Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


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Articolo apparso su
"il manifesto", domenica 19 agosto 2001


Più radicale della Tobin tax
di Antonio Calafati

Negli anni 70 la Tobin tax cercava di "gettar sabbia" negli ingranaggi della speculazione con una critica decisa ai costi dei mercati internazionali senza regole. Obiettivo oggi persino più urgente della Tobin , che non aiuta a delineare una riforma del sistema monetario internazionale che bilanci sottosviluppo e instabilità.

La tassa di Tobin, come ogni tassa - e ogni moneta - ha due facce. Sulla prima c'è inscritta la storia degli effetti che la sua introduzione dovrebbe produrre, sulla seconda si trova la storia dell'impiego dei fondi che, applicandola, si raccoglierebbero. In questo caso, la destinazione dei 100 miliardi di dollari che, come è indicato nella piattaforma della Attac, si potrebbero raccogliere ogni anno con un'aliquota di appena lo 0,05%. In genere, le due storie sono molto diverse.

Giustificare una specifica tassa con la bontà degli impieghi che si immagina di poter fare con le entrate presunte, grandi o piccole che siano, non ha molto senso. Se si considerano gli impieghi, una tassa vale l'altra: la moneta è moneta. Di una specifica tassa si discute per ciò che si pensa di trovare (o di scrivere) sulla sua prima faccia, cioè per gli effetti diretti e indiretti che essa produce. Pensare di aver svolto il tema degli effetti della tassa di Tobin limitandosi a ripetere che essa getterebbe "sabbia negli ingranaggi della speculazione" è illusorio (ci sono ingranaggi, peraltro, che di un po' di sabbia neanche si accorgono).

Nelle economie di mercato si tassano gran parte delle transazioni legali che avvengono all'interno dei confini nazionali e il fatto che le transazioni finanziarie internazionali non lo siano riflette la generale difficoltà di avere efficaci autorità sovranazionali. In effetti, non c'è alcuna ragione per non tassarle e si potrebbe cominciare a farlo - magari per finanziare le attività degli organismi internazionali. Ma questo non è il tema che la tassa di Tobin solleva o la ragione che ha indotto a proporre all'inizio degli anni Settanta una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali. La proposta di Tobin, radicale in linea di principio benché moderata nella formulazione, si riferiva ad una questione completamente diversa, che da un secolo almeno, presentandosi in forme diverse, assilla le società capitalistiche. Nel capitalismo americano e nei capitalismi europei essa ha cominciato a delinearsi alla fine del secolo scorso, ma negli anni Settanta si è manifestata in una forma nuova proprio sui mercati finanziari internazionali.

Come riuscire ad evitare la presenza nello stesso sistema sociale della ricerca del profitto attraverso la speculazione finanziaria con 1a-ricerca del profitto attraverso l'innovazione tecnologica è uno dei temi centrali della riflessione sul funzionamento delle economie di mercato. Che la speculazione finanziaria interferisse con lo sviluppo e con la stabilità economica, e distruggesse le basi morali delle economie di mercato, è stato un tema ricorrente nel pensiero economico di questo secolo. Il capitalismo ha mostrato molto presto una inclinazione a disconnettere le transazioni finanziarie (e speculative} da quelle reali, finendo per far precipitare nel "profitto aziendale" molte cose diverse, alcune delle quali difficili da accettare qualsiasi sia la natura del contratto sociale. La speculazione finanziaria è subito apparsa per quello che era: un gioco a somma zero, immorale perché i guadagni sono ridistribuiti non tanto dal caso - come in un gioco qualsiasi ben formulato - ma soprattutto da differenze di informazioni e di potere. Il profitto ottenuto attraverso l'innovazione tecnologica, invece, dava un fondamento morale al capitalismo, perché conduceva ad un incremento del prodotto sociale (o della produttività) e, per questa via, a un aumento del benessere collettivo.

Il tentativo di superare questa contraddizione, di dare, attraverso l'introduzione di vincoli collettivi all'agire individuale, una base morale al capitalismo, ha condotto a non poche sovrapposizioni tra agenda liberale e agenda socialista, in particolare nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale. Ma poi la discussione sulla natura delle economie di mercato ha preso altre strade, portando al prevalere di posizioni rigidamente ideologiche, chiuse ad ogni esigenza di rappresentazione realistica del funzionamento dei sistemi sociali. Chi non è economista non immagina quali assurdi modelli sono stati proposti per mostrare i benefici della speculazione finanziaria e, infine, giustificarla. Chi non è economista non immagina quali mondi virtuali sono stati inventati per attribuire una funzione e dare un significato ad una attività senza giustificazioni economiche o morali, per far credere che esista una "disciplina del mercato" (e farci dimenticare "la disciplina della terra" ), per cancellare l'evidenza di quanto necessario sia disciplinare il mercato.

