Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino

Storia di un leader. Vita di Guglielmo Canevascini 1886-1965 (2001)
Recensione apparsa su ARCHIVIO STORICO TICINESE,  n.132, Bellinzona, dicembre 2002, 
 

Storia di un leader: Vita di Guglielmo Canevascini 1886-1965

La presenza di Guglielmo Canevascini nella vita politica e sociale del Cantone Ticino è stata rilevante per quasi due terzi del ventesimo secolo. L'attività, intensa e combattiva, del socialista verzaschese (nasce nel 1886 nel comune di Tenero-Contra all'imbocco della valle) ha influito su molte realizzazioni e in situazioni e vicende diverse, che hanno segnato la storia contemporanea locale. Enumeriamone alcune:

  • non appartiene alla generazione che ha fondato il sindacalismo socialista e poi il partito socialista ticinesi, ma a lui si devono, sul primo versante, il consolidamento dell' organizzazione sindacale e del ruolo della Camera del Lavoro, e, sull'altro, l'affermazione del partito socialista e la fondazione del celebre e ora scomparso quotidiano «Libera Stampa» (1913);
  • conduce il suo partito a diventare componente non trascurabile del sistema politico ticinese di concordanza, fondato sul sistema proporzionale, e approfitta dell'ingegneria elettorale escogitata dal partito conservatore, per portare i socialisti alla partecipazione al governo del paese fin dal 1922, anticipando di oltre vent'anni l'ingresso dei socialisti svizzeri nel governo dello Stato federale;
  • abile e non dottrinario uomo politico, siede in Consiglio di Stato per trentasette anni e vi assume ruoli rilevanti in due lunghi periodi di governo di maggioranza, negli anni venti e trenta in accordo con i conservatori democratici di Giuseppe Cattori (che muore nel 1932), e dal 1947 fino al 1966 in accordo con i liberali-radicali di Libero Olgiati;
  • organizza, promuove, asseconda attività e iniziative di modernizzazione del cantone Ticino, dalla fondazione della Radio della Svizzera italiana alla promozione della cooperazione agricola, dallo sviluppo della sanità pubblica con la creazione di laboratori medici e biochimici all'intervento sociale pubblico, che sfocia nella costituzione di un apposito Dipartimento nel governo cantonaIe;
  • svolge un ruolo di accertata rilevanza nell'attività estera dell'antifascismo non comunista italiano, che trova una piattaforma preziosa a ridosso di casa, nel Cantone Ticino, fin dai primi anni del regime mussoliniano e poi ancora durante la seconda guerra mondiale e il movimento di resistenza.

Già solo questa elencazione spiega l'utilità storiografica di una biografia del Canevascini nel contesto degli studi contemporaneistici regionali.

A ciò si aggiunga che l'offerta archivistica, sulla storia dei partiti e dei loro dirigenti, oggi è tale da rendere possibile solo una biografia socialista; troppo poco esiste, o è accessibile, per altri politici, che pure in questo libro si incontrano, si incrociano, collaborano e si scontrano con Canevascini. Chi scorra l'ampio e documentato volume di Nelly Valsangiacomo, il suo indice dei nomi e il catalogo delle fonti usate, può perfettamente rilevare la pochezza dei fondi archivistici dei politici conservatori e di quelli di parte liberale-radicale. Lo stato delle fonti accessibili, e la scarsa disponibilità dei protagonisti o dei loro eredi, producono un panorama alquanto paradossale per cui, mentre già esiste un' analitica ricostruzione delle vicende di un partito nato nel 1969 e defunto nel 1991 (la Storia del Partito socialista autonomo di Pompeo Macaluso edita nel 1997), non esiste ancora una storia del partito liberale-radicale degna di questo nome.

Le carte canevasciniane, per contro, sono ora accessibili (ma una parte è stata distrutta, scrive Valsangiacomo a pag. 411) grazie al prezioso lavoro della Fondazione intitolata a Piero e Marco Pellegrini e a Guglielmo Canevascini, che sta ordinando tutto un corpus archivistico del socialismo e del sindacalismo ticinesi.

