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Articolo
apparso su Le monde diplomatique/il
manifesto, maggio 2003
Il
G8, un club di ricchi molto contestato
di Gustave
Massiah (Presidente del Centre de recherche et d'information sur le développement
(Crid).
Dopo qualche esitazione, George W. Bush ha fatto
sapere che andrà a Evian, in Francia, per la riunione del G8 prevista per il
prossimo mese di giugno. Spera in questo modo di ottenere un comunicato comune
sulla «lotta contro il terrorismo». È a questo proposito che, il 5 maggio,
si è tenuta a Parigi una riunione preparatoria dei ministri della giustizia e
dell'interno degli «otto». Nonostante i rischi sempre più evidenti di
recessione economica, i capi di stato e di governo si preparano a reclamare
una nuova ondata di privatizzazioni e una sempre maggiore apertura dei mercati
delle nazioni più povere. Nel corso del tempo, i paesi più potenti si sono
così arrogati il diritto di governare il mondo.
Dal primo al 3 giugno i capi di stato e di governo dei
paesi più ricchi e potenti del pianeta si riuniranno a Evian per la
ventottesima volta dal 1975. E da tale data che questo gruppo, composto dai
leader del mondo, è divenuto progressivamente una vera e propria istituzione
internazionale. Le resistenze e le contestazioni al G8 hanno conosciuto un
rinnovato slancio nel corso degli ultimi anni, con l'emergere di un movimento
anti-globalizzazione che non solo si oppone alle politiche messe in campo da
tale organismo, ma non ne riconosce la legittimità politica.
Quest'
anno, al centro del dibattito che si terrà tra gli otto leader mondiali ci
sarà la guerra condotta da Stati uniti e Gran Bretagna in Iraq. Questa
aggressione apre un periodo di grandi incertezze, gettando nuova luce sulle
due principali questioni che sono state dal principio al centro degli
interessi di tale istituzione: I'organizzazione e lo sviluppo dell' economia
mondiale, il futuro delle istituzioni internazionali.
Il
G8 non è un governo mondiale poiché non esiste di fatto uno stato mondiale,
ma non per questo esso va considerato un semplice simulacro. Nel raggruppare i
leader delle potenze mondiali crea una specie di sindacato degli azionisti di
maggioranza dell' economia internazionale. Grazie ai suoi vertici con scadenze
periodiche che vedono riunirsi capi di stato e ministri, i suoi «sherpa»
(consiglieri permanenti che lavorano alla segreteria), grazie alla grande
mobilitazione di esperti in ogni campo del sapere che esso determina, grazie
ai suoi punti di contatto con tutte le istituzioni internazionali e alla sua
continua esposizione ai media, il G8 è oggi diventato una vera e propria
istituzione mondiale permanente.
All’inizio
si trattava di permettere ai leader mondiali di superare le contraddizioni
interne. Nulla è infatti più lontano dalla realtà che l'immagine di un
mondo unito e privo di conflitti in seno alle superpotenze. Come avviene in un
club inglese estremamente selettivo, il G8 aveva inizialmente come obiettivo
quello di raggiungere una serie di gentlemen' s agreement. I leader mondiali
si trovarono così discutere della recessione degli anni '70, delle crisi
monetarie ed economiche. Con la caduta del sistema sovietico, l' agenda del G8
si è concentrata sulla: crescente potenza statunitense. Con la crisi dell'
economia mondiale, così come del pensiero liberale, e soprattutto in seguito
alla guerra americana, le contraddizioni del pianeta hanno preso il
sopravvento e segnano i lavori dell'istituzione.
Nel
novembre 1975, il presidente francese Valery Giscard d'Estaing, invitava a
incontrarsi i capi di stato di Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Giappone
-raggiunti già l' anno successivo da quelli di Italia e Canada. Il presidente
della Commissione europea resterà un invitato permanente. Nel 2000, i paesi del G7
rappresentavano il 12% della popolazione mondiale, il 45 % della produzIone e
Il ì 60 % delle spese militari internazionali.
