| Articolo apparso su "il manifesto", domenica 11 agosto 2002
Cicli e ricicli di protesta
di
Luca Fazio
Si chiamano Critical mass e
ogni venerdì bloccano le strade di San Francisco con le biciclette.
«Vogliamo conquistare spazi nelle strade occupate dalle auto»,
spiega il fondatore Chriss Carlsson.
Con quella scritta sulla maglietta da battaglia - one car less (un'auto
di meno) - Chris Carlsson, 45 anni, ha tutta l'aria di un professore di
Berkley in vacanza. E' scrittore, editore, produttore e designer multimediale,
da venti anni factotum del movimento californiano. Dieci anni fa ha avuto
un'idea geniale che sta facendo il giro del mondo. «Stavo pedalando
quando mi è venuto in mente che sarebbe stato bello formare una
massa compatta di ciclisti in grado di conquistarsi uno spazio di libertà
nelle strade di San Francisco». La sua idea si chiama critical mass,
è diventata un movimento senza capo ne coda che ha cambiato la storia
sociale della bicicletta spingendo migliaia di anarco-ciclisti a formare
grumi di resistenza nel traffico per contrastare un sistema che si regge
sul dominio segregante dell'automobile (e per divertirsi). E' tutto scritto
nel libro che Chris Carlsson ha curato e che presto potrebbe essere tradotto
anche in italiano, Critical mass. Bicycling's defiant celebration. Le masse
critiche oggi si ritrovano in centinaia di città nel mondo (180
negli Usa, 111 in Europa) e anche i ciclisti critici nostrani si sono mossi
per dire Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico. E siccome
il decennale di critical mass è alle porte - festa a San Francisco,
27 settembre 2002 - ovunque fervono i preparativi per rispondere con una
pedalata all'invivibilità del modello urbano contemporaneo.
Torniamo al 1992
A San Francisco per le biciclette è sempre stata piuttosto dura.
Negli Stati uniti, anche se per legge le biciclette hanno tutto il diritto
di circolare, l'automobile è sacra. L'impianto stradale di San Francisco
è stato concepito solo per le automobili e fino a dieci anni fa
poche persone avevano il coraggio di scendere dall'auto per salire su una
bicicletta. Se pedalavi, rischiavi di finire per terra fuori strada. I
ciclisti prima di critical mass erano degli individui che passavano nella
stessa strada senza conoscersi e senza entrare mai in contatto tra loro.
Poi, una scelta individuale considerata stravagante si è trasformata
in una svolta collettiva per la conquista di uno spazio di libertà.
Una specie di zerocrazia dove ognuno fa quello che gli pare, nel gruppo
si chiacchiera, si stringono amicizie, ognuno è libero di prendere
l'iniziativa.
Come è andata la prima volta?
Dopo cinque o sei mesi di interminabili discussioni, ho proposto di
incontrarci una volta al mese per organizzare una sorta di coincidenza
collettiva. Per due settimane ho girato San Francisco mettendo un volantino
su ogni bicicletta. Alla fine, era il 25 settembre del 1992, un venerdì,
ci siamo trovati in un punto preciso alle 18 del pomeriggio - in Market
Street - perché volevamo riunirci tutti insieme per tornare a casa
dal lavoro in bicicletta, come una massa compatta che le automobili non
avrebbero potuto fare a meno di superare. Avevamo intenzione di chiamare
tutto questo Grumo del Pendolarismo, come un blocco nelle vene che fa saltare
il sistema circolatorio, poi abbiamo scelto Critical Mass.
E' filato tutto liscio?
Le prime volte eravamo come invisibili, circa 45 biciclette, la gente
ci salutava sorridendo come si sorride a una comitiva che va a farsi una
scampagnata. Fin da subito la piccola massa critica ha espresso una contraddizione:
c'erano ciclisti che non vedevano l'ora di bloccare il traffico e fare
casino con gli automobilisti perché li consideravano avversari,
altri invece, la maggioranza, cercavano di farseli alleati: scendete dall'automobile,
gridavano. Il nostro slogan era: «Noi non blocchiamo il traffico,
noi siamo il traffico». E' stato subito un successo, perché
non si trattava di una manifestazione per conquistare qualcosa in futuro
ma di una cosa bella da vivere nell'immediato, era come se si fosse concretizzata
la possibilità di crearsi uno spazio dove sperimentare un mondo
migliore da vivere subito. Le prime volte arrivava gente che ci portava
fiori e noi li gettavamo agli automobilisti.
Possibile che nessuno ce l'avesse con voi?
Beh, quando siamo diventati un migliaio il traffico di San Francisco
si è bloccato completamente. La polizia non sapeva come comportarsi,
arrivava e cercava di individuare chi avesse organizzato la manifestazione,
voleva parlare con il "leader", chiedevano se era un appuntamento politico
o sportivo. Facevano multe a caso, 50 o 200 dollari, per esempio se un
ciclista passava col rosso, ma non ha funzionato: presentavamo ricorso
in tribunale, poi è bastato rispettare le regole del traffico per
farli impazzire.
Un venerdì però è finita male...
