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Corriere
del Ticino, martedì 27 marzo 2007
Il
PS chiama all’appello per poter «cambiare aria»
di Luca Banfi
Strette di mano,
pacche sulle spalle, battute scaramantiche. Il Partito socialista
sente l’importanza del momento. Il raddoppio – si
continua a ripetere nei comizi elettorali – è
possibile. Ma non si dovranno fare regali fuori lista Venerdì
sera il «tour con il presidente» comincia all’ora
dell’aperitivo a Madonna d’Arla. Come dire: quest’anno
si va a caccia di elettori fin nei boschi sopra Sonvico. Il
Partito socialista chiama tutti – ma proprio tutti –
all’appello. Manuele Bertoli, presidente e candidato al
Consiglio di Stato, lo ricorda ad ogni comizio elettorale: il
raddoppio in Governo non è una pia illusione, ma bisogna
andare a votare e bisogna «votare bene». Lista
intestata e senza fare regali, «senza mettere il naso negli
affari liberali ». Il che tradotto (se ancora fosse
necessario) suona più o meno così: lasciamo al PLRT
risolvere la questione Masoni-Sadis; a noi socialisti preme invece
il seggio di Borradori. La saletta del grotto a Madonna d’Arla
è tutta agghindata di rosso. Il PS dà sfoggio della
migliore coreografia in vista del primo aprile. E il motto di
queste elezioni cantonali – «Il momento è
adesso. Fai uno più uno» – riassume bene lo
spirito battagliero della sinistra ticinese. Il giorno
dopo,sabato, c’èunaltroappuntamento importante a
Locarno: il congresso nazionale del Partito (dal quale vi
proponiamo un paio di scatti fotografici). Piano piano
l’ambiente si ravviva con una cinquantina di persone:
militanti e simpatizzanti della zona (l’incontro accorpa
anche le sezioni di Cadro e Dino), candidati al Consiglio di Stato
e al Gran Consiglio, di vecchio e di primo pelo. Il carosello ha
inizio. C’è una strana miscela di nobile idealismo
e di sano pragmatismo negli interventi che si susseguono. Per non
parlare di quanto viene considerato assolutamente «necessario»
per il Paese intero: invertire la rotta e dire basta alla svolta
neoliberista che ha preso avvio, dodici anni fa, con l’entrata
in Governo di Marina Masoni. Il «cadreghino» di
Borradori e la politica masoniana fanno bersaglio unico. Si cita
persino l’«egemonia culturale» di Gramsci per
dire basta alla globalizzazione, madre di tutti i vizi, o comunque
causa di non poche tribolazioni per buona parte della popolazione
ticinese. Dall’espressione di chi ascolta sembra di
capire che sono tutti d’accordo. Buon segno. Basta –
incalza Bertoli – con il ritornello del privato che è
sempre meglio del pubblico («patetica » la fine del
manager Stinca nella conduzione del turismo) e basta con i crediti
straordinari, come quelli provenienti dall’oro della Banca
nazionale, per rispondere a bisogni ordinari. Basta, insomma, con
questo modo di procedere, basta con questa «cattiva
coscienza». Dalla sala parte l’applauso e qualche
«ben detto» compiaciuto. Nel frattempo si è
fatto tardi e ad Agno, prossima tappa del tour, altri compagne e
compagni aspettano di vedere e sentire i loro beniamini. Nella
trasferta in macchina si fa un mini bilancio. Con qualche azzardo
sul responso dalle urne. Difficile separare i desideri dalle
previsioni oggettive. Si vedrà. I presupposti del
successo ci sarebbero tutti. Agno, scuole comunali, alle sette
e mezzo. Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Poco
male. C’è anche qualche tartina per smorzare la fame.
Pane e politica, appunto. Quando arriva la consigliera di Stato
uscente Patrizia Pesenti l’attenzione sale di colpo. Il suo
discorso parte quasi da solo. Destra, sinistra, qualità
della vita, voglia di «cambiare l’aria» in
questo Cantone liberista. Messaggio chiaro e condiviso. Ci
sarebbe da chiedersi perché mai gli oratori si sgolino
tanto nei comizi di Partito, perché ci mettano tanta
veemenza persuasiva. In fondo, chi dovrebbero convincere se
appartengono tutti alla stessa «parrocchia»? Già,
ma non si va solo a caccia del voto di scheda, servono anche i
preferenziali. Eccome, soprattutto stavolta. Si finisce in
gloria a Melide, con polenta, brasato, gelato e caffè. Il
ristorante della Swissminiatur è affollato. Dopo cena
riprendono i discorsi. A stomaco pieno si ascolta meglio e
l’accondiscendenza aumenta.
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venerdì
23 marzo, ore 18.00, Sonvico,
Grotto del Faggio a Madonna d´Arla, Elezioni
cantonali.
Aperitivo
elettorale a tema Democrazia,
partecipazione: hanno ancora spazio nel nostro sistema?
Le sezioni
socialiste della sponda sinistra del Cassarate a Nord di Lugano
sono coinvolte nei grandi mutamenti che vive il Ticino, ma anche
tutto il globo: cambiamenti economici e sociali, questioni
ambientali, aggregazioni. Non si
tratta solo di trovare risposte ai nuovi problemi, ma anche di
costruire modalità partecipative per gestire i
cambiamenti. I cittadini e le
cittadine, il partito, le candidate e i candidati, gli eletti e le
elette, cosa hanno da dire in merito? Hanno
assicurato la loro presenza le candidate al Consiglio di Stato
Patrizia Pesenti e Marina
Carobbio L’invito
è esteso a tutte le candidate e i candidati della sinistra,
alle compagne, ai compagni, ai simpatizzanti e a tutte le persone
interessate. La
discussione inizierà puntualmente alle 18.00, si protrarrà
poi informalmente a piacere. Org.
e info: Sezione socialista Sonvico – Dino e Cadro –
Villa Luganese
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Gianni
Soldati, municipale a Sonvico, è in corsa per il Gran
Consiglio (candidato
n. 82) sulla lista
del Partito Socialista
Socialista
da tre generazioni di
Gianni Soldati
C’era
da aspettarselo che prima o poi ci scappava il candidato al Gran
Consiglio, da uno che è stato immerso nella politica fin
dai primi anni della sua vita, quando con il padre attivista
veniva trascinato nelle manifestazioni, alle conferenze, al
Congresso del Monte Ceneri per anni, con il gagliardetto rosso
appeso al colletto della maglia, la coperta per terra e qualche
panino ascoltando i Robbiani, i Carobbio ed i Martinelli nelle
loro infuocate allocuzioni all’aperto. Poi più tardi
come promotore del Gruppo giovanile Sonvico-Dino nel trovare un
locale per i giovani di quel tempo, qualcosa dove poter esprimere
i loro sentimenti in santa pace al riparo dalla pioggia, poi gli
studi e via, a Ginevra per quasi 20 anni, via dal Comune e dai
suoi problemi ma anche dai suoi luoghi sicuri e dalla sua calda
accoglienza giornaliera. Sì c’era proprio da
aspettarselo ...
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