Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
Maurizio Binaghi, Addio, Lugano bella. Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento», (2002)

Recensione apparsa su Giornale del Popolo,  12 dicembre 2002
 

Gli esuli politici in uno studio di Binaghi

Lugano bella, addio

La casa editrice Dadò pubblica in questi giorni un importante saggio dello storico Maurizio Binaghi che ripercorre trent'anni di emigrazione politica nella Svizzera italiana a fine Ottocento. Alla luce di una vasta e inedita documentazione, l'autore dipinge un affresco documentato e storicamente ineccepibile dell'emigrazione politica succeduta all'Unità dell'Italia. Nel volume si intrecciano le vicende ticinesi e confederate con quelle dell'«altra Italia», quella che aveva rifiutato l'ordine e l'unità monarchica dei Savoia; quella, insomma, composta sulla scia di Mazzini e Bakunin da repubblicani o garibaldini, da socialisti o anarchici, da massoni o irredentisti.
Ma tra le pagine di «Addio, Lugano bella» rivivono anche trent'anni di vita politica e sociale di un cantone in preda a fermenti rivoluzionari, a lotte partitiche e a trasformazioni economiche e industriali di notevole importanza: il tentativo di scindere il cantone in due parti, le agitazioni insurrezionali del 1875 e del 1890 e ancora il traforo ferroviario del san Gottardo.
In quegli anni il Ticino era d'altronde strettamente sorvegliato da Berna e spesso anche occupato militarmente. La Confederazione doveva stare attenta a quanto succedeva in un cantone periferico ma, per la sua vicinanza al Regno d'Italia, centrale da un punto di vista strategico. Per questa ragione, la presenza e l'azione degli esuli nella Svizzera italiana finiva per influire non solo sulla politica cantonale, ma sulle relazioni tra la Confederazione e il Regno d'Italia. In un susseguirsi incalzante di avvenimenti - operazioni di spionaggio, tumulti anarchici, insurrezioni politiche, connivenze tra polizia ticinese e consolato italiano, scandali finanziari, logge massoniche attive politicamente - il libro popone un vigoroso spaccato di una Svizzera costretta a scegliere tra necessità internazionali, il buon vicinato con l'Italia e un principio radicato ormai da tempo nella sua storia: quello del diritto all'asilo.
Come scrive Nicola Tranfaglia, professore all'università di Torino e autore della prefazione al volume, la «ricerca di Binaghi ha il grande merito di restituire alla storia del nostro paese, come a quello della Svizzera, l'affresco ricco di osservazioni nuove, di una pagina che fino a questo momento era stata indagata soltanto in maniera parziale e frammentaria... e costituisce perciò un'acquisizione completa e matura su una vicenda che solo in parte era entrata fino ad oggi a far parte della storia italiana postunitaria».

 


 

 

Contributo apparso su "area", settimanale di critica sociale,  13 dicembre 2002, ANNO V, N. 38 

Diritto d’asilo, grado di civiltà

di Maurizio Binaghi

«L 'Internazionale nel Ticino?!». Nel 1872, con questo titolo, Bernardino Lurati, uno dei capi più influenti del partito conservatore, invitava i ticinesi dalla prima pagina del giornale La Libertà a combattere la presenza in Ticino di coloro che chiamava «i signori internazionali», oppure «gli assassini della Comune, gli incendiari, i petrolieri, quegli uomini che hanno sfidato e distrutto opere secolari della civiltà». Pur accesa nei toni, l'accusa toccava un aspetto essenziale legato alla storia del Canton Ticino negli anni successivi all'unità d'Italia: la Svizzera in generale, e la Svizzera italiana in particolare, era diventata uno dei luoghi più importanti di ritrovo e esilio per i membri del movimento operaio internazionale. I conflitti tra Karl Marx e Michail Bakunin, gli scontri tra lo stesso Bakunin e Mazzini si giocavano spesso tra Londra e Locarno, oppure tra Lugano e Locarno, e influenzavano tutto il movimento socialista internazionale. Numerosi furono gli esuli che raggiunsero il Ticino grazie alla presenza di queste personalità: comunardi francesi, operai italiani al lavoro nel traforo ferroviario del San Gottardo, giovani idealiste russe e socialdemocratici tedeschi. Pubblicato da pochi giorni dalla casa editrice Annando Dadò, " Addio, Lugano bella ripercorre trent'anni di emigrazione politica nella Svizzera italiana: partendo dagli esilii ticinesi di Bakunin e Mazzini, il volume segue soprattutto l'intreccio delle vicende ticinesi e svizzere con quelle dell'”altra

