Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino

OSPITIAMO

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Addentiamo una mela
m.c., Sonvico, aprile 2001

Ritrovare il piacere nell'addentare una mela, gustare nuovi sapori, sentire con curiosità fragranze quasi scomparse: la qualità della vita di ognuno di noi la si migliora anche rivalutando e apprezzando questi semplici momenti.

Capriasca ambiente
A metà degli anni '90 l'associazione
Capriasca ambiente ha promosso una ricerca sulle vecchie varietà di meli e peri presenti in alcuni comuni della Media Capriasca. La ricerca era inserita in uno studio di più ampia riflessione sul proprio territorio, sulla gestione dello stesso e sulla salvaguardia della biodiversità.

Conferenza di Rio sull'ambiente
Quest'ultimo concetto ha conosciuto una discreta fortuna specialmente con la
Conferenza sull'ambiente di Rio del 1992, quando si è tentato di riproporre i problemi legati ad una crescita economica illimitata e alla necessità di dirigersi verso uno sviluppo sostenibile. Che l'esito di quel Congresso non abbia segnato un cambiamento repentino per il futuro dell'Umanità non sorprende nessuno. Le recenti decisioni della più grande democrazia occidentale di infischiarsene degli avvertimenti e degli accordi per garantire un futuro a tutti gli esseri viventi, dimostra ancora quanto gli interessi economici e di potenza scavalchino anche i diritti più elementari di sopravvivenza di ogni essere umano. In questo contesto di modernità criminale è comunque necessario trovare degli spazi di sopravvivenza, di piacere e di lotta, che diano un senso alla nostra vita e al nostro fare.
Gli spunti suscitati dallo studio promosso da Capriasca ambiente coniugano nel modo migliore questi aspetti.

Vecchie varietà di meli e peri
Il gruppo di
Patologia Vegetale del Politecnico Federale di Zurigo ha estratto il DNA di oltre 200 vecchie cultivar di meli e peri presenti in alcuni comuni della Capriasca. L'analisi molecolare ha permesso di distinguere almeno 85 diversi genotipi. Questo dato estremamente interessante si presta a diverse osservazioni.
Le varietà presenti su un piccolo territorio rispetto alla totalità degli esemplari sono estremamente elevate. Ciò rispecchia la storia agricola e sociale delle nostre popolazioni: l'organizzazione agricola, la frammentazione degli appezzamenti, la coltivazione di sussistenza, la necessità di disporre di frutta fresca per il maggior periodo possibile nell'arco dell'anno, l'uso diversificato di questi frutti, i contatti con altri paesi tramite l'emigrazione. Sono tutti fattori che hanno permesso di accumulare nel corso dei secoli un patrimonio notevole di varietà che si sono adattate alle condizioni climatiche locali.
Ciò ha permesso anche di costruire un paesaggio non banale, piacevole da percorrere e da ammirare.

Biodiversità
La varietà delle coltivazioni e la struttura a mosaico della campagna coltivata favoriscono anche la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali. Ogni essere vivente è strettamente collegato a numerosi altri in un delicato e complesso equilibrio di sopravvivenza e interdipendenza reciproca. Basta che un solo elemento di questa rete scompaia per causare la fine di molti altri.
Ogni specie, ogni varietà, ogni essere vivente dispone di un patrimonio genetico che potrebbe risultare utile all'umanità e a tutto l'ecosistema per combattere malattie presenti e future. Si tratta di un serbatoio di risorse ricchissimo e per la maggior parte ancora sconosciuto. Non è ragionevole distruggerlo.
L'umanità si nutre con un numero estremamente ristretto di specie vegetali. Il 70 per cento delle nostre esigenze alimentari sono soddisfatte da 8 vegetali. Più volte si è potuto costatare gli effetti tragici di eventi che hanno colpito coltivazioni diffuse. Nel 1840 la Peronospora ha prosperato in Irlanda distruggendo per due anni consecutivi il raccolto di patate: ci sono stati due milioni di morti per fame. Ci si ricorda ancora come nel secolo scorso la Filossera abbia distrutto quasi tutte le coltivazioni di vite. Negli USA nello spazio di una generazione sono scomparsi tutti i Castagni. Il fungo che ha colpito questa specie, importato in Europa nel 1947, si è diffuso velocemente. In Ticino il
patrimonio castanile è sostanzialmente salvo probabilmente anche grazie alla presenza di numerose varietà di questo albero: ne sono state contate 55. In questi ultimi anni si parla spesso del "fuoco batterico" , una grave malattia infettiva che colpisce gli alberi da frutto a granella. Chissà che qualcuno dei vecchi meli censiti in Capriasca non disponga delle difese per resistere a questa infezione?

