allo stesso tempo su come riuscire
a portare avanti con forza e determinazione le sue rivendicazioni che
trovano sempre maggior consenso nella popolazione. Sarà un lavoro lungo e
difficile, ma le potenzialità ci sono tutte, ed è necessario saperle
sfruttare al meglio.
I compagni di "Solidarietà" ci hanno inviato i contributi pubblicati sul loro quindicinale - 6.09.01
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| | | Nome e cognome: |
Matteo Pronzini (Bellinzona)
| | Indirizzo e-mail: |
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| | Testo: | |
L'hanno forse sottolineato in pochi; ma senza dubbio uno degli aspetti più
straordinari della manifestazione di Genova è stata l'importante
partecipazione di lavoratori salariati. E' stata soprattutto la FIOM-CGIL,
l'organizzazione di categoria dei metalmeccanici della maggiore centrale
sindacale italiana, a dare il tono di questo interesse e collegamento tra il
lavoro salariato e il movimento antiglobalizzazione. Fin dall'inizio la FIOM
(purtroppo unica nel panorama sindacale italiano, «snobbata» persino dalla
direzione della propria centrale sindacale, prudentemente legata alla
logica dei DS) ha mostrato quanto importante sia questo legame tra il mondo
del lavoro organizzato e tutti gli altri settori che compongono il
movimento di contestazione della mondializzazione capitalistica. E la
speranza che il movimento sindacale possa essere sempre più parte integrante
di questo movimento è data dalla presenza, oltre alla FIOM, di altri settori
di «nuovo» sindacalismo: penso per tutti al sindacalismo espresso da SUD
in Francia, pure presente a Genova, così come lo era già stato in altre
occasioni.
La presenza del movimento sindacale nel movimento antimondializzazione è, a
mio parere , decisiva. Certamente per i lavoratori per i quali è sempre più
chiaro che la mondializzazione capitalistica si fa praticamente sempre sulle
loro spalle, attraverso processi di concorrenza, di fusioni, di
peggioramento delle condizioni di lavoro e di reddito che devono garantire
una sola cosa: il mantenimento del più alto tasso di profitto.
Ma è un'alleanza decisiva anche per il movimento nel suo assieme: solo
grazie ad un forte radicamento nella società, nelle aziende, il movimento
potrà meglio organizzare, direi alla fonte, la contestazione e la rimessa in
discussione delle strategie capitalistiche.
La presenza della FIOM, di migliaia di giovani e vecchi metalmeccanici a
Genova, veniva a cadere dopo lo sciopero di inizio luglio che aveva visto
centinaia di migliaia di lavoratori scendere in pizza contro la flessibilità
e per migliori condizioni salariali. Elementi fondamentali delle lotta
contro la flessibilizzazione capitalistica.
A quando una riflessione anche nel movimento sindacale di questo paese sulla
necessità di una vera dimensione internazionale del sindacalismo, al di là
del «turismo sindacale» (partecipazione a convegni, giornate di studio,
ecc.) che oggi caratterizza l'internazionalismo della gran parte del
sindacalismo svizzero ed europeo?
I compagni di "Solidarietà" ci hanno inviato i contributi pubblicati sul loro quindicinale - 6.09.01
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| | | Nome e cognome: |
Giorgio Canonica (Bidogno)
| | Indirizzo e-mail: |
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| | Testo: | |
A titolo di provocazione, trasmetto questo articolo, che non condivido in toto, ma un po' sì.
Giorg
"Ciò che i fatti di Genova hanno messo in luce è soprattutto il divario fra il vecchio e il nuovo movimento - una divisione che può soltanto crescere e fra poco dividerà il movimento in due. Ed è giusto che avvenga. Perché solo in questo modo possiamo conquistare la base popolare per rendere possibile il cambiamento che vogliamo. La vecchia sinistra si è presentata in forze a Genova - comunisti, partito socialista dei lavoratori e molti altri. Fra di loro si chiamano sempre ancora 'compagni', parlano sempre ancora del 'proletariato' e continuano a chiedere una rivoluzione per la quale non hanno il sostegno popolare. Parlano del potere come di qualcosa concentrato in cima alla società - qualcosa che loro dovrebbero conquistare, per poi usarlo a favore del 'popolo'. Come se ciò avesse mai funzionato in passato.
