|
Ingrandisci
la locandina
Nell'ambito del tema delle
fusioni abbiamo ritenuto importante
incontrarci con le Sezioni vicine per discutere del problema del
traffico e delle strade
in vista dell'attuazione del Piano dei trasporti del Luganese. Ne
abbiamo parlato mercoledì
12 marzo a Sonvico con l'avv. Damiano Bozzini, l'ing. Gianni
Brugnoli e l'arch. Ivano Ghirlanda
Aggregazioni comunali:
Informazione alla popolazione di Cadro, Sonvico e Villa Luganese
diramata dai rispettivi municipi all’inizio del mese di
luglio.
Gentili
signore, Egregi signori, A
partire dall'inizio del 2002 i Municipi dei Comuni di Cadro,
Sonvico e Villa Luganese hanno intensificato i contatti alfine di
creare le basi per possibili collaborazioni intercomunali in
alcuni ambiti organizzativi e amministrativi dei nostri
comprensori. Per cercare
di avere un'analisi esaustiva ed obiettiva circa i reali vantaggi
di collaborazione, i tre Comuni hanno deciso di conferire un
mandato ad una società privata specializzata in analisi
aziendali, con i seguenti obiettivi :
-
fornire ai Comuni una radiografia della situazione attuale
(finanziaria, istituzionale, operativa e logistica), allestita
secondo parametri univoci e paragonabili,
-
elaborare una valutazione preliminare relativa a vantaggi /
svantaggi e rischi / opportunità o meno di una eventuale
possibile futura collaborazione.
La
società a cui è stato conferito il mandato si è
impegnata a consegnare il rapporto finale nell'autunno 2002.
Non
appena saremo in possesso di ulteriori informazioni di interesse
generale in questo ambito, sarà nostra premura informare la
popolazione in merito ai futuri obiettivi. Distinti
saluti.
I
Municipi di Cadro, Villa
Luganese e Sonvico
Estate
2007
Fusione:
procedure arroganti e antidemocratiche! Una procedura
forzata non ha cappello democratico di Gian
Marino Martinaglia e Antonio Rossini, per il GLIC,
gruppo di lavoro interpartitico di Cadro Dopo il
ricorso presentato da cittadini di Muzzano al Tribunale
amministrativo cantonale, anche Cadro ha esercitato il suo
democratico diritto contro la procedura che ha dato avvio
all’aggregazione con Lugano. Il motivo è
l’anticostituzionalità della legge ticinese sulle
aggregazioni e le gravi forzature che il Consiglio di Stato, già
sconfessato per Muzzano, poteva evitare. La legge mostra
diverse pecche, ad es. permette di ricorrere a Lugano nel caso la
sua istanza fosse respinta ma non a Cadro. Il Tribunale cantonale
non è neppure entrato in materia e ha confermato
l’impossibilità di ricorrere, cosa che di per sé
connota negativamente una procedura che si vuole democratica! Ergo
Tribunale Federale. Nel frattempo il granconsigliere Saverio
Lurati, ottima e preparata persona, ha presentato
un’interrogazione dal titolo significativo “Siamo
di
fronte ad una nuova forma di colonialismo?”.
Egli chiede precisamente al Consiglio di Stato come abbia potuto
avallare una tale procedura e solleva interrogativi sul modo di
operare di Lugano. C’è evidentemente qualcosa che
non va! In tutti i Comuni che dovrebbero votare in settembre ci
sono palesi forzature, ... (leggi
tutto l'articolo pubblicato su La
Regione del 24 luglio 2007)
Dal
nostro sito: Contatti –
novembre 2001(leggi) Contatti
– marzo 2004
(leggi) Contatti
– dicembre 2006
(leggi) La
nostra serata
sulle aggregazioni
(maggio
2002), l'invito
a riflettere su quale futuro vogliamo
realizzare (novembre 2003) e
la
petizione
(dicembre 2003)
|
martedì 7 maggio 2002 -
Sonvico, Sala del Consiglio comunale, ore 20'15 Serata
informativa sulle aggregazioni comunali (Davesco-Soragno, Cadro,
Sonvico e Villa Luganese): un bel segnale Un
pubblico delle grandi occasioni (erano presenti più di 100
persone) per affrontare un argomento che coinvolgerà tutti.