Italia", quella parte di Italia che aveva rifiutato l'ordine e l'unità. monarchica dei Savoia, quella, insomma - sulla scia di Andrea Costa, Carlo Cafiero, Anna Kulisciov, Errico Malatesta e Pietro Gori - composta da repubblicani o garibaldini, da socialisti o anarchici, da massoni o irredentisti. L’originalità della pubblicazione è da ricercare nell'ampia documentazione proveniente dai maggiori archivi italiani e svizzeri, che permette di dipingere un minuzioso e globale affresco di un periodo altrimenti poco studiato. La ricchezza degli archivi ha inoltre consentito di utilizzare un approccio storiografico permettendoci di superare la storia locale e di toccare temi più universali. Questo perché gli esuli possono diventare vere e proprie cartine di tornasole e indicare il grado di democrazia e di libertà delle società che li accolgono o li respingono. Di fronte a temi e problemi sollevati dai rifugiati - le disuguaglianze sociali ed economiche, il pacifismo e persino il terrorismo - si può infatti osservare nelle realtà analizzate- quella svizzero italiana - reazioni e atteggiamenti che. pur lontani più di un secolo. ci permettono di capire meglio le contraddizioni e le problematiche della società attuale.

Contributo apparso sul Corriere del Ticino di martedì 18 febbraio 2003,

« ADDIO, LUGANO BELLA » : IL RACCONTO DI UNA STORIA CHE SINORA ERA STATA STUDIATA IN MODO FRAMMENTARIO 
Ticino, una terra di profughi politici 
Presentato ieri un volume di Maurizio Binaghi sugli esuli di fine ’800 
Brigitte Schwarz

Nella tarda serata di ieri la Biblioteca cantonale di Lugano ha ospitato la presentazione ufficiale di uno studio del giovane storico Maurizio Binaghi ( che dopo essere stato assistente all’Università di Friburgo insegna attualmente nelle nostre scuole ticinesi) dedicato al tema delicato e affascinante degli esuli politici nella Svizzera Italiana nel periodo fra il 1866 e il 1895, proseguendo idealmente in questo solco i lavori di Martinola ( poi ultimati da Carlo Agliati) sul fenomeno dei profughi politici in Ticino nel corso lungo e vario dell’Ottocento. Dell’opera di Binaghi, introdotti e moderati da Brigitte Schwarz, hanno parlato dell’argomento ( in assenza per malattia del professor Nicola Tranfaglia, ordinario dell’Università di Torino), il professor Romano Broggini, il professor Maurizio Antonioli dell’Università di Milano e storico dell’Anarchia e lo stesso autore del volume.
Il libro « Addio, Lugano bella » ripercorre trent’anni di emigrazione politica nella Svizzera italiana. Grazie ad un uso attento e preciso della vasta documentazione a cui ha potuto attingere, proveniente dai maggiori archivi italiani e svizzeri, l’autore è riuscito a dipingere un affresco vivido e storicamente ineccepibile delle mosse e delle azioni dei tanti rifugiati che, subito dopo l’Unità d’Italia, avevano scelto il Ticino come terra d’asilo: accanto a personaggi conosciuti come Michail Bakunin o Giuseppe Mazzini, il volume resuscita un mondo, fino ad ora parzialmente sconosciuto, di semplici emigranti che avevano rifiutato l’ordine e l’unità monarchica conquistati dai Savoia. Sarti, scalpellini, panettieri, tipografi o parrucchieri intrecciano, loro malgrado, le loro storie personali con la Storia di quegli anni.
Tra le pagine di « Addio, Lugano bella » rivivono dunque trent’anni di storia politica e sociale di un Cantone Ticino in preda a fermenti rivoluzionari, a lotte partitiche e a cambiamenti economici e industriali di notevole importanza; rivivono anche le preoccupazioni e la sfiducia della Confederazione svizzera verso un cantone troppo litigioso e troppo propenso ad accogliere esuli. Rivivono infine le pressioni e gli accorgimenti presi dal Regno d’Italia per convincere il suo neutrale vicino a imporre una politica più restrittiva in materia di asilo.
In un susseguirsi incalzante di avvenimenti - operazioni di spionaggio, tumulti anarchici, insurrezioni politiche, connivenze tra polizia ticinese e consolato italiano, scandali finanziari, genesi di logge massoniche - « Addio, Lugano bella » propone un vigoroso spaccato di una Svizzera costretta a scegliere tra necessità internazionali, il buon vicinato con l’Italia, e un principio radicato ormai da tempo nella sua storia: quello del diritto d’asilo.
In occasione della presentazione del volume, abbiamo intervistato il professor Tranfaglia, che ha firmato l’introduzione del libro, raccogliendo il testo che qui di seguito pubblchiamo, accompagnata da un intervento del professor Romano Broggini.


