Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Le sfide dei socialisti del 2000
A cura di Sergio Mariotta

1. L'ANALISI

In generale, sebbene il nuovo decennio si è aperto con eccezionali prospettive di progresso tecnologico e scientifico, la situazione politica del Cantone ci preoccupa, come il quadro politico ed economico generale, nazionale e internazionale. I successi del capitalismo nei paesi economicamente e tecnologicamente più progrediti non possono far dimenticare la straordinaria sperequazione di mezzi e ricchezze rispetto ai paesi in via di sviluppo, lo sfruttamento di uomini e risorse naturali, le guerre.

A livello catonale un problema emerge sugli altri: è la negazione della cultura della gestione della cosa pubblica al di sopra delle parti. Al venir meno di questa ha corrisposto la preoccupante ascesa del "partito degli affari". Gli scandali Thermoselect, Cardiocentro Ticino e gli occhi chiusi di molti "potentati" sulle condanne penali che hanno coinvolto personaggi chiave di un partito di governo come Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli, ne sono la rappresentazione più evidente.

Nell'ultima legislatura, fatta eccezione per la Lega dei ticinesi, gli altri partiti non hanno esercitato un ruolo forte sulla scena politica. E' stato difficile, se non impossibile, intessere rapporti chiari con essi. I problemi e le aspettative politiche del Paese richiedono comunque alla sinistra un impegno per realizzare alleanze al di fuori degli steccati di partito.

All'interno del nostro partito la situazione è stata resa complessa dalla necessità di voltar pagina a livello generazionale. Nel contempo andava cementata l'unificazione.

Le elezioni cantonale del mese di aprile 1999, quelle nazionali del successivo ottobre e quelle comunali di quest'anno hanno costituito un momento di verifica importante, ed hanno di fatto suggellato la correttezza delle scelte operate dal partito in questi ultimi anni.

Sindacati, associazioni, gruppi, comitati, movimenti contribuiscono attivamente ad indirizzare le decisioni del Governo e del Parlamento. Si tratta di un'evoluzione positiva, di cui i partiti devono necessariamente tener conto, i rapporti tra il nostro Partito e queste organizzazioni, possono e devono essere migliorati.

2. IL FUTURO

In generale il Partito Socialista ritiene sia giunto il momento di riflettere seriamente sul suo ruolo storico e sul senso di continuare ad agire prevalentemente in ambito partitico, così come lo si conosce. Attorno a noi la società cambia, il nostro Partito non può restare indifferente a questi cambiamenti. Esso deve analizzare a fondo la realtà in cui si muove e progettare la sua azione di conseguenza.

Alcuni pilastri fondamentali della nostra società vengono messi in discussione da quel fronte politico che identifica lo Stato come il "più grande ostacolo preliminare alla riforma competitiva del territorio."

Che lo Stato sia da riformare lo hanno affermato i socialisti prima di molti altri.
Si tratta comunque di proporre un approccio che ponga i cittadini al centro dell'agire politico, tentando di fornire ai mutati bisogni risposte adeguate e mantenendo un ruolo attivo nel fornire i servizi necessari alla società e a tutti i suoi attori. Vogliamo un futuro che risponda a taluni devastanti effetti della globalizzazione (finanziari, sociali e ambientali) attraverso una concertata regolamentazione.
Vogliamo un futuro che prenda lo spunto da quelle regioni europee che presentano il maggior sviluppo, la cui competitività non dipende dal basso costo del lavoro o dalla ridotta pressione fiscale, che promuovono le possibilità di sviluppo civile e culturale degli individui e della società.
Vogliamo un futuro che privilegi un modello di relazioni produttive, di diritti politici e sociali entro i quali promuovere una crescita del Paese in termini quantitativi e soprattutto qualitativi.

In concreto di fronte ad un imbarbarimento dei modi della politica in Ticino, di fronte ad un apparente avanzamento e presa di potere del "partito degli affari", di fronte ad un esecutivo che sembra voler staccare progressivamente il suo agire da quello del Parlamento, di fronte ad una strategia politica che sembra sposare l'idea dello Stato artificiosamente reso povero, vogliamo ampliare i nostri orizzonti politici, interagendo, sulla base di contenuti programmatici o di scelte d'indirizzo, con quanto ci circonda, siano essi movimenti politici o sociali, siano esse forze politiche o parti di esse che condividono e sposano le nostre preoccupazioni e priorità.