Nel 1997, l'arrivo della Russia, inaugura la stagione del cambiamento: il G7
diviene G8.
«Ci
siamo incontrati perché condividiamo le stesse idee e responsabilità... La
crescita e la stabilità delle nostre economie, contribuiranno alla prosperità
delI 'intero mondo industriale e dei paesi in via di sviluppo... Siamo decisi
a intensificare la nostra cooperazione... all'interno
di tutte le organizzazioni internazionali».
Questa cooperazione tra le «democrazie industriali» rappresenta una risposta
alla crisi petrolifera e ai conflitti aperti tra gli Stati uniti e la Francia
sul ruolo del dollaro nel sistema monetario internazionale, ma anche con la
Germania riguardo alle soluzioni da trovare alla recessione economica degli
anni 1974-75.
Dal 1977 al1980 il neo-liberismo rimpiazza
progressivamente il modello keynesiano. Tale svolta si conclude nel 1979,
allorché la Federal Reserve degli Stati uniti (Fed) decide di aumentare
bruscamente i tassi di interesse. Dal 1980, al vertice di Venezia, la lotta
contro I'inflazione dìviene priorità assoluta, le discussioni
sull'occupazione restano senza seguito e quelle sul debito dei paesi del Terzo
mondo cominciano ad imporsi.
La fase neo-liberale della globalizzazione è iniziata.
Il
G8 ha un ruolo attivo nell'imposizione di un'ideologia precisa connaturata
alla fase neo-liberale della globalizzazione. La dottrina che guida le
politiche si basa sul trittico costituito da stabilità, liberalismo e
privatizzazioni. Per rispondere alle critiche che crescono, il dogma viene
formalizzato nel 1990 dall'economista John Williamson, e diventa noto come «consenso
di Washington». Esso si basa su sette principi: disciplina fiscale
(equilibrio dei bilanci e diminuzione dei prelievi fiscali); liberalizzazione
finanziaria (tassi fissati semplicemente dal mercato dei capitali);
liberalizzazione del commercio (soppressione delle protezioni doganali);
apertura totale delle economie agli investimenti diretti; privatizzazione
delle imprese; deregolamentazione (eliminazione di ogni tipo d'ostacolo alla
concorrenza); protezione totale dei diritti di proprietà intellettuale delle
multinazionali.
Per
imporre tale politica, il G8 si appoggia alle istituzioni finanziarie
internazionali, come il Fondo monetario internazjonale (Fmi) e la Banca
mondiale, dove dispone della maggioranza del capitale. Costruisce con costanza
il quadro istituzionale della globalizzazione neo-liberale, il cui elemento
dominante è l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Il
G8 non costituisce un'istituzione con poteri superiori: le sue decisioni non
possono essere imposte né agli stati né ai governi che 10 compongono. Il
potere economico, sebbene poco visibile, non può essere subordinato ai
governi, e meno che mai al G8. Ma questo non toglie che nessuna economia può
funzionare senza regole di stampo politico, senza adattarsi in qualsiasi modo
al panorama istituzionale e senza far proprie proposte che implichino
strategie a lungo termine.
La globalizzazione è un processo contraddittorio, nel
quale il G8 ha assunto la duplice funzione di riproduzione e di profonda messa
in discussione dell'ordine esistente a beneficio dei suoi stessi membri. Esso
ha orchestrato la messa in campo da parte dei leader mondiali di una strategia
di riconquista. Ha combattuto la decolonizzazione attraverso la gestione del
debito dei paesi in via di sviluppo, strumentalizzando la cattiva fama dei
regimi repressivi e corrotti. Ha attaccato il mondo sovietico per mezzo della
corsa agli armamenti e della diffusione dell'ideologia che predica il rispetto
dei diritti umani, facendosi forza del discredito dei regimi che avevano
negato le aspirazioni democratiche. Ha colpito il compromesso sociale
post-guerra con un'offensiva lanciata contro i lavoratori come istituzioni
sociali, usando le politiche di liberalizzazione e di privatizzazione, nonché
l'indebolimento della regolamentazione politica, degli stati e del controllo
dei cittadini.
