Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
|
FRAMMENTI DI VITA E D'ESILIO, Giulia Bondanini, una scelta antifascista (1926-955) ( 2006) |
|
FRAMMENTI DI VITA E D'ESILIO GIULIA BONDANINI, UNA SCELTA ANTIFASCISTA a cura di Elisa Signori
Il volume, pubblicato nell'ambito delle celebrazioni per i cento anni della Società Cooperativa Italiana Zurigo, raccoglie l'epistolario di Giulia Bondanini Schiavetti, limpida figura di donna antifascista, co-fondatrice della Scuola Libera Italiana di Zurigo e co-fondatrice dell'Unione Donne Italiane (UDI).
Con questa pubblicazione, impreziosita da un'avvincente introduzione storica della curatrice, L'Avvenire dei lavoratori inizia un percorso della memoria intorno a grandi figure femminili che hanno nobilitato la storia dell'emigrazione italiana in Svizzera.
|
|
|
Giulia Bondanini
"Giulia Bondanini non tenne un “carnet de route de l’exil” come Vera Modigliani che, tra l’autunno del 1940 e l’estate del 1944, annotando “le impressioni e i ricordi” di un quasi ventennale esilio, scrisse una sorta di autobiografia collettiva dell’antifascismo italiano all’estero. Né approdò come Lidia Campolonghi a un’operosa vecchiaia, nella quale trovare tempo e gusto per raccontare “la vie d’une femme antifasciste”. A metà strada tra la generazione di Vera Funaro, moglie di Emanuele Modigliani, e quella di Lidia Campolonghi, figlia di Ernesta e Luigi, Giulia Bondanini ha lasciato solo testimonianze frammentarie e occasionali della sua esperienza di esule antifascista. Nondimeno le lettere e i ricordi che restano di lei ci offrono alcuni segmenti significativi per comprendere un percorso esistenziale, che nell’opposizione al fascismo ha trovato il suo asse fondamentale di riferimento e nell’esilio, in Francia e poi in Svizzera, il suo baricentro. (...)
Se si identifica come una propensione peculiarmente femminile quella di muoversi tra le sfere del pubblico e del privato, dell’individuale e del collettivo, attivando tra queste una sorta di circolarità e inscrivendo nei ritmi e negli spazi delle une e delle altre un pragmatico impegno quotidiano di segno antifascista, allora il ricorso alle fonti private, ai carteggi e ai diari, ci consente di estrarre dalla dimensione dell’intimità e della domesticità, dal circuito degli affetti familiari e dei legami di amicizia e colleganza, aspetti e componenti qualificanti dell’esperienza antifascista, altrimenti destinate all’oblio o relegate in una storia a torto ritenuta minore.
Anche per quanto riguarda l’emigrazione politica italiana in Europa e oltre oceano le cronache dell’antifascismo all’estero sono assai parche di notizie sull’attività delle donne fuoruscite. Basti fare qualche nome, a mo’ di esempio: a cominciare dalle donne di casa Trentin, la madre Beppa e la figlia Franca, esuli a Tolosa, alle Nitti, donna Antonia e la figlia Luigia, sposa di Gioacchino Dolci, morta a Parigi nel 1939, a Bianca Pittoni, già segretaria di Filippo Turati e poi attiva nella Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo a Parigi, alle Buozzi, Rina e la figlia Ornella, alla moglie e alle figlie di Camillo Berneri, Giovanna Caleffi, Giliana e Marisa, a Giaele Angeloni, moglie di Mario, caduto in Spagna, alle sorelle Seidenfeld, Serena, Gabriella e Barbara, queste ultime rispettivamente compagne di Ignazio Silone e Pietro Tresso, a Eugenia Chiostergi, figlia di Giuseppe, esule a Ginevra, e ancora ricordare Giacinta Galletti Salvadori, moglie di Guglielmo, madre di Max e Joyce, esule nel Canton di Vaud in Svizzera e dopo il suo rientro in Italia condannata al confino, Maria Biasini, moglie di Giuseppe, attivo ad Annemasse, per finire con Caterina Martini, moglie del repubblicano Ottavio Abbati e con lui esule a Parigi dal 1937, anch’essa condannata al confino, insieme al figlio undicenne Alberto Mario, dopo il rimpatrio nell’autunno del 1940. Si tratta di una poco nota genealogia di donne antifasciste, i cui nomi compaiono solo di sfuggita nelle storie del fuoruscitismo. Eppure il tessuto della quotidianità di quei vent’anni è annodato intorno a loro, a figure di mogli, figlie, compagne, collaboratrici, il cui personale contributo di passione e di idee, di lavoro e di organizzazione finisce silenziosamente riassunto, inglobato nell’attività dei loro padri, mariti, fratelli, amici e compagni. (...)
Su questo sfondo Giulia Bondanini recitò con grande semplicità e modestia il suo ruolo di coerente antagonista della dittatura e, senza coltivare ambizioni di protagonismo politico, operò con modalità poco appariscenti, ma sostanziose per la fine del fascismo prima, per il riscatto democratico e la ricostruzione del suo paese poi. Non è intento di queste pagine prendere spunto da queste vicende per disegnare un’edificante bozzetto di antifascismo al femminile, in modo da aggiungere a una virtuale galleria storica di “vite esemplari” il ritratto di un altro volto poco noto. Più interessante sembra invece ripercorrere, alla luce dei frammenti epistolari e delle discontinue tracce lasciate nelle carte d’archivio, un itinerario personale, che è saldamente intrecciato alle vicende di mezzo secolo della storia italiana e europea e che si presta a più letture. Da un lato, è l’occasione per capire le ragioni e i contesti di una scelta di vita definita in giovane età e non più abbandonata, dall’altro per approfondire le particolari modalità d’impegno politico e civile di una donna tutta calata nella dimensione familiare e dei rapporti amicali, ma, al tempo stesso, consapevolmente e autonomamente determinata a rifiutarsi alla coatta nazionalizzazione degli italiani e delle italiane voluta dal fascismo e a puntare su un’identità e su un futuro diverso per sé e per il suo paese." |
Quaderno
trimestrale doppio de L'Avvenire dei Lavoratori SOMMARIO Introduzione
di Elisa Signori (p. 7) Elisa
Signori Autrice tra l'altro di 1. La Svizzera e i fuorusciti italiani. Aspetti e problemi dell'emigrazione politica 1943-1945, Milano, Angeli ed., Collana Studi e Ricerche storiche, 1983, pp.261 [premio Nuova Antologia] ; 2. Il verde e il rosso. Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell'esilio fra repubblicanesimo e socialismo, con una testimonianza di Aldo Garosci, Firenze, Le Monnier, 1987, (in collaborazione con Marina Tesoro, autrice dei capitoli 1° e 3°), pp.440 ; 3. Il dovere di testimoniare. Carteggio, (con G. Salvemini e A. Tasca) a cura e con introduzione di E.Signori, Roma-Napoli, Bibliopolis ed., 1996, pp.344; 4. Minerva a Pavia. L'ateneo e la città tra guerre e fascismo, Pavia, Milano-Bologna, Cisalpino ed., 2002, pp.342 [premio Cesare Angelini 2002] |
|
|
|