Riteniamo opportuno definire la seguente strategia futura per il PS:
  • verificare, sulla base di proposte concrete, la possibilità di creare condizioni di collaborazione con altri soggetti politici presenti sulla scena cantonale,
  • nel caso ciò si dimostrasse irrealizzabile (e si dovesse abbandonare la politica di concordanza), rendersi disponibili alla creazione di una sorta di "Fronte di salute pubblica", che proponga la realizzazione di nuove garanzie sociali e di sviluppo e risponda, agli attacchi sferrati da chi vuole smantellare la nostra struttura politico sociale, spalancando le porte al partito degli affari.

    Per riuscire a concretizzare questo approccio, è indispensabile focalizzare alcuni grandi temi prioritari dal punto di vista programmatico e di indirizzo su cui avviare il confronto. Abbiamo individuato quattro temi su cui oggi è in atto un confronto aperto tra le forze politiche o tra parti di esse.

    a. Le risorse dello Stato e il servizio pubblico

    Esistono oggi sostanzialmente due tipi contrapposti di approccio al tema dei servizi forniti alla popolazione: da una parte troviamo chi fa coincidere la loro efficacia con la presenza dello Stato.
    Dall'altra chi nega l'importanza dello Stato quale fornitore di servizi, identificando nel libero mercato il miglior attore possibile per fornire prestazioni.
    A nostro giudizio è invece necessario affrontare il problema in modo diverso:
    definire prima il bisogno e successivamente stabilire quale sia l'attore più idoneo a rispondere ad esso. Si propone quindi un nuovo approccio al problema dell'offerta dello Stato attraverso una definizione chiara e rigorosa del concetto di servizio pubblico. Ciò significa porre al centro della riflessione il bisogno di servizi da parte della popolazione, con il conseguente adattamento della gestione finanziaria dello Stato nel senso di garantire una disponibilità di risorse adeguata.
    A fianco di questa analisi è altrettanto centrale definire i settori in cui il servizio pubblico è prioritario.

    Occorre quindi:
  • Una definizione del servizio pubblico: è necessario aprire un ampio dibattito definendo i contenuti di questo concetto e il ruolo dello Stato.
  • Una sussidiarietà delle finanze rispetto ai bisogni: la Legge sulla gestione finanziaria dello Stato deve venir completata introducendo una chiara formulazione volta a stabilire che, in presenza di un deficit d'esercizio, non sia possibile varare riforme che implicano dei sgravi fiscali senza definire con chiarezza le prestazioni e/o i servizi che dovrebbero venir ridimensionati o soppressi per compensare tale rinuncia.

    b. Diritti universali

    Il mondo del lavoro cambia. L'economia chiede "condizioni quadro" favorevoli per poter affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso. Non solo le aziende richiedono attenzione per i propri, nuovi bisogni. I cittadini e le cittadine ticinesi devono poter trovare anch'essi le "condizioni quadro" per poter partecipare a pieno titolo e da protagonisti ai cambiamenti in atto nella società e per non essere penalizzati dai cambiamenti stessi.

    Occorre quindi:
  • Una compatibilità famiglia lavoro : si tratta di fornire strutture coordinate, qualificate e flessibili di accoglienza a tutti i bambini che risiedono in Ticino, in grado di permettere a tutti i genitori di svolgere un'attività lavorativa senza dover derogare ai loro compiti educativi.
  • Il diritto alla formazione: la scuola pubblica deve essere gratuita per tutti fino all'ottenimento del diploma di scuola superiore (19 anni) e deve essere garantito un sostegno attivo alla riqualificazione e all'aggiornamento permanente per tutti i lavoratori attivi e non attivi sul mercato. Tale diritto deve essere riconosciuto a tutti i residenti sul nostro territorio.

    c. Disparità regionali e nuovi strumenti di riequilibrio

    Il crescente divario fra città e campagna/montagna, fra centro e periferia è accompagnato da continue polemiche fra Comuni ricchi e Comuni poveri riguardo ai flussi finanziari.
    Le disparità nelle risorse fiscali dipendono molto di più dalla struttura geografica del nostro territorio piuttosto che dalla capacità amministrativa delle diverse realtà locali.

