| p.m., bolo'bolo, Edizioni La Baronata, Carrara, settembre 2003, |
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Contributo di Peter Schrembs, apparso su Umanità Nova, numero 11 del 28 marzo 2004, Anno 84 e ripreso anche da “LiberAzione” foglio di agitazione del gruppo anarchico Bonnot (n.4, primavera 2004)
P.M., bolo'bolo,
Edizioni La Baronata, casella postale 22, 6906 Lugano, € 14,50 Quando il
compianto editore anarchico Fiorenzo Lafranchi lo ha pubblicato per la
prima volta in italiano, mi ricordo che ero rimasto un po' perplesso.
Bolo'bolo: che razza di titolo è? E poi l'autore: p.m. Per non dire dei
titoli dei capitoli: yalu. sibi. sufu. bete. Sembra l'oracolo di Delfi,
gli ho detto. Invece di "bolo'bolo", non poteva dire più
semplicemente: "Federazione di comunità autogestite"? Almeno,
chi entra in libreria ed è interessato al tema sa dove volgere l'occhio.
Ma forse l'idea dell'autore era proprio questa: attirare l'attenzione di
altri occhi, stuzzicare la curiosità, evitare lo scontato. Prevenire i
riflessi pavloviani. E forse aveva ragione: il suo libretto ha avuto un
successo strepitoso, è stato tradotto in numerose lingue, ha ispirato
Hakim Bey, ha dato il nome a siti in rete e continua a suscitare
interesse, soprattutto naturalmente nel paese d'origine dell'autore, la
Svizzera. Di lui, il pubblico italiano forse conoscerà meglio Amberland,
la storia dell'isola che non c'è. Pubblicato nel 1992 da Eleuthera, si
tratta di una proiezione nella vita pratica, ancorché immaginaria, del
progetto sviluppato in bolo'bolo. Ora, grazie all'iniziativa editoriale di
"La Baronata", bolo'bolo è disponibile in una nuova versione
completamente ritradotta e riveduta e contenente una nuova prefazione
dell'autore. Oggi, spiega P.M, ci troviamo in una situazione paradossale:
da un lato, c'è un sistema che fa acqua da tutte le parti, devastante nei
suoi effetti sociali e ambientali, dall'altro mancano reali alternative.
Certo, c'è chi propone per esempio un reddito garantito versato dallo
stato per assicurare un'esistenza decente per tutti, ma anche questo
sistema presuppone per forza un'economia fiorente, capace di generare le
imposte necessarie per finanziare il reddito garantito. Certo, c'è chi
sostiene la necessità di portare lo standard di vita nel terzo mondo ai
livelli occidentali, ma non aggiunge che una generalizzazione del nostro
stile di vita provocherebbe un'immediata catastrofe ecologica. E ancora:
ci battiamo per i posti di lavoro, per il diritto al lavoro senza
accorgerci che lo scopo della macchina-lavoro è ovunque lo stesso:
rubarci il nostro tempo, la nostra salute, la nostra vita. Il lavoro, o la
Macchina-Lavoro Planetaria come la chiama lui, è al centro
dell'attenzione di P.M., forse troppo. È vero che la tendenza, dopo gli
anni delle 40 ore, delle 35 ore, della pensione a 60 anni o a 58 anni,
oggi è inversa. Ma il problema, a questo punto, non è forse più tanto
quello della produzione (la puoi avere con vent'anni usa-e-getta in Asia,
per esempio), ma della privatizzazione della sicurezza sociale, ossia il
passaggio dal mutualismo alla copertura individuale delle prestazioni. Per
conto mio, continuo a pensare che il capitalismo stia in realtà puntando
tendenzialmente alla colonizzazione del tempo libero, fino alla
sostituzione del consumo alla produzione. P.M., in un altro testo, propone
il "mercoledì libero" come tempo di riappropriazione di
interessi propri e di costruzione dell'alternativa. Forse la vedo un po'
grigia, ma non riesco a cancellare dalla mente l'incubo di lunge file
d'auto in attesa di entrare nel parking del mega centro commerciale con
dieci ristorantini etnici, quattro cinema, un pattinaggio, una rampa
skate, una discoteca di tendenza e una di liscio, quaranta negozi, due
ipermercati, dove "il tempo libero diventa la "decima ora di
lavoro", la più faticosa e la più estranea, una specie di secondo
lavoro, di seconda fatica" (Gianni Toti, "il tempo libero",
1961). Ad ogni modo, l'assunto di base di P.M. è che "con ogni
evidenza" questa vita, non ci piace, che i deal proposti dalla
"macchina" sono diventati inaccettabili. Stress, depressioni,
ulcere e suicidio caratterizzano i delusi dal consumismo; alcoolismo,
noia, litigi familiari e arrivismo i frustrati del socialismo (la prima
edizione del libro è del 1983) e fame, insicurezza, corruzione e massacri
ciò che la Macchina-lavoro ha lasciato agli abitanti del Terzo Mondo. La
delusione, le frustrazioni e la miseria, abbinate alla consapevolezza