Come se non portasse inevitabilmente gli oppressi trasformarsi in oppressori. Insieme a qualche testa calda e ai black bloc giù in strada, questo vecchio movimento è parte del problema, non la sua soluzione - il passato, non il futuro. Il futuro, a Genova, va visto nel crescente numero di persone che guardano al potere in modo completamente diverso; non qualcosa che un'elite appalta in nome di qualcun altro; non come qualcosa che va concentrato, ma come a qualcosa che va ridistribuito. Alimentato dai movimenti del sud, dove ciò ha funzionato per secoli - comunità tribali, villaggi, comunità agricole e altri - immagina un futuro in cui il potere è dissolto e localizzato. Insomma, un futuro di genuina democrazia. Questo è il nuovo movimento. Finora non ha né manifesto né leaders. Forse non ne ha bisogno. Ciò che ha bisogno è distinguersi dalla vecchia sinistra, dagli statalisti, da chi brucia le auto e da chi lancia bombe molotov, sebbene proclamino di essere dalla stessa parte della barricata. Non è vero. O credi nelle persone o credi che le persone debbano essere controllate - dalla polizia armata o dallo stato socialista, dalla violenza militarista o dal dogma rivoluzionario. È questo che distingue il movimento del futuro da quanto resta di quello del passato. Questo è quello che il movimento deve assolutamente diventare. Se non vi riuscirà, avremo fallito tutti, e ai nostri figli non resterà che raccogliere i cocci."
Paul Kingsnorth, The Ecologist, vol. 31, no. 7, settembre 2001
Sul sito dei "verdi ticinesi" (www.verditicino.ch) Giorgio Canonica ha pubblicato un simpatico e interessante decalogo.
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| | | Nome e cognome: |
Claudio Cumani, Sezione DS di Monaco di Baviera
| | Indirizzo e-mail: |
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1)Un movimento pacifico e propositivo
Purtroppo il G8 di Genova sarà ricordato per la morte di Carlo Giuliani e le violenze durante e dopo il Summit. Ma prima e durante il G8 abbiamo assistito alla dimostrazione che una moltitudine di persone - in primo luogo giovani delle ultime generazioni - è nuovamente disponibile ad impegnarsi per un mondo più giusto nel quale si riducano le distanze fra ricchi e poveri, fra governanti e governati, per una globalizzazione dei diritti e della solidarietà in alternativa alle logiche imperanti del profitto e dello sfruttamento.
Per diversi giorni migliaia di persone ed associazioni si sono incontrate nei diversi dibattiti organizzati dal Genoa Social Forum per discutere di "Lotta alla povertà ed alle diseguaglianze", "La globalizzazione e il genere", "La globalizzazione e il lavoro", "Quali meccanismi per la democrazia globale", "Il debito ecologico e sociale del nord del mondo", "Diritti umani e civili", "La politica, le istituzioni, i movimenti", "Debito finanziario", ecc.
E la manifestazione del 21 luglio ha visto la partecipazione pacifica e festosa di oltre 200.000 persone, il cui messaggio non può essere cancellato dalla violenza di poche centinaia di "Black Blocs"
2)Il clima politico in Italia sta cambiando ?
Durante e dopo il summit dei G8 a Genova sono accaduti fatti di una gravità incredibile, come è stato ormai riconosciuto ufficialmente dagli stessi ispettori del Ministero dell'Interno.
Le testimonianze raccolte a voce, in Internet, da televisioni e giornali sono note e riguardano poliziotti e carabinieri che lasciano agire i "Black Blocs" ed invece aggrediscono brutalmente persone inermi, siano esse manifestanti o semplici passanti, persino in carrozza a rotelle. Particolarmente grave è ciò che è accaduto nei giorni successivi nella Caserma Bolzaneto, dove per giorni interi lo Stato di Diritto è stato sospeso e sono accaduti fatti degni di una dittatura sudamericana.
Perchè tutto ciò è potuto accadere ?
Il fatto che membri delle forze dell'ordine abbiano pensato di poter fare impunemente quello che hanno fatto, per giorni e giorni, indica che si sentivano autorizzati a farlo.
Il clima in Italia sta cambiando. Alcune aree dell'attuale Governo intendono fare un uso sempre più politico di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza: che ci faceva il Vicepresidente del Consiglio Fini in Prefettura a Genova, che ci facevano quattro deputati di Alleanza Nazionale nel Comando dei Carabinieri di Genova durante le giornate degli scontri ? Questa è una linea politica irresponsabile e pericolosa che sta già causando una frattura morale tra una parte del popolo e le sue forze dell'ordine, vissute non più come imparziali ed al servizio del cittadino, ma come nemiche del cittadino che manifesta.
Questa frattura ci preoccupa, e riteniamo urgente che dall'interno delle forze dell'ordine non arrivino reazioni di chiusura, ma dialogo, ricerca della verità ed assunzione di responsabilità.
3)Vincere la violenza.