Nel render conto di questo volume occorre ancora ricordare che Canevascini medesimo sembra aver voluto predisporre, raccontando ai giovani socialisti, e al registratore, la propria esperienza di vita poli- tica, la sua autobiografia (pubblicata, con abbondanti e puntuali annotazioni, a cura del Gruppo di lavoro della Fondazione Pellegrini-Canevascini, nel 1986), con la quale Valsangiacomo è costretta a misurarsi in diversi capitoli del libro.

Il libro-tesi di dottorato presentata a Friborgo e approvata il 3 maggio1999 -si compone di quattro parti, quattro stagioni della vita del protagonista: la prima è caratterizzata dal quindicennio che Canevascini vive da organizzatore sindacale, la seconda è dominata dall'opera governativa che, con la parentesi dell'emarginazione del decennio 1935-1945, si prolunga nel secondo dopoguerra, la terza - e qui la suddivisione cessa di essere cronologica per diventare tematica - è la stagione dell'antifascismo militante, la quarta è il dopoguerra fino alla mancata elezione in Gran Consiglio.

Il lavoro pubblicato da Valsangiacomo soddisfa il titolo che gli è stato dato, la Storia di un leader. Infatti l'autrice, mentre si trattiene dalla tentazione di scrivere, attraverso la vita del protagonista, la storia del partito o del paese (cui peraltro fa riferimento, più per la prima parte del secolo che non per la seconda), lavora molto proprio sul tema della leadership che il Canevascini ha esercitato, stando soprattutto dentro al Consiglio di Stato, sul partito socialista, ne esamina i pregi e ne coglie i limiti. Soprattutto ne analizza e discute le difficoltà terminali, cioè l'incapacità del leader di staccare, di costruire la propria successione, di dare spazio ad altri (che peraltro non sembrano molto attrezzati per prenderselo: dopo tutto Canevascini, se si eccettua il biennio 1940-42, non ha mai assunto la presidenza del partito).

Mi sembra merito importante dell'autrice quello di aver saputo, pur disponendo di fonti, scritte e orali, abbondanti sulla vita interna del partito socialista, distillarne l'essenziale, offrendo degli scontri e dei litigi interni una descrizione misurata, respingendo la tentazione dell'eccesso di citazioni, ma anche quella dell'occultamento di una realtà spesso sgradevole.

L'autrice si misura con il suo personaggio anche ad altri livelli, illustrandone il carattere, sanguigno, rissoso, provocatorio negli scontri politici e sindacali giovanili, autorevole nell' attività amministrativa, «patriarca più che dittatore» ma accentratore (pag. 439), ingenuo nei rapporti personali (la «incredibile, cieca, illimitata fiducia nei confronti dei compagni» per la quale «si ritroverà anche spesso indebitato», pag. 168). Fornisce diversi elementi, brani, citazioni, per tracciarne pure un profilo critico dal punto di vista degli affetti familiari e dei rapporti con le donne, la prima moglie (silenziosa e paziente governante di una casa decisamente troppo frequentata, pag. 318,407), le amanti, la compagna con la quale conclude la sua esistenza.

Valsangiacomo mette opportunamente in rilievo un aspetto rilevante in Canevascini: si tratta del forte attaccamento alla civiltà italiana (detto allora «italianità»), che lo accompagna per tutta la vita, dalla formazione sindacale a contatto con i lavoratori e gli esuli italiani di fine ottocento, alle simpatie manifestate all'«Adula» di Teresa Bontempi, dagli entusiasmi interventisti del 1915 (che gli creano problemi con i lavoratori italiani, pag. 107), alla battaglia per le rivendicazioni culturali ed economiche del Ticino nei confronti dello stato federale (le «Rivendicazioni ticinesi»), dall' appassionato quasi istintivo impegno contro il fascismo - che non gli impedisce, nel Ventennio, la frequentazione dell'Italia e della Liguria in particolare - fino alle conferenze tenute in Lombardia nei primi mesi del 1946. Merita di essere ripresa la confessione scritta in una lettera del 1945 riferita al rientro in patria dei fuorusciti: «con la vostra partenza è cominciato il mio esilio», «la mia vita è piu legata ai compagni italiani che non a quelli della Svizzera interna» (pag. 361). 

