Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino
Evian: é legittimo e doverso contestare il G8, ma è necessario immaginare un'alternativa (Sonvico, maggio 2003)
All'ultima riunione del comitato della Sezione PS di Sonvico-Dino abbiamo discusso del prossimo vertice G8 a Evian. Unanime è la critica verso questa istituzione che senza nessuna legittimità vuole indirizzare le scelte di tutti i paesi del mondo. Nella discussione sono emerse due questioni e diverse riflessioni e interrogativi:
1) È opportuno rincorrere questi appuntamenti internazionali, adeguandoci ad un'agenda di iniziative imposta dai potenti della terra, perdendo così forze che dovrebbero essere utilizzate per creare, inventare, costruire alternative a questo tipo di sviluppo?
Consideriamo la contestazione necessaria per mostrare che esiste un'opposizione ad uno sviluppo basato unicamente sull'ottenimento del maggior profitto a spese dei paesi e delle classi più deboli. Sarebbe interessante organizzare delle contestazioni anche a livello locale sull'esempio dei "falò contro il G8" (www.evian-g8.org). Proporre un momento d'incontro e di riflessione anche in piccoli paesi come il nostro servirebbe ad allargare la contestazione e a sensibilizzare una più larga fascia di popolazione.
2)Come affrontiamo la contraddizione all'interno del nostro partito che spesso vede i propri esponenti eletti alle più alte cariche della Confederazione, ma non solo, avallare e difendere politiche neoliberiste?
In particolare abbiamo discusso della trasformazione e dello smantellamento delle PTT, quelle che un tempo rappresentavano un servizio pubblico riconosciuto, apprezzato e sostenuto da tutti. Il signor Moritz Leuenberger appare come un Cavallo di Troia in grado di portare fino all'estremo scelte inaccettabili per un partito di sinistra. Evidentemente il consigliere federale in questione è conseguente al mandato del parlamento e alle scelte di fondo operate da quest'ultimo. Il Partito socialista e i propri militanti possono avallare questa situazione?
Lasciamo aperto questo interrogativo. Chi volesse contribuire alla discussione è benvenuto.

Articolo apparso su Le monde diplomatique/il manifesto, maggio 2003

Il G8, un club di ricchi molto contestato

di Gustave Massiah (Presidente del Centre de recherche et d'information sur le développement (Crid).

Dopo qualche esitazione, George W. Bush ha fatto sapere che andrà a Evian, in Francia, per la riunione del G8 prevista per il prossimo mese di giugno. Spera in questo modo di ottenere un comunicato comune sulla «lotta contro il terrorismo». È a questo proposito che, il 5 maggio, si è tenuta a Parigi una riunione preparatoria dei ministri della giustizia e dell'interno degli «otto». Nonostante i rischi sempre più evidenti di recessione economica, i capi di stato e di governo si preparano a reclamare una nuova ondata di privatizzazioni e una sempre maggiore apertura dei mercati delle nazioni più povere. Nel corso del tempo, i paesi più potenti si sono così arrogati il diritto di governare il mondo.

Dal primo al 3 giugno i capi di stato e di governo dei paesi più ricchi e potenti del pianeta si riuniranno a Evian per la ventottesima volta dal 1975. E da tale data che questo gruppo, composto dai leader del mondo, è divenuto progressivamente una vera e propria istituzione internazionale. Le resistenze e le contestazioni al G8 hanno conosciuto un rinnovato slancio nel corso degli ultimi anni, con l'emergere di un movimento anti-globalizzazione che non solo si oppone alle politiche messe in campo da tale organismo, ma non ne riconosce la legittimità politica.

Quest' anno, al centro del dibattito che si terrà tra gli otto leader mondiali ci sarà la guerra condotta da Stati uniti e Gran Bretagna in Iraq. Questa aggressione apre un periodo di grandi incertezze, gettando nuova luce sulle due principali questioni che sono state dal principio al centro degli interessi di tale istituzione: I'organizzazione e lo sviluppo dell' economia mondiale, il futuro delle istituzioni internazionali. 

