Partito Socialista Svizzero Sezione Sonvico-Dino


Ivano Fosanelli, Verso l'Argentina


IVANO FOSANELLI, Verso l'Argentina. Emigrazione, insediamento, identità tra Otto e Novecento, Locarno, 2000




SOTTOCENERINI IN ARGENTINA
Recensione di Rosario Talarico apparsa su
Verifiche, n.1, febbraio 2001

Se la storia dell'Argentina moderna non è separabile dai grandi flussi migratori ottocenteschi, è inevitabile che questa storia concerna anche la Svizzera e in particolare il Ticino, tradizionale terra d'emigrazione.
Nel periodo compreso tra il 1870 e il 1914 più di due milioni di Europei raggiunsero l'estuario del Rio de la Plata e tra questi, benché le cifre siano parziali ed approssimative, l'apporto svizzero è stimabile nel 1914 a oltre 14'000 individui, in prevalenza Vallesani e Ticinesi. Il libro di Ivano Fosanelli offre un valido contributo alla ricostruzione di una pagina di questo periodo storico, con un approccio attento sia allo sviluppo e alla formazione del giovane stato sudamericano, sia al mondo dell'emigrazione che partecipò a tale processo di sviluppo e lo rese anche possibile.

A partire dalla metà del XIX secolo lo stato argentino, dopo decenni di guerre esterne e lotte intestine, sembrò trovare una stabilità politico-istituzionale con la proclamazione della repubblica. Iniziò allora una fase di modernizzazione che, approfittando di una favorevole congiuntura economica e all'insegna dello spirito imperialistico del tempo, si concretizzò in una politica di conquista del territorio nazionale sostenuta parallelamente dal genocidio organizzato delle popolazioni indiane.
Lo spostamento dei poli di sviluppo verso gli sterminati territori dell'entroterra e della pampa fu accompagnato da un processo di popolamento che attinse abbondantemente alla massa migratoria europea e che le autorità argentine salutarono come una vera opera civilizzatrice. Il motto "Gobernar es poblar" ben esprime l'apertura all'immigrazione europea, favorita da leggi pronte ad accordare piena cittadinanza e concreti appoggi agli stranieri, ma anche attente a distinguere nell'imponente flusso umano quelli che si possono definire i quadri del movimento migratorio. Così gli Svizzeri risultavano particolarmente desiderati: adeguato livello di istruzione, disponibilità di qualche capitale, qualifiche professionali erano titoli preferenziali e segnavano la linea di demarcazione tra la massa povera degli emigranti, in prevalenza Italiani e Spagnoli, e le élites.
Anche la costruzione della rete ferroviaria (quasi 15'000 km di strade ferrate nel 1898) e delle linee telegrafiche rappresentò uno dei più potenti strumenti di penetrazione e di colonizzazione e favorì il decollo economico e la rapidissima crescita urbana di alcuni centri come Cordoba, collegata a Rosario e quindi alla costa atlantica, e San Miguel de Tucuman. E proprio quest'ultima regione che Fosanelli privilegia per condurre le indagini sull'emigrazione ticinese.

Grazie alla documentazione relativa alla Sociedad Helvecia de Socorros Mutuos di Cordoba, l'autore riesce a ricostruire il quadro delle presenze ticinesi in queste regioni e a fornirci notizie sulle loro attività. L'analisi delle numerose lettere ritrovate (oltre 130, trascritte con dovizia e pubblicate nella seconda parte del volume), gli consente di valorizzare le fonti storiche più vive, ricche di informazioni sui sentimenti, le speranze e spesso le illusioni di tanti emigranti. Nella regione di Tucuman la colonia ticinese costituiva una porzione di grande rilievo nell'ambito degli emigranti svizzeri. Dediti in prevalenza alle attività edilizie, ma anche commerciali, i Ticinesi parteciparono con fortune alterne allo sviluppo economico della regione, basato soprattutto sulla produzione e il commercio dello zucchero. Questi emigranti provenivano dal Sottoceneri: in particolare i comuni di Arzo, Sala Capriasca e Sonvico fornirono i maggiori contributi all'emigrazione ticinese in Argentina.

Di Sonvico era per l'appunto Valentino Sassi, il protagonista delle ricerche di Fosanelli, partito nel 1889 alla volta di Simoca, un piccolo centro della provincia tucumana. Grazie al ritrovamento delle lettere scritte soprattutto alla moglie Marianna, l'autore ci restituisce con precisione non solo gli itinerari del Sassi, ma anche la rete di appoggi parentali e di solidarietà tra compaesani che sosteneva l'avventura nel Nuovo Mondo, i pensieri, le prospettive, il fascino del diverso, così come la nostalgia dei propri cari e dei luoghi d'origine. Le vicende di Valentino Sassi riassumono così la realtà dell'emigrante sospeso tra due mondi: il paese natale sempre più, col passare degli anni, idealizzato e cristallizzato nel ricordo e quello di accoglienza dove le nuove radici si erano ormai ramificate in profondità. Nonostante il progressivo ricongiungimento prima coi figli maggiori, poi con la moglie Marianna, che si trasferirono anch'essi in Argentina, il dubbio del ritorno e la nostalgia non lo abbandonarono mai. Nella sua ultima lettera scritta nel 1934 (sarebbe morto l'anno seguente), leggiamo:
"EI dia 2 del presente sono andato al Cimiterio a visitare las salma dei miei cari defunti (si riferisce alla moglie e al figlio Valentino).. alla mente mi viene quello che mi diceva la mia cara consorte. Valentin? Perche tieni tanti fondi? Vendelos e poi marchamo a Europa?. à passare gli ultimi giorni di nostra vita ? [...] Se potissi farlo al presente lo farei con tanto piacere e conmucho gusto, e non me pentirebbe" (pag. 103).
Il libro di Ivano Fosanelli si presenta dunque come un'interessante e documentata opera storiografica, che contribuisce ad arricchire l'ampio quadro della storia dell'emigrazione ticinese. I temi affrontati suggeriscono ulteriori piste di ricerca, che l'autore, in occasione della
presentazione del volume al pubblico, non ha nascosto di voler percorrere quanto prima.




Marco Marcacci, Ticinesi tra due patrie, swissinfo 24 settembre 2002 (leggi)





Ivano Fosanelli
Verifiche, periodico di cultura e politica dell'educazione
Le altre pubblicazioni


Vai alla pagina principale