Silvano Gilardoni
 


Giornale del Popolo, giovedì 8 febbraio 2001

Il potere che non logora
La figura di Canevascini al vaglio della storica Nelly Valsangiacomo Comolli

Intervista a cura di Orazio Martinetti

Dal 1922 al 1959: trentasette anni al governo. Una longevità politica eccezionale, che non ebbe emuli. Solo Giuseppe Motta regge il confronto. Nelly Valsangiacomo Comolli ha voluto ripercorrerne le fasi in una biografia di oltre quattrocento pagine. Un profilo individuale che è nel contempo lo spaccato di un'epoca, dalla «belle epoque» al miracolo economico degli anni '60.

Lo chiamavano «Padreterno»: perché pretendeva di reggere le sorti del partito come un autocrate? Perché si credeva superiore e inamovibile?
Canevascini fu un uomo dalla forte personalità e dalle notevoli capacità lavorative. Per questi due motivi, all'inizio del secolo, quando il Partito socialista e i sindacati movevano i primi passi divenne onnipresente. Ci furono isolate proteste, ma la maggior parte degli appartenenti alla sinistra ticinese trovò ciò molto utile. quasi indispensabile. Ciò che voglio dire, insomma, è che i leader vengono designati da chi sta loro accanto. Dopo anni di onnipresenza è quasi inevitabile che una persona rischi a volte di sentirsi onnisciente. Così fu per Canevascini. Non fu comunque un autocrate. Non fu nemmeno un padrone, ma piuttosto un padre, a volte utile, a volte ingombrante, che, come la maggior parte dei padri, semplicemente non fece i conti con il trascorrere del tempo.

Davvero le ideologie per lui contavano poco? Chi l'ha conosciuto ha sempre sottolineato il suo pragmatismo. Condivide?
È importante distinguere tra ideologia e principio. Canevascini non combattè mai per un'ideologia, attenendosi ad una rigida disciplina, tipica di chi procede in questa maniera. Egli però non abbandonò mai i suoi principi riassumibili in democrazia (con la sua forte connotazione di libertà) e socialismo. Per sostenere e difendere questi principi usò tutti i mezzi che aveva o pensava di avere a disposizione; poiché evidentemente si può disquisire a lungo sulla necessità della partecipazione ad una democrazia consociativa, e su altre scelte fatte dal Partito e da Canevascini, ma non è questo il punto. Importante è capire che agì con l’idea che quella fosse l'unica via possibile da percorrere.

Dopo la sua scomparsa, il fiume del socialismo ticinese si è diviso in tanti rivoletti in lite tra loro. Molti addossarono la responsabilità di questa evoluzione proprio a Canevascini, al suo lungo regno, al rifiuto di rinnovare i quadri dirigenti a tempo debito...
Non credo si possa addossare la colpa esclusivamente a Canevascini, anche se è innegabile la sua poca lungimiranza nella mancata formazione dei quadri dirigenti. Questo è sicuramente dovuto da una parte a quel famoso pericolo di onniscienza, di cui parlavamo prima, e che lo porta più volte a non considerare «degni» gli eventuali successori; dall'altro alle giustificatissime, ma pericolose, ambizioni di chi gli fu accanto. Non voglio addentrarmi oltre nella riflessione, poiché credo che sia argomento estremamente difficile e scottante, che va affrontato in maniera più approfondita e seria. Nella mia conclusione cito Martin Malia che afferma «Dans le vocabulaire politique moderne, aucun autre terme n'est plus lourd d'ambiguité, ni plus chargé d'affectivité que celui de "socialisme"».
Anche se reputo che non sia assolutamente l'unico termine «politico» carico di ambiguità, al contrario, questo frase mi sembra che possa riassumere parte dei problemi che il socialismo deve affrontare.

«Il potere logora chi non ce l'ha»: questa celebre massima ( andreottiana non sarebbe dispiaciuta a Canevascini. Che rapporto aveva con il potere?
Ottimo. Gli piaceva e molto. Aveva anche, a mio avviso, tutte le caratteristiche per gestirlo con intelligenza. È importante fare una distinzione tra chi giunge al potere per meri fini personali, magari senza nemmeno avere il carisma e le caratteristiche necessarie per gestirlo e chi, come Canevascini, seppe usare il potere spesso con grande furbizia per difendere ciò in cui credeva e mai per riempirsi le tasche o l'orgoglio. Non fu esente evidentemente da errori, anche importanti, e da calcoli politici sbagliati, e credo onestamente che l’avere a che fare con lui non fosse facile. Penso però che la sua storia possa fare molto riflettere. In fondo, a mio avviso, qualche consiglio ce lo potrebbe ancora dare...