Nicola Tranfaglia, prefatore del volume presentato ieri sera, è tra i più rappresentativi storici italiani, è ordinario di Storia contemporanea all’Università di Torino, di cui è stato a lungo Presidente della facoltà di Lettere.
E’ editorialista dell'Unità, collaboratore del settimanale 
L'Espresso, condirettore della rivista Studi Storici e membro del comitato scientifico della Fondazione Antonio Gramsci. Ha pubblicato, tra l’altro: 
Dallo Stato liberale al regime fascista (1973), 
Labirinto italiano (1989), 
La Prima guerra Mondiale e il fascismo (1995), 
Un passato scomodo. Fascismo e postfascismo (1996).
 

Prima di parlare con lui in particolare del volume di Binaghi, gli abbiamo chiesto alcune considerazioni di carattere generale. 

Alcuni anni fa lo storico inglese Eric Hobsbawm ha decritto il Novecento come un secolo breve che secondo lui si è concluso nel 1989. E’ d’accordo con la lettura proposta dallo storico inglese e come possono essere visti gli anni che vanno dal 1989 al 2001? 
« Non sono d’accordo con la lettura che l’eminente storico inglese ha dato del secolo che definisce “breve”, ovvero il secolo che va dal 1914 alla fine dell’Unione Sovietica, nel 1989. Secondo me la frattura dell’ 89 non è stata conclusiva come molti, e lo stesso Hobsbawm, hanno pensato. In realtà la storia del XX secolo è continuata oltre questa data con eventi che hanno dimostrato ai contemporanei l’instabilità causata dal cambiamento degli equilibri internazionali dopo la fine della guerra fredda.
Fermandosi all’ 89, l’analisi di Hobsbawm non comprende fenomeni recenti come per esempio la globalizzazione dei mercati o lo sviluppo dei movimenti integralisti islamici che hanno portato agli attacchi terroristici dell’ 11 settembre e hanno aperto il XXI secolo. Sono convinto che i tratti caratteristici del XX secolo si prolunghino nel XXI » . 

Considerando concluso il XX secolo possiamo finalmente storicizzare il fascismo, come sembra d’altronde fare lo storico Milza nel suo libro Les Fascismes, pubblicato alcuni fa. Milza considera il fascismo tra le due guerre come qualcosa di difficilmente ripetibile, differenziandolo in modo netto dai neofascismi del dopoguerra. Questa è pure l’ottica del nuovo Dizionario del fascismo? 
« Credo che ogni fenomeno che ha caratterizzato la storia europea, come il fascismo, non sia destinato a riprodursi nelle stesse forme, penso quindi che il fascismo sia terminato per sempre. Lo stesso non può dirsi dei totalitarismi e delle dittature perché la tendenza a creare regimi che opprimono la libertà, e a lottare contro la democrazia, è sempre stata presente nella storia dell’umanità ed è destinata a ripetersi, nonostante i danni incalcolabili arrecati dai fascismi alla storia europea » . 

All’inizio degli anni Cinquanta, in un saggio sulle origini del totalitarismo, veniva posto il problema del senso di una comparazione tra la dittatura fascista e quella staliniana.
Lei ha osservato che sulla dittatura staliniana sappiamo molto meno di quanto gli studi degli ultimi trent’anni ci abbiano detto sul fascismo e sul nazionalsocialismo…
 
