"Mi hanno detto: devi obbedire
sennò ti strupiamo"
di GIUSEPPE
FILETTO Anna Giulia Kutschkau, tedesca di 21 anni. Ha
l'arcata dentale anteriore sfondata. Per tre giorni è stata cercata
disperatamente dalla madre. Ieri è uscita dal carcere di Voghera. E'
stata portata a Bolzaneto. I celerini le avrebbero detto di tutto:
"Puttana, adesso ti sistemiamo noi". All'avvocato Riccardo Passeggi,
del Genoa Social Forum, Anna Giulia ha detto che ad un certo punto
ha avuto paura di essere stuprata. Anche a lei non sarebbero stati
risparmiati calci e sputi. Ha dichiarato ai magistrati: "Ci hanno
fatto attendere nel cortile e prima di prenderci le impronte
digitali e i dati anagrafici, ci hanno massacrati". La ragazza
ha detto di essere stata catturata mentre tentava di scappare
durante le cariche della polizia, ma di essere estranea agli scontri
e agli atti di vandalismo. Racconta di essere stata portata in un
posto di cui non conosce il nome. Ricorda però il cancello bianco
scorrevole e il cortile interno.
Alla Diaz i giovani fermati,
ritenuti responsabili dei disordini, venivano caricati sulle
camionette con destinazione Bolzaneto: il "purgatorio". Stesso
destino per i feriti, appena medicati e dimessi dal pronto soccorso
dei tre ospedali cittadini (San Martino, Galliera e Sampierdarena)
qualche giorno prima allestiti di tutto punto per affrontare
l'emergenza.
Anche la ragazza tedesca ha rilasciato le stesse
dichiarazioni agli avvocati del Gsf: "Nel cortile ci hanno tenuti in
piedi per tantissime ore, insultandoci, gridandoci bastardi
tedeschi". Qualcuno sarebbe stato costretto a gridare "viva il
duce". Da indiscrezioni sembra che la giovane tedesca vestisse con
una maglietta nera e sospettata di appartenere al gruppo dei black
bloc, gli anarchici che hanno sfasciato la città, incendiato auto e
banche, lanciato pietre e molotov contro i celerini.
"E' stato un incubo, gli
agenti sembravano eccitati da
droghe"
di GIUSEPPE
FILETTO "CI HANNO tenuti quattro ore in piedi, davanti a
un muro, senza poterci muovere, a gruppi di quattro o cinque
persone. Quando ho provato a girarmi, mi sono preso un pugno nello
stomaco, poi un altro, fino a non resistere". Inizia così il
racconto di Enrico Sciaccaluga, uno studente di 19 anni che abita
con la famiglia nel quartiere genovese di Sturla. Venerdì sera, dopo
la morte di Carletto Giuliani, suo amico, dice di essere stato
picchiato a sangue dai celerini, prima in corso Gastaldi, vicino al
luogo della sparatoria, e poi dentro la caserma del IV Reparto
Mobile di Bolzaneto.
Il giovane racconta che il centro della
polizia è stato trasformato in un lager sudamericano, un luogo di
tortura che gli ricorda soltanto i film sulle carceri turche. "Un
agente che all'ospedale Galliera mi aveva sentito urlare "non voglio
più vedere la polizia", mi ha riconosciuto a Bolzaneto, e più volte
mi ha chiamato zecca, merdaccia; mi ha detto "sei ancora integro e
sano" e mi ha tirato un pugno sul naso, mentre gli altri ragazzini
in divisa mi sputavano addosso, mi davano calci".
Dalla
caserma del reparto mobile sarebbero passati quasi tutti gli
arrestati, che poi sono stati smistati nelle carceri di Pavia,
Alessandria, Vercelli, Milano. Ma anche quelli finiti poi nella casa
circondariale di Marassi, a Genova. "A Bolzaneto, chiuso il cancello
scorrevole, ci hanno fatto scendere dalle camionette e ci hanno
schierati nel cortile interno - dice il giovane genovese, che si è
preso una manganellata in testa durante il corteo, chiusa con 22
punti di sutura all'ospedale Galliera. Qui, nella questura di
Bolzaneto, siamo rimasti fino alle tre del mattino, senza alcun
avvocato. Gli uomini in divisa picchiavano come se fossero sotto
effetto di droghe. Confesso, io ho visto tante persone sotto effetto
di sostanze stupefacenti, e questi poliziotti erano così. Sembravano
drogati".
La madre di Enrico dice di essere sconcertata per
quanto è accaduto: "Soprattutto, mi chiedo come possano avergli
rubato anche il referto rilasciato dall'ospedale Galliera". Hanno
paura nella casa di Sturla, tanto che la famiglia non ha ancora
presentato denuncia. Il padre ha saputo che il figlio avrebbe
insultato i poliziotti, dicendo "Non voglio più vederli, non fatemi
più vedere la polizia". Ancora non ha deciso se presenterà denuncia.