Dopo Genova il Movimento è chiamato ad esprimersi chiaramente sul problema della violenza. La violenza che sospende la politica e l'intelligenza, annulla la discussione e perfino il conflitto e le sue faticose regole, "espropriando" i sogni e l'impegno delle migliaia di manifestanti pacifici.
Dobbiamo vincere il tentativo di usare la violenza di pochi per criminalizzare un'intera generazione, per questo è fondamentale che le varie "anime" del Movimento, i suoi esponenti e portavoce condannino con decisione ogni uso della violenza. Occorre rifiutare la violenza, anche nella sua sola rappresentazione simbolica, fatta di maschere, scudi e divise, perchè questo è il solo modo per dare voce e forza a tutti, perchè questo è il solo modo di isolare i "machisti" in cerca di gloria in piccole battaglie dove a pagare sono sempre altri. In questo senso, molti spunti teorici del movimento femminista e pacifista restano attuali e validi.
È importante che lo Stato, sordo ed ostico quanto si voglia, sia riconosciuto come un interlocutore legittimo e necessario, e non come sbirraglia da abbattere o una grata di ferro da piegare a spintoni. È importante che gli agenti di polizia ed i carabinieri siano riconosciuti come dei lavoratori e non dei servi del potere, indipendentemente dal buono o dal cattivo uso che i governi fanno della forza pubblica.
Dall'altra parte è altrettanto fondamentale che le istituzioni dialoghino col Movimento, ascoltandolo e dando risposta alle sue domande. Esiste anche una rappresentazione del potere che è in sé violenta e che va rifiutata: quella di una cittadella di pochi, rinchiusa dentro mura inavvicinabili, arrogantemente distante dalla gente e dai suoi bisogni.
4)I Democratici di Sinistra
La dirigenza dei DS ha sbagliato a ritirare la partecipazione alla manifestazione del 21 luglio. Quando una nuova generazione si esprime, quando migliaia di persone si impegnano per un mondo migliore, il posto della Sinistra deve essere al loro fianco. Esserci: con la propria esperienza, anche per arginare e battere i violenti. Esserci: per dare una "sponda" istituzionale alle richieste dei cittadini e delle associazioni del Movimento. Esserci: per marcare con la propria calma presenza la vicinanza e l'ascolto da parte della politica e delle istituzioni. Esserci: criticamente e dialetticamente, ma esserci. Esserci: come molti semplici militanti diessini hanno scelto autonomamente di fare.
Al nostro partito chiediamo ora di battersi a livello nazionale perché su quanto è avvenuto a Genova sia fatta chiarezza e le vittime ottengano giustizia e riparazione.
Ma occorre aumentare l'impegno anche a livello internazionale: alla globalizzazione del capitale è ormai inderogabile rispondere con la costruzione di una Sinistra riformista europea e mondiale, in grado di dare risposte coordinate e globali. In questo senso occorre accelerare, tra l'altro, la costruzione del Partito Socialista Europeo, superando i ristretti limiti nazionali, almeno - per incominciare - all'interno della Unione Europea.
5)Genova e gli italiani all'estero.
I fatti di Genova - che hanno tra l'altro coinvolto numerosi cittadini stranieri - colpiscono in particolar modo gli italiani all'estero perchè rappresentano un duro colpo all'immagine del nostro paese. Il governo Berlusconi sta sperperando il credito di fiducia internazionale conquistato dall'Italia nei cinque anni di governo dell'Ulivo e questo ci proccupa e rattrista.
6)"Un mondo diverso è possibile"
Nel gennaio di quest'anno si è riunito a Porto Alegre (Brasile) il "World Social Forum" (Fondo Sociale Mondiale). Per una settimana migliaia di rappresentanti di associazioni e movimenti, esperti economici e sindacali, scienziati, professionisti e volontari hanno confrontato esperienze, scambiato idee, approfondito analisi, coordinato progetti, "in opposizione al neoliberalismo e ad un mondo dominato dal capitale e da ogni altra forma di imperialismo, impegnati nella costruzione di una società planetaria incentrata sull'essere umano". Migliaia di vittoriose esperienze nonviolente hanno mostrato che quello di un mondo migliore non è un sogno da utopisti. E queste idee, questi progetti, questi sogni ci fanno credere con fiducia che, anche dopo i fatti di Genova, anche oltre la violenza vista a Genova, come è stato detto a Porto Alegre "un mondo diverso è possibile", e sta solo a noi costruirlo: a noi, alla nostra intelligenza ed al nostro impegno nonviolento.
Claudio Cumani ha voluto partecipare al forum inviandoci la presa di posizione della Sezione DS di Monaco di Baviera
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