« La leggenda di un’Unione Sovietica percorsa da grandi contraddizioni ma, tutto sommato, sempre in grado di rappresentare un’alternativa credibile, e più o meno accettabile, di fronte alla società occidentale, e in particolare a quella americana, è durata - a livello di opinione pubblica ma anche degli studi storici - fino a pochi anni dal rovinoso crollo dell’impero sovietico e del regime comunista tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. A parte alcuni lavori non si può dire che la storiografia in Italia si sia posta in maniera preminente e con apertura di giudizi il problema storico dello stalinismo e delle sue conseguenze in Italia. Eppure, le vicende del comunismo italiano, così strettamente legato per molti decenni alla storia dell’URSS e degli altri partiti comunisti europei, e il significato più generale della parabola comunista, avrebbero potuto agire da stimolo per riflettere su un problema centrale del nostro passato più vicino. Vi è poi anche un problema relativo alle fonti: gli archivi dell’ex Unione Sovietica sono tuttora solo in parte accessibili agli storici » . 

Veniamo allo studio di Maurizio Binaghi, Addio, Lugano bella, sugli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento, che lei ha prefato. Da questo libro scaturisce un punto di vista « non italiano » della storia italiana. In che modo secondo lei un testo che ha una prospettiva e una sensibilità svizzere può arricchire il dibattito storiografico sulla storia italiana? 
« Sono convinto, e l’ho scritto anche nella mia prefazione, che il libro di Binaghi serva in egual modo la storia italiana e la storia svizzera. Il lavoro di Binaghi si segnala non solo per l’ampio scavo, fecondo di risultati, condotto nei più importanti archivi della Confederazione, del Canton Ticino e dell’Italia, per l’uso assai accurato, sul piano filologico e interpretativo, della memorialistica, dei carteggi privati, della letteratura secondaria ma anche per l’attenzione costante al metodo comparativo tra i due paesi e al rapporto tra le idee, le mentalità che caratterizzano i protagonisti della storia, alla loro formazione culturale e provenienza sociale. Ci troviamo insomma di fronte al tentativo, in gran parte riuscito, di arricchire la storia degli esuli italiani in Svizzera con elementi che, pur avendo al centro l’analisi delle idee politiche e dei progetti da cui si fanno guidare, consentono al lettore di cogliere con chiarezza lo sfondo economico, sociale e psicologico che spiega il loro agire, il mondo che impersonano, la società da cui provengono e quella che vanno a comporre » . 

Il libro di Binaghi restituisce una immagine del Cantone Ticino, stato svizzero, ma di lingua e cultura italiana che non sempre riesce a farsi comprendere dal grande vicino. Oggi, quale consapevolezza si ha in Italia dell’esistenza di una pur piccola Repubblica di lingua italiana? 
« La consapevolezza di una regione della Svizzera, di lingua e cultura italiana, non sembra molto alta nonostante vi sia la coscienza dell’esistenza di regioni di lingua e cultura italiana al di fuori dell’Italia. Cò è probabilmente dovuto ad una certa chiusura che ancora caratterizza le istituzioni italiane che tuttavia negli ultimi tempi si stanno aprendo grazie al processo di unificazione europea. Il fatto che la Svizzera non faccia parte dell’Unione europea non favorisce certo questa consapevolezza che dovrebbe invece esserci perché non solo la lingua ma anche le culture, che nel passato hanno sempre dialogato, dovrebbero contribuire a garantirla » . 


DECENNI COMPLESSI
Romano Broggini 
Un periodo tenuto in penombra nella storia del nostro Cantone 
Il volume di Maurizio Binaghi analizza un periodo spesso tenuto in penombra nella storia ticinese, quello dal 1860 al 1895, che viene illuminato con riflettori « di parte » in alcuni momenti di crisi, quelli attorno al 1874/ 75 quando i cattolici riescono a contrastare l’egemonia radicale impostasi nel 1855, quello della « rivoluzione » del 1890, quando i radicali insorgono contro il governo conservatore, quello della « occupazione federale » che cerca di « rimettere a posto » la situazione, ristabilendo una specie di « governo di intesa » grazie all’impegno di sviluppo economico auspicato dai « corrieristi » .
In realtà questi decenni sono molto più complessi e risentono degli avvenimenti europei ed è merito dell’autore averli seguiti nel periodo di crisi ticinese ma senza ignorare ciò che succede intorno alla Svizzera, con uno sforzo di imparzialità notevole.
Del resto nel Ticino si passa da Mazzini a Cafiero, da Bakunin a Costa e a Malatesta. E non è poco. 