Ingiustizie
Che il patrimonio genetico possa risultare un affare anche in termini economici è ormai risaputo. Le grandi multinazionali agrochimiche e agroalimentari del ricco occidente democratico si appropriano delle conoscenze locali e delle sementi custodite e curate per secoli dalle popolazioni dei paesi poveri del terzo mondo. Dopo averle studiate e manipolate geneticamente le brevettano, per rivenderle a caro prezzo agli originari e legittimi proprietari, imponendo loro sistemi di coltivazione che richiedono un forte uso di pesticidi e fertilizzanti chimici.Una pratica significativa della moralità del nostro sistema economico.

Combattere le ingiustizie
Come reagire a questo tipo di sviluppo?
Wandana Shiva ricorda che "il primo attacco alla diversità della specie, indispensabile per mantenere la vita sul pianeta, avviene sulla mentalità. La distruzione dei saperi locali precede l'introduzione del modello di sviluppo industriale occidentale. Si definisce ciò che è sviluppato e ciò che è primitivo, modificando percezioni secolari private di valore scientifico.(...) Le diverse teconologie agricole per Shiva sottendono un modo diverso di pensare e di vivere. Salvare i semi nativi in via di estinzione è quindi resistenza politica." Ecco allora la necessità di operare anche sulla nostra mentalità. La cultura non riguarda solo la letteratura, la musica, l'arte, ma è una disposizione ad affrontare la realtà. E' perciò importante affinare la nostra coscienza e conoscenza di aspetti particolari della nostra vita, quale quello delle tradizioni alimentari, dei modi di allevamento, di coltivazione e di consumo. "Riscoprire le nostre origini vuol dire fare un'operazione di rilettura culturale della nostra vita, del territorio, delle abitudini".

Il gusto... della lotta
In questi anni di rincorsa ai beni materiali è forse ancora possibile riuscire a capire che la ricchezza non è sempre monetizzabile. Ci si può sentire ricchi ad esempio anche riscoprendo e apprezzando una varietà di pere da cogliere a novembre e che è possibile gustare solo a qualche settimana dalla raccolta dopo adeguata maturazione, oppure assaggiando un tipico piatto della propria terra di cui si hanno forse solo vaghe rimembranze olfattive. Chi si ricorda dei "salamín in dr'óla" ? Salametti conservati nello strutto che possono anche essere cucinati con abbondante cipolla. Queste sono pietanze ormai rare, che hanno oltre ad una loro particolare fragranza, una storia, una tradizione, costruite in secoli di esperienze da chi ha vissuto nelle nostre terre.
Una maggior coscienza e interesse verso quello che mangiamo è anche un gesto di riguardo verso la nostra salute, ma anche un tentativo di voler un po' più bene a noi stessi, ritrovare il piacere della convivialità, dello stare assieme, della socialità. Questa coscienza significa anche guardare con occhi curiosi e positivi verso ciò che è diverso,
riconoscere la pari dignità a tutte le altre culture e a tutti gli altri popoli. Non meraviglia che l'associazione Slow Food, sostenitrice di una nuova filosofia dell'alimentazione e di tutto ciò che essa comporta, abbia le sue origini, nel dicembre 1986, con "Il Gambero Rosso", supplemento de "il manifesto", quotidiano comunista italiano, giornale eretico per antonomasia, che da trent'anni si batte con caparbietà dalla parte del torto.
Che la lotta per un mondo migliore possa passare anche attraverso la messa a dimora di una vecchia varietà di pero o che la si possa raggiungere anche riscoprendo antichi sapori è una prospettiva affascinante.
Che sia la volta buona?




Venerdì 27 aprile 2001, ore 20.30 - Sonvico, Sala del Consiglio comunale
Biodiversità: una riflessione e una proposta
Conferenza del prof. Guido Cotti, con la partecipazione della coordinatrice di
Pro Specie Rara Sabine Lanfranchi.

Ci sarà la possibilità di riservare alcune vecchie varietà di meli e peri recensiti recentemente in Capriasca.
Org. Amici del Torchio di Sonvico






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