Il G8 non è un governo mondiale poiché non esiste di fatto uno stato mondiale[1], ma non per questo esso va considerato un semplice simulacro. Nel raggruppare i leader delle potenze mondiali crea una specie di sindacato degli azionisti di maggioranza dell' economia internazionale. Grazie ai suoi vertici con scadenze periodiche che vedono riunirsi capi di stato e ministri, i suoi «sherpa» (consiglieri permanenti che lavorano alla segreteria), grazie alla grande mobilitazione di esperti in ogni campo del sapere che esso determina, grazie ai suoi punti di contatto con tutte le istituzioni internazionali e alla sua continua esposizione ai media, il G8 è oggi diventato una vera e propria istituzione mondiale permanente. 

All’inizio si trattava di permettere ai leader mondiali di superare le contraddizioni interne. Nulla è infatti più lontano dalla realtà che l'immagine di un mondo unito e privo di conflitti in seno alle superpotenze. Come avviene in un club inglese estremamente selettivo, il G8 aveva inizialmente come obiettivo quello di raggiungere una serie di gentlemen' s agreement. I leader mondiali si trovarono così discutere della recessione degli anni '70, delle crisi monetarie ed economiche. Con la caduta del sistema sovietico, l' agenda del G8 si è concentrata sulla: crescente potenza statunitense. Con la crisi dell' economia mondiale, così come del pensiero liberale, e soprattutto in seguito alla guerra americana, le contraddizioni del pianeta hanno preso il sopravvento e segnano i lavori dell'istituzione. 

Nel novembre 1975, il presidente francese Valery Giscard d'Estaing, invitava a incontrarsi i capi di stato di Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Giappone -raggiunti già l' anno successivo da quelli di Italia e Canada. Il presidente della Commissione europea resterà un invitato permanente. Nel 2000, i paesi del G7 rappresentavano il 12% della popolazione mondiale, il 45 % della produzIone e Il ì 60 % delle spese militari internazionali[2]. Nel 1997, l'arrivo della Russia, inaugura la stagione del cambiamento: il G7 diviene G8. 

«Ci siamo incontrati perché condividiamo le stesse idee e responsabilità... La crescita e la stabilità delle nostre economie, contribuiranno alla prosperità delI 'intero mondo industriale e dei paesi in via di sviluppo... Siamo decisi a intensificare la nostra cooperazione... all'interno di tutte le organizzazioni internazionali[3]». Questa cooperazione tra le «democrazie industriali» rappresenta una risposta alla crisi petrolifera e ai conflitti aperti tra gli Stati uniti e la Francia sul ruolo del dollaro nel sistema monetario internazionale, ma anche con la Germania riguardo alle soluzioni da trovare alla recessione economica degli anni 1974-75.

Dal 1977 al1980 il neo-liberismo rimpiazza progressivamente il modello keynesiano. Tale svolta si conclude nel 1979, allorché la Federal Reserve degli Stati uniti (Fed) decide di aumentare bruscamente i tassi di interesse. Dal 1980, al vertice di Venezia, la lotta contro I'inflazione dìviene priorità assoluta, le discussioni sull'occupazione restano senza seguito e quelle sul debito dei paesi del Terzo mondo cominciano ad imporsi[4]. La fase neo-liberale della globalizzazione è iniziata.