 Presentazione
  della ricerca di Maurizio   Binaghi 
"Addio, Lugano bella",

lunedì 17 febbraio, ore 18.00, 
Biblioteca cantonale di Lugano

Intervengono: 
 Nicola Tranfaglia (Università di Torino)
 Romano Broggini (Università di Pavia)
 Maurizio Binaghi 

Coordina Brigitte Schwarz


MAURIZIO BINAGHI,

Addio, Lugano bella. 

Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento
Dadò editore, Locarno, 2002, 
686 pp.

 


Indice

Prefazione di Nicola Tranfaglia

Introduzione di Maurizio Binaghi

PROLOGO  I temi e lo spazio
CAPITOLO PRIMO   Repubblica e Nazione
1. La Nazione italiana tra Repubblica e Monarchia
2. La Svizzera di fronte al nazionalismo europeo
3. Il Canton Ticino tra fedeltà alla Svizzera e sostegno alla causa italiana
CAPITOLO SECONDO   Democrazia e Questione sociale
l. La diffidenza italiana verso la democrazia
2. La democrazia nella Svizzera radicale
3. Regimi elettorali e movimenti sociali nel Canton Ticino
CAPITOLO TERZO   Libertà e Diritto d'asilo
l.  La Libertà e le libertà nel Regno d'Italia
2. La libera accoglienza degli esuli in Svizzera
3. La tradizionale ospitalità ticinese: genesi e storia

 PARTE PRIMA  Le radici: Mazzini e Bakunin
CAPITOLO QUARTO  Giuseppe Mazzini a Lugano e l'ultima illusione repubblicana
1. Mazzini e l'Alleanza Repubblicana Universale (1866-1869)
La presenza di Mazzini a Lugano tra mito e realtà
1.2. Le molteplici anime dell' Alleanza Repubblicana Universale: l'esempio di Ippolito Pederzolli
1.3. L'espulsione di Mazzini dalla Svizzera Italiana
2. La Banda Nathan e le sue conseguenze sul Canton Ticino (1870)
2.1. I moti di Pavia e l'arrivo dei disertori in Ticino
2.2. Lo sconfinamento del Passo del San Lucio
2.3. La paura di un blocco economico e la rottura dell'unità cantonale
3. Decadenza politica e morte di Giuseppe Mazzini (1870-1872)
3.1. Le ultime lotte contro l'Internazionale
3.2. L'ombra di Mazzini a Lugano: una lunga serie di addii
CAPITOLO QUINTO  Michail Bakunin a Locarno e la sua rete di influenze tra Italia e Svizzera
1 1. Bakunin e l'ltalia (1869-1872)
1 .l. Il rapporto con l’ambiente democratico in Italia e la scelta di Locamo
1.2. Il conflitto con Mazzini e la sua eco in Italia
1.3. Le ristrettezze economiche e la sosta di Carlo Cafiero a Locamo
2. Michail Bakunin e la Svizzera (1869-1872)
2.1. Radicali e conservatori ticinesi a contatto con Bakunin
2.2. La politica federale e Bakunin: l' opuscolo «Gli Orsi di Berna e l'Orso di Pietroburgo»
2.3. Il dibattito per la revisione costituzionale del 1872

