Per l'apertura dell'anno accademico della facoltà di teologia di Lugano, che si è svolta lunedì 9 ottobre, il nuovo rettore don Libero Gerosa ha ritenuto di marcare l'inizio della sua attività e il congedo del suo predecessore (prof. Abelardo Lobato) con la presenza del cardinale Pio Laghi, già prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica, il quale "dal 1990 al 1999 ha con attenzione magnanima e dedizione appassionata seguito e guidato i primi passi di quest'importante istituzione accademica."
Del cardinale Pio Laghi si è parlato nella primavera del 1997, quando una rappresentante dell'Associazione delle madri di Plaza de Mayo ha inoltrato contro di lui una denuncia per complicità con i crimini della dittatura argentina. Dal 1976 al 1983 l'Argentina è stata governata da un regime militare. In quegli anni sono stati compiuti sistematici atti criminali di inaudita crudeltà contro la popolazione civile e contro tutti coloro che manifestavano un minimo dissenso verso il regime. Le conseguenze sono state impressionanti: 1'500'000 esiliati, 30'000 scomparsi, 9'000 prigionieri politici, 15'000 fucilati nelle strade. Poche cifre crude che non si soffermano su tutte le atrocità, gli arbìtri, le torture che larga parte della popolazione argentina ha dovuto subire. Purtroppo nemmeno allora la voce della Chiesa si è levata con decisione per porre un freno a tali atrocità. Talune gerarchie ecclesiastiche con i loro discorsi e con i loro silenzi hanno avvallato quanto succedeva nel nome della difesa "dei valori cristiani minacciati dall'aggressione di una ideologia rifiutata dal popolo." Queste parole, pronunciate dal cardinale Pio Laghi, erano purtroppo ricorrenti anche sulla bocca dei vari dittatori latinoamericani che, nel nome della lotta al comunismo, hanno represso brutalmente e sistematicamente qualsiasi voce di opposizione. Anche i più fedeli difensori del cardinale Pio Laghi hanno dovuto riconoscere che il prelato "ai militari freschi di golpe fece nel 1976 un discorso incauto, troppo benedicente. Con l'ammiraglio Emilio Massera gli scappò di giocare a tennis, di sposare un figlio e di battezzare un nipote." Alla luce di quanto successe come giudicare il comportamento del cardinale Laghi, a quel tempo Nunzio apostolico in Argentina? Furono anche altre le sue responsabilità? L'Associazione delle madri di Plaza de Mayo considera il Cardinale "parte integrante della struttura di potere che ha portato al sequestro, alla tortura, all'omicidio di migliaia di cittadini durante il periodo dei governi militari." Evidentemente l'interessato e il Vaticano hanno smentito qualsiasi responsabilità. Il 27 aprile 1995 il cardinale Laghi dichiarava: "come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l'ignoranza di ciò che veramente capitava ...". È certamente difficile, oltreché ingiusto, valutare il comportamento di una persona sulla base di alcune testimonianze, di qualche articolo di giornale e di una piccola ricerca su Internet. Per questo appare legittima la richiesta di poter giudicare nei luoghi deputati coloro i quali sono sospettati di pesanti complicità. Purtroppo per poter avviare qualsiasi procedimento è necessario che venga revocato il privilegio dell'immunità, che il Cardinale gode in quanto cittadino vaticano.
Tutta la storia argentina, dopo la caduta del regime militare, si è svolta nel nome dell'oblìo, del perdono e della riconciliazione. I più efferati criminali che hanno represso, assassinato e torturato, hanno beneficiato della completa impunità grazie a leggi emanate nel 1986 (Punto Final) e nel 1987 (Obediencia debida) che hanno "impedito le indagini sulle violazioni dei diritti umani commesse negli anni della dittatura militare". Di fronte a questa ingiustizia l'Associazione delle madri di Plaza de Mayo lotta ormai da decenni, con caparbietà e coraggio, contro chi vuole dimenticare quanto è successo, non accettando l'atteggiamento di chi vuole perdonare e riconciliarsi con i criminali di allora, chiedendo giustizia, domandando che vengano svolti i processi e siano chiarite le responsabilità di ognuno. Una breccia nel muro di gomma dell'impunità è stata aperta con il capitolo vergognoso dei bambini nati in carcere e nei centri di tortura, strappati alle madri sottoposte a sevizie e poi assassinate. I bambini rapiti e sottratti alle famiglie sono stati affidati a membri delle forze di sicurezza che li hanno adottati illegalmente. Le leggi a favore dell'impunità non contemplavano questo tipo di rapimento, per cui si è riusciti ad incriminare "diversi ufficiali della marina, tra cui l'ex ammiraglio e presidente della giunta militare, Emilio Massera" (compagno di tennis del cardinale Laghi NdA).
Di fronte all'ignoranza dichiarata del cardinale Laghi su quanto accadde in Argentina negli anni in cui lui era Nunzio Apostolico mi sembra utile fare le seguenti considerazioni:
quanto è avvenuto allora è così terribile e raccapricciante che anche solo nel nome della dignità umana e per la memoria delle vittime è compito di tutto noi fare il possibile affinché giustizia sia fatta;
in quegli anni in Argentina non ci fu solo una chiesa complice e silente, ma ci furono numerosi uomini e donne di chiesa che pagarono con la vita il loro impegno e le loro denuncie contro il regime militare, fra gli altri ci fu anche il vescovo Angelelli giustiziato con alcuni colpi alla nuca;
le ingiustizie che avvengono in ogni parte del mondo ci devono sempre colpire come se fossero commesse su persone a noi vicine;
risulta preoccupante la comune sensibilità politica e umana del cardinale Laghi, che si è occupato della Facoltà di teologia di Lugano, e del prof. Abelardo Lobato, rettore della stessa fino allo scorso anno, il quale in una recente intervista ha espresso i propri apprezzamenti positivi verso il dittatore spagnolo Francisco Franco: "ha formato uomini in uno spirito cristiano (...) la Spagna di adesso deve tante cose al periodo di Franco(...) per la Spagna, tolti gli eccessi iniziali (dopo la fine della guerra civile furono assassinate più di 100'000 persone NdA), è stato un tempo positivo.";
tutti devono aver diritto ad un giusto processo, ma nessuno deve più godere di immunità giuridiche (che come sempre succede garantiscono solo i potenti) né di perdoni e oblìi collettivi. È doveroso che ognuno faccia i conti con la propria storia e con le proprie scelte.
Tutti noi dobbiamo esercitare la nostra memoria e lottare per mantenerla viva.
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 | Il cardinale Pio Laghi |
 | Asociación
Madres de Plaza de Mayo |
 | www.desaparecidos.org
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 | NUNCA MÁS
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 | Amnesty International
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