L'aspetto che più è
balzato all'occhio è il fossato tra il tema solitamente
discusso dai politici e dai mass media per dibattere la questione
delle "fusioni" (moltiplicatore d'imposta) e le
sensibilità e le preoccupazioni espresse dal pubblico sul
medesimo argomento (qualità della vita, ambiente, identità
e democrazia). Le
autorità dei Comuni interessati hanno sicuramente materia
su cui riflettere.
Rassegna
della stampa
Corriere del Ticino, mercoledì
8 maggio 2002
AGGREGAZIONI - Intervengono
Luigi Pedrazzini e Anna Biscossa sull'ipotesi di un
"Cantone-Città" "Grande
Lugano" vista dai piccoli A
Sonvico un dibattito pubblico promosso dalle sezioni PS della
valle
Meglio rimanere isolati o
partecipare al disegno che sta prendendo corpo in questi mesi
della "Grande Lugano"? È un interrogativo pesante
e di non facile soluzione quello posto ieri a Sonvico dal
consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ospite, con l'architetto e
urbanista Cristina Kopreinig-Guzzi, dell'economista degli Enti
locali Pierre Spocci e di Anna Biscossa, presidente cantonale del
PS, delle sezioni socialiste di Sonvico-Dino, Cadro-Villa Luganese
e Davesco Soragno. Tema della serata - lo avrete intuito - le
aggregazioni. Dentro o fuori, allora, dalla "Grande Lugano"?
Pedrazzini ha lasciato in sospeso l'interrogativo che, sotto
un'altra forma, chiama in causa il governo cantonale, che a sua
volta deve chiedersi se sia utile per il Ticino favorire la
crescita di un polo urbano d'importanza nazionale. Un'ipotesi per
la quale il direttore del Dipartimento delle istituzioni sembra
nutrire interesse soprattutto "per la capacità di
questi centri di attirare iniziative economiche, ma anche sociali
e culturali". La sala, però, non sembra convinta a
giudicare dalle reazioni suscitate dalla proiezione sullo schermo
della mappa che riproduce l'intera sponda sinistra del Cassarate
inclusa in un'unica entità politica. Un obiettivo
ambizioso, caro a Giorgio Giudici (il "parco del Cassarate
dalla foce alle sorgenti" lo definisce il sindaco di Lugano)
da raggiungere in tre fasi. Una prima tappa riguarda i Comuni di
Gandria, Pambio-Noranco, Pazzallo, Pregassona e i quattro Comuni
della Val Colla. In un secondo tempo si aggiungono Cureggia,
Davesco-Soragno e Viganello, infine Grancia, Barbengo, Cadro,
Sonvico-Dino e Villa Luganese. Un nuovo agglomerato di oltre 50
mila abitanti per un "Cantone-Città" che
affascina e inquieta. Anna Biscossa dichiara apertamente la
propria opposizione". Il PS sposa la politica delle
aggregazioni dove si presenta la necessità (soprattutto
nelle valli e nelle regioni periferiche dove è un problema
persino comporre il Consiglio comunale) e dove se ne intravede
l'opportunità in termini di condivisione di un progetto di
sviluppo comune facendo astrazione dai benefici economici
(moltiplicatore d'imposta). Perché no alla "Grande
Lugano"? "Perché quando esisterà questa
città sarà il vero Cantone?, dice Anna Biscossa. Nel
polo Luganese si concentrano un sesto della popolazione e un terzo
dei posti di lavoro. Un patrimonio nelle mani di un unico
Municipio". Per Anna Biscossa il Ticino non è un
Cantone-Città, ma una realtà che ha bisogno di uno
Stato forte che sappia mantenere un'attenzione costante per quelle
regioni che devono essere sostenute. Più tecnici, ma
ugualmente interessanti, gli interventi di Spocci e di
Kopreinig-Guzzi, il primo incentrato sui criteri che devono
guidare un processo di aggregazione, il secondo improntato sulla
componente territoriale e in particolare sul concetto che un
territorio in espansione deve essere governato con una logica
sovraccomunale. Centrale nella relazione di Luigi Pedrazzini la
considerazione relativa alle fusioni da intendere non come fine,
ma come premessa per impostare, su base più solida, una
nuova politica comunale. Il direttore del Dipartimento delle
istituzioni ha ricordato che i Comuni impegnati spontaneamente in
un progetto di aggregazione sono 138. Se questi processi andranno
a buon fine si formeranno 24 nuovi enti locali. Numerose le
domande e le riflessioni del pubblico che hanno animato il
dibattito moderato da Dario Ghisletta vice sindaco di Bellinzona.