    Occorre quindi:
  • Regolamentare, a livello regionale, le zone artigianali e industriali e studiare forme di ripartizione delle risorse fiscali prodotte in tali agglomerazioni su tutto il territorio. L'obiettivo è di evitare quei fenomeni di concorrenza assurda tra Comuni, che si è rivelata per i più costosa finanziariamente e irrazionale a livello territoriale, promuovendo, nel contempo, una più equa ripartizione delle risorse prodotte.
  • Riconoscere un valore economico reale allo sfruttamento di risorse disponibili nelle zone periferiche da parte di tutti (paesaggio, territorio, di svago, residenze secondarie, acque, ...).

    d. Il Ticino del lavoro di fronte alla globalizzazione e all'apertura

    Dobbiamo rapidamente recuperare quei ritardi che abbiamo accumulato rimandando continuamente l'apertura verso l'Europa e il mondo. Per farlo dobbiamo cogliere l'opportunità dataci dall'adozione delle misure d'accompagnamento ai trattati bilaterali nel settore del lavoro e migliorare la nostra politica di promovimento economico.

  • Misure d'accompagnamento ai trattati bilaterali: quelle inerenti il mondo del lavoro devono essere un'assoluta priorità. Contro gli abusi è necessario un intervento rapido ed un'azione preventiva per l'allargamento delle convenzioni collettive di lavoro e l'introduzione di salari minimi legali nei settori più a rischio.
  • Miglioramento del promovimento economico: l'apertura ci impone di fare di più nel settore della promozione economica.
  • Riduzione del tempo di lavoro: il discorso sulla riduzione del tempo di lavoro nel settore pubblico e privato mantiene tutta la sua validità sia per promuovere il riassorbimento della disoccupazione residua che esiste comunque ancora, sia per stimolare una migliore ripartizione del lavoro disponibile tra diverse fasce d'età e tra i sessi.
  • Potenziamento delle occasioni e degli spazi di formazione: la formazione permanente e l'aggiornamento continuo dei lavoratori attivi e non attivi deve essere non solo garantita, ma anche promossa.

    3. LA RIORGANIZZAZIONE DEL PARTITO

    La riorganizzazione interna dovrebbe avere tre obiettivi:
  • correggere le disfunzioni attuali;
  • aumentare la rappresentatività della base;
  • allargare le possibilità di partecipazione a forze esterne.

    Le misure che la Direzione ha deciso di prendere, che si traducono nelle proposte di modifica dello statuto sono:
  • creazione dell'Ufficio presidenziale del Partito per la gestione degli affari correnti o delle urgenze. Di questo organismo farebbero parte il/la Presidente, i/le due vice-Presidenti (oggi ne esiste solo uno), il/la Capogruppo;
  • modifica della composizione della Direzione di cui dovrebbero far parte il/la Presidente, i/le vice-Presidenti, il/la Consigliere/a di Stato, il/la Capogruppo, gli/le eletti/e alle Camere federali, 5/7 responsabili delle commissioni per aree di competenza;
  • abolizione dei gruppi settoriali e loro sostituzione con commissioni permanenti dirette da un responsabile. Il numero e la denominazione delle commissioni non verrebbero menzionati direttamente nel nuovo statuto, per poter mantenere una maggiore agilità e flessibilità, ma già sin d'ora s'individuano le seguenti aree d'azione: organizzazione e finanze del Partito, comunicazione, affari sociali, scuola e formazione, ambiente, fiscalità, economia e lavoro, giustizia, problematiche comunali. Tutte queste commissioni dovrebbero avere la facoltà di creare sottocommissioni ad hoc.
  • modifica della composizione del Comitato Cantonale che dovrebbe includere la Direzione, il Gruppo parlamentare, i presidenti sezionali o loro sostituti, i rappresentanti territoriali (dove non vi sono Sezioni) ratificati dalla Direzione, i rappresentanti della base eletti direttamente dal Congresso e gli eventuali rappresentanti di movimenti esterni;
  • modifica delle competenze dei vari organismi, segnatamente trasferendo dal Congresso al Comitato Cantonale la nomina dei/delle vice-presidenti (due invece di uno).


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