Nel luglio del 1997 il sindaco di San Francisco si era messo in testa
di sradicare critical mass. Voleva aprire una trattativa e si affannava
a cercare un leader per raggiungere un ragionevole compromesso. Insomma,
voleva stabilire una specie di percorso protetto per trasformare il tutto
in un'insipida parata ecologica. A dire il vero, qualche leader improvvisato
è andato a trattare, ma critical mass non ha mai risposto ad alcun
leader e il tentativo del sindaco è fallito. Quel giorno il sindaco
si è presentato all'appuntamento per augurarci buon divertimento,
ma ha raccolto solo una tremenda bordata di fischi. La polizia era già
piuttosto nervosa. Al primo tentativo di blocco, più di 7 mila ciclisti
si sono sparpagliati come uno sciame per tutta la città bloccandola
completamente. Non sapevano più cosa fare. Gli elicotteri volteggiavano
in cielo senza sapere dove andare, sono arrivati i poliziotti con i caschi
anti-sommossa e hanno inutilmente cercato di costruire una diga per bloccare
la massa critica. Alla fine, sono riusciti a imbottigliare un centinaio
di ciclisti, prima li hanno pestati per bene e poi li hanno arrestati:
a ripensarci adesso fa anche un po' ridere vedere un cop tutto bardato
che manganella una povera ciclista, ci sono le foto...
Adesso il venerdì è tutto ok?
I poliziotti hanno imparato che non possono controllare critical mass,
hanno anche imparato che devono stare alla larga. Ci tollerano. Ormai siamo
circa 7-800 ciclisti fedeli e un venerdì al mese San Francisco ha
lo stesso "problema".
Ma essere ignorati non può anche significare che la massa
critica è stata assorbita e quindi disinnescata? Insomma, la mancanza
di conflitto non rischia di fiaccare i movimenti?
La storia non finisce mai. E' proprio in quel momento che si può
portare un'esperienza a un altro livello: perché se veniamo lasciati
soli siamo davvero liberi di rendere le nostre iniziative più interessanti,
il difficile è che a questo punto tocca a noi. Quando il conflitto
rientra, siamo gli unici responsabili dello spazio che ci siamo guadagnati.
Dopo dieci anni, quali risultati concreti avete ottenuto?
Molti. Intanto la città è cambiata radicalmente: basta
pensare che dal 1992 a San Francisco ci sono in circolazione il 700% di
biciclette in più. Oggi finalmente la bicicletta esiste nella testa
della gente, anche se è difficile misurare il grado di consapevolezza
delle persone sulla reale portata politica di questo cambiamento. Sono
convinto che chi ha partecipato a critical mass è cambiato, perché
la gente, anche persone che con la politica non avevano niente a che fare,
ha sperimentato per una volta che si può essere protagonisti di
un cambiamento, anche se piccolo.
Davvero non c'è niente che non abbia funzionato?
Mi sarebbe piaciuto che lo spirito situazionista di critical mass avesse
contagiato altri punti di rottura del sistema dove stanno nascendo i conflitti.
Invece non è così.
Perché proprio attraverso la bicicletta è stato possibile
aggregare una massa inedita capace di porre con forza una questione fondamentalmente
politica? Quanto conta il mezzo?
In una società dove il capitalismo governa tutto e lo scontro
di classe, incredibilmente, sembra superato - in America tutti sgobbano
ma si credono potenziali milionari... - credo che nel trasporto ci sia
ancora un piccolo spazio per sottrarsi alla strategia del controllo: staccarsi
dal volante dell'automobile. Magari lo fai anche perché sei spinto
da alcuni principi anti-sistema, ma il fatto è che appena pedali
stai bene perché realizzi subito alcuni tuoi bisogni. Salire in
bici è un modo immediato per disertare un mondo atomizzato realizzando
subito qualcosa di diverso.
Il problema è come tradurre una scelta individuale in una
azione politica.
Per molti la forma più normale di resistenza alle forze economiche
più deteriori è il sabotaggio, l'attacco frontale, l'azione
collettiva. Io personalmente sono molto più individualista. Se qualcosa
nei meccanismi che regolano la società non mi piace, semplicemente
dico «ciao, io me ne vado». Per molti della mia generazione
la forma più normale di opposizione è la diserzione. Non
mi piace stare fermo in coda col culo incollato al sedile? Mollo l'auto
e mi diverto molto di più. Il problema però è che
le scelte individuali sono poco visibili, poco politiche. Noi disertori
dobbiamo metterci insieme in gruppi temporanei e far vedere agli altri
quanto si viva meglio da disertori, in un'azione di comunicazione in positivo,
da individuo a individuo. Credo che questo sia il significato di critical
mass.
Immagino che attorno alla massa critica sarà fiorito un marketing
molto insidioso. Siete di moda?
In America si vende tutto e ce l'aspettavamo, eppure non è successo.
Siamo sempre stati tutti d'accordo nel non voler commercializzare questo
spazio libero, sottrarsi al consumo è un altro modo per disertare
questo tipo di mondo.
A Milano ho visto una bici in vetrina, mi ha colpito l'estetica aggressiva
del modello e il fatto che venisse pubblicizzata con lo slogan "illegal
bike". Forse il mercato ha già inventato il prodotto giusto per
il ciclista critico?
Non penso che si siano ispirati a noi. Nelle città americane
ci sono i "messangers", quelli che voi chiamate pony express. Forse quella
bicicletta riprende l'estetica dei ciclisti-postini. Sono molto aggressivi
e spericolati, fanno i duri, hanno i polpacci tatuati...anche loro vengono
con noi il venerdì sera ma si annoiano subito se non ci sono scontri
con la polizia. In America c'è una vera sub-cultura dei ciclisti
machos, organizzano bike-rodeos, gare a lancia in resta, ci sono anche
bici con razzetti sputa fuoco...
Un consiglio per le neonate masse critiche italiane
Concentratevi sul piacere e divertitevi: critical mass serve a dire
che non bisogna aver paura di abbassare lo standard di vita. Si può
vivere bene anche guadagnando meno, spendendo meno, lavorando meno. L'auto
è una macchina che succhia energie, soldi, tempo. La sua funzionalità
è sopravvalutata, la verità è che le auto servono
a far girare soldi e produrre posti di lavoro. Anche l'industria bellica
crea lavoro, ma questo non vuol dire che vada difesa.
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