Il G8 ha un ruolo attivo nell'imposizione di un'ideologia precisa connaturata alla fase neo-liberale della globalizzazione. La dottrina che guida le politiche si basa sul trittico costituito da stabilità, liberalismo e privatizzazioni. Per rispondere alle critiche che crescono, il dogma viene formalizzato nel 1990 dall'economista John Williamson, e diventa noto come «consenso di Washington». Esso si basa su sette principi: disciplina fiscale (equilibrio dei bilanci e diminuzione dei prelievi fiscali); liberalizzazione finanziaria (tassi fissati semplicemente dal mercato dei capitali); liberalizzazione del commercio (soppressione delle protezioni doganali); apertura totale delle economie agli investimenti diretti; privatizzazione delle imprese; deregolamentazione (eliminazione di ogni tipo d'ostacolo alla concorrenza); protezione totale dei diritti di proprietà intellettuale delle multinazionali[5].

Per imporre tale politica, il G8 si appoggia alle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo monetario internazjonale (Fmi) e la Banca mondiale, dove dispone della maggioranza del capitale. Costruisce con costanza il quadro istituzionale della globalizzazione neo-liberale, il cui elemento dominante è l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). 

Il G8 non costituisce un'istituzione con poteri superiori: le sue decisioni non possono essere imposte né agli stati né ai governi che 10 compongono. Il potere economico, sebbene poco visibile, non può essere subordinato ai governi, e meno che mai al G8. Ma questo non toglie che nessuna economia può funzionare senza regole di stampo politico, senza adattarsi in qualsiasi modo al panorama istituzionale e senza far proprie proposte che implichino strategie a lungo termine. 

La globalizzazione è un processo contraddittorio, nel quale il G8 ha assunto la duplice funzione di riproduzione e di profonda messa in discussione dell'ordine esistente a beneficio dei suoi stessi membri. Esso ha orchestrato la messa in campo da parte dei leader mondiali di una strategia di riconquista. Ha combattuto la decolonizzazione attraverso la gestione del debito dei paesi in via di sviluppo, strumentalizzando la cattiva fama dei regimi repressivi e corrotti. Ha attaccato il mondo sovietico per mezzo della corsa agli armamenti e della diffusione dell'ideologia che predica il rispetto dei diritti umani, facendosi forza del discredito dei regimi che avevano negato le aspirazioni democratiche. Ha colpito il compromesso sociale post-guerra con un'offensiva lanciata contro i lavoratori come istituzioni sociali, usando le politiche di liberalizzazione e di privatizzazione, nonché l'indebolimento della regolamentazione politica, degli stati e del controllo dei cittadini.

Lo spirito crescente di opposizione al G8 offre un'altra lettura della fase neo-liberista della globalizzazione[6]. Esso rimette tutto in gioco. Fino al 1984 il G7 non è mai stato contestato, ma ad un certo punto l'impatto sociale delle misure di riaggiustamento economico imposte ai paesi debitori del Terzo mondo decise dalIo stesso G7, in contemporanea aI crollo del prezzo delle materie prime, diviene insopportabile. Dal 1980 in poi l'esplosione di diverse contestazioni colpisce direttamente il Fondo monetario internazionale e indirettamente il G7[7]

Dal 1984 molte Ong cominciano a prendere di mira il G7 per esercitare pressioni e/o per imporre il loro punto di vista. Il primo meeting, in occasione del G7 del 1984 tenutosi a Londra, fu organizzato da The Other Economic Summit (L'altro vertice economico), meglio conosciuto come Toes, più tardi divenuto New Economic Foundation[8]

Nel 1989, di fronte alla strumentalizzazione del bicentenario della rivoluzione francese, lo scrittore Gilles Perrault e il cantante Renaud firmano l'appello «Ça suffit comme ci» («Basta») e organizzano un grande concerto alla Bastiglia. Il «primo vertice dei sette popoli più poveri» denuncia l'ideologia che sta dietro al G7 . 

La mobilitazione del 1996, in occasione del G7 di Lione, ritrova la stessa verve delle manifestazioni del 1989. Dal 1996 in poi il G7 viene preso costantemente di mira. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, il «consenso di Washington» fa in modo di diffondere le politiche neo-liberali in tutti i continenti. I movimenti sociali degli anni 1994-1995, in Italia, in Francia, in Germania, in Corea del Sud e negli stessi Stati uniti, si uniscono alle mobilitazioni contro il G7.