 PARTE SECONDA  L 'età dell'Internazionale nella Svizzera italiana
CAPITOLO SESTO  I comunardi a Lugano e il Congresso della Pace e della Libertà
1. I profughi della Comune a Lugano (1871-1874)
1.1. Gli esuli comunardi in Svizzera e la presenza di Elisee Reclus a Lugano
1.2. Il ticinese Carlo Salvioni e il suo apprendistato internazionalista
1.3. Una serie di nuovi profughi comunardi in Ticino: Paul Guerin, Benoit Malon, Andre Leo e Arthur Arnould
2. Le tentazioni socialiste del disorientato movimento repubblicano (1871-1874)
2.1. Il ritorno degli esuli repubblicani e i conflitti tra autorità cantonale e federale
2.2. Un'emigrazione repubblicana in crisi di identità: gli esempi di Luigi Cecchini e di Giuseppe Ferrero-Gola
2.3. Il garibaldino ticinese Natale Imperatori: un arrabbiato radicale
3. Il Congresso della Pace e della Libertà a Lugano (1872)
3.1. Un movimento pacifista che crea divisioni: il dibattito tra Carlo Battaglini e Bernardino Lurati
3.2. Le divisioni interne al partito liberale-radicale
3.3. Lo svolgimento del Congresso della Pace e della Libertà
CAPITOLO SETTIMO La Baronata, un tentativo di un centro anarchico a Locamo
1. La Baronata (1872-1874)
1.1. L'attività politica di Bakunin: la lotta per un'altra Internazionale
1.2. Il ritiro di Bakunin dall'attività politica: l'acquisto della Baronata
1.3. Il fallimento dell'esperienza della Baronata
2. Il diavolo al Pontelungo: l'attività clandestina di Bakunin (1874)
2.1. Bakunin, l' organizzazione Ypsilon e il Comitato italiano per la Rivoluzione sociale
2.2. Azione clandestina e sorveglianza politica
2.3. Il processo anarchico ai coniugi Bakunin: la reale fine di una lunga carriera rivoluzionaria
CAPITOLO OTTAVO  Il definitivo ritiro di Michail Bakunin a Lugano
1. Il ritiro Michail Bakunin a Lugano (1874-1876)
1.1. La permanenza di Bakunin a Lugano e l' acquisto di una villa a Besso
1.2. Radicali ticinesi, comunardi e socialisti italiani al cospetto del celebre esule
1.3. La presunta conversione al socialismo di Ippolito Pederzolli
2. La morte di un rivoluzionario a Berna (1876)
2.1. Il progressivo isolamento a Lugano
2.2. La decadenza fisica e la morte a Berna

PARTE TERZA  I conflitti politici nel Canton Ticino: la lotta per un' eredità politica
CAPITOLO NONO La creazione della Sezione del Ceresio
1. «L' Agitatore», un periodico socialista (1874-1875)
1.1. Il pragmatismo evoluzionista di Benoît Malon
1.2. L'attività politica di Ludovico Nabruzzi e di Tito Zanardelli
1.3. Il giornale «L'Agitatore» 
2. La Sezione del Ceresio (1875-1876)
2.1. L' «Almanacco del proletario» e la creazione della Sezione del Ceresio
2.2. Lo sviluppo della Sezione e i suoi componenti
CAPITOLO DECIMO  La crisi politica ticinese e il coinvolgimento della Sezione del Ceresio
1. Lo sciopero di Goschenen (1875)
1.1. Il traforo del Gottardo e i suoi costi sociali: la repressione dello sciopero a Goschenen
1.2. Le accuse all'Internazionale e a Bakunin
2. Il tentativo di colpo di stato liberale (1875-1877)
2.1. Il nuovo corso conservatore e il periodico «Il Giovine Tricino»
2.2. Il fallito Pronunciamento radicale e il coinvolgimento della Sezione del Ceresio
2.3. La nascita e lo sviluppo della loggia massonica ticinese «Il Dovere»
CAPITOLO UNDICESIMO   Apice e declino della Sezione del Ceresio
1. Lo sforzo organizzativo della sezione dissidente (1875-1876)
1.1. La propaganda politica della Sezione del Ceresio
1.2. L'organizzazione di un congresso dissidente a Lugano
1.3. La decadenza della Sezione del Ceresio
2. La guerra dei capi internazionalisti alla Sezione della Ceresio (1875-1876)
2.1. Carlo Cafiero e l'attacco politico alla Sezione dissidente
2.2. Carlo Salvioni e la creazione della Sezione di Bellinzona
2.3. Errico Malatesta a Lugano e la liquidazione della Ceresio
2.4. La banda del Matese e la «propaganda dell’atto»