Giornale del Popolo, mercoledì
8 maggio 2002
"Valutate bene da che
parte stare" Sonvico,
Villa, Cadro e Davesco: ai margini o nel calderone della Grande
Lugano?
Le fusioni vengono fatte per tre
motivi: per necessità, per opportunità, per entrare
nella Grande Lugano. Sedici i Comuni con i quali la Città
ha intavolato trattative, per una dozzina le cose parrebbero
fatte, alla finestra restano i Comuni sopra il Piano della Stampa;
Davesco-Soragno, Cadro, Sonvico e Villa. Ieri sera le sezioni PS
di questi Comuni hanno organizzato una serata pubblica per
discutere di scenari e opportunità, di fusione a quattro o
nel calderone di Lugano. "L'aggregazione
- ha chiarito una volta ancora Luigi Pedrazzini, direttore del
Dipartimento delle Istituzioni - è un tema che il Consiglio
di Stato ritiene prioritario: oggi ci sono progetti che
coinvolgono 138 Comuni, ne uscirebbero solo 24. Il Ticino è
cambiato molto e decine di Comuni non sono più proprietari
del proprio presente e tantomeno lo saranno del futuro. Alcuni
amministratori non decidono di fatto più nulla. Vogliamo
dare ai Comuni più centralità in ambito cantonale ma
gli interlocutori devono avere peso". Le fusioni, il Cantone
le vede anche per riequilibrare certe situazioni ("E'
evidente la supremazia economica del Sottoceneri") anche se
di fatto il meccanismo ha preso piede proprio a Lugano, e questo
il Governo proprio non se lo aspettava, prevedendo che fossero le
regioni periferiche a ricorrere per prime a questo strumento. La
Grande Lugano che avanza un po' preoccupa. "Penso - ha
proseguito Pedrazzini - che il Cantone debba spingere per le
fusioni di necessità che riguardano i piccoli Comuni e
restare alla finestra per quelle di opportunità (cioè
non strettamente necessarie) e per la Grande Lugano". Queste
ultime due varianti sono quelle a disposizione di Davesco (dove
parrebbe le cose proseguano piuttosto spedite con la Città),
Cadro, Villa e Sonvico (commissionata una perizia su pro e contro
dei diversi scenari). Anna
Biscossa (presidente del Partito Socialista) s'è invece
dichiarata molto preoccupata di fronte alla Lugano del futuro, che
con 50mila abitanti (un sesto della popolazione e un terzo dei
posti di lavoro a livello cantonale) diventerà una città
dalle dimensioni svizzere trasformando "il Ticino in un
Cantone-Città benché non abbia le caratteristiche di
Ginevra e San Gallo dove invece un polo chiaro ha ragione di
esistere. Credo che il Governo debba seguire molto da vicino i
cantieri aperti dalla Città perché non sono
paragonabili a nessuno degli altri in Ticino. Qui si parla non di
una nuova Città che nasce nel Cantone, ma di una Città
che diventa Cantone". Quelli che vi resteranno fuori, e in
primis il Consiglio di Stato, si devono perciò difendere
"con degli strumenti da individuare ma in ogni caso
necessari". Una
serata, quella di ieri, che non ha fornito risposte proprio perché
quelle spettano ad autorità e popolazione dei singoli
Comuni. Le possibilità sono sostanzialmente tre: mantenere
la situazione attuale, creare un Comune frutto di tre o quattro
fusioni, accettare la corte della Città. Il dibattito in
sala - moderato dal vice-sindaco di Bellinzona Dario Ghisletta ed
animato anche dall'urbanista-architetto Cristina Kopreinig-Guzzi -
ha confermato ciò che Pierre Spocci (economista agli Enti
locali) aveva precedentemente illustrato. Cioè che gli
umori della gente sono facilmente classificabili e riguardano un
po' il borsello (moltiplicatore d'imposta), un po' il potere
(perdita di seggi), un po' il cuore (scompare il "mio"
Comune). La conta di una futura votazione consultiva chiarirà
gli orientamenti della gente. (r.g.)