della catastrofe ecologica in agguato, sfoceranno in un movimento
planetario di sos/truzione (costruzione combinata con sovversione) che darà
forma a nuovi modi di convivenza sociale a partire dalla vita quotidiana
delle singole persone. P. M. non è un utopista. Lo smantellamento della
macchina-lavoro planetaria è un processo in atto. I lavoratori lottano,
le donne lottano, come pure i pacifisti, gli ecologisti, gli animalisti o
gli zapatisti. Generalmente però il cordone ombelicale che ci lega alla
macchina-lavoro non viene reciso. Continuiamo ad avere bisogno di lei, la
foraggiamo con le tasse, le mendichiamo sussidi. Vogliamo la sua paga ed
essere assunti nelle sue ditte. Pretendiamo strade, benzina, energia,
sicurezza. Guardiamo la sua televisione. Votiamo per lei. E così
continuiamo a saldare gli anelli delle catene della nostra schiavitù. Ma laddove le
lotte superano le divisioni per categorie, sesso, cultura o continente si
creano nodi di sovversione-costruzione comunitari che gettano le basi per
realizzare concretamente il distacco dalla macchina-lavoro: "possono
essere centri di quartiere, cooperative alimentari, scambi
agricoltori-artigiani, comunità di strada, comuni di base, club, scambi
di servizi, cooperative di produzione e di distribuzione di energia, bagni
comunali, consorzi per l'utilizzazione di automobili ecc." La
caratteristica di opacità, la flessibilità, l'assenza di bandiere e di
etichette, il rifiuto del comportamento politico e di ogni delega
proteggerà questi nodi dai tentacoli della macchina. Focolai di
resistenza, dunque, che sorgono dalle esigenze stesse della vita
individuale di ciascuno, estesi su scala planetaria per paralizzare la
macchina nel suo insieme. Ovviamente, da quel che si è detto finora, tali
comunità embrionali o focolai di appropriazione dei valori d'uso
punteranno all'autosussistenza. In effetti, la base del potere della
macchina-lavoro è il ricatto dell'approvvigionamento. Nel progetto
bolo'bolo, una comunità urbana di medie dimensioni (per esempio 500
persone) crea una rete d'approvvigionamento di prodotti agricoli con
fattorie nelle vicinanze alla cui produzione i membri della comunità
partecipano con periodi di lavoro temporaneo in campagna. La messa in
comune dei molti beni a uso raro o costosi riduce o azzera il bisogno di
un lavoro salariato. L'elettricità e l'acqua calda vengono prodotti
mediante impianti propri. I laboratori, gli uffici e gli atelier sono
integrati nella comunità e raggiungibili a piedi. I servizi collettivi
riducono il lavoro domestico interno… insomma, sta nascendo un bolo! I
bolo, costituiti secondo l'affinità degli abitanti, possono essere della
più disparata natura (vegano, anarco-comunista, zen, metal…). Uniti in
rete, formano appunto bolo'bolo, la federazione di comunità autogestite.
Tale rete è del tutto indipendente dai vecchi confini nazionali (tant'è
vero che P.M. ha scritto anche un libro intitolato "Idee per un mondo
senza Svizzera"). Nonostante la base di sussistenza, essa mantiene
anche determinate strutture "monetarie" (talune retribuzioni in
denaro sotto forma di denaro evanescente, ossia non capitalizzabile) o
"comuniste" (servizi pubblici gratuiti). Per il resto,
l'economia dei bolo si basa sul baratto, il dono e il diritto d'ospitalità.
La solita comune? No, un progetto preciso, anche se sotto forma di
finzione letteraria, di smantellamento della macchina-lavoro planetaria.
Ed è questo che rende questo libretto di P.M. così affascinante
collocandolo, allo stesso tempo, nella tradizione di Kropotkin e Landauer
da un lato e nel filone del realismo comunalista dall'altro. L'alternativa
sembra fattibile, e ti dici, ma sì dai, siamo realisti, facciamo –
finalmente – il possibile! Peter Schrembs |
p.m., bolo'bolo Edizioni La Baronata, Carrara, settembre 2003, Per richieste, informazioni e comunicazioni, contattare: baronata@anarca-bolo.ch |
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Indice La morte
lenta dell'economia p.m. bolo'bolo
I
postumi di una sbronza La
Macchina-Lavoro Planetaria l tre
elementi della MLP l I tre
deals in crisi La
bancarotta del realismo politico La realtà-ombra
bolo'bolo
non è morale Sos/truzione
Dis/co
Tri/co Calendario
provvisorio Ibu bolo, sila taku kana
nima kodu yalu sibi pali sufu gano bete nugo pili kene tega dala dudi fudo sumi, asa buni mafa feno sadi fasi yaka. Note a
bolo'bolo |
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