PARTE QUARTA  Socialdemocrazia o anarchismo ? Le scelte di Carlo Cafiero e Andrea Costa
CAPITOLO DODICESIMO  Andrea Costa e Anna Kulisciov: la lotta tra priorità politiche e sentimenti personali
1. Anna Kulisciov e «La società di propaganda Socialista in Lugano» (1876-1879)
1.1. L'incontro tra Andrea Costa e Anna Kulisciov
1.2. «La società di propaganda Socialista in Lugano»
2. Andrea Costa, Benoît Malon e la svolta verso un nuovo socialismo (1877-1879)
2.1. La rivista «Le Socialisme progressif» : Lugano centro della riflessione internazionalista
2.2. Le relazioni epistolari tra Andrea Costa e Benoît Malon
2.3. Anna Kulisciov e la sua polemica con «Le Socialisme progressif»
3. Andrea Costa e la socialdemocrazia tedesca esiliata in Svizzera (1879-1881)
3.1. L' arrivo a Lugano di Andrea Costa e la «Lettera agli amici di Romagna»
3.2. Andrea Costa al servizio dei socialdemocratici tedeschi
3.3. Lo scambio dei ruoli: Costa in prigione e Anna Kulisciov sola a Lugano
CAPITOLO TREDICESIMO  Cafiero e il Congresso anarchico di Chiasso
1. La ricerca di una linea comune per il movimento socialista italiano (1880-1881)
1.1. Il lavoro organizzativo di Cafiero a Lugano
1.2. Il Congresso anarchico di Chiasso
1.3. L'ideologia rivoluzionaria di Cipriani e «Il Comizio dei Comizi»
2. Anna Kulisciov tra Andrea Costa e Carlo Cafiero (1880-1881)
2.1. La solitudine di Anna Kulisciov a Lugano
2.2. L'impossibile pacificazione tra Costa e Cafiero
3. Il crollo politico e mentale di Carlo Cafiero (1881-1883)
3.1. Il sostegno radicale a Cafiero e agli esuli internazionalisti tra luci e ombre
3.2. La fine dell'esperienza ticinese
3.3. La pazzia di Cafiero

PARTE QUINTA  L'irredentismo e la crisi della forze radicali italiane
CAPITOLO QUATTORDICESIMO
L 'irredentismo e la Svizzera Italiana
1. Il Ticino covo e obiettivo di irredentisti? (1880-1884)
1.1. La rinascita dell' irredentismo
1.2. Un presunto attentato contro l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe
1.3. Le accuse di irredentismo alla Loggia massonica di Lugano
2. «Svizzeri o Italiani?» (1884)
2.1. L'opuscolo irredentista «Svizzeri o Italiani?»
2.2. Un anonimo sostegno alla causa irredentista: un secondo opuscolo «Svizzeri o Italiani?»
3. L'allontanamento del console italiano Grecchi (1884)
3.1. Sospetti e dubbi sull'operato del console italiano a Lugano
3.2. La strategia della tensione
3.3. Il nuovo console italiano Antonio Marazzi
CAPITOLO QUINDICESIMO
La difficile sopravvivenza delle forze radicali italiane in Ticino
1. Il movimento democratico in cerca di coesione (1880-1886)
1.1. Radicali, repubblicani e costiani alleati nel «Fascio per la Democrazia»
1.2. L'eterogeneo ambiente radicale e repubblicano nel Canton Ticino
1.3. Pietro Sbarbaro e il gruppo radicale luganese
2. L'estinzione dell'eredità risorgimentale (1886-1887)
2.1. L'inizio dello sfaldamento del gruppo di Lugano: l'arresto di Pietro Sbarbaro
2.2. L'agonia dell'anima repubblicana: l'allontanamento di Ippolito Pederzolli
2.3. I segni di un mutamento dei tempi e dei costumi politici: diritto d'asilo o neutralità? 