Lo
spirito crescente di opposizione al G8 offre un'altra lettura della fase
neo-liberista della globalizzazione.
Esso rimette tutto in gioco. Fino al 1984 il G7 non è mai stato contestato,
ma ad un certo punto l'impatto sociale delle misure di riaggiustamento
economico imposte ai paesi debitori del Terzo mondo decise dalIo stesso G7, in
contemporanea aI crollo del prezzo delle materie prime, diviene
insopportabile. Dal 1980 in poi l'esplosione di diverse contestazioni colpisce
direttamente il Fondo monetario internazionale e indirettamente il G7.
Dal
1984 molte Ong cominciano a prendere di mira il G7 per esercitare pressioni
e/o per imporre il loro punto di vista. Il primo meeting, in occasione del G7
del 1984 tenutosi a Londra, fu organizzato da The Other Economic Summit
(L'altro vertice economico), meglio conosciuto come Toes, più tardi divenuto
New Economic Foundation.
Nel
1989, di fronte alla strumentalizzazione del bicentenario della rivoluzione
francese, lo scrittore Gilles Perrault e il cantante Renaud firmano l'appello
«Ça suffit comme ci» («Basta») e organizzano un grande concerto alla
Bastiglia. Il «primo vertice dei sette popoli più poveri» denuncia
l'ideologia che sta dietro al G7 .
La
mobilitazione del 1996, in occasione del G7 di Lione, ritrova la stessa verve
delle manifestazioni del 1989. Dal 1996 in poi il G7 viene preso costantemente
di mira. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, il «consenso di
Washington» fa in modo di diffondere le politiche neo-liberali in tutti i
continenti. I movimenti sociali degli anni 1994-1995, in Italia, in Francia,
in Germania, in Corea del Sud e negli stessi Stati uniti, si uniscono alle
mobilitazioni contro il G7.
Il
vertice G7 del 1998 a Birmingham, è costretto a confrontarsi con il clima di
aspettative del futuro Giubileo dell'anno 2000. La struttura in cui siedono «gli
azionisti di maggioranza delle istituzioni finanziarie internazionali», è
chiamata a rispondere sul debito dei paesi del Terzo mondo. La mobilitazione
sul tale tema continua a Colonia nel 1999, allorché il G7 annuncia l'inizio
di un processo di riduzione condizionata del debito dei paesi poveri. Nel 2000
gli stati membri del G8 si incontrano in Giappone, a Okinawa. Le contestazioni
hanno ancora una volta lo scopo di mettere in agenda l'annullamento del debito
dei paesi poveri, così come lo smantellamento di importanti basi militari
americane. Il Forum internazionale di Okinawa sulla sicurezza dei popoli ruota
intorno alla cooperazione e al disarmo.
Il
vertice G8 di Genova, tenutosi nel 2001, ha visto l'affermazione definitiva
delle caratteristiche del movimento di contestazione: una capacità di analisi
che permette di rimettere in discussione l' evidenza del credo neo-liberale;
l'apparizione, tra le giovani generazioni, di un nuovo nucleo militante; la
simpatia di un' opinione pubblica resa inquieta dall'impatto negativo che la
globalizzazione liberista ha sui diversi piani sociale, ambientale e del
sistema democratico. Dopo le mobilitazioni di Quebec City contro l'area di
libero scambio delle Americhe (Alca) avvenute qualche mese prima, Genova ha
segnato un progresso quantitativo e qualitativo. Il fallimento del tentativo
delle autorità italiane di criminalizzare le contestazioni, ha indotto i
governi del G8 a scegliere
per il vertice del 2002 come località del meeting Kananaskis, un piccolo villaggio tra le montagne canadesi.
