Una questione di coscienza
Sonvico, giugno 1997
Il prossimo fine settimana avremo l'opportunità di esprimere il nostro parere sull'Iniziativa per un divieto di esportazione di materiale bellico. Mai come in questa occasione la nostra scelta tocca la nostra coscienza.
Le armi non sono una merce qualsiasi paragonabile agli orologi, al formaggio o alle medicine. Il materiale bellico viene utilizzato per uccidere altre persone e spesso viene impiegato per colpire popolazioni civili, che hanno l'unico torto di ribellarsi contro condizioni di miseria e di oppressione. E' di questi giorni la notizia che la Svizzera ha venduto armi alla Germania nazista per 600 milioni di franchi e all'Italia fascista per 150 milioni. Materiale bellico svizzero è stato venduto al Sudafrica dell'apartheid, al Messico, alla Birmania, al Guatemala, alla Turchia, che lo impiega in questi giorni anche contro le popolazioni Kurde. Anche dal profilo economico ci chiediamo se ha senso difendere questo commercio di morte, che rappresenta solo lo 0,23% del nostro prodotto interno, e spendere poi centinaia di milioni per l'aiuto allo sviluppo e ricostruire i paesi distrutti dalla guerra. Non è moralmente più giusto svolgere una politica di pace e disarmo, non contribuire alla crescita degli asilanti, mostrare che la Svizzera e gli svizzeri sono concretamente per una politica di pace e di fratellanza fra i popoli ?
Abbiamo appreso con piacere che la metà del Comitato del Movimento giovanile PPD "ha ritenuto che gli aspetti etici in gioco in questa consultazione devono essere preminenti anche rispetto alla paventata perdita di posti di lavoro".
Le scelte politiche sono per noi anche delle scelte etiche. Nessuna arma svizzera deve contribuire a massacrare un nostro "fratello".
SI all'iniziativa per un divieto di esportazione di materiale bellico.
Indice delle iniziative, referendum e petizioni
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