Lo stile volgare e aggressivo di Bignasca e del "Mattino",
che tanto successo ottiene tra la popolazione ticinese, appare
evidente anche da questo scritto del presidente della Lega dei
ticinesi. Siamo in un paese libero ed ognuno può scegliere
le modalità di comunicazione che meglio rispecchiano la
propria educazione, il proprio modo di essere e le proprie scelte
etiche. Informiamo il signor Bignasca che se desidera sapere chi
ha invitato la presidente del PS Anna Biscossa a discutere delle
aggregazione gli basta leggere il nome degli organizzatori della
serata pubblicato in calce al volantino distribuito. Riteniamo
inoltre che in una democrazia chiunque abbia il diritto di
esprimere le proprie opinioni su qualunque argomento, capiamo che
ciò possa dare fastidio al "lepenista" Giuliano
Bignasca, di ciò siamo dispiaciuti e preoccupati, ma non
meravigliati. (NdR)
Il mattino della domenica, 12
maggio 2002
DELLA SERIE: "E
CHISSENEFREGA?!!!” LA
BISCOSSA E’ CONTRO LA GRANDE LUGANO!!! II
PS si schiera contro le fusioni nel Luganese perché ha
paura di perdere
voti, potere e influenza!
Adesso vorremmo proprio sapere
perché la presidente del Partito socialista
Anna Biscossa dovrebbe avere
qualcosa da dire sui progetti di aggregazioni comunali avviati nel
Luganese! Vorremmo proprio che qualcuno ci spiegasse che cosa
cacchio c'entra Anna Biscossa, che per giunta è residente
nel Mendrisiotto, con le fusioni avviate da Lugano con i comuni
della cintura urbana, che sono una scelta eminentemente locale!!!
Anna la Rossa, prendendo parte a una serata pubblica sul tema
aggregazioni nel Luganese (ma chi cazzo l'ha invitata?!), ha
lanciato in toni allarmistici e allarmanti un messaggio negativo
sulla Grande Lugano: "Qui non si parla di una nuova Città
che nasce nel Cantone ma di una Città che diventa Cantone".
Uella che gioco di parole! Delizioso per davvero! Il problema è
che la Biscossa teme una eccessiva crescita di Lugano perché
il Partito socialista a Lugano ha poco da dire, a parte il fatto
che ha un ottimo rappresentante in Municipio! Perché il PS
ha una delle sue roccaforti nell'amministrazione cantonale, nel
senso che trova terreno fertile tra una certa cerchia di
dipendenti pubblici e in particolare nei docenti e ha paura di
perdere potere! Chiaro che una crescita di Lugano fa paura, a chi
finora ha dormito sonni tranquilli e beati all'ombra della grande
pianta protettrice che si chiama Cantone! Chiaro che a Lugano il
PS non potrà fare opera di proselitismo e di clientelismo
presso i dipendenti pubblici, e nemmeno nei comuni vicini! Le
paure di Anna Biscossa si riducono a paura di perdere voti e
influenza! Altro che stiamo attenti perché il futuro
Municipio della Grande Lugano rischia di divenire più
potente del Consiglio di Stato!!! D'altra parte la storia va
avanti, anche se i socialisti o certi socialisti vorrebbero che si
fermasse o che tornasse indietro ai tempi di Karl Marx!!! La
storia va avanti, la società si evolve, il paesaggio umano,
urbano, politico, geografico, cambia! Che Anna Biscossa lo voglia
o no! Prendiamo comunque atto che la presidente del PS si schiera
contro .le fusioni nel Luganese! Lei prenda atto che la cosa non
ci tocca affatto e che le fusioni continueranno il loro iter,
anche se la nuova Lugano diverrà una città con
50mila abitanti, che sono un sesto della popolazione, e con un
terzo dei posti di lavoro dell'intero Ticino! In questo Cantone
disgregato più di uno sminuzzato alla zurighese una città
polo che faccia da traino è proprio quello che manca e che
ci vuole, con tutte le garanzie di redistribuzione finanziaria ai
comuni più sfavoriti!!! Che piaccia o non piaccia alla
signora Biscossa!
Giuliano Bignasca
|
|