Negli anni Settanta, per diverse ragioni - gli echi della "crisi del 1929", i disastri morali della seconda guerra mondiale ancora presenti nella memoria, la competizione con i paesi comunisti - si era ancora sotto l'influenza di una concezione morale del processo economico. Il mercato era comunque "mercato sociale". Di questa concezione, che aveva profondamente informato l'agenda liberale in Europa, John M.Keynes era stato un difensore - così come lo sarebbero stati Federico Caffè e James Tobin. Su questo sfondo è nata la proposta di introdurre una tassa per regolamentare i mercati finanziari internazionali e, in particolare, ridurre, se non eliminare, la speculazione finanziaria, ancorando per quanto possibile gli impieghi monetari, agli investimenti reali. L'interferenza con le decisioni di investimento, l'instabilità monetaria e la riduzione della sovranità economica dei singoli paesi erano considerati effetti inaccettabili della "volatilità" che una massa crescente di capitale monetario stava cominciando a mostrare all'inizio degli anni Settanta - e che avrebbe portato al crollo del sistema di regole sul quale dalla fine degli anni Quaranta si erano basate le relazioni economiche internazionali. Quando all'inizio degli anni Settanta Tobin si trova ad osservare la nascita di questo "nuovo mondo", nel quale i cambi, i tassi di interesse e la disponibilità di credito nazionali dipendevano dai movimenti speculativi di capitale monetario - con le conseguenze negative che si potevano immaginare, e che si sono poi verificate - ritiene che sia giunto il momento di "gettare sabbia nei meccanismi della speculazione". Ma nella proposta di Tobin si deve distinguere lo strumento dall'obiettivo. Condividere l'obiettivo - oggi più importante di allora - non significa ritenere che lo strumento suggerito sia ancora efficace. Gettare sabbia - e in quella quantità - sarebbe forse bastato all'inizio degli anni Settanta, ma non basterebbe oggi, sullo sfondo di mercati finanziari internazionali con una struttura molto diversa. Sollevare il tema della tassa di Tobin ha certo un forte valore politico - e simbolico - proprio perché richiama l'attenzione sulle profonde distorsioni del funzionamento dei mercati finanziari internazionali e dei capitalismi contemporanei. Ma per risolvere gli squilibri ai quali fa riferimento, la tassa di Tobin non è la soluzione: sono necessari interventi di altra natura, certamente più radicali e di più estesi.

Qual è rassetto istituzionale delle relazioni economiche internazionali che serve meglio gli obiettivi dello sviluppo economico dei paesi deboli e la stabilità economica dei paesi forti? Questa è la domanda che è di nuovo nell'agenda politica - ora che i rituali liberisti non riescono più a nascondere le conseguenze di "mercati finanziari internazionali senza regole". Per cercare una risposta - tanto radicale e urgente quanto sono drammatici la povertà, l'instabilità economica e il degrado ambientale - occorre non dimenticarsi che come ogni altro sistema di regole anche questo ha una natura complessa: non si può guardare ad un singolo aspetto, ad un cambiamento al margine, come se esso fosse la chiave di volta dell'intero edificio, l'intervento decisivo. È l'intero edificio che deve essere profondamente ristrutturato, affinché diventi funzionale agli obiettivi dettati dallo stato delle cose.

Per finanziare gli scambi commerciali, per effettuare gli investimenti diretti all'estero, per attuare programmi di aiuti o concedere prestiti internazionali privati e pubblici non è che sono necessari mercati finanziari internazionali precisamente come quelli che abbiamo. Si possono avere mercati finanziari internazionali strettamente regolamentati - nei quali, ad esempio, non sia consentito fare prestiti a breve termine - e allo stesso tempo capaci di adempiere alle funzioni richieste in una economia di mercato. Ritornando alla prospettiva metodologica e morale che aveva condotto negli anni Settanta alla proposta della tassa di Tobin, è oggi necessario riprendere la discussione sui costi senza benefici di mercati finanziari internazionali senza regole e, di conseguenza, proporre con determinazione una radicale riforma dell'intero assetto istituzionale sul quale si basano le relazioni economiche internazionali. Si deve andare oltre la proposta della tassa di Tobin per realizzare il progetto che negli anni Settanta giustificava quella stessa proposta.

Il funzionamento dei mercati finanziari internazionali ha suscitato perplessità crescenti negli ultimi dieci anni, anche in ambienti istituzionali. La discussione sulla necessità di una radicale riforma del sistema di regole che li governa è già iniziata. L'ottusa tenacia con la quale i governi dei paesi più industrializzati continuano a giustificare l'attuale assetto è una misura dell'imbarazzo che provano a dover difendere una posizione indifendibile. Ma riproporre la tassa di Tobin come se fosse un efficace strumento d'intervento - e non una prospettiva metodologica - è sbagliato, non tiene conto dei cambiamenti che ci sono stati negli ultimi decenni e della natura dei problemi che oggi si devono risolvere. E neanche aiuta a delineare una riforma del sistema monetario internazionale radicale quanto serve di fronte ai drammi del sottosviluppo e della instabilità economica.

vlcaan@nds.rz.uni-jena.de


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