Il vertice G7 del 1998 a Birmingham, è costretto a confrontarsi con il clima di aspettative del futuro Giubileo dell'anno 2000. La struttura in cui siedono «gli azionisti di maggioranza delle istituzioni finanziarie internazionali», è chiamata a rispondere sul debito dei paesi del Terzo mondo. La mobilitazione sul tale tema continua a Colonia nel 1999, allorché il G7 annuncia l'inizio di un processo di riduzione condizionata del debito dei paesi poveri. Nel 2000 gli stati membri del G8 si incontrano in Giappone, a Okinawa. Le contestazioni hanno ancora una volta lo scopo di mettere in agenda l'annullamento del debito dei paesi poveri, così come lo smantellamento di importanti basi militari americane. Il Forum internazionale di Okinawa sulla sicurezza dei popoli ruota intorno alla cooperazione e al disarmo. 

Il vertice G8 di Genova, tenutosi nel 2001, ha visto l'affermazione definitiva delle caratteristiche del movimento di contestazione: una capacità di analisi che permette di rimettere in discussione l' evidenza del credo neo-liberale; l'apparizione, tra le giovani generazioni, di un nuovo nucleo militante; la simpatia di un' opinione pubblica resa inquieta dall'impatto negativo che la globalizzazione liberista ha sui diversi piani sociale, ambientale e del sistema democratico. Dopo le mobilitazioni di Quebec City contro l'area di libero scambio delle Americhe (Alca) avvenute qualche mese prima, Genova ha segnato un progresso quantitativo e qualitativo. Il fallimento del tentativo delle autorità italiane di criminalizzare le contestazioni, ha indotto i governi del G8 a scegliere per il vertice del 2002 come località del meeting Kananaskis, un piccolo villaggio tra le montagne canadesi.

Da Seattle nel 1999 fino a Porto Alègre nel 2001 e infine nel 2002, il movimento anti-globlizzazione si è lentamente trasformato in movimento per un'altra globalizzazione. I punti di incontro con gli oppositori alla guerra si rendono espliciti prima a Firenze nel 2002 in occasione del Forum sociale europeo, poi a Porto Alègre, nel gennaio 2003, e infine attraverso la contestazione di dieci milioni di persone  nelle strade di tutto il mondo il 5 febbraio 2003. 

La presa di coscienza dei guasti provocati dalla gestione economica, politica:e militare del mondo segna la nascita di un'opinione pubblica internazionale. Chi contesta il G8 in quanto istituzione mondiale tiene a sottolineare come un piccolo gruppo di presidenti  -rappresentanti della classe privilegiata mondiale - non può arrogarsi il diritto di decidere per tutti. Se i leader del G8 sono stati eletti democraticarnente per guidare i loro paesi, ciò non vuoI dire che essi abbiano il mandato per governare il mondo intero: la pretesa del G8 di avere tale ruolo è quindi illegittima. La sua scomparsa non creerebbe d'altra parte nessuna ulteriore deregolarnentazione, dal momento che la sua esistenza non ha impedito le guerre e i disordini, ma ha al contrario indebolito le Nazioni Unite, che, sebbene criticabili e imperfette, sono da considerare sicuramente più legittime. 

La questione delle istituzioni internazionali è in agenda sin dai tempi della caduta del muro di Berlino. All'interno del G8 la concezione dominante è quella che parteggia per le istituzioni di Bretton Woods, considerate efficaci e controllabili, come il Wto con il suo organo di regolamentazione delle controversie. Quest'ultimo doveva fare da modello per una riforma del sistema delle Nazioni Unite, non solo accusate di eccessiva burocratizzazione e inefficacia, ma considerate con grande diffidenza sin dagli anni della de-colonizzazione. 