Da
Seattle nel 1999 fino a Porto Alègre nel 2001 e infine nel 2002, il movimento
anti-globlizzazione si è lentamente trasformato in movimento per un'altra
globalizzazione. I punti di incontro con gli oppositori alla guerra si rendono
espliciti prima a Firenze nel 2002 in occasione del Forum sociale europeo, poi
a Porto Alègre, nel gennaio 2003, e infine attraverso la contestazione di
dieci milioni di persone nelle
strade di tutto il mondo il 5 febbraio 2003.
La
presa di coscienza dei guasti provocati dalla gestione economica, politica:e
militare del mondo segna la nascita di un'opinione pubblica internazionale.
Chi contesta il G8 in quanto istituzione mondiale tiene a sottolineare come un
piccolo gruppo di presidenti -rappresentanti
della classe privilegiata mondiale - non può arrogarsi il diritto di decidere
per tutti. Se i leader del G8 sono stati eletti democraticarnente per guidare
i loro paesi, ciò non vuoI dire che essi abbiano il mandato per governare il
mondo intero: la pretesa del G8 di avere tale ruolo è quindi illegittima. La
sua scomparsa non creerebbe d'altra parte nessuna ulteriore
deregolarnentazione, dal momento che la sua esistenza non ha impedito le
guerre e i disordini, ma ha al contrario indebolito le Nazioni Unite, che,
sebbene criticabili e imperfette, sono da considerare sicuramente più
legittime.
La
questione delle istituzioni internazionali è in agenda sin dai tempi della
caduta del muro di Berlino. All'interno del G8 la concezione dominante è
quella che parteggia per le istituzioni di Bretton Woods, considerate efficaci
e controllabili, come il Wto con il suo organo di regolamentazione delle
controversie. Quest'ultimo doveva fare da modello per una riforma del sistema
delle Nazioni Unite, non solo
accusate di eccessiva burocratizzazione e inefficacia, ma considerate con
grande diffidenza sin dagli anni della de-colonizzazione.
Ma
la guerra anglo-americana in Iraq apre una nuova stagione, annunciata da vari
segnali: la persistenza delle crisi finanziarie, in particolare quella
argentina; la decisione degli stati del Sud
-Brasile, Sudafrica, India - di non privilegiare gli affari a scapito
della salute, soprattutto nel caso dei farmaci generici; la crisi del pensiero
liberale a partire dalla transizione ultra-liberale e assai contestata in
Russia.
Il
sistema internazionale deve oggi fare i conti con l'egemonia statunitense.
Come considerarla? Come una nuova forma di egemonia imperiale del disordine,
come propone Alain Joxe?
O bisogna invece tener presente, come sottolinea Immanuel Wallerstein,
che gli Stati uniti, in quanto potenza in declino -un declino che può durare
per molto tempo e accelerare ogni rischio - hanno perso la loro egemonia
economica e ideologica mantenendo soltanto quella militare?
In
una situazione tale, le Nazioni Unite hanno mostrato il loro vero volto.
Durante la crisi irachena, esse non sono state una semplice camera di
registrazione delle decisioni altrui, come alcuni speravano e altri temevano,
ma si sono trovate comunque in bilico. Senza una riforma radicale,
difficilmente resisteranno all'egemonia dominante e potranno gettare le basi
per una democrazia mondiale che possa assegnare un nuovo senso alla
globalizzazione.
(Traduzione di T.B)
Attac, Le G8 illégitime,
Mille et une nuits. Paris, 2003
Gérard Duménil et Dominique Lévy,
L'histoire et la nature du G8, Cepremap, 2003.
Dichiarazione
di Rambouillet del 17 novembre 1975. Si possono trovare tutte le dichiarazioni
sul sito ufficiale della presidenza francese:
ww.g8,fr/evian/english/home.html.