PARTE SESTA  Anarchici, repubblicani e radicali ticinesi. Nuove generazioni a confronto
CAPITOLO SEDICESIMO  Una stabile colonia anarchica a Lugano
1. Una nuova generazione anarchica (1884-1887)
1.1. Il rapporto sull'anarchismo del procuratore federale Muller
1.2. Le origini del giovane ambiente anarchico nella Svizzera Italiana
1.3. Composizione e forma del gruppo anarchico di Lugano
2. «Il Lavoratore», giornale socialista (1887-1889)
2.1. La collaborazione con il periodico socialista «Il Lavoratore»
2.2. I rapporti de «Il Lavoratore» con i radicali e con la Società del Grütli
3. Azione e propaganda degli anarchici toscani a Lugano (1889-1890)
3.1. La prima riunione a Capolago
3.2. La rete di propaganda clandestina tra Lugano egli altri centri anarchici in Europa
3.3. L'azione per lo sciopero generale del 1° Maggio 1890
CAPITOLO DICIASSETTESIMO  Una nuova colonia repubblicana e l'insurrezione liberale del 1890
1. Una nuova generazione repubblicana (1889-1890)
1.1. La trinità ideologica de «La Carabina»: Repubblica, Nazione e Questione sociale 
1.2. Il crollo delle illusioni di un'unione delle forze progressiste 
1.3. Il rifiuto repubblicano di confondersi con l'anarchismo 
2. Un colpo di mano del 1890: tesi e supposizioni 
2.1. L'azione rivoluzionaria dell'11 settembre 1890 
2.2. L'appoggio italiano all'insurrezione liberale 
2.3. Qualche ipotesi su una possibile confluenza tra anarchici e radicali 
3. La ritualità risorgimentale del repubblicanesimo italiano (1890-1895)
3.1. Le venature repubblicane e radicali nella colonia italiana in Ticino
3.2. I simboli del mito repubblicano 
3.3. Una commemorazione risorgimentale a Lugano 
PARTE SETTIMA  La breve vita del partito anarchico: il Congresso di Capolago 
CAPITOLO DICIOTTESIMO  Il Congresso anarchico di Capolago sotto la guida di Errico Malatesta
1. Il Congresso nazionale anarchico di Capolago (gennaio 1891) 
1.1. Una lunga genesi preparatoria 
1.2. L'importante sede organizzativa di Lugano 
1.3. Il Congresso di Capolago 
2. Gli anarchici sotto la sorveglianza italiana e svizzera (1889-1891) 
2.1. La diversa struttura repressiva di Italia e Svizzera 
2.2. L'intrecciata rete di sorveglianza politica durante il Congresso di Capolago
CAPITOLO DICIANNOVESIMO  Il crollo delle illusioni 
1. L'arresto e il processo di Errico Malatesta (1891) 
1.1. Errico Malatesta agli arresti a Lugano
1.2. La richiesta di estradizione del governo italiano 
2. Lo sviluppo del movimento anarchico in Ticino (1891-1892) 
2.1. L'iniziativa rivoluzionaria e il ruolo dirigente di Isaia Pacini 
2.2. Il Circolo di studi sociali «Humanitas»
2.3. La propaganda per  Maggio 1892 
 
PARTE OTTAVA  Il  terrorismo e la repressione
CAPITOLO VENTESIMO  La deviazione verso il terrorismo anarchico
 1. La definitiva divisione tra socialismo e anarchia (1891-1894) 
1.1. La scissione tra socialisti e anarchici in Italia 
1.2. Radicali e conservatori di fronte all'anarchismo 
1.3. Lo studio di Fulgenzio Chicherio, direttore del penitenziario cantonale 
2. L'età degli attentati (1892-1894) 
2.1. Il terrorismo anarchico 
2.2. La reazione ticinese all'esplosione del terrorismo anarchico in Francia 
2.3. Le conseguenze dell'azione terroristica sulla tolleranza degli esuli anarchici in Ticino 
3. Il novantaquattro (1894) 
3.1. L' Anarchia in tribunale 
3.2. Vita e morte di Sante Caserio 
3.3. Le nuove leggi antianarchiche e la collaborazione tra Svizzera e Italia
 CAPITOLO VENTUNESIMO  Il gioco della paura e la politica occulta 
1. Una nuova marea di esuli: socialisti e anarchici in fuga da Crispi (1894) 
1.1. Pietro Gori a Lugano 
1.2. La revoca di un primo provvedimento repressivo 
1.3. Il nuovo nucleo anarchico a Lugano 
2. L'esplosione della fobia anarchica (1894) 
2.1. La tessitura di una pericolosa ragnatela 
2.2. Il caldo autunno degli esuli anarchici in Ticino: l'attentato a Pietro Gori 
2.3. Una nuova bomba anarchica a Milano 
CAPITOLO VENTIDUESIMO  Addio, Lugano bella 
1. L'inquietudine collettiva e le due ondate di espulsioni (1895) 
1.1. L'insofferenza e le paure della popolazione locale 
1.2. La stampa di un manifesto rivoluzionario e la richiesta di un severo provvedimento 
1.3. La prima ondata di espulsioni 
2. Il secondo provvedimento repressivo (1895) 
2.1. Le accuse radicali ai governi ticinese e svizzero 
2.1. L'insoddisfazione italiana e la seconda serie di espulsioni
2.3. Ragione e sentimento

Conclusione

 Tavola delle abbreviazioni
Bibliografia
Appendice I
Valutazione statistica del prototipo ideale di rifugiato ( 1880-1895)
Appendice Il
Lista complessiva degli esuli presenti in Ticino (1880-1895)
Indice dei nomi
Fonti delle illustrazioni