Ma la guerra anglo-americana in Iraq apre una nuova stagione, annunciata da vari segnali: la persistenza delle crisi finanziarie, in particolare quella argentina; la decisione degli stati del Sud  -Brasile, Sudafrica, India - di non privilegiare gli affari a scapito della salute, soprattutto nel caso dei farmaci generici; la crisi del pensiero liberale a partire dalla transizione ultra-liberale e assai contestata in Russia[9].

Il sistema internazionale deve oggi fare i conti con l'egemonia statunitense. Come considerarla? Come una nuova forma di egemonia imperiale del disordine, come propone Alain Joxe[10]? O bisogna invece tener presente, come sottolinea Immanuel Wallerstein[11], che gli Stati uniti, in quanto potenza in declino -un declino che può durare per molto tempo e accelerare ogni rischio - hanno perso la loro egemonia economica e ideologica mantenendo soltanto quella militare? 

In una situazione tale, le Nazioni Unite hanno mostrato il loro vero volto. Durante la crisi irachena, esse non sono state una semplice camera di registrazione delle decisioni altrui, come alcuni speravano e altri temevano, ma si sono trovate comunque in bilico. Senza una riforma radicale, difficilmente resisteranno all'egemonia dominante e potranno gettare le basi per una democrazia mondiale che possa assegnare un nuovo senso alla globalizzazione. 

(Traduzione di T.B)

[1] Attac, Le G8 illégitime, Mille et une nuits. Paris, 2003

[2] Gérard Duménil et Dominique Lévy, L'histoire et la nature du G8, Cepremap, 2003.

[3] Dichiarazione di Rambouillet del 17 novembre 1975. Si possono trovare tutte le dichiarazioni sul sito ufficiale della presidenza francese: ww.g8,fr/evian/english/home.html.

[4] Esistono diverse analisi delle dichiarazioni del G8. René Deschutter, Analyse des declarations de 1975 á 1995, Gresea, Bruxelles; Gérard Surdez, dal 1996, dichiarazioni, estratti e analisi sul sito.france.attac.org.

[5] Si legga Moisès Naim, , «Il “consenso di Washington" colto in fallo», Le Monde diplomatique/il manifesto, marzo 2000

[6] Si possono trovare degli approfondimenti sui movimenti di contestazione del G8 in John Hathaway, Jubilee 2000 and the GB, Nason Press, Londra, 2000; Christophe Aguiton, Il mondo ci appartiene, Feltrinelli, 2001; Philippe Le Prestre, Les relations entre le GB et la société civile, Observatoire de I'écopolitique intemationale de I'Université du Québéc á Montréal, Canada, 2002 e anche sul sito di Cedetim www.cedetim.org/.

[7] Serge Cordellier (a cura di), Le nouvel État du monde. Bilan de la décennie 1980 1990, La Découverte, Paris, 1990

[8] Mary Kaldor (a cura di) Global civil society 2001, Oxford University Press, 2002.

[9] Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi, 2002

[10] Alain Joxe, L 'Empire du Chaos, La Découverte, Paris, 2002

[11] Immanuel Wallerstein, estratti da Foreign Policy, tradotti in francese in Courrier International 626, 21 novembre 2002


Gli appuntamenti ticinesi


giovedì  22 maggio, ore 20.30, Casa del Popolo di Bellinzona, nell'ambito della mobilitazione contro il G8 di Evian: Assemblea dibattito con Paolo Gilardi, del Coordinamento nazionale contro la guerra, Olivier de Marcellus del forum social lemanique e dell'azione globale dei popoli (agp), e un rappresentante italiano del Forum sociale europeo.
Org. Comitato unitario ticinese contro il G8
Per informazioni e contatti:
Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com


venerdì 23 maggio, dalle 20.00 alla Colonia di Mendrisio, nell'ambito della mobilitazione contro il G8 di Evian:  serata con istallazione Genova luglio 2001, cronache del G8 e video “Sotto il cielo di Bagdad”.Org. Comitato unitario ticinese contro il G8
Per informazioni e contatti:
La Colonia di Mendrisio, Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com