Esistono
diverse analisi delle dichiarazioni del G8. René Deschutter, Analyse des
declarations de 1975 á 1995, Gresea, Bruxelles; Gérard Surdez,
dal 1996, dichiarazioni, estratti e analisi sul sito.france.attac.org.
Si
legga Moisès Naim, , «Il “consenso di Washington" colto in fallo», Le
Monde diplomatique/il manifesto, marzo 2000
Si
possono trovare degli approfondimenti sui movimenti di contestazione del G8 in
John Hathaway, Jubilee 2000 and the GB, Nason Press, Londra,
2000; Christophe Aguiton, Il mondo ci appartiene, Feltrinelli, 2001;
Philippe Le Prestre, Les relations entre le GB et la société civile, Observatoire
de I'écopolitique intemationale de I'Université du Québéc á Montréal,
Canada, 2002 e anche sul sito di Cedetim www.cedetim.org/.
Immanuel
Wallerstein, estratti da Foreign Policy, tradotti in francese in Courrier
International 626, 21 novembre 2002 |
Gli appuntamenti ticinesi
giovedì
22 maggio, ore 20.30, Casa del
Popolo di Bellinzona, nell'ambito della mobilitazione contro il G8 di Evian:
Assemblea dibattito con Paolo Gilardi, del Coordinamento nazionale contro la
guerra, Olivier de Marcellus del forum social lemanique e dell'azione globale
dei popoli (agp), e un rappresentante italiano del Forum sociale europeo.
Org. Comitato unitario ticinese contro il
G8
Per informazioni e contatti:
Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com
venerdì 23 maggio , dalle
20.00 alla Colonia di Mendrisio, nell'ambito della mobilitazione contro il G8
di Evian: serata con
istallazione Genova luglio 2001,
cronache del G8 e video “Sotto il
cielo di Bagdad”.Org. Comitato unitario ticinese contro
il G8
Per informazioni e contatti:
La
Colonia di Mendrisio, Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com
maggio, FALÒ CONTRO IL G8:
in tutta la Svizzera come protesta contro il G8 che si terrà il prossimo 31
maggio a Evian saranno accesi dei falò come segno di resistenza e speranza
contro l'ordine mondiale incarnato dal G8. Gli interessati possono iscriversi
alle liste di "gruppi di fuoco"
Info:
www.evian-g8.org
domenica 1 giugno, ore 10.00 a Ginevra, MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE
CONTRO IL G8 DI EVIAN (il Comitato unitario ticinese contro il g8 organizza una
trasferta collettiva in bus con partenza domenica mattina alle 2.00 e rientro in
serata. Gli interessati possono mettersi in contatto con:
attac Ticino, casella postale 1057, Bellinzona, ticino@attac.org;
CSA Il Molino, viale Cassarate, Lugano, molino@inventati.org,
079.621.28.87;
La Colonia, via Mola, Mendrisio, 091.630.29.49
sabato
24 maggio, ore 14.00, in piazza Dante
a Lugano, nell'ambito della mobilitazione contro il G8 di Evian: manifestAZIONE,
sono previste bancarelle informative, musica, ecc.
alle 23.00 al CSA il Molino a Lugano
Concerto con ACCORDION PROJECT (Italia
-CH ) Danilo Boggini - fisarmonica Sandro Di Pisa - chitarra elettrica, Alberto
Guareschi - contrabbasso Mauro Pesenti – batteria.
Fra be-bop e
musette, tra Charlie Parker e Edith Piaf, l’ensemble Accordion Project
propone un repertorio incentrato sulla fisarmonica.
Org. Comitato unitario ticinese contro
il G8
Per informazioni e contatti:
Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com
Siti internet
http://www.indymedia.ch
http://www.evian-g8.org/
http://squat.net/contre-attaque/
altre
pagine
Analisi
economica elaborata da ATTAC Ticino
Breve storia del neoliberalismo
di
Susan George
Intervista a
J.Stiglitz e recensione critica (L.Cavallaro)del suo libro-denuncia
sul FMI
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