 


NELLY  VALSANGIACOMO COMOLLI

Storia di un leader: Vita di Guglielmo Canevascini 1886-1965

Fondazione Pellegrini-Canevascini e Fondazione Miranda e Guglielmo Canevascini, s.l., 2001, 480 pp.

Il volume puo' essere ordinato direttamente presso la Fondazione:
Fondazione Pellegini-Canevascini
cp.1460
6501 Bellinzona

 


NELLY  VALSANGIACOMO COMOLLI
Storia di un leader: Vita di Guglielmo Canevascini 1886-1965


Indice

Ringraziamenti
Prefazione
Introduzione
Elenco delle abbreviazioni

PRIMA PARTE
Da contadino a leader socialista: la formazione sindacale e politica.


Capitolo primo
Le prime esperienze e I 'incontro col movimento sindacale.
I. Verbano-Lemano e ritorno: il confronto con diverse realtà. 
A. Tenero: i primi passi
B. L'emigrazione oltralpe
C. Il ritorno e il confronto con la condizione operaia
Il. Segretariosindacale

A. L 'incarico alla Camera del Lavoro
B. La pratica dei conflitti: la posizione di Canevascini
1 La Cartiera di Tenero: Canevascini trascinatore
2. «E non fu possibile trattenerle». Lo sciopero delle sigaraie di Brissago
3. Lo sciopero dei muratori. Il dissidio fra sindacalisti
C. L'opera di proselitismo


Capitolo secondo
Dalla formazione ideologica alla leadership alI 'interno del PST 
I. II «Partito ufficiale»
A. Gli albori del Partito Socialista Ticinese
B Le divergenze di formazione: Canevascini e l'influenza italiana
C. «O rinnovarsi o perire»: la partecipazione e il sostegno ai liberali
Il. La nascita del PST «canevasciniano»

A. Lo scontro
B. Il «fenomeno Canevascini» e la scissione del Partito
1. La separazione «de facto»
2. La separazione «de iure» e la nascita del nuovo quotidiano socialista
3. L'aiuto ai rifugiati
III. La Prima guerra mondiale

A. La presa di posizione interventista
B. I contrasti con i neutralisti italiani

SECONDA PARTE
Canevascini verso il governo


Capitolo primo
La riunificazione del Partito e la conferma della leadership

I. Dittatura proletaria o democrazia? Canevascini e il dibattito intorno alla Rivoluzione russa

Il. «Odi et amo»: il sindacalista e gli operai
A. Lo sciopero di luglio: tutti assieme appassionatamente
B. Lo sciopero generale e i fattacci del 24 novembre
III. «L'arte politica consiste nel ghermire le possibilità quando si presentano»: dalla discussione sulla Terza Internazionale alla partecipazione al Governo

A. L' elezione al Consiglio nazionale.
1. «Toccata e fuga»: la lotta all'avanzare del conservatorismo
2. L'arte di mettersi nei guai: gli strascichi del 1918
B. La via legalitaria
1 La discussione intorno alla Terza Internazionale
2. Il PST e la scelta governativa
3. L'opposizione interna fa «Faville»
4. Sterili lotte personali: il caso di Leo Macchi

Capitolo secondo
La partecipazione al Governo
I. I giochi di potere
A. I rapporti interpartitici
1. Le carte in tavola
2. La Costituente del 1921 e i cambiamenti del 1922
3. Dall'amore all'odio: la lotta fra socialisti e liberali e lo «scandalo delle cooperative»
B. Nasce il «Governo di Paese»
1. Uguali origini, uguale carisma: il rapporto tra Cattori e Canevascini e le rivendicazioni ticinesi
2. «Tra i due litiganti...»: la posizione di Canevascini all'interno del Governo e l'inevitabile opposizione
3. I problemi interni e la difficile sostituzione al Nazionale
Il. Il Consigliere di Stato all'opera
A. Valorizzare l'operaio: il Dipartimento del Lavoro
1. La gestione del Dipartimento
2. La Crisi degli anni Trenta
3. I rapporti con Don Del-Pietro
B. Razionalizzare il territorio: il Dipartimento dell'Agricoltura
C. L' avvento di una nuova era: il Dipartimento delle pubbliche costruzioni e la questione idroelettrica