sabato 31 maggio, FALÒ CONTRO IL G8: in tutta la Svizzera come protesta contro il G8 che si terrà il prossimo 31 maggio a Evian saranno accesi dei falò come segno di resistenza e speranza contro l'ordine mondiale incarnato dal G8. Gli interessati possono iscriversi alle liste di "gruppi di fuoco" 
Info: www.evian-g8.org


domenica 1 giugno, ore 10.00 a Ginevra, MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO IL G8 DI EVIAN (il Comitato unitario ticinese contro il g8 organizza una trasferta collettiva in bus con partenza domenica mattina alle 2.00 e rientro in serata. Gli interessati possono mettersi in contatto con:
attac Ticino, casella postale 1057, Bellinzona, ticino@attac.org;
CSA Il Molino, viale Cassarate, Lugano, molino@inventati.org, 079.621.28.87;
La Colonia, via Mola, Mendrisio, 091.630.29.49


sabato 24 maggio, ore 14.00, in piazza Dante a Lugano, nell'ambito della mobilitazione contro il G8 di Evian: manifestAZIONE, sono previste bancarelle informative, musica, ecc.
alle 23.00 al CSA il Molino a Lugano
Concerto con ACCORDION PROJECT (Italia -CH ) Danilo Boggini - fisarmonica Sandro Di Pisa - chitarra elettrica, Alberto Guareschi - contrabbasso Mauro Pesenti – batteria. Fra be-bop e musette, tra Charlie Parker e Edith Piaf, l’ensemble Accordion Project propone un repertorio incentrato sulla fisarmonica.
Org. Comitato unitario ticinese contro il G8
Per informazioni e contatti:
Attac Ticino, cp 1057, 6501 Bellinzona, ticino@attac.org
Il Molino, molinovive@hotmail.com


Siti internet


http://www.indymedia.ch

http://www.evian-g8.org/

http://squat.net/contre-attaque/

altre pagine

 


Soldati svizzeri rifiutano di difendere il G8
BERNA - «Non vogliamo giocare all'aiuto-sceriffo per Bush ed essere impiegati contro pacifici dimostranti»: con questa motivazione alcuni dei 4500 soldati svizzeri chiamati a garantire la sicurezza nella regione del lago Lemano durante il vertice del G8 ad Evian si apprestano a rifiutare l'entrata in servizio. E, complice la larga opposizione popolare alla guerra che si profila in Iraq, invitano altri a fare altrettanto. Nei loro confronti si appresta ad indagare il Ministero pubblico della Confederazione, mentre l'esercito è pronto a ricorrere alla giustizia militare. Per dar man forte alla polizia in vista del vertice fra i grandi del pianeta, che avrà luogo sulla sponda francese del lago Lemano dal primo al 3 giugno, il Consiglio federale intende mobilitare 4500 soldati. Visto che il loro numero supera le 2000 unità, serve l'approvazione del parlamento, che dovrebbe essere concessa domani, nonstante le critiche e perplessità già venute alla luce giovedì scorso nel dibattito in Consiglio nazionale. L'esercito non ha però atteso il via libera dei rappresentati dei popolo e nelle due ultime settimane ha già inviato l'ordine di marcia agli interessati, riferisce oggi la «SonntagsZeitung». Vi sono però cittadini comuni che non hanno alcuna intenzione di partecipare ad un corso di ripetizione con il fucile spianato di fronte a compatrioti. L'opposizione si sta quindi organizzando.
Il sito con l'appello (d/fr)
Pagina anti G8 di Evian:
Servizio civile 

Analisi economica elaborata da ATTAC Ticino


Breve storia del neoliberalismo di Susan George


Intervista a J.Stiglitz e recensione critica (L.Cavallaro)del suo libro-denuncia sul FMI


 

 Torna all'indice degli articoli segnalati