TERZA PARTE
Dall'emarginazione politica alla rivincita del dopoguerra


Capitolo primo
Il primo antifascismo
I. Si tessono i fili della rete antifascista
II La percezione dell'antifascismo in Ticino e nella Confederazione
A. l fattI del 1923 e i rapportI con IiberaIi precipitano
B. La diplomazia svizzera e «les enfants terribles»
1. «Gli irresponsabili»!
2. 1927: l'incidente Canevascini
C. «Parlare a nuora perché suocera intenda»: i controlli su Libera Stampa

Capitolo secondo
Un socialista all'opposizione
I, La morte di Cattori e la prima emarginazione di Canevascini
A. Gli ultimi anni del «Governo di Paese»
B. Il periodo di transizione
II. «Ricomincio da zero»: le elezioni del 1935

A. Come ti scalzo il socialista la polemica con Emilio Forni
B. La nuova ripartizione
C. Il Dipartimento del controllo: il caso Ronchetti
D. Storia della rivoluzione all'interno del Dipartimento d'Igiene

Capitolo terzo
Un emarginato di estrema importanza
I. La legalità al servizio della democrazia: l'importanza dell'informazione
A. Le vie dell'etere per risvegliare le coscienze: la fondazione della Radio
B. «Le carte in tavola». Le ultime problematiche relazioni con Motta
II. L'illegalità al servizio della democrazia: Canevascini e l'antifascismo

A. Il Ticino: zona di smistamento
B. Il volo Bassanesi
C. L 'affare dei passaporti
D. Liberi e Svizzeri

Capitolo quarto
La guerra
I. Prime avvisaglie: la guerra di Spagna
II. L'unione fa la forza? La comunità dei partiti
III. L'aiuto ai rifugiati e agli antifascisti durante il conflitto
A. Gli antifascisti e il 1943
B. Quando un nome può «pesare»: la responsabilità di chiamarsi Canevascini
IV, La questione ossolana

QUARTA PARTE
Dall'apogeo al declino: il dopoguerra e il ritorno alla normalità


Capitolo primo
Gli strascichi del periodo bellico
I. Il rientro degli antifascisti in Italia
Il. L'epurazione: il problema delle espulsioni

III. L'idea di un mondo nuovo
A. Il Movimento Federalista Europeo
B. La discussione attorno ai mezzi del PST e il programma La Nuova Svizzera
C. Canevascini, la falce e il martello: storia di un rapporto difficile
1. Dalla rivoluzione all'antifascismo
2. Dalla rinascita dei partitI comunIstI alla Guerra fredda 

Capitolo secondo
Verso la costituzione della Repubblica italiana
I. I petali: la rete di rapporti con l’Italia
A. La costruzione della Repubblica
B. Gli spostamenti di massa del dopoguerra
II. Le spine: le inevitabili polemiche
A. Lo scandalo delle conferenze in Alta Italia
B. La crisi socialista italiana
C. Il caso dei documenti del Vaticano

Capitolo terzo
I giochi politici cantonali
I. Tentativi per una nuova società: il suffragio femminile
Il. Il riavvicinamento ai liberali: l’intesa di sinistra
A. La definizione dell'Intesa
B. Chiaroveggenza politica o congiuntura favorevole ? Canevascini e le realizzazioni dell'Intesa
C. «Non è tutto oro ciò che luccica»: gli ovvi problemi quotidiani
III. La polemica all'interno del PST
A. La corsa alle cariche
B. Rivoluzioni familiari
C. La pressione della FGST

Capitolo quarto
L'amarezza dell'ultimo periodo 
I. La rielezione in Consiglio di Stato: la scelta del successore
Il. I passi dell'addio
III. L'effimera successione: elezione e morte di Piero Pellegrini
IV. L’eliminazione sistematica
A. La mancata rielezione in Gran Consiglio
B. Epilogo

CONCLUSIONE

I. Le radici
II. La costruzione e l’uso del potere
III. L’opportunismo politicoI
V. Il fattore personale

Fonti e bibliografia
Fotografie
Indice dei nomi di persona